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Recensione Blackguards 2

Si torna ad Aventuria, per scoprire il cupo strategico di Daedalic

Blackguards 2

Videorecensione
Blackguards 2
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
Tommaso Tommaso "Todd" Montagnoli è un maniaco e devoto videogiocatore da più di vent'anni, feroce appassionato di RPG, strategici e tutto il resto. Le poche ore che non spende giocando le passa fra fumetti, cinema, brit rock e snowboard. Lo trovate su Facebook, Twitter e su MORLU TOTAL GAMING.

Daedalic Entertaiment torna nelle nostre librerie digitali con una nuova incarnazione del celebre brand The Dark Eye. Lo studio tedesco, specializzato in avventure grafiche, si è presentato lo scorso gennaio con l’ottimo Blackguards, un progetto ambizioso e ricco di sorprese. Il titolo mescolava perfettamente l’essenza del gioco di ruolo strategico turn-based con ottimi contenuti narrativi e, nonostante alcune spigolosità, riuscì ad ottenere un buon successo. Ad un anno esatto dalla sua pubblicazione ci ritroviamo per le mani il suo seguito: Blackguards 2. Abbiamo provato più volte il titolo Daedalic e sin dalla scorsa Gamescom ci aveva fatto una bella impressione: il team prometteva di restare fedele all’idea di base, rifinendola e allo stesso tempo alzando il tiro con nuove dinamiche. Ma cosa ne è stato delle vecchie pecche? Un solo anno di sviluppo può sembrare poco, eppure Blackguards 2 riesce a migliorarsi: alla classica componente strategica “in-battle” si aggiunge la dimensione gestionale della world-map e tante piccole novità che riescono a mandare in “overdose tattica” anche il più affamato degli strateghi. Siete curiosi di sapere che fine hanno fatto i nostri anti-eroi? Torniamo insieme a sud di Aventuria, in quel mondo intrigante e spietato, poiché fra le sue dune insanguinate si celano ancora infiniti segreti...

Insoliti (anti)eroi

Prima di tutto è bene fare le presentazioni, e nella serie di Blackguards i personaggi hanno un ruolo fondamentale. Per chi non è familiare con la saga, ricordiamo che il titolo si basa sulla licenza di The Dark Eye, il celebre gioco di ruolo cartaceo (in stile D&D) che possiede un immaginario molto particolare. Scordatevi il fantasy made in Blizzard o gli eroi piatti alla “legale-buono”: il mondo di Blackguards è oscuro e degradato, più simile a quello di The Witcher che alla Terra di Mezzo. In questo capitolo vestiremo i panni di Cassia, un personaggio “in vista” della città-capitale di Mengbilla. Il vecchio (ed assai povero) character editor lascia il posto ad un personaggio preconfezionato. Qualcuno potrebbe obiettare che in un RPG la creazione del proprio pg è fondamentale, ma possiamo assicurarvi che dopo appena qualche ora di gioco vi ricrederete. Mentre gli eventi e le decisioni della quest principale tratteggiano un condottiero lineare e spietato, i dialoghi secondari e alcuni espedienti narrativi mostrano una Cassia ben più strutturata; un anti-eroe malvagio, controverso e a tratti folle, un enigma per il giocatore stesso. Il protagonista, dunque, ci sembra azzeccato: originale e carismatico ma non troppo caricaturale, un ottimo punto di partenza per la narrazione.

L’incipit dell’avventura è piuttosto semplice: le vicende si ambientano a pochi anni di distanza dalla battaglia finale del primo Blackguards, e dopo un breve filmato introduttivo prendiamo il controllo della nostra protagonista. Cassia, inizialmente bella e ingenua, viene imprigionata nei dungeon della sua città senza nemmeno sapere il perché. Traditi e umiliati saremo costretti a vagare in solitudine per quattro lunghi anni, ma alla fine riusciremo ad evadere. Logorata dal tempo e sfigurata dai veleni dei ragni Corapia, Cassia si evolve in qualcosa di folle e rabbioso. Da qui in poi comincerà la sua crociata vendicativa ai danni del reggente della città di Mengbilla, il tiranno Marwan, presunto artefice del tradimento. Ma una sola donna non può combattere un esercito: servono alleati, e quale migliore aiuto dei vecchi conquistatori delle nove orde? Dopo le prime battaglie-tutorial ci ritroveremo ad assoldare qualche vecchia conoscenza. L’intero manipolo di eroi conosciuti nel primo Blackguards ritorna, costituendo ancora una volta il party base.
Ritroviamo Naurim, l’avido e cocciuto nano finito in malora dopo uno dei suoi loschi traffici. C’è anche Zurbaran, l’irresistibile mago donnaiolo che, in circostanze misteriose, è tornato in schiavitù. Ed infine Takate il selvaggio: quello che un tempo era un temibile guerriero oggi non è altro che un annoiato despota della giungla che brama solo una degna morte.
Il plot principale, in ogni caso, è incentrato sulla spietata campagna di Cassia, una vera e propria scalata al potere fatta di razzie e sabotaggi militari. Una volta assemblata la nostra armata (tutt’altro che un fronte di liberazione) sarà il momento di muovere guerra ai nostri nemici. Il testa a testa fra il nostro esercito e quello di Marwan si dimostrerà più lungo del previsto e anche se inizialmente tutto si risolve ad una serie di operazioni belliche, ben presto entrano in gioco forze assai più temibili degli eserciti. Il fantasy medievale non è certo famoso per le sue storie originali, ma questa volta Daedalic si è data da fare creando anche un sistema di storyline alternative. Durante il susseguirsi delle normali vicende previste della main quest, incapperemo in una miriade di scelte (più o meno dirette) che modificheranno attivamente la nostra storia. Vi è poi un ampio corredo di imprese secondarie che nasconde numerosi scontri facoltativi e mini-campagne, arricchite come sempre da dialoghi interessanti e informazioni aggiuntive. Sebbene varietà e originalità non siano il massimo saremo sempre impegnati ad esplorare qualche dungeon o a sedare qualche rivolta, se non per curiosità, almeno per il loot. A sorreggere il tutto c’è il background davvero intrigante del mondo di gioco, un must per le produzioni europee: le cupe tinte di The Dark Eye sono restituite in maniera perfetta, accompagnate da una scrittura impeccabile ma pur sempre accessibile (più simile a Shadowrun che a Wasteland). L’intera struttura narrativa risulta efficace e nonostante le cutscene siano poche e semplici, svolgono bene il loro compito.
Il titolo Daedalic vanta dei dialoghi veramente notevoli: sia gli scambi di battute che i monologhi risultano sorprendentemente divertenti, capaci di oscillare abilmente fra un registro epico e uno decisamente più comico, garantendovi immedesimazione e qualche grossa risata. I personaggi principali, del resto, sono davvero ottimi, caratterizzati con grande perizia e doppiati in maniera ancor più eccellente (con menzione d’onore per il nano Naurim). In definitiva tutto il comparto narrativo è promosso a pieni voti, in linea con gli standard del primo capitolo e supportato da una valida traduzione italiana (e per un titolo indie non è cosa da poco).

ESAGONI E SCACCHIERE

Chi è familiare con gli RPG strategici si aspetta un combat system degno di tale nome e in Blackguards 2 troverà pane per i propri denti. L'intera struttura del gameplay si suddivide in tre momenti ben diversificati, e la componente RPG è forse la meno ampia. Saranno presenti caratteristiche e abilità da potenziare, dedicandosi alla lenta opera del min-maxing (questa volta però la struttura risulta snellita e semplificata), ma vista la caratura indie del titolo gli sviluppatori hanno deciso di limitare il fattore esplorazione, esattamente come nel primo Blackguards. La mappa del mondo è costellata da varie location: ogni città, villaggio o dungeon può ospitare battaglie o una schermata semi-statica, ma non sarà disponibile una vera e propria struttura esplorabile. Nello specifico le città sono rappresentate come dei “quadri interattivi”, una specie di scenario 3D che ricorda molto quello delle avventure grafiche. All’interno dei villaggi potremo interagire con gli npc, commerciare con i venditori (suddivisi in alchimista, fabbro e mercante generico) o semplicemente parlare agli abitanti (scoprendo magari qualche quest segreta). A tal proposito accenniamo anche all’aggiunta di un accampamento “on the road”, una location persistente e accessibile in ogni momento dalla mappa di gioco, una sorta di hub dove comprare armi e quant’altro. Nonostante le dimensioni un po’ ridotte, la componente prettamente “ruolistica” riesce a difendersi, fungendo da cornice alle battaglie.

Sotto il guscio RPG di Blackguards 2 batte un cuore strategico: sia il sistema di crescita del personaggio che il combat system sono stati migliorati, grazie anche ai consigli di una community piuttosto attiva.
In Blackguards 2 gestiremo un party di eroi, guidandolo in una lunga serie di combattimenti a turni (con visuale dall’alto) e organizzati su di una griglia esagonale. Il sistema di progressione degli eroi non prevede il solito avanzamento di livello ma si basa piuttosto sull’accumulo di punti esperienza, qui chiamati PA, ottenibili ad ogni battaglia e spendibili liberamente. La scheda del personaggio segue i classici criteri del min-maxing (fatta eccezione per i tratti fondamentali, che non possono essere cambiati) ma ora risulta leggermente più chiara e fruibile. Vi sono cinque categorie dove spendere i nostri PA. La prima corrisponde ai classici “weapon talent” in cui migliorare le nostre abilità con le nove categorie di armi (scegliendo per ognuna un orientamento più offensivo o difensivo). C’è poi la categoria dei “talenti generici” dove troviamo abilità accessorie di grande valore strategico (come la conoscenza delle varie classi di nemici, che ci permetterà di scoprirne gli HP/MP). La terza categoria è quella delle “spell” (ovvero le magie) che è rimasta praticamente invariata con i suoi ventiquattro incantesimi, ognuno potenziabile fino al livello quattro. La quarta categoria risponde al nome di “manovre” e comprende tutte quelle abilità fisiche utilizzabili sul campo di battaglia (ad esempio l’atterramento o l’affondo mirato). L’ultima scheda contiene le “abilità speciali”, una serie di passive che specializzeranno il nostro personaggio (come l’aumento degli Hp o la possibilità di indossare armature sempre più pesanti). Sebbene la struttura sia stata semplificata c’è ancora qualche mancanza in termini di chiarezza: gli esperti del genere non incontreranno problemi ma i novizi necessiteranno qualche tempo per l’interpretazione delle tabelle.

Il combat system di Blackguards 2 è stato migliorato notevolmente. Con qualche modifica apportata al cosiddetto “hit rate” gli sviluppatori sono riusciti a velocizzare i combattimenti, per concentrarsi poi sulla struttura delle battaglie. Tanto per cominciare le arene sono più grandi e complesse, ed è stato inserito anche il valore della resistenza, garantendo così un migliore bilanciamento fra le varie classi. Come sempre sarà possibile interagire con trappole e nuovi “oggetti di scena”, ma c’è di più: la maggior parte dei combattimenti non è più risolvibile mediante l’uccisione dei nemici, questi ultimi infatti si rigenerano di continuo portandoci allo stremo nel late match. Per uscire vittoriosi da uno scontro dovremo necessariamente completare degli obiettivi particolari, ad esempio liberare un personaggio e fuggire nel minor numero di turni possibile. Questa dinamica raggiunge il suo apice con le boss-fight: duelli speciali dove oltre ai nemici dovremo gestire dei rompicapo ambientali tutt’altro che semplici. Se da un lato ciò innalza il livello di sfida, garantendovi un grande appagamento a fine round, dall’altro un’eccessiva difficoltà può ridurre la più epica delle schermaglie ad un semplice “try 'n die” con il rischio di frustrare il giocatore.

L’ultima, nonché la più importante, novità di Blackguards 2 risiede nell’inserimento della componente gestionale. La nostra Cassia potrà contare su un esercito di mercenari che andranno ad affiancare i nostri quattro eroi. Grazie a questa modifica avremo diverse tipologie di combattimento: dalle battaglie campali, caratterizzate da un largo uso di unità, alle missioni di sabotaggio che prevedono solo il party base. I mercenari in questione possono essere addestrati nel nostro accampamento, e nuove unità si uniranno a noi nell’arco della nostra avventura. Il team di sviluppo ha anche deciso di integrare una componente “amministrativa” della world map. Il nostro esercito partirà dal confine estremo della mappa e dovremo farci strada nel regno, conquistando man mano una serie di città e punti di interesse, scegliendo liberamente fra varie opzioni. Potremo anche pianificare le nostre mosse in base alle informazioni ottenute mediante quest secondarie oppure ricorrendo all’interrogatorio dei prigionieri. Tornando nel nostro accampamento a fine battaglia troveremo dei detenuti che potremo torturare o ingannare al fine di ottenere preziose informazioni, scegliendo infine cosa fare della loro vita, tenendo presente che questo potrà modificare il corso degli eventi. La strada per la città di Mengbilla sarà ostacolata dall’esercito avversario che puntualmente cercherà di riprendersi i territori da noi ottenuti; ogni tre villaggi espugnati verremo riattaccati e per la prima volta in Blackguards gestiremo una linea difensiva, piazzando trappole e creando barricate. Daedalic mantiene anche qui la sua promessa, proponendo un titolo più dinamico e rifinito ma ancora afflitto da quelle imperfezioni che caratterizzavano il titolo precedente: i menu semplificati ci permetteranno di sviluppare più consciamente i nostri personaggi, ma resta ancora il problema della difficoltà e di una curva di apprendimento non sempre bilanciata.
Dal punto di vista della durata invece, non possiamo certo lamentarci. Blackguards 2 guadagna terreno in termini di rigiocabilità e supera il suo predecessore garantendovi almeno 25-30 ore di gioco, che aumentano significativamente se optiamo per una difficoltà elevata o una run scrupolosa.

IN NOMINE UNITY

Dopo un lungo viaggio giungiamo infine al comparto tecnico e qui purtroppo, Blackguards 2 mostra il fianco. Visivamente parlando il prodotto di casa Daedalic è rimasto fermo a un anno fa; l’ambiente grafico è affidato prevalentemente al solito Unity, ormai comune fra le produzioni indie. Nel curriculum del suddetto engine troviamo ottimi titoli come Endless Legend, the Forest o Never Alone, ma il titolo da noi trattato non è dei più riusciti. Tralasciando alcuni isolati ma fastidiosi bug, ci imbattiamo sin da subito in una moltitudine di texture slavate e in set di animazioni ancora troppo poveri. I modelli dei personaggi e i particellari rientrano nella media, ma anche qui era lecito aspettarsi qualcosa di più che un semplice “cut & paste”. Dal punto di vista contenutistico segnaliamo nuove armi, nuovi set di nemici e nuove tipologie di arene che dimostrano comunque una buona cura per il dettaglio che di certo apprezzerete. Fortunatamente, in questo genere di giochi non conta solo il numero dei poligoni. La direzione artistica riveste un ruolo importante, ed è qui che Blackguards 2 riesce a rialzare la testa. Gli artwork, il mondo di gioco e la realizzazione generale degli scenari sono decisamente buoni e riescono a trasmetterci la grande atmosfera dipinta dall’universo di The Dark Eye. Il sud di Aventuria è una terra particolare, caratterizzata da un setting esotico e arabeggiante che si lascia piacevolmente ammirare: dagli sperduti villaggi coperti di sabbia fino alle cupole dorate delle grandi città, passando per le lussureggianti foreste dell’entroterra. E infine c’è il comparto audio, su cui spicca un doppiaggio di prima scelta, accompagnato da campionature e soundtrack di buon livello, anche se spesso mutuate dal primo capitolo. Il versante tecnico resta il più debole della produzione, ma era anche prevedibile visto il team ristretto e i tempi di realizzazione da record.

Blackguards 2 Dopo più di cinquanta ore passate per le terre di Aventuria, siamo sempre più convinti che le intuizioni di Daedalic erano azzeccate: Blackguards 2 è il degno successore di quel primo capitolo da noi tanto amato. Le novità inserite in questo seguito sono tangibili sin dal primo scontro e la dimensione gestionale unita alla modalità difensiva attribuiscono un valore aggiunto davvero notevole. Il gameplay ne esce dunque rinvigorito ma non stravolto, mantenendo così tutte le peculiarità imprescindibili per un appassionato del genere. C’è ancora qualche vecchia falla, come la lentezza degli scontri e una grafica non proprio al top, ma il bilancio resta comunque positivo. Se siete degli abili strateghi o se semplicemente cercate una storia ricolma di personaggi carismatici, questo è il gioco che fa per voi. Se invece siete nuovi al settore degli SRPG, tenete presente che Blackguards non è una passeggiata. Oltre alla difficoltà elevata, il gioco prevede molti rifermenti alla storia del primo capitolo, rischiando così di minare la vostra esperienza. Concludendo, diciamo che la nuova incarnazione della saga marchiata Daedalic è comunque più che riuscita. Un’avventura solida e appagante che si guadagna così un posto in prima fila nella tanto acclamata Rinascita degli RPG.

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