Recensione Beyond: Due Anime

L'ultima avventura di David Cage torna su PlayStation 4 due anni dopo l'uscita su PS3: un aggiornamento tecnico opportuno e dovuto, ma non certo in grado di cambiare le Due Anime di Beyond.

Versione analizzata: Playstation 4
recensione Beyond: Due Anime
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Ps3
  • PS4
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Cosa resta di una storia, ad anni di distanza dall'ultima volta che è stata raccontata? Cercando nella memoria si riscopre soltanto una traccia sottile, una serie indistinta di immagini sfocate, ragnatela diafana di momenti e impressioni. Succede anche nella vita, del resto: il tempo sbiadisce i ricordi, li scolora poco a poco; lasciando in rilievo solo quei pochi che contano davvero. Prima di avviare la versione PlayStation 4 di Beyond: Due Anime, ho cercato di ricordare la storia di Jodie Holmes. E mi è tornata alla mente la faccia grave di Ellen Page, e i suoi pianti, e le isterie e la paura: la storia di una vita dolorosa, di un'esistenza rotta e maledetta. Nonostante in Heavy Rain echeggiasse il tono disperato di un thriller esistenziale, e Fahrenheit fosse attraversato da una malinconia pervasiva, Beyond è sicuramente il più drammatico dei lavori di Quantic Dreams. Non potrebbe essere altrimenti, per un titolo che parla di ciò che sta oltre la morte, e di come questa dimensione eterna e funebre possa infestare certe persone. Quella di Beyond è una storia coraggiosa nelle tematiche e nelle premesse, ambiziosa come tutta la macchina produttiva messa in piedi da David Cage: i volti di Hollywood, un performance capture allo stato dell'arte, un motore di gioco che ha spremuto fino all'ultima goccia l'hardware di Ps3. Ma quella di Beyond, possiamo dirlo col senno di poi, è anche una storia sbagliata. Nelle intenzioni, David Cage vuole raccontarci del tormentato rapporto fra Jodie, protagonista del racconto, e Aiden, una misteriosa entità sovrannaturale venuta dai reami della morte, che con la ragazza ha un legame indissolubile. A tratti bizzoso, possessivo, violento, Aiden ha condizionato la vita di Jodie fin dall'infanzia, rendendola in qualche modo diversa da tutti gli altri: infestata. Da qui gli studi nei centri di ricerca militari, e poi l'addestramento per entrare nei ranghi della CIA, diventando così uno dei più efficaci agenti sul campo. Focalizzando le proprie energie per controllare Aiden, del resto, Jodie può compiere azioni fuori dal comune, risultando una risorsa che l'esercito non può permettersi di ignorare. Per larghi tratti dell'avventura la sceneggiatura sembra procedere a metà fra il romanzo di formazione ed il racconto di guerra, dimostrando fin da subito una amore incondizionato per la varietà di registri.

Mentre schizza avanti e indietro nella vita di Jodie, il plot ci porta in laboratori che sembrano usciti da un film horror, ed in altri contesti invece più intimi e adolescenziali. Sulle prime tutto sembra andare per il verso giusto, ma ad un certo punto qualcosa si rompe: David Cage non si trattiene, esagera, perde la bussola. Arriva ad infilare davvero di tutto in una storia che perde i contorni, si fa caotica e confusionaria: ci sono antiche maledizioni Navajo (in una delle scene più criticate, gratuite e fuori contesto), e basi segrete sottomarine ubicate nello stato fittizio del Kazirstan (un'idea che rompe in un baleno la coerenza di tutta la cornice narrativa). Ad oggi è pure difficile perdonare alla penna di Cage certi eccessi di patetismo: fra tentativi di stupro in un bar di periferia e senzatetto partorienti, lo stesso autore sembra accanirsi un po' troppo con la sua protagonista, forse alla ricerca di una connessione emozionale con il giocatore che a tratti rischia di risultare un po' forzata. Cosa resta, insomma, della storia di Beyond ad anni di distanza dall'uscita originale del gioco? Una serie indistinta di immagini, un guazzabuglio un po' troppo disorganico di scene, e una traccia in cui si alternano momenti seriamente toccanti e sequenze molto meno efficaci, quasi posticce. L'opera di Cage, insomma, non è invecchiata troppo bene.

Due anni dopo

Se Beyond appare un po' sfiorito, diciamo la verità, la "colpa" è pure del mercato. Due anni fa potevamo senza paura indicare quella di Cage come un'opera a tratti sperimentale. Prosecuzione del percorso creativo intrapreso con Heavy Rain, Beyond era a suo modo unico: non c'erano titoli che puntassero così intensamente sulla recitazione digitale, e le avventure firmate Telltale si stavano facendo conoscere proprio in quel periodo. Oggi, invece, a sconvolgere il panorama del genere è arrivato quel ciclone inarrestabile di Life is Strange: un titolo che sfrutta in maniera molto più delicata e coerente gli elementi paranormali, e che tratteggia con una delicatezza estrema contesti familiari e adolescenziali. Toccante, coraggioso, drammatico ma anche pieno di speranza e voglia di andare avanti: pur riconoscendo le dovute differenze legate al setting scelto per le due opere, Life is Strange è tutto quello che Beyond non ha saputo rappresentare per la scorsa generazione di console. Cerchiamo comunque di evitare fraintendimenti. Due anni fa scrivevamo che in certi momenti la produzione di Cage appariva davvero eccezionale, intrisa di un'emotività rara e preziosa, capace di esaltare e far impazzire il cuore. C'erano -e ci sono anche oggi- scene forti come un pugno allo stomaco, situazioni laceranti e commoventi, decise ad esplorare tematiche raramente affrontate da un videogame. Tutto questo, assieme all'impeccabile interpretazione di Ellen Page e Willem Dafoe, resta vero anche adesso. Eppure parte dell'incanto è irrimediabilmente svanita. Forse la colpa è anche di un ventaglio di finali un po' frettolosi, ma soprattutto del fatto che l'ultimo esito della storia sia deciso in maniera molto spicciola a pochi minuti dai titoli di coda.Ecco: oggi anche la linearità della sceneggiatura comincia a farsi pesante. Il team di sviluppo ha provato ad inserire, alla fine di ogni capitolo, una schermata riepilogativa che riassume i possibili sbocchi della scena appena giocata, indicando la percentuale di giocatori arrivata alle varie conclusioni. Ma è un tentativo non proprio riuscito, e nel corso della storia non si avverte quasi mai una forte libertà in termini decisionali.

In che ordine?

Nella versione Ps4 di Beyond è possibile scegliere di giocare l'avventura seguendo l'ordine originale delle scene, pensato dal team di sviluppo, oppure quello cronologico. Non sappiamo perché Quantic Dreams abbia deciso di disinnescare le ottime trovate legate ad un intreccio non lineare, che si spostava avanti e indietro nell'arco di 15 anni, introducendo nei giusti momenti alcuni fatti determinanti per capire la personalità di Jodie. L'ordine cronologico risulta drasticamente banale, e tradisce in qualche modo le premesse della produzione.

Da questo punto di vista Heavy Rain era sicuramente molto più risoluto e riuscito. Quello che l'utente può influenzare davvero, di contro, è il proprio punto di vista sui vari personaggi. La magia di Beyond è ancora questa: a seconda delle azioni del giocatore cambiano i profili psicologici dei protagonisti, le loro esperienze e le loro cicatrici. Aiden può diventare uno spirito malvagio e irrequieto, che tormenta la vita di Jodie e non le lascia respiro; oppure un'entità che in qualche modo rispetta i suoi spazi e la protegge. La stessa Jodie può trascinarsi dietro ricordi terribili, lancinanti, fino ad avere rimorsi e rancori che la spingono a gesti estremi; oppure dimostrare di voler lottare per la vita o per i suoi affetti, nonostante tutti i problemi della sua giovinezza lacerata. A molti questo tipo di "dinamismo" potrebbe non bastare, ma non diremmo che è cosa da poco.

E la conversione?

Uscito quasi alla fine del ciclo vitale di PlayStation 3, Beyond fu uno dei titoli graficamente più impressionanti della scorsa generazione. L'operazione di conversione anticipa per certi versi quelle che saranno alcune caratteristiche del futuro progetto della compagnia (Detroit: Become Human). Il miglioramento più evidente è infatti quello legato all'illuminazione dinamica: la simulazione della diffusione e della caduta della luce migliora sensibilmente la qualità della scena, e le ombre più realistiche contribuiscono ad un realismo visivo ancora più accentuato (benché la mole poligonale del volti e dei modelli non sia cambiata). A beneficiarne sono soprattutto le sequenze che si svolgono in ambienti interni, mentre le scene all'aperto mostrano sensibili miglioramenti nel filtraggio delle texture e nella draw distance.

L'aumento della risoluzione nativa a 1080p rende la scena più pulita, anche se in certi casi, sui televisori ad ampia diagonale, si nota un filo di aliasing. Niente di particolarmente evidente, anche se per Detroit ci aspettiamo una post-produzione impeccabile. In tema di framerate, il gioco gira a 30fps, generalmente stabili ma con qualche calo avvertibile in una manciata di situazioni. Comprendiamo la scelta di non voler arrivare a 60 quadri al secondo, che poco beneficio avrebbero apportato ad un titolo dai ritmi tutt'altro che accesi. Di certo, è una decisione che ha facilitato di molto l'operazione di conversione. Complessivamente, diremmo che l'impegno profuso nell'adattamento è solido ma non eccezionale: da questo punto di vista, quindi, il prezzo di vendita ci sembra adeguato, anche se Sony avrebbe potuto proporre il titolo gratuitamente agli utenti che avevano acquistato la versione digitale su PSN.

Beyond Two Souls “Particolare e controverso, Beyond: Two Souls nasce da una visione creativa unica, e porta alle estreme conseguenze il punto di vista del suo creatore. Il ruolo centrale dell'attorialità, il focus su una narrazione piena e fortemente emotiva, l'interazione quasi evanescente rappresentano i tratti principali di una produzione distante dalla concezione classica di videogame, attenta invece ad esplorare i linguaggi della narrazione interattiva. Ne esce un prodotto affascinante, avvolgente, che dovrebbe reggersi soprattutto sulla qualità della sceneggiatura e della recitazione.” Questo avevamo scritto due anni fa, concludendo la nostra analisi su Beyond: e questo vogliamo ribadire di fronte alla riedizione PlayStation 4. Ma oggi, quelli che erano considerati “inciampi” del racconto sono più difficili da perdonare. Il punto è che il genere a cui il gioco di David Cage va ascritto è cresciuto molto. Tales from the Borderlands, Game of Thrones, Life is Strange, Until Dawn: di acqua sotto i ponti ne è passata tanta, e la proposta di Quantic Dream non risalta come in passato. Resta vero, comunque, che “i momenti migliori del gioco sono quelli in cui la trama indaga i panorami interiori dei protagonisti, i loro drammi perfettamente declinati in scene di vita regolari e credibili. Quando invece la sfera del paranormale si allarga a dismisura, abbandonando la componente personale e privata di Jodie, Beyond mostra tutti i limiti di un plot non sempre ben diretto e a cui manca un po' di coesione”. Al di là di questo, il prezzo ribassato è un incentivo non da poco per chi non ha mai giocato il titolo, mentre l'aggiunta della narrazione cronologica non può rappresentare un plusvalore sufficiente a vestire una seconda volta i panni di Jodie e quelli, ben più eterei, di Aiden. L'operazione di conversione è solida ma non impressionante: un aggiornamento opportuno e dovuto, ma non certo in grado di cambiare le Due Anime di Beyond.

7

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