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Recensione Bladestorm Nightmare

Riviviamo la battaglia dei cent'anni

Versione analizzata: Playstation 4
recensione Bladestorm Nightmare
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Marcello Marcello "Pavo" Paolillo è videogiocatore da sempre, e da anni critico del settore; ha scritto e scrive attualmente su diverse testate online dedicate ai videogames e al cinema, passando anche per i fumetti. Pavo non è il suo nome anagrafico; ma è sicuramente il suo nome vero. Lo trovate su Facebook e Twitter.

Omega Force e Koei Tecmo collaborano da tempo immemore per portare nelle mani del grande pubblico nuovi capitoli dell'infinita serie di Dynasty Warriors, che da oltre tre generazioni di console sfoggia con cadenza pressoché annuale (cosa questa più negativa che positiva) le antiche battaglie dei Tre Regni. Tutto questo, senza dimenticare legioni di spin-off e cross over della serie Musou, ispirati a loro volta ad anime e manga di successo. Ora, tuttavia, lo sviluppatore giapponese ha deciso di portare sull'attuale generazione il remake di Bladestorm: The Hundred Years War, titolo strategico pubblicato nel lontano 2007 per le “vecchie” piattaforme, PlayStation 3 e Xbox 360. Questa nuova edizione, ribattezzata Bladestorm: Nightmare, promette di offrire diverse novità e feature inedite rispetto all'uscita originale, in modo da distrarre i giocatori dal fatto che si tratti, a conti fatti, dell'ennesima versione HD di un gioco obsoleto. Sarà riuscita Koei Tecmo a vincere quest'ennesima battaglia commerciale?

UNA BATTAGLIA LUNGA CENT’ANNI

Partiamo dall’incipit, che non si discosta da quanto visto su console PlayStation 3 e Xbox 360 anni or sono. Bladestorm: Nightmare ci catapulta infatti all'interno della sanguinosa Guerra dei Cent'anni, combattuta tra Francia e Inghilterra nell'undicesimo secolo, il tutto vestendo gli scomodi panni di un mercenario chiamato a schierarsi da una parte o dall'altra del conflitto, con la possibilità di cambiare fazione ogni volta che se ne sentirà il bisogno (quando si dice essere fedeli al proprio ruolo). Il titolo Omega Force unisce quindi azione e strategia in tempo reale tipici di una moltitudine di RPG e titoli tattici su vasta scala, in maniera del tutto simile a quanto visto con i capitoli più o meno recenti della serie di Dynasty Warriors, se non fosse per l'ambientazione della campagna principale, del tutto differente rispetto a quella marcatamente orientale della Dinastia. In tutto ciò, le sequenze non giocate sono davvero poche e di breve durata, dettaglio questo che confina il comparto narrativo ad un ruolo decisamente marginale. Dal punto di vista del gameplay, ci si rifà neanche troppo velatamente alla tradizione videoludica della serie Musou: un editor iniziale ci permetterà di creare il nostro alter ego, offrendoci un buon numero di opzioni con cui accontentare il nostro gusto estetico, passando per abbigliamento, stazza e armamentario di base. Una volta conclusa questa fase di routine, incapperemo nella vera differenza sostanziale che rende il gameplay di Bladestorm: Nightmare realmente differente rispetto a quello della serie di Dynasty Warriors. Nel corso dei numerosi scontri saremo infatti chiamati a controllare non il condottiero principale, bensì l’unità di truppe ad esso alleate. Ciò vale a dire che non saranno solo ed unicamente le nostre abilità di combattenti a rivelarsi fondamentali per portare a casa la vittoria, bensì dovremo anche pianificare molto bene da chi farci accompagnare nel corso delle battaglie.

Bladestorm: Nightmare imita da vicino un sistema di gioco che rimanda alla mente la tradizionale Morra Cinese (quella del ben noto “carta, sasso, forbice”), in cui ogni truppa si rivelerà più o meno efficace solo e solamente se i nostri avversari saranno vulnerabili in determinati frangenti. Tradotto, nel caso in cui fossimo chiamati ad affrontare un gruppo di cavalieri armati di ascia, sarà saggio portare al nostro fianco un vigoroso gruppo di arcieri, piuttosto che truppe con armi pesanti. Così come, viceversa, nel caso in cui fossimo noi ad imbracciare armi leggere non sarebbe molto saggio affrontare di petto un gruppo di soldati armati di spadone e scudo. Il giocatore potrà intervenire attivamente nel corso dei vari duelli scegliendo tre abilità per gli alleati, ognuna affidata a un tasto specifico del joypad. 
A ogni utilizzo, queste necessiteranno di un certo lasso di tempo per ricaricarsi, durante il quale saremo particolarmente vulnerabili agli attacchi del nemico. Alla fine di ogni sfida, potenziamenti in classico stile RPG miglioreranno sia i valori di attacco che di difesa delle unità, con la possibilità inoltre di utilizzare il denaro accumulato per acquistare equipaggiamento extra o truppe ausiliarie da usare sul campo (impossibile non citare la presenza quasi inspiegabile, ma graditissima, di spietati guerrieri ninja). Caratteristica inedita, del tutto assente nella precedente versione di Bladestorm per console old gen, è la possibilità, grazie alla fama di mercenario accumulata, di arruolare e portare sul campo di battaglia quattro condottieri straordinari ai quali affidare altrettante squadre di guerrieri, delle quali sarà possibile prendere il controllo, impartendo loro ordini tramite i quattro tasti della croce direzionale.

Detta così, Bladestorm: Nightmare appare quantomeno uno strategico d’azione interessante, nonostante purtroppo i problemi emergano a poche ore dall’inizio della campagna principale: innanzitutto è impossibile non accorgersi della scarsa prontezza dell’intelligenza artificiale, tendente all'impacciato anche nel caso in cui decidessimo di impostare il gioco al livello di difficoltà maggiore. A questo va aggiunta la debolezza della componente tattica e strategica del gioco, la quale si ridurrebbe allo zero nel caso in cui optassimo per il potenziamento al livello massimo di una singola classe di armamenti, rendendoci in poco tempo dei guerrieri praticamente invulnerabili. Ciò è semplicemente inaccettabile, soprattutto considerando che Bladestorm: Nightmare fa leva proprio sull’elemento varietà. Anche relativamente al comparto tecnico il gioco appare in tutto e per tutto come un titolo della scorsa generazione, visto e considerato che il team Omega Force non si è sforzato più di tanto per spremere al massimo le potenzialità delle piattaforme current gen, PS4 su tutte. Distese naturali dotate di un buon colpo d’occhio ma pressoché vuote nella loro interezza (nonché texture slavate e non ricche di dettagli significativi) ed un buon numero di personaggi su schermo (nonostante non si vada mai sopra i 30 fotogrammi al secondo) tradiscono la natura di remake in alta definizione di un titolo di ben sette anni fa. A salvare la situazione in extremis ci pensa lo scenario aggiuntivo che dona il nome al gioco, “Nightmare” per l’appunto, nel quale assisteremo alle vicende di una Giovanna D’Arco plagiata da forze misteriose per una serie di scontri a tema dal respiro epico che ci vedranno impegnati contro draghi, demoni e giganti che sembrano usciti più da un romanzo fantasy piuttosto che da un libro di storia antica. Certo, si tratta pur sempre di un’opzione secondaria marginale, ma vestire i panni succinti di una Giovanna D’Arco in chiave Dynasty Warriors è un valore aggiunto non da poco per il fan che si rispetti. Ultime per importanza, alcune classiche missioni in co-op e una modalità versus, oltre ad una funzione “stazione” attraverso la quale sarà possibile condividere i propri avatar nelle partite di altri giocatori collegati alla rete.

Bladestorm Nightmare Spiace constatare come, a volte, alcuni sviluppatori decidano di non riversare alcun tipo di impegno nelle loro produzioni, limitandosi a convertire pedissequamente i loro vecchi prodotti, indistinguibili dalla versione più recente se non per l'aggiunta di qualche orpello (come un'inedita modalità Storia) e per l'alta definizione. E' purtroppo il caso di quest'ultimo Bladestorm: Nightmare, pedissequa conversione HD di un videogioco tattico in tempo reale, che già su PlayStation 3 e Xbox 360 non ebbe il successo sperato. Considerando il potenziale della produzione e delle piattaforme next-gen su cui gira, è un vero peccato che Omega Force non abbia deciso di ammodernare il prodotto, magari aggiungendo una curva di difficoltà degna di essere chiamata tale ed un comparto tecnico realmente al passo coi tempi. Purtroppo, lo sviluppatore giapponese ha preferito trasportare nell'attuale nuova generazione di console un videogioco strategico appena sufficiente, con una manciata di novità che hanno il sapore dello specchietto per allodole. E per fan dell'ultima ora.

5.8

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