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Recensione Bloodforge

Un sanguinolento e affascinante gioco d’azione per Xbox Live

Versione analizzata: Xbox 360
recensione Bloodforge
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
Lorenzo Lorenzo "Kobe" Fazio ama il basket, o per meglio dire i Los Angeles Lakers, l’Hip Hop e il teatro. Dopo aver rincorso la carriera del finto regista, dal 2007 si spaccia anche per finto esperto di videogiochi scrivendo su Everyeye.it. Lo appassionano le belle storie e gli stili visivi ricercati. Cercatelo su Twitter e su Google Plus.

Il potere della violenza

Per una generazione cresciuta a Rambo e film di Schwarzenegger che valore può avere la violenza? Eticamente e filosoficamente parlando, quanto ci si può desensibilizzare nei confronti di determinati argomenti dopo i bombardamenti mediatici subiti con le immagini della Guerra del Golfo, del massacro avvenuto in Bosnia ed Erzegovina o della più recente e logorante campagna in Afganistan e Iraq? Il gore può ancora ritenersi un elemento così particolare, per non parlare di valore aggiunto, tale da rendere più apprezzabile e intrigante un determinato prodotto culturale?
I videogiochi non raramente si sono rivolti al potere impattante della violenza, ulteriormente acutizzata dall’interattività. La stessa piattaforma digitale di Microsoft non è affatto insensibile al fenomeno. Basta citare un caso, forse il più malato ed efficace di tutti: The Dishwasher: Dead Samurai e relativo seguito che hanno fatto della carneficina un’entità metafisica da adorare, perché unica via di scampo e purificazione per un mondo ormai in metastasi.
Ad ingrossare ulteriormente le fila giunge oggi Bloodforge, titolo già piuttosto esplicativo circa i toni dell’avventura. Basterà il valore aggiunto del gore, tanto sbandierato dagli sviluppatori, per regalarci un titolo degno dei nostri risparmi?

Un eroe tormentato

Bloodforge è uno di quei titoli temuti da qualsiasi recensore costretto nell’ingrato compito di riassumere in un unico numero il valore dell’esperienza offerta. Mai come in questo caso qualsiasi cifra è opinabile, parziale, limitante. Se è facile escludere i due estremi, capolavoro e fallimento totale, il prodotto dei Climax Studios cammina su un sottilissimo e scivolosissimo bordo che divide la mediocrità dalla qualità, il falso gioco d’autore, dalla reale ricerca artistica e stilistica.
Il vero problema di fondo è che Bloodforge è un gioco controverso: architettato su fondamenta solide, ma sviluppato con materiali scadenti e traballanti. E’ un titolo il cui acquisto non può essere escluso a priori, ma che non mancherà di indispettire tutti coloro che gli daranno una chance.
Tutto parte da Crom, guerriero sopravissuto a centinaia di battaglie e sconvolto dagli orrori degli stessi massacri che lui ha prodotto, che ha trovato pace nel calore della sua famiglia e in una vita ordinaria in uno villaggio sperduto, avvolto da nebbia e neve. Tutto cambia quando, in seguito a una visione, un gruppo di misteriosi guerrieri mette a fuoco casa sua e uccidono la moglie Alena. Sconvolto e distrutto, il nostro si lascia sopraffare dal dolore, rimanendo inerme e immobile per giorni. La sua stasi viene interrotta da Morrigan, metà dea e metà mortale, che gli svela il suo destino: vendicarsi dell’accaduto sfidando e sconfiggendo Arawn, re di tutte le divinità.
La trama è senza alcun dubbio l’aspetto più riuscito e affascinante di Bloodforge. Per quanto sia piuttosto scontato equipararla a quella di God Of War, anche Kratos muove guerra all’Olimpo per vendetta, è impossibile non lasciarsi trascinare dall’universo immaginifico creato da Climax Studios.

"Se è facile escludere i due estremi, capolavoro e fallimento totale, il prodotto dei Climax Studios cammina su un sottilissimo e scivolosissimo bordo che divide la mediocrità dalla qualità, il falso gioco d’autore, dalla reale ricerca artistica e stilistica."

Rubando svariati elementi alla mitologia gallica e celtica e unendola a uno stile grafico che ricorda da vicino quello del film 300, Bloodforge proietta il videogiocatore in un mondo fatiscente, morente e deviato, almeno quanto lo sono le divinità che tentano di controllarlo e piegarlo ai loro capricci, alle loro necessità sempre più terrene e meno metafisiche. L’ambivalenza di Morrigan, che vi impedirà di fidarvi di lei, la progressiva lacerazione dell’animo di Crom, costretto a un massacro necessario ma assolutamente non voluto, la follia che domina e piega ad angolazioni innaturali divinità e semplici tirapiedi, un pantheon mitologico in costante aumento, sono tutte tematiche che impreziosiscono enormemente l’avventura rendendola un viaggio unico, atipico, meritevole di essere vissuto.
Pur non abbondando di scene d’intermezzo e pur contando su un cast limitatissimo, l’aspetto narrativo di Bloodforge, ben sostenuto da un ottimo doppiaggio e da uno stile grafico azzeccatissimo, riesce ad estasiare e invogliare il videogiocatore a proseguire.

Un gameplay tormentato

Purtroppo ciò che non invoglierà il videogiocatore a proseguire sarà proprio il gameplay: impreciso, spesso frustrante e incapace di procedere con un ritmo equilibrato.
Bloodforge è un hack’n’slash piuttosto classico, privo di enigmi e con una flebile apertura all’esplorazione. Il sistema di combattimento è assolutamente aderente alla tradizione e permette la creazione delle varie combo a partire da due pulsanti per l’attacco, uno leggero e l’altro lento ma più potente, uno per il salto e un altro che permette di sfruttare la balestra, ideale per deboli ma strategici attacchi dalla distanza. Il control scheme si completa poi con la presenza della schivata, fondamentale per sopravvivere, un attacco magico, scelto tra i tre disponibili, e la possibilità di entrare in modalità Berserk, che renderà i vostri attacchi enormemente e momentaneamente più potenti, non appena avrete accumulato un certo quantitativo di uccisioni. Ulteriore elemento di profondità è rappresentato dalle armi che potrà imbracciare Crom. Oltre alla già citata balestra, potrete fare affidamento su un martello, potente ma lento, su dei veloci ma poco efficaci artigli e sulla spada, classica via di mezzo.
Sulla carta il tutto è estremamente coinvolgente, brutale e positivamente ostico. I nemici, tanto per cominciare, pur non dotati di un’I.A. raffinata non si faranno problemi ad attaccarvi contemporaneamente e sarete spesso incalzati da mini-boss capaci di subire numerosi attacchi senza battere ciglio. Da questo punto di vista Bloodforge da il meglio di sé, proponendo una buona varietà di tipologie di avversari, tutti contraddistinti da specifici pattern d’attacco e punti deboli. In questo discorso rientrano anche i boss di fine livello: impegnativi e pretenziosi di specifici approcci e tattiche offensive.
Anche il level design fa il suo, pur senza stupire, né presentare nulla di particolarmente innovativo. Per quanto ogni ambientazione si limiti a presentare qualche biforcazione, la necessità di reperire item di recupero vita o mana, vi costringerà spesso ad allontanarvi dal sentiero principale per correre il rischio di imbattervi in ulteriori scontri.

Purtroppo, nonostante queste belle premesse, Bloodforge è mortificato da un gameplay fallace. Ciò è dovuto unicamente a tre fattori. Il primo, e forse il più grave, è l’imprecisione del sistema di controllo. Non di rado faticherete a controllare Crom, finendo per menare fendenti al vuoto, mancare completamente una schivata o, peggio, di non riuscire a completare le combo che avevate in mente.
Il secondo fattore è una commistione tra un frame-rate imbarazzante e una telecamera fin troppo nervosa. Il risultato di questi due elementi è il caos che spesso renderà difficoltoso seguire con precisione ciò che accade sullo schermo, lasciandovi persino dubbiosi sul fatto che stiate o meno subendo danni. Il terzo motivo di rammarico, infine, è legato a un ritmo completamente sballato. Bloodforge è infatti una maratona, una quasi ininterrotta maratona di scontri sempre impegnativi, pretenziosi in termini prestazionali e, alla lunga, snervanti. Dopo mezz’ora non ne potrete già più e solo le scene di intermezzo fungeranno da punti di ristoro per la vostra psiche.
Alla stregua dell’analisi appena svolta, è impossibile non bocciare il gameplay del gioco. Per quanto il combat system si dimostri profondo, i difetti segnalati mortificano l’esperienza, rendendola spesso frustrante e tutt’altro che divertente. Ciononostante non mancheranno momenti riusciti, scontri particolarmente appassionanti e capaci di farvi esaltare. Del resto, se si trattasse di un totale fallimento, non staremmo certo parlando di un titolo controverso difficile da giudicare.

Graficamente Bloodforge vive di alti e bassi. Animazioni e il già citato frame-rate rientrano nei secondi, modelli poligonali ed effetti speciali nei secondi. E’ tuttavia difficile restare impassibili di fronte agli scorci, cromaticamente desaturizzati ma evocativi e poetici, che ogni ambientazione è capace di offrire. Gigantesche montagne colpite da nevicate infinite, paludi avvolte nella nebbia, improbabili vallate sospese nel nulla e bagnate da una pioggia incessante. E’ un’allegoria dell’anima e del mondo di Crom: privo di qualsiasi scintilla di vita, vivacizzato unicamente dal rosso del sangue e della violenza, unico motore di un pantheon divino mostruoso e deviato.
Il sonoro prosegue in questo lontano richiamo a 300: temi potenti ed epici durante le battaglie, più evocativi e persino inquietanti nei rari momenti di apparente calma. Ottimo anche il doppiaggio, solo in lingua inglese, dei pochi personaggi che si alternano su schermo.
Difficile lamentarsi della longevità. La campagna principale si compone di mezza dozzina di livelli, tutti della durata minima di mezz’ora. Inoltre bisogna aggiungere la presenza di altrettanti sfide, che vi imporranno di sopravvivere a un certo numero di orde nemiche, e i così detti Duelli Di Sangue: fondamentalmente si tratta di confrontare i vostri punteggi con quelli dei vostri amici tramite Live. Nulla di così innovativo insomma, ma così facendo Bloodforge è capace di tenervi occupato per non meno di una decina di ore.

Bloodforge Difficile sconsigliare a priori l’acquisto di Bloodforge. Nonostante il voto a fondo pagina, insufficienza dovuta alle lacune che mortificano il gameplay, resta comunque un prodotto incredibilmente affascinante e capace di regalare momenti di puro divertimento e soddisfazione. Sarebbe bastato davvero poco, un’ottimizzazione del frame-rate ad esempio, per avere un hack’n’slash degno di ogni MS Points necessario all’acquisto. Così com’è, la creatura di Climax Studios potrebbe essere un’improbabile sfizio per gli amanti del genere o per chi è stato catturato da Crom e dal particolare stile grafico adottato.

5.5

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