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Recensione Blacklight Retribution

Il Free-to-Play Zombie Studios stuzzica ma non convince

Versione analizzata: Playstation 4
recensione Blacklight Retribution
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Nonostante abbia saltato l'appuntamento con il Day One europeo, Blacklight: Retribution ha raggiunto gli scaffali digitali di PlayStation 4 tutto sommato in fretta, pochi giorni dopo l'esordio della piattaforma Next-Gen targata Sony.
Assieme a Warframe e War Thunder, dunque, il titolo firmato Zombie Studios rimpolpa l'offerta di titoli Free to Play con cui gli utenti cercheranno di passare il tempo in questi primi mesi di magra.
Come i due "colleghi" appena citati, Blacklight: Retribution è il porting di un gioco già disponibile su PC, piattaforma che da ormai molti mesi sta esplorando (con alterni successi) i nuovi Business Model legati alle microtransazioni. Uscito nell'aprile dello scorso anno, questo Blacklight è il seguito ufficiale di Tango Down, sparatutto sinceramente terrificante che speriamo vivamente non abbiate avuto il piacere (?) di conoscere. Per fortuna, dopo il capitombolo il team di sviluppo ha aggiustato il tiro, e almeno dal punto di vista delle meccaniche di gioco Retribution riesce a cavarsela. Purtroppo il titolo è funestato da un'evidente tendenza al Pay-to-Win, nonché da un'ottimizzazione che, all'alba della next-gen, non si può certo definire "di spicco".
Se siete amanti dei First Person Shooter veloci e non avete voglia di confrontarvi con la "spinosa" community degli ultimi Call of Duty, comunque, Blacklight potrebbe tenervi impegnati per qualche settimana.

Vivere e morire sulla rete

Come ogni sparatutto che vive sulla rete, Blacklight: Retribution è un titolo focalizzato esclusivamente sul multiplayer competitivo. Il primo approccio al gioco rischia di essere un po' spiazzante: la schermata iniziale è molto asciutta, mentre i menù di personalizzazione del loadout sono troppo carichi di informazioni, con continui rimandi al negozio in-game ed un numero stratosferico di elementi e componenti, che è difficile tenere in considerazione al primo accesso.
Il modo migliore per prendere confidenza con il titolo è quello di selezionare l'opzione "allenamento", che ci catapulta senza troppi preamboli in partita, a scontrarci con altri novellini in una mappa di dimensioni molto ristrette.
Quello che si scopre, quindi, è uno sparatutto in prima persona molto classico e diretto, che proprio in Call of Duty sembra trovare la sua ispirazione. Qui non si tratta di guerra moderna, bensì di una schermaglia dalle tinte sci-fi, in un setting tutto sommato anonimo nonostante qualche spruzzata di Cyberpunk. Sono però i ritmi che assomigliano molto a quelli, discretamente compulsivi, del brand Activision. Sebbene il respawn non sia immediato e dopo ogni morte si debba aspettare qualche manciata di secondi per rientrare in partita, gli scontri sono sempre serrati, tesi, con personaggi che schizzano da una parte all'altra della mappa e l'urgenza di avere le dita pronte ad attivare l'iron sight.
Le prime partite di riscaldamento scorrono quindi via molto veloci, e l'entusiasmo della scoperta ci porta a sperimentare le soluzioni che Blacklight: Retribution adotta per cercare di vivacizzare i match. Troviamo ad esempio una sorta di visione a infrarossi, che ci permette di identificare le sagome degli avversari per pianificare il nostro assalto, ma di cui non bisogna abusare, perché è impossibile sparare mentre il potere è attivo, e gli istanti necessari per tornare ad imbracciare l'arma possono risultare fatali nel caso di uno scontro diretto.
Un'altra particolarità del gioco è la possibilità di cambiare dinamicamente il proprio equipaggiamento, utilizzando i punti accumulati ad ogni kill per sbloccare, in uno dei depositi collocati sulla mappa, armi e bonus di ogni tipo: ci sono ricariche di salute e munizioni extra, ma anche rocket launcher e lanciafiamme, fino a raggiungere il culmine di un esoscheletro armato di minigun. Non aspettatevi in ogni caso la vitalità di Titanfall, perché i match si svolgono in maniera molto più regolare e quasi sempre senza sorprese.

Una volta metabolizzati i ritmi di gioco viene dunque il momento di gettarsi nella mischia, infilandosi in una delle lobby dedicate alle varie modalità. La selezione è piuttosto classica: si va dal classico Deathmatch all'ormai sdoganato Domination, passando per un "Kill Confirmed" che dimostra una volta di più la vicinanza con Call of Duty. Scesi in campo si scoprono tuttavia delle mappe molto articolate, senza particolari guizzi stilistici, ma sufficientemente ricche di spunti per garantire una buona varietà di approcci. Anche il sistema che attribuisce ad ogni giocatore un "grado di pericolosità" convince, innescando una divertente caccia ai "signori della guerra" delle squadre avversarie, che fruttano un buon numero di punti extra relativamente utili per sbloccare i potenziamenti in partita. Blacklight, insomma, è tutto sommato un titolo sviluppato con impegno, che propone dei match molto vivaci ed ha persino qualche trovata interessante (come la possibilità di hackerare i terminali e le basi conquistate, per costringere poi gli avversari ad aggirarne le protezioni con un semplice minigame).
Qual è allora il vero problema di Retribution, al di là di un'aderenza fin troppo fedele al consunto canone di un genere ormai claudicante?

Microtransazioni

Gran parte del disappunto che si prova giocando al prodotto Zombie Studios deriva dall'assurdo sistema con cui vengono gestite le microtransazioni. Come in molti dei Free To Play moderni troviamo due tipologie di crediti, che si possono ottenere rispettivamente vincendo le partite o mettendo mano al portafoglio. Idealmente con i primi è possibile avere accesso ad un buon numero di oggetti e perks, disponibili in quantità enormi nello store di gioco. Il problema è che non potremo però acquistarli, ma solo "noleggiarli" per un periodo limitato. Volete provare quel mirino che potrebbe sensibilmente migliorare la percentuale di colpi a segno? Potrete farlo per tre giorni, dopodichè dovrete tornare all'equipaggiamento di base. L'unico modo per sbloccare permanentemente componenti, armi e bonus sarà quello di usare gli Zen Point, pagati a caro prezzo con la propria carta di credito. Il sistema potrebbe sembrare sulle prime persino intelligente: prima di pagare per un oggetto, abbiamo infatti l'occasione di provarlo in campo, spendendo punti che si riguadagnano nel corso delle partite.
Sfortunatamente non ci si mette molto ad intuire che i punti richiesti per il noleggio sono veramente molti, e che l'equipaggiamento aggiuntivo influisce sostanzialmente sul bilanciamento delle partite. Basta cambiare ottica al proprio fucile per veder migliorare drasticamente le proprie prestazioni: figuriamoci quando si personalizza interamente il proprio loadout. Si capisce subito che per essere competitivi bisogna per forza avere qualche aiuto, ed il numero di crediti in-game richiesti tenersi costantemente "addobbati" è fuori di testa. L'alternativa è quindi dedicare tutto il proprio tempo a Blacklight: Retribution, oppure accettare di pagare una ventina di euro per costruire una classe come si deve.
Per chi dovesse appassionarsi al titolo, trovandosi magari in crisi d'astinenza da FPS, l'investimento può anche risultare opportuno, anche se il nostro consiglio è quello di non spingersi oltre la cifra poco fa preventivata, cercando di delineare un singolo approccio alle partite e restando fedeli a questo ruolo, senza voler sperimentare altre combinazioni di perks e bocche da fuoco.
Del resto, vi assicuriamo che dopo qualche settimana anche i più entusiasti cominceranno a sentirsi un po' stanchi, magari anche per l'ottimizzazione tutt'altro che perfetta su Ps4.
Allo stato attuale dei fatti, oltre ad un colpo d'occhio tutt'altro che brillante, Retribution soffre di vistosi rallentamenti, che a più riprese interrompono la magia dei 60 frame al secondo. Rispetto all'edizione PC, inoltre, manca qualche modalità (che speriamo sia introdotta con una patch), e i server di gioco sono abbastanza vuoti. In certi casi, dunque, le operazioni di matchmaking sono molto lente, e non è detto che le partite si giochino con in campo un numero di giocatori decente, necessario per garantire quella vivacità che un FPS veloce e ritmato come Blacklight dovrebbe sempre avere.

Blacklight Retribution Blacklight: Retribution non è proprio il migliore tra i Free 2 Play disponibili su PlayStation 4. Una grafica non al top, una generale mancanza di verve, ma soprattutto un modello economico troppo concentrato sulle microtransazioni e incline al Pay-to-Win ne fanno uno dei prodotti meno allettanti in questo periodo immediatamente successivo al lancio. Se non altro, il titolo Zombie Studio serve a coprire un settore molto in voga: mentre War Thunder e DC Universe si rivolgono a nicchie particolari, assieme a Warframe questo Retribution stuzzica gli amanti degli sparatutto, adottando la sempre efficace prospettiva in prima persona. Un gameplay rapido e veloce, con qualche trovata interessante, potrebbe insomma incuriosire gli appassionati, che sicuramente spenderanno più di qualche ora sui server di gioco. Peccato che visti i problemi summenzionati, l'infatuazione passi molto in fretta.

5.5

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