Recensione Black Mirror 3

La conclusione di una trilogia di Punta e Clicca

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Nata dalle sapienti mani dei Future Game diversi anni addietro, la trilogia di The Black Mirror giunge finalmente a conclusione grazie ai ragazzi di Cranberry Production, già autori del secondo avvincente capitolo.
Esponente di spicco delle avventure grafiche “punta e clicca”, questa serie si distinse sin dalle origini per i toni oscuri e l'ottima narrazione, incentrata sulle vicende della criptica e maledetta famiglia Gordon.
Il terzo capitolo che esamineremo nel dettaglio nei prossimi paragrafi è strettamente connesso ai predecessori, pertanto un breve exscursus sulla trama è d'obbligo per rinfrescare la memoria dei meno attenti ed appassionati.
Il nostro alter ego, tale Darren Michaels, è il nipote del protagonista dell'avventura originale ed il medesimo del secondo episodio.
Dopo aver appreso di essere in realtà Adrian Gordon, discendente della famiglia più alienata della storia dei videogames, viene proiettato in un incubo fatto di omicidi e rituali esoterici perpetuati dalla folle sorella Angelina. Scampato fortunosamente al rito propiziatorio viene comunque investito dalla maledizione di Mordred, quella che trasforma ogni buon Gordon in un implacabile e spietato assassino.
Il terzo capitolo inizia esattamente laddove terminava il secondo Black Mirror, con lo studente in fuga ed una scia di omicidi che ingiustamente gli verranno attribuiti, così come l'incendio della sinistra tenuta dei Gordon.
Braccato dalla polizia, Darren viene arrestato innanzi al castello in fiamme e condotto in carcere dall'irreprensibile detective Spooner, uno dei coprotagonisti più interessanti - sebbene un poco stereotipato - dell'intera storia.
Col pagamento della cauzione da parte di un misterioso benefattore inizia la strada a ritroso verso la ricerca della verità e la dimostrazione della propria innocenza.

Una Naturale Conclusione

Black Mirror 3 mantiene inalterate le alchimie vincenti dei prequel e chiude la trilogia senza addentrarsi nel circuito della sperimentazione audace.
Ogni aspetto è profondamente legato al filo narrativo ed al game/level design di Black Mirror 2, del quale il gioco appare più come una enorme e gustosa espansione che un vero e proprio seguito.
Le differenze si contano sulle dita di una mano e quella sostanziale risiede nel ruolo di Darren all'interno del filone narrativo: da protagonista inconsapevole a perno centrale dell'intera vicenda. Tutto ruota infatti attorno allo sfortunato studente di fisica americano, impegnato in una lotta contro il tempo per dimostrare la propria estraneità ai crimini e svelare alcuni dei misteri più oscuri della sua famiglia.
La presa di coscienza del protagonista da Black Mirror 2 a Black Mirror 3 è simile a quella di Isaac nel passaggio tra i due bellissimi Dead Space, sebbene nell'opera dei Cranberry Production il profilo psicologico di Darren mostri alcune lacune piuttosto evidenti. In primis lo sviluppo del Darren “posseduto”, a tratti poco credibile ed inserito in frangenti secondari della storyline per aumentare il pathos.
Interessante l'introduzione di alcuni enigmi non strettamente correlati alla storia principale e la possibilità di utilizzare due personaggi distinti in determinate (e limitate) circostanze, tuttavia si tratta di piccoli extra che non fanno deragliare Black Mirror 3 dai binari già tracciati dai predecessori.

Squadra che vince non si cambia

Dal punto di vista del gameplay ci troviamo innanzi ad un “more of the same” in tutto e per tutto: nulla da biasimare agli sviluppatori, considerando anche la staticità tipica delle avventure punta e clicca, legate a meccanismi oliati da decadi quasi impossibili da scardinare.
Scorrendo col mouse nella parte bassa dello schermo si apre l'inventario, mentre premendo la barra spaziatrice è possibile visualizzare tutti gli oggetti esaminabili/manipolabili su schermo ed evidenziare quelli utili ai fini della storia.
Non tutti, comunque, saranno disponibili alla prima visita in un determinato luogo, sarà dunque necessario tornare e ritornare sui propri passi in base al contesto per recuperare il tool di cui abbiamo bisogno.
Gli oggetti sono combinabili tra loro e naturalmente questa possibilità è strettamente legata alla soluzione degli enigmi, piuttosto intuitivi e lineari con qualche rara escursione fuori dagli schemi (The Secret of Monkey Island docet).
Il cosiddetto backtracking è piuttosto invasivo ed in Black Mirror 3 è ulteriormente accentuato dal fatto che moltissime location sono riprese a piene mani dal secondo capitolo.
I dialoghi, in inglese sottotitolato in italiano, sono articolati e ben esposti, donando all'intera avventura una profondità da romanzo scritto.
Manca quasi del tutto l'interattività nel gestire le conversazioni: le varie opzioni sono semplicemente ulteriori argomenti da approfondire e non ci sono scelte alla Mass Effect o alla The Witcher che influenzino dinamicamente la storia.
I personaggi con cui è possibile scambiare battute sono molteplici, tuttavia è evidente come alcuni siano stati resi molto più credibili e profondi di altri (la psichiatra ed il detective Spooner sono ovviamente tra gli esempi migliori).
Dal punto di vista narrativo Black Mirror 3 svela molti dei misteri più appassionanti della saga, ma la trama sembra non decollare mai e si trascina verso un finale sottotono che potrebbe lasciare l'amaro in bocca anche ai fan.
Le circa quindici ore per portare a termine l'odissea di Darren sono molte, ma il fattore rigiocabilità è prossimo allo zero e molti passaggi sono inseriti per allungare inutilmente la minestra.

Specchio Nero 2.5

Tecnicamente il titolo Cranberry Production non si discosta minimamente da Black Mirror 2, dal quale eredita non solo lo stile ma anche intere schermate di gioco.
Il design dei vari scenari è molto particolareggiato e ricco di dettagli, contraddistinto da atmosfere bucoliche e rurali tipicamente anglosassoni, spesso corrotte dal male che permea l'intera saga dei Gordon.
Non mancano effetti particellari, animazioni ed effetti di luce ad abbellire i già eccellenti disegni delle ambientazioni, tra le più affascinanti mai proposte in un'avventura punta e clicca.
Tasto dolente dell'impianto grafico è purtroppo quello relativo alle animazioni: sebbene i modelli poligonali siano abbastanza curati spesso le movenze risultano eccessivamente macchinose e legnose, privando di grazia i bellissimi paesaggi di sfondo.
Consci di questo problema gli sviluppatori hanno introdotto il cosiddetto “raggiungimento immediato” di un oggetto facendo doppio click col mouse, tuttavia si tratta di un escamotage che non copre la pessima gestione del comparto animazioni.
Ancor peggiore è la cura riposta nei filmati in computer grafica che compaiono nei momenti salienti della storia: i modelli sono scadenti e sproporzionati, a volte persino ridicoli.
Il doppiaggio in inglese è generalmente buono con alcuni picchi verso l'alto e verso il basso, mentre la colonna sonora, ricca di brani suggestivi, è sufficientemente immersiva ed adeguata al contesto.

Black Mirror 3 The Black Mirror 3 è un degno seguito del secondo capitolo, sebbene sia più assimilabile ad un'immensa espansione piuttosto che ad un vero e proprio nuovo capitolo. Ogni aspetto, sia esso tecnico o relativo al gameplay, è rimasto praticamente immutato e gli appassionati si troveranno immediatamente a proprio agio. Una trama costellata da alti e bassi e da protagonisti non sempre carismatici potrebbe scoraggiare i neofiti, tuttavia il titolo è impostato per chiudere una trilogia e darà molte risposte -anche se non tutte- alle questioni rimaste in sospeso. 30 Euro e quindici ore di gioco sono un ottimo motivo per tornare a vestire i panni di Adrian Gordon, a patto di aver seguito ed amato i precedenti episodi.

7

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