Recensione BioShock The Collection

Ci siamo inabissati di nuovo nei meandri di Rapture e siamo ascesi verso le vette di Columbia: ecco la nostra recensione di Bioshock - The Collection

Versione analizzata: Playstation 4
recensione BioShock The Collection
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Giuseppe Arace Giuseppe Arace ha iniziato a venerare i videogiochi e il cinema quando, a soli 4 anni, è rimasto folgorato dalla schermata d’avvio del Sega Mega Drive e dai titoli di testa di Toy Story. Nato con un pad tra le braccia, vorrebbe morire con un Oscar. Non ama molto i social network e bazzica raramente solo su Google Plus.

Il primo Bioshock ha rappresentato la concretizzazione dell'utopia videoludica di Kevin Levine: lo sviluppo di un first person shooter in grado di riportare i generi ai fasti di Half Life o di System Shock, in cui narrazione e gameplay si amalgamassero alla perfezione. Sotto l'egida della compianta Irrational Games, il geniale creative director è riuscito appieno nel suo intento: Bioshock è divenuto così un nuovo punto di riferimento per le opere a venire, il capostipite di una delle migliori trilogie della passata generazione, composta da un più che valido secondo capitolo (prodotto senza il supporto di Levine) e dal sublime Infinite, degna conclusione della saga. Per evitare che una IP di tale valore finisse nel dimenticatoio dopo la chiusura forzata di Irrational Games, 2K ha commissionato al team Blind Squirrel la realizzazione di una Collection che contiene le versioni rimasterizzate per PS4, Xbox One e PC di tutti gli episodi della serie. Si tratta quindi di un'occasione perfetta non solo per valutare le migliorie tecniche apportate in questa riedizione, ma anche per comprendere quanto i tre giochi abbiano superato la prova del tempo sia dal punto di vista narrativo che ludico: con immenso piacere ci siamo dunque inabissati di nuovo nei meandri di Rapture e siamo ascesi verso le paradisiache vette di Columbia.
Alleluia.

Would you kindly...?

Mentre assistevamo alla sequenza introduttiva di Bioshock, col nostro protagonista che precipitava in mare, annaspando con foga per tornare in superficie, non neghiamo di aver avuto un po' di paura. Ad essere onesti, temevamo che rivivere l'avventura nell'immaginifica città sommersa di Rapture non avrebbe avuto su di noi il medesimo impatto di tanti anni fa. E invece, dopo aver mirato di nuovo la statua di Andrew Ryan poco prima di immergerci nelle profondità della sua megalopoli idealistica, le medesime sensazioni del passato sono tornate ad inondarci. Bioshock era e resta un autentico capolavoro, che la ruggine del tempo non è riuscito a scalfire: la discesa negli abissi di un'idilliaca civiltà ha mantenuto inalterato il suo fascino rivoluzionario, la sua elegante e cervellotica prepotenza narrativa. Rapture è ancora oggi uno dei più fulgidi esempi di storytelling videoludico, uno dei più grandi esperimenti diegetici che questo medium abbia mai conosciuto: in esso c'è la spietata analisi del capitalismo, la riflessione psicologica sull'individualismo, il ritratto di un'utopia (pseudo) scientifica e della sua degenerazione. Con un racconto che si sviluppa sia tramite dialoghi in tempo reale che attraverso l'architettura di una strepitosa Atlantide virtuale, Bioshock si conferma un'opera inarrivabile e attuale, proprio come se fosse un intramontabile classico letterario. Ed al pari della narrazione, neppure il gameplay sembra invecchiato di un giorno. Le dinamiche shooter di Bioshock conservano una freschezza invidiabile anche a nove anni di distanza dalla release: gli scontri a fuoco, senza coperture dinamiche, rimangono rapidi, crudeli ed appaganti nella loro frenesia. La penuria di munizioni e di risorse costringe il giocatore a proseguire con attenzione, ed inoltre l'uso dei diversi poteri garantiti dai plasmidi stimola ad approcci diversi a seconda dei nemici che proveranno ad assalirci. Lo sparatutto si mescola così al survival e l'azione al tatticismo, per un titolo completo e totalizzante. L'unico aspetto del gameplay che, semmai, ora come all'epoca, presenta qualche grossolanità di troppo è il feedback dei colpi corpo a corpo: le hitbox non sono molto precise e non sempre si ha l'impressione di aver centrato l'obiettivo, specialmente nelle mischie contro più avversari. Gran parte della modernità ludica di Bioshock è dovuta altresì alla rinnovata fluidità che questa remastered garantisce su PS4. I 60 frame al secondo, privi della benché minima oscillazione, donano infatti nuova linfa alle sparatorie, ora più reattive ed entusiasmanti. Il prezzo da pagare è un lavoro di rimasterizzazione sì di buon livello, ma un po' al di sotto delle aspettative. Rispetto alla versione originale su PS3, la differenza è ravvisabile principalmente nella pulizia del Full HD, che regala panorami limpidi e meravigliosi, su cui svettano enormi palazzi sormontati da luci al neon ed avvolti da inediti effetti volumetrici di luce e particellari. Negli interni l'impatto grafico è invece più debole, e a fronte di un tappeto di texture maggiormente realistico ed elaborato, permangono geometrie puntute e graffiate da un po' di aliasing in lontananza. In linea generale il colpo d'occhio è di certo molto più piacevole, se confrontato sia con l'edizione console sia con la versione PC, in rapporto alla quale la distanza visiva appare però decisamente meno palese. Le fogge dei vestiti, l'effettistica del sangue, la realizzazione dei materiali delle superfici (come pietre o tessuti), pur non raggiungendo gli standard delle produzioni più recenti, compiono comunque un lieve balzo in avanti rispetto al passato.

Nutriamo invero alcuni dubbi sulla nuova fisica dell'acqua, la cui realizzazione, sebbene superiore a quella delle edizioni console, ci è sembrata un tantino meno realistica della controparte Windows datata 2007. In ogni caso, se vi servisse un ulteriore incentivo per visitare una città che probabilmente avete già esplorato in ogni minimo, umidiccio anfratto, sappiate che in questa remastered è stata aggiunto un commento del creative director Kevin Levine in persona (a patto di rinvenire le apposite bobine dorate): attenti però a tenere ben saldo il controllo delle vostre azioni, e a non farvi condizionare dalla sua voce, dalle sue parole, dalla sua cortesia...

Il leone con la spina nella zampa

L'unica, vera colpa di Bioshock 2 è quella di essere il sequel di un gioco straordinario. È inevitabile che abbia avvertito il peso di un paragone impietoso, sia sul fronte ludico che su quello dell'intensità narrativa. In entrambi i casi, tuttavia, questo secondo capitolo apocrifo, realizzato senza il supporto creativo di Kevin Levine, non sfigura minimamente dinanzi a tanti altri congeneri. Bioshock 2 si insinua all'interno del continuum della trilogia in punta di piedi: eredita la magnificenza architettonica del primo episodio e la complessità del suo gameplay, per imbastire una campagna longeva, varia e stratificata.

Per tutta la durata dell'avventura indosseremo il pesante scafandro del Big Daddy Delta, alla disperata ricerca della sua Sorellina Eleanor, con la quale è legata da un vincolo molto più che filiale. Imbracciando la maestosa e letale trivella che tanto ci ha fatto penare nel primo Bioshock, il ritorno a Rapture ci fornisce una nuova prospettiva con la quale inquadrare l'universo creato da Levine, per subirne così sulla propria pelle le intrinseche contraddizioni. Man mano che proseguiremo nel cammino di Delta, verranno a galla alcuni piccoli segreti della città sommersa e ci saranno di conseguenza svelate inedite verità sul rapporto che unisce questi bestioni apparentemente senz'anima alle loro tenere, ma inquietanti figliolette, e sull'importanza morale del loro ruolo di padri e protettori: dettagli che, a ritroso, aggiungono un altro (e più triste) significato al massacro indiscriminato di "Mr. Bolla" che abbiamo compiuto nel capitolo originale. Benché non sia parto della penna di Levine, e non arricchisca considerevolmente la mitologia della saga, Bioshock 2 è in grado di raccontare il lato più "umano" e "sentimentale" di Rapture. E se la storia predilige i toni romantici rispetto a quelli sociali e politici dell'esordio, il gameplay recupera invece tutta la forza adrenalinica e "tattica" del capostipite, pur modificando in parte il ritmo di gioco. I movimenti del Big Daddy sono più lenti e "pesanti", e l'efficienza della trivella nelle nostre mani ci stimola ad gettarci a capofitto in scontri corpo a corpo per risparmiare quante più munizioni possibili. Tornano, ovviamente, i plasmidi, le armi a distanza, la possibilità di hackerare torrette e distributori, o di sfruttare lo scenario come strumento di morte, ma il combattimento si fa più ponderato, meno sincopato. E come nemesi naturale di un pachidermico bestione, scendono in campo le Big Sister, variante femminile dei Big Daddy, molto più agili, veloci ed aggressive, che costringono a rivalutare l'approccio alla battaglia e regalano nuova ritmicità ai duelli. Bioshock 2 non si trasforma pertanto in una scialba copia carbone del suo predecessore, ma su un'ottima base ludica elabora sequenze shooter dotate di una propria personalità. Nonostante tutto, però, il senso di déjà-vu continua ad incalzarci soprattutto mentre camminiamo tra i corridoi di una città in rovina: la Rapture di Bioshock 2 si palesa come una versione ancor più barocca e decadente della metropoli del primo capitolo.

I benefici della rimasterizzazione sembrano in questo caso persino più tangibili: si notano, infatti, nuovi particolari sulla rigogliosa vegetazione dei fondali marini e sulle marcescenti carcasse di cadaveri tra le macerie, nonché una spigolatura meno accentuata sui bordi delle superfici ed un reparto luci maggiormente volumetrico, nella stabilità dei 60 fotogrammi al secondo. Al netto delle pur presenti migliorie, il colpo d'occhio risulta ancora un po' antico, e la gloria di Rapture avrebbe acquisito di nuovo l'antico splendore se fossero stati introdotti filtri di post-processing più marcati ed un antialiasing più efficace sulle lunghe distanze. In sostituzione di una componente multiplayer poco più che accessoria, in questa remastered sono stati inseriti anche tutti i DLC che ampliavano l'esperienza del gioco originale, tra cui il sorprendente Minerva's Den, uno dei migliori contenuti scaricabili mai creati sia per qualità sia per corposità dell'offerta. Seppur non venga considerato un tassello imprescindibile per la totale comprensione dell'ordito messo in atto da Levine, Bioshock 2 resta comunque un capitolo d'approfondimento che vale assolutamente la pena di vivere, così da rendersi conto, alla fine del viaggio, che "l'utopia non è un luogo, ma sono le persone".

Will the circle be unbroken?

"Ogni racconto ha questi due poli: lui e lei" - Anton Cechov
Anche in Infinite i poli della storia sono un "lui" e una "lei", Booker ed Elizabeth: attorno al loro ruolo e alla loro misteriosa relazione ruota difatti l'intero destino della solare Columbia, la città nel cielo, antitesi della cupa Rapture, la città nell'abisso. Columbia, eretta dalle brame di un altro visionario, il profeta Zachary Hale Comstock, raffigura la rappresentazione concreta delle utopie e delle speranze degli uomini. Recuperando l'assunto narrativo del primo Bioshock (una metropoli esteriormente idilliaca ma che in realtà è crogiolo di nefaste idiosincrasie), Infinite osa addirittura andare oltre: accanto ad una riflessione sul senso del libero arbitrio, sui rischi della scienza e sui limiti della conoscenza umana, l'ultimo capitolo della trilogia abbraccia complessi concetti scientifico-filosofici sull'ineluttabilità del fato.

In Infinite è facilissimo ritrovare cenni al "tempo plurimo" di matrice borgesiana, oppure un tentativo di risposta al principio di autoconsistenza di Novikov: Kevin Levine, di nuovo alle redini del progetto, ha dato forma ad un saggio digitale sull'esistenzialismo, stracolmo di matrioske di significati e di plot twist imprevedibili, che trasudano profonda fascinazione intellettuale. Ben più che un semplice corredo diegetico, la storyline di Infinite è il nucleo portante che sorregge tutta la sovrastruttura e converge in una conclusione che, abbandonando i bivi degli episodi precedenti, rientra senza dubbio tra i migliori finali nella storia del nostro medium preferito. Tutta l'importanza rivestita dal racconto ha, forse involontariamente, influito sulla profondità del gameplay: durante le fasi shooter, Infinite è più asciutto e diretto dei predecessori, e anche meno equilibrato. La velocità delle sparatorie è incrementata notevolmente, complice l'utilizzo dello Sky-Hook, gancio con cui aggrapparsi alle rotaie galleggianti di Columbia per planare sui crani dei nemici: sicché, all'oculata scelta su quale arma o Vigor (corrispettivo dei Plasmidi) utilizzare per far fronte ai diversi tipi di avversari, si sostituisce un avanzamento deciso e scattante, poco ragionato e più intuitivo. Infinite possiede quindi un gunplay lineare e immediato, con un'eccellente feedback delle armi e una qualità ben sopra la media degli altri esponenti del genere, ma su di esso si avverte, paradossalmente, un po' di più il contraccolpo dell'età, a causa di meccaniche non proprio all'avanguardia. A riprova di quanto detto fino a questo punto vi è un uso maggiore degli script, che inscenano sequenze al cardiopalma, per un ritmo di gioco continuamente sostenuto, in grado di alternare momenti intimi ed epici allo stesso tempo. In questo senso, gran parte del merito va a Columbia, a detta di chi scrive forse la più bella ambientazione mai apparsa in un videogioco: la città è la summa delle influenze architettoniche più disparate, dal baroccheggiante al neoclassico, dall'horror vacui alla belle époque. È quasi un crimine, allora, che una simile direzione artistica non sia stata valorizzata a pieno da un port poco più che elementare. In virtù della giovinezza del titolo, Infinite non è stato coinvolto nel processo di rimasterizzazione: il team ha dunque preso di peso la versione PC e l'ha trasportata su console, non senza colpo ferire. Malgrado il supporto al Full HD che mette in risalto la nitidezza dell'immagine, l'ottimizzazione dell'Unreal Engine 3 non rende giustizia alla bellezza dell'art design. A farne le spese è un frame rate incostante, che nelle sequenze più concitate non mantiene i 60 fps, sebbene sullo sfondo si noti un po' di sfocatura del paesaggio e qualche cenno di aliasing che avrebbero dovuto alleggerire il calcolo computazionale. Incomprensibile poi il motivo per cui persistano ancora piccoli ma invasivi microscatti che spezzano la fluidità della progressione ogni qual volta si attiva il salvataggio automatico o si giunge in una nuova area cittadina.

Fortuna allora che, quantomeno sul piano dell'offerta, in questa Collection anche Infinite abbia subito lo stesso trattamento degli altri capitoli. Il titolo include sia il DLC Scontro tra le nuvole sia i due episodi di Burial at Sea: brevi ma splendidi contenuti extra che provano ad unire in extremis le vicende di Columbia con quelle di Rapture, tramite una narrazione dall'ineccepibile stile noir, rivelando alla fine importanti verità che non meritavano affatto di restare sepolte nel mare.

BioShock The Collection Esiste un indissolubile legame che ci porta ad amare la saga di Bioshock: un vero e proprio condizionamento mentale, indotto dalla suadente meraviglia dell’atmosfera, dall’incantevole narrazione, dalla ricchezza del gameplay. E questa Collection non fa altro che cementificare simile legame: non solo per gli affezionati della serie, ma anche per le nuove generazioni di giocatori che si accingono a varcare i confini delle utopie di Andrew Ryan e Zachary Hale Comstock. Ad un prezzo ridotto (e gratuitamente su PC per chi possiede già le versioni originali), Blind Squirrel propone un’edizione completa dell’intera trilogia, con annessi tutti i contenuti aggiuntivi rilasciati fino ad ora: l’offerta è invitante e sostanziosa, arricchita da una buona rinfrescata grafica che dona nuovo lustro a Rapture, esplorabile finalmente a 60 fotogrammi al secondo su console. Infinite, di contro, nonostante una discreta pulizia visiva garantita dal Full HD, cede comunque il passo a sporadici cali di frame e ad un po’ di polverosità sulle superfici più distanti, senza che però la fruibilità e la bellezza del titolo vengano intaccati considerevolmente. Con una giocabilità tutt’oggi sopraffina e con una cornice narrativa indimenticabile, la trilogia di Bioshock promette allora di trasmettere le stesse emozioni di un tempo a chiunque decida di (ri)mettere piede a Rapture e a Columbia, sia per la prima che per l’infinitesima volta...

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