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GamesCom 2015 Dal 05/08/2015 al 09/08/2015

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Recensione Black Ops 2

Treyarch stupisce tutti con un Call of Duty da urlo

Black Ops 2 - Apocalypse Map Pack

Videorecensione
Black Ops 2 - Apocalypse Map Pack
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Wii U
  • Pc
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Sorpresa: Call of Duty Black Ops 2 è il miglior episodio della serie dopo il primo Modern Warfare.
Treyarch stupisce tutti lanciando sul mercato un titolo dallo spessore eccezionale, inarrivabile per qualità narrativa, rifinito dal punto di vista tecnico, snello nelle dinamiche di gioco. Capace persino di scardinare alcuni dei concept alla base della saga, inserendo nella formula interessanti novità. Un Multiplayer ancora immediato, frenetico, ma finalmente ripulito da certe enormità di Mordern Warfare 3, ed un Singleplayer stratificato, ben raccontato, trottante e -inaspettatamente- vario, sono le pietre angolari attorno a cui si sviluppa questo esaltante Black Ops 2.
Sappiamo che si tratta di dichiarazioni abbastanza forti; del resto il lancio di ogni nuovo Call of Duty è un evento la cui portata nel panorama videoludico è ormai incalcolabile, e per i molti sostenitori di un gaming totalmente libero dallo logiche del Mass Market il titolo Activision è diventato il bersaglio preferito. Ma di fronte a quest'ultimo capitolo è veramente difficile questionare: c'era bisogno di un comparto online che tornasse ad avvicinarsi alle radici del primo capolavoro di questa generazione, e Treyarch ha ottenuto questo risultato. C'era bisogno di maggior spessore per il single player, e la campagna è pronta a dissolvere persino i dubbi degli “hater” più convinti. C'era bisogno insomma di un nuovo corso, e Black Ops 2 l'ha imboccato nel migliore dei modi.
Abbandonando il militarismo convinto dei vecchi capitoli (unico dettaglio che potrebbe far storcere il naso ai guerrafondai videoludici) per avvicinarsi alle mire di un Blockbuster hollywoodiano, Call of Duty Black Ops 2 arriva tonante su PlayStation 3, Xbox360 e PC, deciso a non deludere fan storici e nuovi adepti.

Dal Nicaragua a Los Angeles

The Night Will Always Win: sono le note malinconiche degli Elbow che aprono le danze in Black Ops 2, accompagnando un filmato che racconta di antichi torti, spiriti di vendetta e rivoluzioni, inquadrando con insolita intensità emotiva i confini delle vicende raccontate nel corso della campagna. L'avventura, come sanno ormai i lettori più attenti, rimbalza fra due linee temporali, schizzando dal 2025 agli anni '80. Le sequenze ambientate nel passato sono filtrate

"Incredibilmente vario per quanto riguarda ambientazioni e situazioni della campagna principale, coraggioso nel proporre una trama non lineare e persino missioni che spezzano le catene di un avanzamento molto inquadrato, Black Ops 2 fa molte cose che nessun altro First Person Shooter ha mai fatto prima di oggi."

dai ricordi di Woods, ormai decrepito, infermo, costretto in una pensione per veterani a spulciare le memorie di una vita bruciata sui campi di battaglia. Il suo racconto non è mai stentato, perchè ancora dolgono le cicatrici di un conflitto brutale, e molto nitidamente si dispiega davanti ai due nuovi protagonisti della vicenda: Harper e Mason. David Mason, ovviamente, figlio dell'ormai defunto Alex, controverso eroe del primo Black Ops. I due sono sulle tracce di Menendez, criminale internazionale che ha preparato con malevola e meticolosa precisione un piano per sovvertire l'ordine globale, insorgendo con il suo gruppo dissidente Cordis Die.
I tratti principali della vicenda possono sembrare abbastanza banali, ma vi assicuriamo che Call of Duty Black Ops 2 lavora in maniera eccellente sulla trama, scaturita dall'inventiva di David Goyer (sceneggiatore di Batman Begins e The Dark Knight Rises) e ricolma di scene assolutamente memorabili. Superate le prime due ore di gioco, in cui le cut scene mantengono lo stile un po' “schizofrenico” tipico dei precedenti capitoli e la narrazione appare disorganica e frammentata, l'ingranaggio narrativo di Black Ops 2 si mette in moto, avvolgendo il giocatore e mantenendo sempre una tensione ben palpabile.
Molte delle scene che più riescono a penetrare nel cuore duro del videogiocatore moderno sono legate proprio al tormentato “villain” di Black Ops 2: Raul Menendez. Nato in Nicaragua ai tempi dei Contra, ha visto la sua intera vita devastata dagli americani, dall'etica del capitalismo e dalle operazioni militari che hanno lacerato certi paesi del Centroamerica. L'indole instabile, il fare spietato e la freddezza di astuto calcolatore, lo spirito di vendetta e persino la rabbia repressa, dipingono uno dei personaggi più riusciti dell'intera serie, addirittura più rappresentativo del vecchio Makarov. Nel suo volto segnato, nel suo esibito disinteresse per il rischio e la morte, si leggono alcuni tratti di grandi antagonisti cinematografici: il Joker di The Dark Knight, ma anche Raoul Silva del recente 007 Skyfall.
E la similitudine con Skyfall non è casuale, perchè come dicevamo in apertura Black Ops 2 si allontana moltissimo da quel filone realistico che ha reso grande il primo Modern Warfare, per raccontare invece una guerra assai più “fantasiosa”, combattuta con virus informatici, documenti d'intelligence e gadget futuribili che superano molto spesso i confini del reale. I protagonisti non sono più soldati, legati alle gerarchie militari e tenuti ad agire secondo un codice ben preciso, ma veri e propri Eroi, che improvvisano, lottando sempre per un ideale ma facendo sfoggio di predisposizioni ed equipaggiamenti ben più creativi rispetto a quelli dei corpi speciali.

La presenza di questi Gadget influenza in una certa misura anche il Gameplay, che si mantiene comunque in linea con quello dei suoi predecessori, pur presentando qualche novità decisamente interessante. Black Ops 2 resta un First Person Shooter molto diretto, in cui prontezza di riflessi e attento utilizzo dei ripari offerti dall'ambiente diventano fondamentali per sopravvivere agli assalti dei nemici. Soprattutto alle difficoltà più elevate (“Veterano” resta, granate a parte, una sfida che solo i più tenaci avranno l'ardire di affrontare) bisogna procedere con cautela, acquattandosi quando si può per minimizzare l'esposizione ai colpi, e giocare con i due tasti dorsali, per attivare l'indispensabile Iron Sight e bersagliare gli avversari con raffiche precise e mirate. Le emozioni provate nel corso della campagna sono le stesse di sempre: l'esaltazione nel ripulire una zona ben presidiata, o l'economica pulizia degli headshot; tutte veicolate da un engine che replica in maniera stilizzata ma efficace le reazioni delle armi da fuoco.
Quello che fin da subito convince è il lavoro che il team di sviluppo ha effettuato per mantenere una progressione ben inquadrata senza però far sentire troppo il peso dei vincoli al giocatore. Come sempre la progressione di Black Ops 2 sarà lineare, diretta dalle mani sapienti di un regista invisibile, che continuerà a posizionare attentamente soldati, esplosioni, e quei (pochi) eventi scriptati che rendono la missione principale molto animata e ben strutturata. Stavolta però il tanto chiacchierato “effetto corridoio” è ridotto ai minimi termini, ed anzi in certi casi si scopre persino che è possibile seguire strade secondarie. Niente di trascendentale: scegliere una viuzza piuttosto che la parallela un isolato più in là, oppure decidere di attraversare la piazza antistante ad uno “shopping mall” invece che l'interno del supermercato stesso sono le opzioni concesse al giocatore, ma chi da molto tempo gioca ai titoli di Infinity Ward e Treyarch sa quanto possa risaltare una novità del genere nell'economia del prodotto. Spesso e volentieri poi le zone di guerra si aprono discretamente, per fare in modo che anche nel caso di ripetuti Game Over l'utente possa testare diverse strategie ed approcci. Non sono solo questi accorgimenti che liberano Black Ops 2 delle catene di un Level Design troppo sorvegliato: esplorando attentamente gli stage si trovano anche stanze o casse da aprire con il fido “Access Kit” in dotazione ai soldati, che permettono di avere qualche vantaggio. Si possono trovare corpetti che riducono i danni causati dalle esplosioni, ma anche gadget più utili: droni di supporto da indirizzare verso i nostri bersagli, tirapugni elettrici che rendono più rapido l'attacco corpo a corpo, radio per richiedere bombardamenti aerei.
Tutte le missioni della campagna guadagnano così un discreto dinamismo, ed anche grazie ai numerosi intermezzi che come sempre costellano l'esperienza di gioco (postazioni di gioco fisse, l'ormai celebre sequenza a bordo di un Jet, e altre sorprese che non vogliamo svelarvi), la campagna di Black ops 2 è una delle più varie nell'alveo della saga.
Alternate agli stage principali ci sono poi le missioni Strikeforce, intermezzi che propongono un gameplay ibrido fra quello di un First Person Shooter e quello di uno strategico. In queste missioni non dirigeremo un singolo soldato, bensì diverse squadriglie e mezzi corazzati che si catapultano sul campo di battaglia. E' possibile prendere il controllo di qualsiasi unità, oppure dirigerle complessivamente utilizzando una mappa tattica. L'efficacia di questa novità non convince appieno, soprattutto perchè i tempi di reazione di soldati e mezzi non sono troppo snelli: la mappa tattica diventa quindi un utile strumento per controllare il posizionamento del nemico, ma poi è opportuno andare in prima persona a sporcarsi le mani. Sapendo di avere a disposizione una pedina rimpiazzabile, il rischio è quello di procedere a testa bassa e snaturare in parte l'approccio “tattico” che le Strikeforce vorrebbero proporre. In certi casi, comunque, il nuovo sistema riesce a stuzzicare: tutto dipende dalla natura della missione: quelle “difensive”, in cui resistere agli assalti dei nemici per lunghi minuti, risultano un po' noiose e difficili da interpretare al meglio, mentre quelle d'assalto o di recupero riescono a tenere alta l'attenzione del giocatore. Complessivamente si tratta di intermezzi piacevoli, che allungano un po' la longevità del prodotto e influiscono anche potentemente su quelli che saranno gli esiti della storia. La più grande novità di Call of Duty Black Ops 2 è infatti questa sua storyline non lineare, che si modifica in dipendenza delle azioni e delle capacità del giocatore. Una volta terminata l'avventura principale, che dura circa otto ore a livello normale e si allunga fino a lambire le dieci ore di gioco per chi decide di impostare l'opzione Hardened (vivamente consigliata), si scopre che in ogni singola missione della storia ci sono eventi che possono far deviare l'andamento della missione. Troviamo momenti in cui al giocatore si chiede di fare una scelta esplicita, salvando o sacrificando un personaggio chiave, ed altri eventi più nascosti: riuscire a raggiungere o meno un terrorista in fuga con un bersaglio chiave potrebbe cambiare integralmente le vostre chance di scoprire qualche dettaglio in più sulla cospirazione cibernetica di Menendez, e alle volte il futuro della missione dipenderà anche dalla vostra attenzione nel corso degli incarichi. Eliminare con un proiettile preciso un soldato che sta bruciando documenti segreti vi permetterà di leggere informazioni riservate che successivamente potrebbero risultare fondamentali per raggiungere quello che il team di sviluppo definisce il “Perfect Playthrought”. E' difficile spiegare a parole l'influenza che il sistema di “Branching Stories” ha sul gioco, ma una volta finita l'avventura e ravvolta la sequenza di eventi, certi mutamenti avranno un impatto incredibile sulle convinzioni del videogiocatore. Vi avvertiamo: il single player di Black Ops 2 vi lascerà ammutoliti, stupefatti e a bocca aperta.

Il Replay Value è sostenuto anche dalla presenza di diversi obiettivi secondari da ottenere nei singoli stage, che a sua volta sbloccano alcuni Perks con cui equipaggiare i soldati (si può impostare il “loadout” anche prima delle missioni single player).
Arrivando a stringere sulla campagna Single Player di Black Ops 2 non si può che fare un plauso ai ragazzi di Treyarch, che dopo tanti anni di fatica sono riusciti a scalzare dal trono la serie considerata principale e prioritaria. Se già con il primo Black Ops il team aveva dimostrato di avere a cuore una narrazione più strutturata e intrigante, con questo sequel diretto e l'apporto di Goyer il Call of Duty annuale esplode letteralmente, travolgendo le convinzioni di appassionati e detrattori. Incredibilmente vario per quanto riguarda ambientazioni e situazioni della campagna principale, coraggioso nel proporre una trama non lineare e persino missioni che spezzano le catene di un avanzamento molto inquadrato, Black Ops 2 fa molte cose che nessun altro First Person Shooter ha mai fatto prima di oggi, e con questo si assicura il diritto di mettere a tacere tante lamentele.

Scontri Online

Il comparto Multiplayer è come sempre uno dei cardini di ogni Call of Duty, e Black Ops 2 fa davvero le cose per bene. Modern Warfare 3 era arrivato sull'onda lunga di un successo stratosferico, e si era limitato a smussare le asperità di una formula che aveva davvero bisogno di qualche ritocco. Riducendo l'incisività di certe Killstreak ed eliminando i Perks più fastidiosi era riuscito a convincere la community, ma non tutte le aggiunte all'impianto di gioco sono state -col senno di poi- funzionali e ben integrate. Sul fronte delle modalità l'ottima Kill Confirmed è stata probabilmente l'unica introduzione veramente incisiva, sommersa da una serie di game mode francamente superflui (Juggernaut e simili), e persino il sistema tripartito legato alle Killstreak non è stato di certo un bene per il bilanciamento delle partite.
Treyarch ha deciso di ricominciare da capo.
Non si allarmino

"Il Multiplayer di Black Ops 2 rappresenta non tanto un nuovo inizio, ma una revisione strutturale orientata finalmente a celebrare quelli che dovrebbero essere i valori fondamentali di uno sparatutto online competitivo."

però i fan storici del brand, i pro gamer che sognano una carriera nei tornei dell'e-sport e tutti gli appassionati di un approccio frenetico e vorace come quello che ha sempre caratterizzato ogni Call of Duty. Gli scontri sono rapidi, serrati, il respawn immediato, il kill count aumenta con estrema facilità, e non diremmo che il numero medio di uccisioni al secondo nel corso delle partite è sceso rispetto a quello di Modern Warfare 3.
Risulta però estremamente funzionale il sistema denominato “Pick 10”, che rivoluziona il metodo di creazione delle classi. Come il nome lascia intendere, avremo a disposizione 10 elementi da scegliere, indipendentemente dalla loro natura: 2 perks, due armi (principali e secondaria) con i relativi potenziamenti, due tipologie di granate (Tactical e Lethal). Il nuovo sistema evidenzia subito una libertà più marcata nella composizione dei Loadout: possiamo ad esempio sacrificare le granate, nel caso non fossimo buoni lanciatori, per selezionare un perks in più, oppure scartare l'arma secondaria per montare un mirino extra su quella primaria. Il sistema funziona anche grazie alle Wildcards: dei bonus speciali che permettono di “forzare” il ruleset, aggiungendo nuovi slot per perks o gadget (ovviamente al costo di un decimo del nostro “potere d'acquisto”).
Questo nuovo sistema funziona alla grande, merito anche di una serie di menù sempre ordinatissimi e leggibili, nonché di un consistente aumento del numero di mirini e granate a disposizione.
Altre novità si registrano sul fronte Killstreak, che finalmente si adattano ad un approccio agli scontri più vivace, trasformandosi in ScoreStreak. Per attivarle non servono più solamente le uccisioni (ma del resto questo limite l'aveva superato anche Modern Warfare 3): ci vogliono i punti accumulati, ottenuti anche catturando bandiere, disattivando bombe pronte ad esplodere o conquistando le zone nell'apposita modalità. Viene finalmente superata la confusione dell'ultimo COD, che mescolava deathstreak e tre diversi rami di progressione con regole ogni volta diverse. Qui possiamo semplicemente scegliere tre aiuti, che si rendono disponibili una volta raggiunta la soglia di punti prefissata (eventualmente anche tutti e tre in contemporanea). La selezione di circa venti bonus ci pare buona. Immancabili ricognizioni UAV e relativi “contrattacchi”, bombardamenti a tappeto, e qualche novità. Ad esempio un piccolo mech bipede armato di torrette, che può essere lasciato sul campo di battaglia a mietere vittime oppure controllato direttamente dal giocatore, in nome di una più marcata interattività.
L'esperienza complessiva legata al gioco online esce da questa potente revisione non solo arricchita, ma anche molto più snella. La pesantezza di Modern Warfare 3 sembra definitivamente superata, e le partite risultano molto divertenti in tutte le modalità e le mappe di gioco. Chi vuole esplorare più in profondità il sistema può comunque farlo, cercando di migliorare il proprio loadout in maniera molto precisa, studiando addirittura i secondi che servono per attivare l'ironsight o agendo sui tempi di ricarica delle proprie armi preferite. I giocatori più competitivi sanno, del resto, che l'esperienza di Call of Duty si basa su strettissimi tempi di reazioni, lunghezza e priorità delle raffiche, riflessi fulminei: tutto questo è ancora presente, ma anche chi vuole giocare per qualche mezz'ora senza per forza dover perdere la testa dietro alle statistiche troverà un titolo eccezionale e pronto all'uso.
Il merito è anche del set di Modalità e Mappe, veramente incredibile. Sono nove i Game Mode principali, che oltre a quelli classici vedono il ritorno dell'apprezzatissima Kill Confirmed e la presenza di Headquarters e Hardpoint, che sono perfetti per le Clan Wars e diventeranno probabilmente fra i più giocati dai gruppi organizzati. Proprio quest'ultima è probabilmente l'introduzione più significativa: nella mappa c'è sempre un quartier generale da conquistare e mantenere per incrementare il punteggio, ma una volta catturata la base i membri della squadra che deve difenderla non possono effettuare il respawn (ovviamente rientreranno in gioco quando la base passerà in mano agli avversari): un game mode bilanciatissimo, che mette in risalto le abilità e la coordinazione dei membri della squadra.
Nella sezione “Party” troviamo una selezione decisamente migliore che in passato: non poteva mancare il Gun Game, a cui si aggiunge Stick and Stones ed un altro paio di modalità interessanti ma mai troppo fuori di testa.
E' però il set di mappe che stupisce in positivo. Il design dei Playground è in molti casi davvero perfetto, in grado di sposarsi ottimamente con molte modalità, e concedendo ai giocatori una discreta pluralità d'approccio. Dura la vita per i camper, che raramente trovano safe spot da dove bersagliare ondate di nemici. Variegato come poche, il compendio di mappe presenta alcune location veramente memorabili, come Turbine, ambientata in una Wind Farm devastata dalla guerra, e caratterizzata dalla presenza di un enorme pala eolica caduta al centro della mappa, che può essere percorsa anche all'interno.
Hijacked è uno stage perfetto per scontri serratissimi: ambientato su una piccola nave privata lasciata alla deriva, viene utilizzato per partite non troppo popolose: il dedalo di stanze e scale e la ripartizione del ponte esterno in tre zone principali trasforma le partite in scontri molto dinamici.
Raid è ambientata in un resort turistico (con tanto di campetti e piscine), e propone una buona complessità strutturale, ma forse lascia linee di tiro troppo pulite e facilita le cose ai camper più determinati. Invece Carrier è semplicemente stupenda: ci porta sul ponte superiore di una portaerei, e risulta perfetta per partite Domination.
Vengono recuperati anche gli stage di certe missioni Strikeforce, che in alcuni casi si adattano bene al multiplyaer (Meltdown) in altri risultano un po' posticci (Cargo). Ma in linea di massima tutte le mappe sono studiate con cura, e risultano funzionali in qualche contesto.
Complessivamente dunque anche il Multiplayer di Black Ops 2 è promosso a pieni voti: rappresenta non tanto un nuovo inizio, ma una revisione strutturale orientata finalmente a celebrare quelli che dovrebbero essere i valori fondamentali di uno sparatutto online competitivo. Qualità del level design, intensità dei ritmi di gioco, struttura snella e ben ottimizzata, ed una sostanziale riduzione di certi problemi di bilanciamento rendono il multi del titolo Treyarch un nuovo gioiellino.

L'invasione dei morti viventi

Torna in Black Ops 2 anche l'acclamata modalità Zombie, che a partire da World at War fa letteralmente impazzire la community. Purtroppo dobbiamo ammettere che allo stato attuale dei fatti questo Game Mode è quello che ci ha colpiti di meno, soprattutto a causa dell'estrema povertà dell'offerta. Il team promette che in futuro la modalità verrà ampliata con vari DLC (dubitiamo fortemente che siano gratuiti), ma attualmente gli stimoli per passare del tempo a massacrare ondate di non morti sono davvero minimi.
La modalità classica, denominata in questo caso Survival, permette di cooperare con altri tre giocatori per resistere ad ondate sempre più numerose e aggressive di Zombie. Purtroppo le Arene a disposizione sono solamente tre, e di dimensioni molto ridotte. Nel vecchio Black Ops era possibile scoprire, spendendo i punti accumulati con l'uccisione dei nemici, nuove aree segrete, anche molto distanti (stilisticamente e non solo) da quelle iniziali. Il senso di progressione era tangibile, mentre qui si possono sbloccare solo un paio di stanze extra e attendere l'inesorabile game over confinati in spazi piuttosto ristretti. Dovrebbe metterci una pezza la modalità Tranzit. La filosofia di questo Game Mode è la stessa di survival, ma stavolta il gruppo di sopravvissuti ha a disposizione un bus che lo trasporta da una location all'altra. A conti fatti sembra semplicemente un sistema per collegare le varie ambientazioni in modo che, spostandosi dall'una all'altra, il gruppo senta meno il peso della ripetitività. A rendere più interessanti le cose ci sono anche delle Work Bench in cui è possibile assemblare delle componenti recuperate negli stage, per costruire strani congegni. Una dinamo improvvisata può servire per aprire porte elettriche, mentre uno scudo assemblato con la portiera di un'automobile ci difenderà dalla prossima ondata. E' questa l'idea più interessante del nuovo game mode, che non basta però a sopperire alla noia dei viaggi in pullman, che diventano presto troppo ripetitivi.

L'ultima opzione di gioco si chiama Grief, e permette a due team di quattro persone di cooperare per sopravvivere agli Zombie. In verità si tratta di una modalità anche competitiva, dal momento che non è possibile resuscitare membri del team opposto, e che alla fine solo uno dei due gruppi risulterà vincitore. Le condizioni di vittoria sono però mal progettate: bisogna che uno solo dei team resti in piedi durante un'ondata, e riesca ad eliminare tutti i nemici. Inutile dire che molto spesso almeno un membro del team avversario è vivo al termine dell'ondata, oppure -se la difficoltà è elevata- tutti periscono senza appello: in questo caso il round viene riavviato. Le partite sono veramente lunghe e snervanti, e visto che manca un vero e proprio scopo (in pochi minuti si saranno aperte tutte le zone dell'arena), Grief diventa una modalità ben presto noiosa e superflua.
E' un peccato che buone idee a livello concettuale e un level design interessante (bellissimo il setting delle due mappe Town e Farm) vengano in parte sprecate. Zombie funziona stavolta come un semplice riempitivo, in attesa di aggiornamenti più cospicui che possano rendere eccellente anche questa modalità.

Tirato a lucido

Arrivati quasi alla fine della nostra lunga analisi, non resta che spendere qualche parola sul motore grafico. Call of Duty Black Ops 2 sfrutta lo stesso engine dei vecchi capitoli, e la sua anzianità è evidente. Ci sono pochi motori in grado di reggere per così tanti anni senza scontentare il pubblico, e sicuramente quello (sovra)sfruttato da Infinity Ward e Treyarch arriva alla fine di questa generazione con estrema dignità. Il colpo d'occhio di Black Ops 2 non è mai povero, brutto, completamente superato. Anzi: riesce ancora a sollazzare lo sguardo grazie a certe scene evocative, movimentate e ben costruite. E' però innegabile: sul fronte della mole poligonale e degli effetti speciali Black Ops 2 non può competere con le ultime produzioni, cedendo il passo anche di fronte a titoli vecchi di ormai qualche anno. In certi casi la desolata spigolosità di qualche modello, la risibile qualità di alcuni elementi (l'erba e la vegetazione su tutti) ed effetti particellari non certo al top risultano in netto contrasto con le aspirazioni qualitative del prodotto.
Che per fortuna vengono sottolineate nuovamente dall'ottimo lavoro svolto per rendere espressivi i protagonisti, dettagliati i loro modelli, e ben definite le texture. Proprio il lavoro sulla texturizzazione salva Black Ops 2, che in ultima analisi propone un colpo d'occhio ben più che dignitoso, anzi molto migliore rispetto a

"Sul fronte della mole poligonale e degli effetti speciali Black Ops 2 non può competere con le ultime produzioni, cedendo il passo anche di fronte a titoli vecchi di ormai qualche anno."

quello di Modern Warfare 3. Certo, dall'uscita dell'ultimo FPS di Infinity Ward sono passati molti mesi, e nel mentre la qualità media delle produzioni si alza sempre di più. Ma ancora oggi possono contare un framerate inchiodato sui 60 fps, che stavolta risulta ancora più eccezionale proprio in virtù dell'apertura delle zone di gioco, che sono ampie e ricche di elementi. Quello tecnico è sicuramente il comparto meno brillante del titolo Treyarch, ma non si può dire che sia una disfatta: anzi, il facelifting globale giova moltissimo ad un motore grafico che dignitosamente si avvia verso la conclusione della sua avventura.
Semplicemente impressionante, invece, il sonoro. Il lavoro del team è stato impeccabile, e si avvicina (pur senza raggiungerla) alla qualità di Battlefield 3. Le campionature sono finalmente nitide, pulite, ed in generale dotate di un'ottima tridimensionalità (apprezzabile ovviamente con un impianto 5.1). Le musiche, a parte un paio di casi, convincono, risaltando soprattutto nella prima metà dell'avventura, e purtroppo rimanendo più anonime quando il conflitto si sposta su scala globale. Il doppiaggio è di altissimo livello, espressivo e ottimamente interpretato anche dagli ospiti d'eccezione, che caratterizzano al meglio i personaggi di Black Ops 2.

Call of Duty: Black Ops 2 La saga di Call of Duty è una delle più acquistate ed al contempo criticate dalle attuali generazioni videoludiche. I suoi titoli rappresentano di fatto un modo di fare videogiochi che piace a moltissimi, ma che scontenta certi altri alimentando asprissime avversioni. Call of Duty è una serie fortemente ancorata ad una precisa logica di genere, che punta tutto su spettacolarità e coinvolgimento. Da questi confini non scappa neppure Black Ops 2. Ma il titolo Treyarch apre prospettive davvero nuove non solo per il brand, ma per l'intero mondo videoludico, dimostrando che i pregi di una sceneggiatura dinamica, controllata consapevolmente o meno dalle azioni del giocatore, possono illuminare di luce nuova ogni prodotto. Da questo punto di vista, Black Ops 2 è un Call of Duty davvero esplosivo, il migliore dell'ultimo lustro: anche perchè ha il coraggio di inserire nuovi elementi all'interno del Single Player, allargando i confini degli stage, ed inseguendo un dinamismo che poche altre campagne hanno avuto. Black Ops 2 conferma anche l'eccellenza del suo Multiplayer, sfrondando una formula che era diventata troppo carica, e riportandola più vicino a quella dell'iniziatore del corso che Call of Duty ha preso in questa generazione. Il motore grafico datato ma sempre fluidissimo e agghindato per l'occasione sul fronte delle texture, ed una modalità Zombie non al top sono le uniche incertezze di un prodotto che risalta, scardinando tante certezze ed anzi risultando, come il Live Action Trailer voleva suggerire, davvero sorprendente.

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