Recensione Blacklight: Tango Down

Recensito Blacklight: shooter online dedicato alla distribuzione digitale

Versione analizzata: Xbox 360
recensione Blacklight: Tango Down
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc

Sono i dettagli a fare la differenza. Zombie Studios, con la sua ultima scommessa pare crederci fortemente. Blacklight: Tango Down non è altri che il “solito” sparatutto futuristico in prima persona destinato al digital delivery. La sua forza, di fronte ad una struttura ludica tipica e canonica, si basa tutta su un editor di personalizzazione delle armi capace di realizzare “trilioni di combinazioni diverse”, come recitano i comunicati ufficiali di Ignition (il produttore). Potenzialmente quindi è un titolo che sarebbe in grado di veicolare una miriade di tattiche diverse e approcci in-game, ma riesce a farlo? Solo in parte, e adesso vedremo il perché.

Un misterioso conflitto

Il setting proposto è quello di una decadente e futuristica Europa orientale, dove due fazioni americane, Blacklight e “The Order” se le danno di santa ragione. Come si è arrivati a questa guerra, perché si combatte e dove conduce non lo scopriremo mai. Tenendo fede alla sua natura espressamente dedicata all’online, il gioco non si concentra infatti su alcuna modalità single player, relegando la trama ad un ruolo del tutto marginale. Anche nel caso in cui si decida di affrontare le missioni cooperative, per un massimo di quattro giocatori, i dettagli su storia e ambientazione sarebbero veramente pochi, con le locazioni adibite alle scorribande cooperativa praticamente identiche a quelle dei match multiplayer. Proviamo allora a concentrarci sull’online gaming, vero fulcro di Tango Down. Lo schema segue l’iter di produzioni famose come Call of Duty e Battlefield: Bad Company, con combattimenti veloci e frenetici combinati ad una progressione del personaggio che, scoprirete, è di fondamentale importante nel prosieguo della carriera virtuale. Sarà proprio la crescita progressiva ad aprirvi la strada verso le mille possibilità dell’editor di personalizzazione delle armi. Disponibile da subito, intendiamoci, ma completo e pienamente fruibile solo con la dotazione bellica avanzata. I punti esperienza regalati dalle uccisioni o da altre azioni di supporto durante gli scontri, permettono al giocatore di salire di livello e quindi ottenere l’accesso a nuove armi e, più tardi, alle relative personalizzazioni, con pezzi e gadget aggiuntivi da sistemare a proprio piacimento. Si passa dalla modifica dell’arma a quella più sofisticata di munizioni, accessori, fino ad arrivare poi a ritoccare lo stile e le funzionalità del mirino. Si tratta, senza mezzi termini, di un parco giochi virtuale praticamente perfetto per tutti gli amanti delle dotazioni belliche hi-tech. Questa sorta di officina, inoltre, è una caratteristica importante per Blacklight, poiché lo differenzia parecchio rispetto a tanti altri FPS-clone. La selezione dell’arma (e relativi gadget) permette di studiare tattiche differenti. Per fare un paio di esempi, se costruite un fucile di precisione molto sofisticato, dovrete cercare poi di occupare posizioni strategicamente vantaggiose.Al contrario potreste preferire un approccio diretto, strutturando un'adibita alle funzioni di assalto e adatta agli scontri ravvicinati, come il mitragliatore o un più potente fucile a pompa. Tutto questo riesce a creare situazioni di gioco sempre varie, valide e, soprattutto, molto divertenti. La progressione piuttosto divertita si deve anche ad un gameplay tutto sommato “user friendly”, che si diversifica persino grazie all’utilizzo di oggettistica speciale, come l’HRV, un visore che dà al giocatore la possibilità di scovare la posizione degli avversari anche dietro le mura (anche se il suo raggio d'azione non è troppo largo). Blacklight, dunque, si offre davvero a tutti: appassionati e non, grazie all’enorme senso di immediatezza regalato dal control scheme. Ma se credete che sia andato tutto per il meglio, non è esattamente così.

Purtroppo bisogna valutare anche l’altra faccia della medaglia: elementi che abbassano notevolmente le qualità di una produzione che sulla carta poteva offrire molto di più. Bisogna specificare che sono difetti spesso congeniti per uno sparatutto dedicato al multiplayer, ed anche prodotti più blasonati (come Modern Warfare 2) ne sono colpiti. Partiamo dal triste fenomeno del “campering”, che porterà alla frustrazione i videoplayer meno esperti. Nonostante il posizionamento di torrette difensive che, secondo le intenzioni degli sviluppatori, dovevano bloccare proprio questo problema, non ci vuole molto a nascondersi in prossimità dei punti di respawn degli avversari e farli cadere giù uno dietro l’altro senza il minimo sforzo. Lo studio non ha avuto la capacità di ovviare ad una problematica piuttosto grave, che ha il solo merito di spostare l’ago della bilancia di ogni partita dalla parte di chi sarà più bravo a sfruttare, ed è triste dirlo, una pecca strutturale dell'architettura delle arene. Il divertimento così rischia di ridursi all’osso: il senso di sfida sparisce completamente e questo potrebbe portare molti ad abbandonare i server online precocemente. Si poteva evitare in tanti modi questo problema, ad esempio limitando i movimenti dei soldati in prossimità della base nemica, oppure facendo in modo che i punti di respawn non fossero fissi. Non abbiamo apprezzato nemmeno il funzionamento del matchmaking, che crea casualmente (mai termine è stato più azzeccato) le partite online. Il sistema non tiene conto del livello di crescita raggiunto dai giocatori, mettendo quindi a confronto chi gioca la sua prima partita con chi invece ha già raggiunto livelli elevati, con tutti i benefici del caso in termini di dotazione ed equipaggiamento. Si crea una situazione di squilibrio sgradevole, che va a premiare i giocatori più “anziani”. Mentre il neofita si trova con l’armeria standard fornita dal gioco, l’avversario avrà il suo arsenale completamente personalizzato, adatto al proprio stile, e di conseguenza più potente ed efficace. Insieme al campering, questo crea sfiducia verso chiunque si avvicini per la prima volta ai server di Blacklight. Nonostante la crescita del personaggio sia infatti piuttosto rapida, crediamo non si debba forzare mai il giocatore ad avere pazienza prima di divertirsi sul serio.
Non bocceremo comunque Blacklight per questo. Si tratta di difetti importanti e per questo noterete che il voto non sia troppo elevato, ma il titolo riesce ad essere divertente (quando gli amanti del campering sono in vacanza) e a tratti persino unico, a suo modo, per certi versi diverso dalla grossa quantità di sparatutto in soggettiva vista in questa generazione.

Come giocare online

Sono sette le modalità di gioco previste da Blacklight: Tango Down e nessuna di esse spicca per originalità, mostrandosi però funzionale ed efficiente. Si passa dal classico deathmatch (singolo e a squadre) fino a tipologie più complesse come “Domination” e “Detonate”, nelle quali sarà necessario rispettivamente conquistare dei punti segnalati dalla CPU o far esplodere l’intera squadra nemica tramite dei detonatori attivabili attraverso un apposito minigame. Il netcode è sempre performante e mai colpito da incertezze, permettendo ai 16 giocatori previsti da ogni mappa di affrontarsi senza il disturbo di lag. Bene anche la cooperativa per quattro persone, che permette persino di scegliere diversi livelli di difficoltà.

Le luci di un mondo in rovina

Per essere venduto a “soli” 15 euro (1200 Microsoft Points), il gioco può contare su un comparto grafico tutto sommato valido. L’Unreal Engine 3 lo conosciamo tutti, ed anche in questo caso mostra le sue qualità. Gli ambienti sono ben realizzati: anche se a tratti appaiono fin troppo canonici nella caratterizzazione grafica e artistica, sono abbelliti da effetti di luce di ottima sostanza, e spalleggiati da una buona modellazione poligonale dei soldati e da un frame-rate stabile, senza rallentamenti di sorta. Al titolo manca forse un po’ di carisma, e talvolta Tango Down appare davvero troppo simile ai suoi congeneri.
Essenziale invece il comparto sonoro, che si limita a riprodurre, senza sorprendere, il suono di esplosioni, il sibilo dei proiettili, e le urla di dolore dei soldati uccisi. La colonna sonora è infine praticamente assente.

Un futuro radioso per Blacklight?

Pare che Ignition voglia fare sul serio con il marchio di Blacklight. Dopo il lancio di Tango Down su Xbox Live, PC e PlayStation 3, è già pianificata la realizzazione di una pellicola cinematografica da parte di Twentieth Century Fox e quella di un fumetto, ancora non meglio specificato. Se lo sparatutto multiplayer dovesse avere successo possiamo aspettarci una produzione Tripla A destinata stavolta al mercato retail, che approfondisca, insieme a film e graphic novel, le fila interessanti ma misteriose della sceneggiatura? C’è da sperarci.

Blacklight: Tango Down Blacklight: Tango Down è un sparatutto che giunge su un mercato già pieno di congeneri agguerriti. Arriva piuttosto ricco di idee, ma legato ai polsi dai lacci del low-budget tipico di una produzione per il digital delivery. Il gioco diverte, è valido, e propone persino qualche elemento originale, ad esempio nella grande officina di personalizzazione dell'arma. Manca però la classica ciliegina sulla torta: un migliore sfruttamento delle innovazioni apportate, e la cura maniacale su certi aspetti del bilanciamento che appaiono fondamentali in un titolo dedicato all’online gaming. Questo si traduce in gravi fenomeni come quello del campering, oppure in un matchmaking che crea a volte squilibrio nelle partite, non tenendo conto del livello raggiunto dai giocatori. Venduto comunque ad un prezzo irrisorio, consigliamo almeno una prova a tutti gli amanti del genere. Scoprirete un divertente passatempo estivo in attesa dei grossi calibri del prossimo autunno video ludico. Halo: Reach e Crysis 2 su tutti.

7

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