recensione Bodycount

Dagli sviluppatori di Black...un FPS con poche pretese

Bodycount

Videorecensione
Bodycount
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
Andrea Vanon Andrea Vanon è appassionato di videogiochi sin dal 1995, quando passava le giornate tra SNES e Game Gear. Da sei anni tra le "penne" e le "voci" di Everyeye.it fagocita qualsiasi produzione con curiosità, mantenendo un’incrollabile fedeltà verso gli sportivi "made in U.S.A.". Lo potete seguire su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

In un'era videoludica in cui il genere First Person Shooter è assolutamente e totalmente saturo, inspiegabilmente, tutti continuano imperterriti, e addirittura iniziano, a produrre shooter in prima persona. Eclatante è, in particolare, il caso di Bodycount, sparatuttto in prima persona sviluppato da Codemasters, aggiudicatasi per l'occasione il team che anni fa produsse quel capolavoro di Black. Nel marasma di produzioni "simili" che affolla questa generazione, riuscirà Bodycount a distinguersi? O sarà l'ennesimo scalda-scaffali?
Siamo oggi qui per scoprirlo, in tempo per il rilascio nei negozi europei, previsto per Xbox 360 e Playstation 3 il 1 Settembre.

Guerriglia in Africa

Per quanto riguarda l'impianto narrativo Bodycount risulta piuttosto povero. In una non precisata porzione dell'Africa settentrionale il tentativo di pacificazione tra milizie ribelli e governo è appena sfumato (probabilmente per cause artificialmente indotte) ed il conflitto si è riacceso più cruento di prima, trasformando diverse cittadine in campi di battaglia a cielo aperto. Viene dunque richiesto l'intervento della Network, una misteriosa agenzia super partes con vaghe somiglianze all'ONU, capace di risolvere situazioni di crisi in tutto il mondo.
Il nostro compito di agente speciale, però, non sarà quello di negoziare, di infiltrarci, di raccogliere informazioni; niente del genere. Inspiegabilmente, da forza "super partes" dovremo semplicemente farci strada tra entrambe le fazioni nemiche spazzando via qualsiasi forma di vita, sin dalle fondamenta strutturali delle organizzazioni militari coinvolte nel conflitto. Persino alcune missioni inizialmente pacifiche di tipo "Incontra il generale" si trasformeranno in "Ok, eliminalo". Un aspetto sconcertante ed avvilente, soprattutto per la struttura narrativa (mai chiara) e, non meno, per la componente ludica, appiattita così all'inverosimile.

Demolition Man


Per quanto riguarda il gameplay Bodycount presenta la più semplice delle strutture FPS che si possa immaginare. Niente fronzoli, tutto il focus è sull'azione, sulle centinaia di nemici che continueranno a pioverci addosso e sulle diverse modalità di eliminazione degli stessi. Persino la feature più pubblicizzata dagli sviluppatori (il sistema di coperture) alla fine non si rivela nient'altro che un palliativo per tentare di spezzare un'azione esageratamente monotona e lineare. Il sistema, che permette di sfruttare l'intera "corsa" dello stick analogico sinistro per sporgersi gradualmente, risulta inoltre troppo complicato in un compendio ludico tanto frenetico; tanto da diventare presto dannoso per la salute del giocatore, che si ritroverà i nemici addosso prima di aver digerito le tediose meccaniche d'appostamento. Un vero peccato dato che, invece, la distruzione ambientale (massiccia seppur non paragonabile a Bad Company 2) funziona piuttosto bene, ed aiuta il videoplayer a stanare il nemico, offrendo anche interessanti spunti come la facoltà di aprire brecce più o meno ridotte nelle quali concentrare il fuoco senza preoccuparsi troppo di rimanere scoperti. L'idea, purtroppo, non viene sfruttata minimamente, anche perché gli obiettivi stessi della produzione, esposta al giocatore come shooter arcade alla Bulletstorm, impongono una progressione frenetica e l'estenuante ricerca del bonus (che sia il colpo alla testa o l'uccisione tramite esplosione) da concatenare per giungere alla fine del livello con un punteggio in grado di competere nelle classifiche online.
A questa struttura s'aggiungono ben pochi elementi rinfrescanti, diciamo pure solamente due. Il primo è una discreta varietà nelle file nemiche che, di tanto in tanto, ci costringerà a ponderare qualche secondo di più l'approccio alla battaglia. Il secondo è l'inserimento di quelle che in Call of Duty abbiamo imparato a conoscere come Killstreak Reward ma che, in questo caso, funzioneranno in maniera leggermente differente. A seconda del moltiplicatore bonus, ogni cadavere rilascierà una serie di icone (l'Intelligence), contrassegnate dai colori blu, giallo e rosso. Le rosse rappresenteranno le semplici munizioni, le blu e le gialle (versione "potente" delle blu) punti necessari ad incrementare una speciale barra che consentirà di attivare particolari abilità temporanee come invincibilità, rilevamento dei nemici, proiettili ad impatto migliorato ed attacco aereo. Poteri basati quasi totalmente sulla potenza ed atti allo "sfondamento" che, perciò, non faranno altro che creare ulteriore confusione.
Non migliora le cose un'intelligenza artificiale piuttosto deficitaria, pensata per scontri autonomi tra le varie fazioni in gioco (scontri ai quali si sarebbe dovuto decidere se e come prender parte) ma infine definita dall'eccessiva consapevolezza della posizione del giocatore, che spesso si troverà bersagliato dal fuoco incrociato di entrambi gli schieramenti. Pessimo lo sfruttamento delle coperture da parte della CPU così come l'organizzazione dei team in battaglia, incapaci di sfruttare la superiorità numerica ed unicamente inclini all'uno contro uno. I nei, purtroppo, non finiscono qui, poiché perfino il level design si mostra confusionario e privo di un vero e proprio filo conduttore; le arene -pur grandi- assomigliano a contenitori in cui, in maniera raffazzonata, sono state immerse tutte le idee disponibili al momento della realizzazione. Un sistema che non permette al giocatore di orientarsi e sentirsi a proprio agio.
Bodycount smorza un pò i toni negativi implementando un comparto multiplayer semplice ma funzionale. Nello scontro (limitato al tutti contro tutti e al deathmatch a squadre) di forze gestite da intelligenze umane l'assenza di una coerenza strutturale e narrativa scompare e la confusione dei battlegrounds diventa aspetto sul quale costruire divertenti partite all'ultimo cadavere.

EGO tarpato


La produzione Codemasters, da tradizione di questi ultimi anni, propone l'oramai conosciutissimo (e potente) EGO Engine, sperimentato per la prima volta in un titolo che non prevedesse gare automobilistiche. I risultati sono, tutto sommato, buoni. La modellazione poligonale appare assolutamente solida e credibile, rafforzata da una discreta cura per il dettaglio, soprattutto nella realizzazione dei volti. L'ambiente, alla stessa maniera, si mostra convincente, così come le possibilità distruttive, non ampie come quelle di Red Faction o Battlefield ma più che soddisfacenti considerando l'offerta di altri sparatutto di questa stessa generazione. Nulla da ridire anche per quel che concerne il comparto texture, che si mostra all'altezza della Next Gen, proponendo, anche grazie ad un intelligente sistema d'illuminazione, scorci paesaggistici davvero gradevoli. Peccato non si possa dire altrettanto riguardo all'effettistica particellare, piuttosto sottotono e totalmente incapace di far risaltare le scene più concitate.
Anche il comparto sonoro non stupisce, proponendo campionature piuttosto anonime ed un voiceover (in italiano) sufficiente per gli standard di un FPS sostanzialmente senza una trama di spessore.

Bodycount Bodycount, purtroppo, è una produzione senza capo ne coda; un mix di molte idee diverse, poche -purtroppo- vincenti e molte non proprio congeniali e funzionali. Un comparto tecnico di buona levatura ed un multiplayer divertente ed immediato non bastano questa volta a salvare il titolo dalla bocciatura. Un FPS tra i tanti, senza nulla di particolare che possa coinvolgere i videogiocatori.

3.5

media su 34 voti

Il tuo voto

  • 5