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Recensione Bit. Trip FATE

Recensita l'ultima "testa" del mostro videoludico partorito da Gaijin Game

Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Wii
Alessandro Mazzega Alessandro Mazzega prende confidenza fin da tenera età con pad e tastiera e si appassiona rapidamente al mondo dei videogiochi, lavorando come giornalista sulle principali realtà online e occupandosi di sviluppo, attualmente in Forge Reply. Bassista fallito, ha ormai venduto lo strumento per passare dietro al microfono, sia per cantare che per condurre il podcast Gaming Effect. Cercatelo su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Il mostro Bit.Trip, partorito dalla fervida immaginazione del team Gaijin Games, ha una nuova testa: si tratta di FATE, quinto titolo della serie nota per l’aver riportato alla ribalta stili di gameplay old school, mischiandoli tra loro fino ad ottenere miscele inedite.
FATE unisce una componente sparatutto con una struttura su binari da una prospettiva completamente diversa da quella degli shooter on-rail a cui siamo abituati.
Il nuovo mix risulterà davvero interessante?

Bullet hell

Commander Video è nuovamente il protagonista in FATE. La sua nuova avventura è articolata in livelli a scorrimento laterale che ricordano per impostazione quelli dei più celebri sparatutto della storia, da R-Type in poi.
Il protagonista, però, prende il posto della più classica astronave di foggia futuristica e può percorrere gli stage senza intervento alcuno sullo scrolling che procede a velocità costante e si può spostare anche verticalmente.
Le particolarità principali sono due: il movimento limitato al quale Commander Video è legato e la possibilità di sparare liberamente a 360 gradi.
La prima è ciò che caratterizza veramente FATE: la traiettoria utilizzabile per i movimenti non è assolutamente libera ma è rappresentata da una linea continua sulla quale è possibile solo avanzare o arretrare.
L’approccio iniziale è decisamente spiazzante: la mancanza della totale libertà di movimento costringe il giocatore a rivedere i pattern di attacco e difesa elaborati in tanti anni di militanza con gli sparatutto classici, genere che ormai latita nella produzione attuale.
Schivare i colpi sarà quindi una questione di pianificazione, in quanto è necessario calcolare rapidamente la traiettoria della minaccia, verificare quel’è il movimento permesso e agire di conseguenza, avanzando o arretrando sulla linea predefinita all’interno della sezione dello stage.
Proprio la linea, quindi, incide pesantemente sul gameplay e sulla difficoltà generale dei vari livelli: in alcuni avrà uno svolgimento vagamente sinusoidale, con deviazioni dolci e prevedibili, in altri sarà spezzata, con uno sviluppo nervoso e pieno di angoli, fattore che può aiutare in alcuni frangenti ma rendere la vita decisamente difficile in altri.
Lo sparo, inoltre, è libero e prevede la possibilità di sfruttare traiettorie a 360 gradi, andando quindi in qualche modo a tentare di colmare la lacuna provocata dalla forzatura dei movimenti.

Wiimote o no?

FATE prevede due sistemi di controllo differenti, uno basato sull’ormai rodata coppia Wiimote/Nunchuk e l’altro che sfrutta il celebre controller Classic.
In entrambi Commander Video si sposterà avanti o indietro utilizzando lo stick, quello presente sul Nunchuk o il sinistro sul pad più tradizionale. La vera differenza è in termini di mira: con il Wiimote sarà necessario puntare direttamente sullo schermo, nel punto in cui far arrivare i proiettili rispetto alla posizione attuale, nel secondo caso si sfrutta l’altra levetta per orientare il fuoco, rendendo il gameplay più diretto e, in qualche modo, più rapido: sparare semplicemente inclinando l’analogico, con uno stile simile al più classico twin stick shooter riportato al successo da Geometry Wars, permette di concentrarsi meglio nell’evitare i proiettili avversari.
Oltre ad abbattere i nemici e ad avanzare senza essere colpiti ci sono altre meccaniche che all’inizio possono sembrare marginali ma che invece si trasformano rapidamente in caratteristiche da padroneggiare se si vuole avanzare nei livelli e arrivare ai boss in condizioni utili per batterli.
La prima è relativa all’energia di Commander Video: ogni nemico abbattuto rilascerà un icona che andrà a posizionarsi sulla linea di percorrenza in posizione verticale rispetto a dove è stato eliminato. Raccogliendo i power-up, spostandosi quindi velocemente sulla linea, si andrà a riempire una barra che permette di potenziare il protagonista, tanto dal punto di vista del volume di fuoco, quando relativamente alla resistenza ai colpi: la struttura dei potenziamenti è a livelli progressivi, ai quali corrispondono particolari feedback visivi che alterano lo stile grafico dei livelli. Ogni contatto con un proiettile nemico, però, drenerà un intero livello, riducendo quindi la modalità d’attacco, fino ad arrivare al minimo, con sfondo in bianco e nero, nessuna presenza di colonna sonora e sparo minimale.
Il gioco spinge quindi a rischiare per migliorare la propria forza, pianificando attentamente il momento e la zona in cui colpire gli avversari, in modo da far cadere in aree comode il loro bottino, potendo raccoglierlo senza esporsi troppo al fuoco avversario.
L’altro importante fattore da tenere in considerazione è la velocità di movimento: mentre si spara Commander Video potrà spostarsi molto lentamente ed è quindi presente un netto dualismo tra i momenti offensivi e quelli difensivi, durante i quali è meglio concentrarsi nel posizionamento del personaggio per evitare gli assalti, rispetto a quelli in cui è imperativo farsi strada con la forza.

Pixel style

Graficamente FATE riprende in tutto e per tutto lo stile creato da Gaijin Games già dal primo titolo della serie: strutture poligonali minimaliste che appaiono come una traslazione nel mondo 3D della più classica e ricercata pixel art, con nemici tanto folli quanto ben caratterizzati che, come da tradizione, abbinano l’aspetto esteriore alla loro tipologia di pattern d’attacco in modo da permettere di capire rapidamente e con un colpo d’occhio in che modo arriveranno i colpi.
Gli sfondi vanno dal glaciale all’ambiente lavico, passando per palazzi costruiti in wireframe, tutti decisamente ispirati e, malgrado l’apparenza volutamente lo-fi, racchiudono uno stile e una ricercatezza uniche.
Anche le musiche seguono di pari passo quelle proposte con i titoli passati della serie, sfortunatamente non raggiungendo le vette qualitative della magnificenza ad 8 bit di Bit.Trip Runner; rappresentano comunque una buona base su cui costruire l’azione, soprattutto alla luce del fatto che gli effetti sonori, sincronizzati con gli attacchi delle unità nemiche, si incastrano perfettamente con le melodie anni ’80 proposte.
Inoltre l’aumento dei livelli di energia di Commander Video porterà verso tappeti sonori più ricchi che diminuiranno in complessità se colpiti, fino al mutismo dei momenti al limite del game over.

Difficoltà uber alles

Anche FATE, come Runner prima di lui, basa molto del suo appeal sulla difficoltà: se i livelli sono abbastanza semplici da superare lo stesso non si può dire dei boss che attendono alla fine di ognuno. La complessità è insita nelle meccaniche di rischio e ricompensa in tutta la parte che permette l’avvicinamento ai giganteschi nemici di fine stage, durante la quale è necessario potenziarsi al massimo, mantenendo fino all’ultimo lo status acquisito, per presentarsi al cospetto degli avversari più impegnativi al meglio delle proprie forze.
Proprio i boss rappresentano la sfida maggiore, non tanto per i pattern di attacco, abbastanza intuibili da subito, ma per la grande quantità e varietà di colpi che possono sommergere il giocatore, dando ben poco tempo per reagire. E’ quindi necessario aver assimilato completamente l’alternanza tra movimento a piena velocità e quello ridotto mentre si spara, cercando istintivamente i varchi e mirando nei momenti di calma ai classici punti deboli, non sempre esposti e raramente posizionati centralmente.
FATE non perdona: come gli altri titoli della serie non sono presenti checkpoint o sistemi di salvataggio all’interno dei livelli e fallire vuol dire ricominciare lo stage dall’inizio.
L’ottimo bilanciamento garantisce a lungo la voglia di riprovarci, allontanando l’effetto frustrazione che, però, potrebbe comunque manifestarsi negli utenti meno smaliziati o abituati ad uno stile che ormai risulta quasi sorpassato nella produzione degli ultimi anni.

Bit. Trip FATE FATE è l’ennesimo ottimo titolo della serie Bit.Trip, che va a posizionarsi tra i migliori esponenti del revival anni ottanta in piena ascesa, non riproponendo però meccaniche ormai sorpassate ma sfruttandole per creare qualcosa di nuovo, fresco e decisamente appassionante. E’ consigliato soprattutto per chi non ha paura di scontarsi con un gioco intransigente, nel quale la ripetizione degli stage in ottica di miglioramento del punteggio è una delle colonne portanti.

8

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