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recensione Borderlands 2

Gearbox ci regala un sequel perfetto per il suo Sparatutto GDR

Borderlands 2

Videorecensione
Borderlands 2
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • PSVita
  • Pc
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Il primo Borderlands è stata una delle poche Sleeper Hit di una generazione caratterizzata da budget esagerati e campagne mediatiche ipertrofiche. Nonostante uno sviluppo piuttosto travagliato ed un cambio improvviso nella direzione artistica, il titolo Gearbox seppe conquistare pubblico e stampa, convincendo praticamente su tutti i fronti. Cinismo tagliente, gameplay compulsivo, stile brillante e sempre sopra le righe. In una formula così riuscita c'è davvero da cambiare ben poco, deve aver pensato il team di sviluppo, che a tre anni di distanza dal lancio del primo capitolo ci propone un seguito diretto, pronto a raccogliere l'eredità del predecessore scavandosi un posto ancora più grande nel cuore dei fan. Nel corso dei mesi che hanno preceduto l'uscita, di Borderlands 2 abbiamo parlato abbondantemente, sondando le nuove caratteristiche delle classi, delle quest, e dell'engine. E' arrivato finalmente il momento di mettere alla frusta la versione completa, per scoprire se rappresenta la definitiva consacrazione del brand come uno dei più iconici e identificativi di quest'epoca videoludica.

Pantagruelico

L'apertura della cripta ha sconvolto gli equilibri, su Pandora. Dopo che i quattro cacciatori hanno sventato la minaccia aliena, la conformazione geologica del pianeta è mutata profondamente, e nelle profondità della terra sono emerse intere vene di Iridium, un prezioso minerale che fa molta gola alle spietate multinazionali. Pioniera dell'estrazione di Iridium è la ben nota Hyperion Corporation, rappresentata dall'allucinato Jack il Bello: un maniaco egocentrico incline alle più schifose bassezze, tronfio e pieno di sé. Trivellando l'intera superficie di Pandora, Jack ha messo a serio rischio la stabilità del pianeta, tanto che si è formata una strenua resistenza per tentare di sovvertire la sua supremazia economica, politica e militare.
Non bastasse la tensione ai massimi livelli, si vocifera che su Pandora si nasconda una seconda cripta, la cui apertura potrebbe scatenare nuove catastrofi o generare immense ricchezze. Sul pianeta si precipitano quindi quattro nuovi cacciatori, subito osteggiati dal borioso Jack, che diventa un nemico naturale per i protagonisti.
L'incipit della storia è tutto qui: si viene catapultati nel bel mezzo di una lotta fra la resistenza e l'Hyperion, e si prendono le parti della fazione più simpatica. La trama di Borderlands 2 non aspira a vincere il riconoscimento per il miglior racconto videoludico degli ultimi anni, e si limita a procedere in maniera abbastanza lineare, tirando fuori difficoltà e imprevisti di ogni genere pur di prolungare l'esperienza di gioco.

Ma quello che conta, in Borderlands 2, non è certo l'intreccio. Piuttosto, a compiacere è la sceneggiatura sempre esagerata, che si manifesta in linee di dialogo davvero eccezionali. Lasciandosi spesso andare al turpiloquio più crudo, mettendo in scena situazioni surreali, e facendo leva persino sull'effetto nostalgia (quando si incontrano protagonisti e comprimari del vecchio capitolo), il racconto procede spigliatamente, sollazzando il giocatore e stimolando spesso grasse risate.
Nonostante un adattamento in italiano non sempre al top, poco attento a mantenere certe sfumature e qualche citazione, nel corso dell'avventura ci si diverte di gusto, curiosi di scoprire le assurde personalità che popolano gli improbabili insediamenti. E da questo punto di vista, Borderlands 2 è davvero lo spaccio universale di menti contorte, scemi del villaggio, personaggi buffi, stralunati, cinici, malvagi: un teatrino fatto tutto di pezzi da novanta, che si alternano sulla scena dall'inizio alla fine, con esiti comici dalla potenza esplosiva.

Un gioco di classe

Borderlands 2 rimane fedele al canone delineato dal suo predecessore. Si presenta quindi come uno sparattutto in prima persona, caratterizzato da ritmi accesi e saldamente intrecciato ad un impianto ruolistico ben costruito. In Borderlands 2, sostanzialmente, si spara a qualsiasi cosa si muova: strani animalacci che popolano le sempre desolate lande di Pandora, predoni e robot senzienti. Tutti cadono sotto i colpi martellanti delle nostre armi, in un tripudio di proiettili, granate, esplosioni. Questo approccio molto diretto, che propone un'azione sempre compulsiva e senza tempi morti, si sposa con una struttura Open World -straripante di quest principali e secondarie- e con la crescita graduale del personaggio, selezionato all'inizio dell'avventura fra una rosa di quattro.
Le classi disponibili non sono le stesse del primo capitolo: tornano in verità la Sirena ed il Commando, ma appaiono integralmente ridisegnati, affiancati stavolta dagli inediti Assassino e Gunzerker. La scelta della classe determina l'approccio che il giocatore dovrà tenere nel corso di tutta l'avventura, e risulta quindi un momento fondamentale per godere appieno del titolo 2K. Bisogna anzitutto entrare in sintonia con i personaggi, che anche a livello stilistico mostrano un carattere abbastanza deciso. Pur non essendo una scelta da fare a cuor leggero, in ogni caso, è inutile sentirsi troppo oppressi, dal momento che -lo anticipiamo- Borderlands 2 incentiva il giocatore ad affrontare diversi Playthrough, ripetendo un'avventura che non stanca mai, ed anzi stimolando la creazione di più personaggi.
Ogni classe, comunque, viene caratterizzata dalla sua abilità principale, che può essere utilizzata ad intervalli regolari (dopo il classico Cooldown) e potenziata di livello in livello, sbloccando con i punti assegnati le abilità di tre diversi Skill Tree.
Per chi ama un approccio più diretto, il Gunzerker è probabilmente la classe migliore: l'abilità speciale di Salvador gli permette di impugnare contemporaneamente due armi per qualche secondo, raddoppiando istantaneamente la potenza di fuoco. Si tratta insomma di un Barbaro armato di Shotgun e Mitragliatrice, concentrato sull'incremento del dps (damage per second, ci perdonino i meno tecnici) e perfetto per assalti dal furore sconsiderato. Per quanto riguarda gli skill tree, troviamo da una abilità che aumentano la resistenza, il danno e la salute, dall'altra invece due opzioni sicuramente più tattiche. Visto che l'elevato consumo di munizioni potrebbe rivelarsi un problema per il Gunzerker, gli sviluppatori hanno ben pensato di dotarlo di abilità che lo rendano completamente autonomo, dapprima riducendo il numero di proiettili consumati, e poi addirittura rimpinguando i caricatori per ogni colpo a segno: immaginate dunque una cascata di bossoli senza fine, e nessun problema di munizionamento: il paradiso dei distruttori. L'ultimo ramo dello skill tree invita invece a mantenere un elevato numero di kill: per qualche secondo dopo ogni uccisione potremo ricevere dei bonus, al danno inflitto, alla resistenza, alla velocità di ricarica della vita, degli scudi e dell'abilità primaria.
Grazie a queste caratteristiche, il Gunzerker si dimostra una classe abbastanza autonoma, che riesce a difendersi bene anche senza compagni. Ma dal momento che quasi tutti i bonus sono passivi o si attivano automaticamente con le uccisioni, per alcuni l'esperienza di gioco con Salvador potrebbe essere un po' monocorde.

Meglio concentrarsi in questo caso su una delle altre tre classi. Ad esempio la Sirena -Maya- sinuosa e letale combattente che si presenta con un'abilità principale totalmente diversa rispetto a quella del primo episodio: invece di “entrare in fase” in prima persona, la nuova Sirena utilizzerà il suo potere per “immobilizzare” un avversario intrappolandolo per qualche istante in una di dimensione alternativa. Mentre si trova in questa “bolla di stasi” il nemico può ovviamente essere crivellato di colpi. I tre skill tree di Maya propongono una varietà di opzioni più accentuata: è possibile ad esempiofocalizzarsi sull'agilità, aumentando velocità di spostamento, tempi di ricarica e di reazione o durata della stasi; o al contrario preferire il ramo denominato “Catastrofe”, che ovviamente include abilità che potremmo definire “d'impatto”: in questo caso le bolle esplodono, aggiungono danni elementali, ed insomma combinano un bel disastro. Maya può anche focalizzarsi sulle abilità di supporto, trasformandosi quasi in un Healer: la bolla di stasi in questo caso può essere utilizzata per resuscitare immediatamente i nostri compagni, e tutti i nemici uccisi mentre sono “in sospensione” rilasceranno energia vitale che curerà automaticamente i membri del party. Col passare dei livelli Maya può trasformarsi in una vera e propria macchina di morte, scegliendo di utilizzare la stasi in maniera più insidiosa: invece di bloccare un nemico, si può trasformarlo temporaneamente in un alleato, rivoltandolo contro i suoi compagni. E perchè non combinare questa abilità con l'altra che fa traslare la stasi verso un nuovo bersaglio quando il primo cade stecchito? Maya è complessivamente un personaggio abbastanza tecnico: come per Zero si fatica a proseguire indisturbati nel corso dei primi livelli, ma una volta sbloccate le giuste abilità le soddisfazioni sono massime.
E proprio l'Assassino -Zero- è un'altra delle classi che più apprezziamo. Il parco abilità di Zero si sviluppare in maniera nettamente diversa a seconda delle proprie propensioni, orientandosi verso il cecchinaggio spinto oppure verso la potenza degli attacchi corpo a corpo. La sua abilità primaria è il lancio di un clone-esca, che attirerà indistintamente le attenzioni di tutti i nemici: Zero diventerà infatti completamente invisibile mentre il suo “Decoy” è sul campo. Nel caso in cui volessimo aumentare le nostre abilità con le armi a lungo raggio, potremmo attivare la skill per rivelare gli Weak Spot di ogni nemico, moltiplicando il danno critico un numero spropositato di volte. Gli altri due rami permettono invece di focalizzarsi sul lancio di Kunai, per colpire più nemici contemporaneamente e renderli immediatamente più vulnerabili a tutti i colpi (anche quelli dei compagni), oppure di aumentare considerevolmente il danno con l'attacco corpo a corpo. Zero può trasformarsi in una vera e propria macchina di morte, capace di falciare un avversario dopo l'altro, correndo verso di loro e tagliandoli con la precisione di un letale samurai. Eterogenea e dinamica, questa classe è probabilmente la più affascinante di tutte. Arrivando al Level Cap (sempre fissato a 50) Zero risulta un killer di prim'ordine, e riusciamo solo ad immaginare cosa si potrebbe fare nel caso in cui futuri DLC aumentassero il tetto massimo e ci dessero accesso a nuovi Skill Point.
Resta infine Axton, classe Commando, che prende il posto del vecchio Soldato ma mantiene la sua abilità principale: è in grado di posizionare sul campo una torretta automatica, che aiuta nell'operazione di distruzione incontrollata. I tre alberi che ci permettono di potenziare il nostro soldato sono ben diversificati, e ognuno sviluppa l'abilità principale in maniere sostanzialmente complementari, a seconda che si voglia svolgere un ruolo di assalto puro oppure si preferisca mescolare la potenza di fuoco con abilità di supporto, utili al gruppo oltre che al singolo.
Si può quindi focalizzarci sulla potenza d'attacco, aumentando il numero di colpi sparati, il danno, e aggiungendo persino missili a ricerca, oppure potenziare la torretta con uno scudo che ci tiene al sicuro, assieme ai nostri compagni. Le Skill Più avanzate permettono addirittura di piazzare due torrette, e vi lasciamo immaginare quanta soddisfazione si provi nel vedere covi di Skag ripuliti in pochi istanti. Ma c'è anche la possibilità di attivare il “nuke”, un'esplosione nucleare in miniatura che accompagna il piazzamento della torretta. Per un'entrata in scena devastante.
Axton è complessivamente un personaggio molto dinamico, adatto a tutte le esigenze, ottimo per il primo Playthrough.
Il set di classi soddisfa in ogni caso tutte le tipologie di giocatore, e la possibilità di effettuare il “respec” pagando una cifra generalmente abbordabile permette non solo di sperimentare le varie possibilità, ma anche di costruire il proprio personaggio a seconda delle necessità della squadra.
Il focus sul multiplayer cooperativo, infatti, è palese in questo secondo episodio, che inserisce il multi Drop-In/Drop-Out per rendere più comoda e immediata la formazione dei Party. Sarà possibile anche giocare in Split Screen e connettersi ugualmente alla rete, per trovare un'altra coppia di giocatori online senza dimenticarsi il sano vecchio multiplayer “casalingo”.
Giocando in co-op il divertimento si moltiplica. E lo sappiamo bene che sembra una di quelle “frasi di circostanza” che si leggono in tutte le review di titoli che puntano sull'online, ma Borderlands 2 è davvero un caso speciale. L'atmosfera goliardica che accompagna tutte le scorribande, la possibilità di sfidarsi in accesi uno contro uno nei tempi morti (mentre qualcuno esamina i cataloghi di un vendor, ad esempio), e l'incredibile facilità con cui si combinano le abilità di tutti i personaggi, rendono le partite sempre esplosive: staccarsi dal titolo 2K non è facile, e siamo sicuri che Borderlands 2 monopolizzerà per molto tempo le vostre console.

Badass Inside

Come abbiamo già anticipato, è la struttura da GDR che rende Borderlands un franchise davvero unico. E non si tratta soltanto di Level Up e Side Quest, ma di un sistema preciso che arriva a “contaminare” le meccaniche di gioco. Ogni colpo andato a segno è infatti intrecciato con un sistema di danni, effetti elementali e statistiche che si concretizza nella pioggia di numeri che segnalano l'incisività dei proiettili. L'operazione blastatoria non è quindi solo massacro indiscriminato, prontezza di riflessi e strafe laterale. Una buona mobilità è ovviamente necessaria, ma ritmo e reattività, nella danza flessuosa delle dita sulle leve analogiche, sono la base da cui partire, incrementando progressivamente il proprio arsenale.
Letteralmente assurdo il numero di armi che si possono recuperare sul campo: ognuna ha le sue precise caratteristiche: danno, rateo di fuoco, precisione e zoom. Scegliere con attenzione le quattro armi che possono essere richiamate rapidamente con il D-Pad, è fondamentale per definire il proprio stile e la versatilità del protagonista. Una mitraglietta automatica rapidissima dovrebbe possibilmente alternarsi ad un letale fucile da cecchino o ad uno shotgun, soprattutto se una delle armi spara proiettili ardenti o acidi: basterebbe un nemico resistente al fuoco o ai danni corrosivi per renderla un giocattolino inutile. Ogni volta che un avversario ucciso lascia cadere un oggetto, ogni volta che si apre una cassa per controllare il “loot”, è opportuno spulciare attentamente tutte le caratteristiche del nuovo equip, analizzando anche tempi di ricarica e funzionalità speciali (tornano ad esempio le armi olografiche, che invece di essere ricaricate vengono scagliate come granate contro gli avversari, prima che un nuovo esemplare si materializzi fra le nostre mani). Chiunque abbia provato il primo Borderlands sa bene quali siano le soddisfazioni che un tale sistema può regalare: impeccabile e preciso, garantisce una profondità con pochi precedenti, ed una altrettanto esemplare varietà.

E restando in tema di equipaggiamento, tornano ovviamente gli scudi e le granate. Anche su questo fronte si segnala un quantità di opzioni da far impallidire i moderni RPG, fra sistemi di protezione che esplodono nel momento in cui si scaricano (ideali per personaggi basati sul corpo a corpo) e granate a frammentazione che hanno lo stesso effetto di un bombardamento aereo.
Ma quello che più impressiona, in Borderlands 2, è il numero di quest a disposizione. I ragazzi di Gearbox hanno superato le nostre più rosee aspettative, impacchettando un'avventura dalla durata eccezionale. Ben oltre le missioni che seguono la trama principale, troviamo infatti attività ricreative di ogni sorta: covi da ripulire, taglie da incassare, furiose scorribande a bordo dei veicoli armati. Solo raramente affiora lo spettro della ripetitività concettuale: le side quest di Borderlands 2 hanno tutte carattere, e sono strutturate in maniera ottimale: dimenticatevi gli eventi casuali generati con lo stampino: nonostante possa rivaleggiare in vastità e durata coi più quotati Free Roaming, Borderlands 2 è un gioiello di Level Design. Il Backtracking è sempre moderato, l'avanzamento non stanca, proprio nella misura in cui il team affila i suoi strumenti creativi e inquadra le ambientazioni ogni volta sotto una nuova luce.
Il merito è anche di una riscoperta varietà delle locazioni, che ci conduce sulle terre di una Pandora integralmente rinnovata. Non mancano le prospettive desertiche che hanno fatto la fortuna del primo episodio, avvicinando il colpo d'occhio a quello di uno Weste brullo e selvaggio. Ma fin dall'inizio è chiaro che questo secondo capitolo si spinge ben oltre: si comincia infatti su distese innevate che ricordano quelle dei picchi andini, solcate degli scheletri enormi di animali estinti, ma ben presto ci si spinge a scoprire una quantità di location impressionante: pianure infestate dagli insetti, i cui nidi schifosi si stagliano come monoliti intrecciati sulle sponde di un mare di acido; complessi industriali -relitti di un'epoca gloriosa- riattivati dal nuovo impulso produttivo. Persino zone residenziali, o steppe solcate da una vegetazione bassa e invadente. E' proprio grazie al fatto che i nostri occhi si posino su orizzonti sempre diversi che l'avanzamento risulta interessante e vivace fino alla fine. Anzi: anche oltre. Se pensate che Borderlands 2 si esaurisca una volta raggiunti gli ending credit, vi sbagliate di grosso. Talmente alta sarà la dose di adrenalina residua, che vi lancerete subito ad esplorare la modalità Hardcore. Non pensate di trovarvi di fronte ad un semplice New Game +, perchè ricominciando l'avventura vi imbatterete non soltanto in una sfida seriamente tosta, ma anche in nuove tipologie di nemici e quest inedite. Data la difficoltà a salire di livello e la potenza allucinante di certi nemici, il consiglio è quello di proiettarsi online e trovare un tris di compagni. L'operazione è indolore (veloce il matchmaking, stabile in netcode), fortemente necessaria se non volete perdere le staffe: mentre nel corso del primo Playthrough l'avventura è perfettamente godibile in solitaria, l'opzione Hardcore è pensata come una sorta di contenuto EndGame per i più determinati, ed il supporto di altri giocatori diventa spesso indispensabile. Soprattutto se si vuole affrontare il terribile Terraformer, un boss extra che non ci ha ancora dato il piacere di vedere la sua carcassa.
Borderlands 2, fra l'altro, stimola il giocatore a non abbandonarlo in fretta, ma anzi invoglia a giocare ancora ed ancora. Lo fa ad esempio grazie a delle quest non lineari, che possono terminare in due modi differenti bloccando o sbloccando alcune zone della mappa. Ma lo fa soprattutto grazie ai Badass Points, che si guadagnano completando una serie interminabile di sfide. Uccidere quintalate di nemici, esibirsi in acrobazie improbabili a bordo dei veicoli, inanellare una sequenza di colpi alla testa, permette di accumulare i “Gettoni Duro”, utilizzabili per sbloccare dei bonus passivi collegati all'account, e non al personaggio. Grazie a questo espediente non si ricomincia mai da zero, ed anzi si parte con un lieve vantaggio che può risultare molto utile. Alcune delle sfide Badass sono poi più facili da sbloccare con una certa classe: cambiando personaggio non mancano quindi gli stimoli né le soddisfazioni. Il quadro si completa con il Covo del Claptrap, che permette di passare armi e oggetti da un personaggio all'altro: nel caso si trovi una reliquia abbastanza potente, inequipaggiabile dal nostro Assassino, la possiamo conservare per la Sirena che abbiamo in mente di testare appena giunti alla fine.
Davvero pochi, quindi, i difetti della produzione. Da una parte l'utilizzo fin troppo ossessivo della mini-mappa, smussa un attimo i piacere dell'esplorazione, direzionandoci in maniera fin troppo precisa verso il nostro obiettivo. Dall'altra, ma si tratta di una questione un po' astratta, la sostanziale identità con il primo capitolo, che toglie un pizzico di originalità e smussa l'effetto sorpresa. Ma il punto è che la formula funziona ancora alla grande, tanto che proprio chi ha divorato il primo episodio sarà galvanizzato dall'uscita di questo sequel.
Complessivamente, del resto, la struttura risulta perfetta, ben organizzata, sempre stimolante. L'unico rischio che si corre è quello di rimanere intrappolati: passata la ventina di ore necessaria a portare a termine l'avventura con un grado di completamento dignitoso (raddoppiatele se volete avvicinarvi al 100%), staccarsi da Borderlands 2 è più difficile del previsto.

Troppo Duro

La grande varietà che caratterizza i nemici di Borderlands 2 non è un fatto puramente estetico. Ogni tipologia di avversario ha le sue specifiche routine, che vanno studiate a fondo per avere la meglio. Ovviamente banditi e skag sono quelli più prevedibili: si gettano nella mischia senza troppe attenzioni. Ma nel corso del gioco si trovano Robot che possono essere "smembrati" per attirare l'attenzione dei compagni riparatori, insetti che crescono a vista d'occhio, scimmioni che cercano di colpirci dalla distanza con rocce e altri oggetti, insetti corazzati che vanno aggirati per colpire i punti deboli.
Non sono da meno i Boss Fight, eccezionali per varietà e presenti in quantità sicuramente maggiore rispetto al primo episodio. Alcuni scontri sono davvero cattivi e memorabili.

Tecnicamente

Tratto distintivo della produzione Gearbox fin dal primo episodio, una grafica in Toon Shading ricolma di dettagli, che torna ottimizzata anche in questo secondo capitolo.
La versione console (Ps3), testata per questa review, mostra una discreta solidità ed un ottimo livello di dettaglio, ma di certo - grazie anche alla collaborazione con Nvidia - da preferire è l'edizione PC. Non solo per la qualità delle texture e le ottimizzazioni tecniche dell'engine, ma anche per le nuove tecnologie a supporto delle routine fisiche. Avremo modo di parlarne più diffusamente nel corso della review della versione PC.
Per il momento ci limitiamo a sottolineare l'ottimo lavoro svolto sul fronte tecnico: Borderlands 2 si presenta al meglio, con questo suo stile unico, perfetto per contestualizzare la “politica degli eccessi” del prodotto. Stiamo parlando del resto di uno dei titoli più violenti, impietosi e cinici degli ultimi anni, ma questo animo nero si scontra con il rigoglio dei colori di ogni schermata, per un effetto particolarissimo. Quell'umorismo esuberante che esplode in ogni linea di dialogo della sceneggiatura viene esaltato dai modelli che sembrano quasi disegnati, tanti sono i dettagli che li caratterizzano e tanto marcati i contorni neri che mimano il tratto manuale e i retini dei Comics. Il mare di oggetti, poster, elementi su cui si posano gli occhi ogni volta che entriamo in città è perfetto per caratterizzare un mondo travolto improvvisamente dalla crescita economica, mentre era ancora sporco e impreparato. E' proprio il “sottofondo artistico” quello che valorizza ogni location di Borderlands 2, in un mix eccezionale di suggestioni, citazioni, colpi di testa.
Stando così le cose, la mole poligonale può permettersi di restare sotto la soglia di guardia, anche per non pesare sulla fluidità dell'esperienza. Se il framerate è bello solido è anche merito di nemici e ambienti che, dovessimo metterci a contare i poligoni, non sarebbero certo al top. Ma non c'è di che lamentarsi, perchè ogni scorcio e ogni bestiaccia sono ottimamente caratterizzati da altri aspetti: l'impasto dei colori, l'originalità delle forme, la qualità delle texture.
Del resto, basta dare un'occhiata ai modelli delle armi per capire quanto sia meticoloso il lavoro del team: ogni fucile ed ogni mitraglietta presentano tratti distintivi unici, animazioni di fuoco e ricarica personalizzate, texturizzazione ben caratterizzata ed elementi poligonali in rilievo (come mirini o caricatori dalla capienza extra).
Su console c'è comunque da sopportare il Pop-Up di certi elementi, e tempi di caricamento un po' lunghi (ma solo al passaggio da una locazione all'altra).
A livello sonoro il lavoro è incisivo soprattutto per quanto riguarda il doppiaggio. Come abbiamo accennato, non sempre la traduzione è al top, ma l'espressività di ogni linea di dialogo non si mette in discussione. Meno eccellente invece la selezione di brani: l'accompagnamento musicale segue i ritmi dell'azione, accendendosi in presenza di nemici per affiancare le sparatorie, ma complessivamente la colonna sonora non lascia il segno.

DLC Season

I DLC del primo Borderlands resteranno per sempre negli annali come alcuni fra i migliori mai prodotti. Zombie Island of Dr. Ned fu l'Add-On che dette il via ad una vera e propria moda, sfociata poi nell'Undead Nightmare di Red Dead Redemption. Per questo secondo capitolo il team ha in mente qualcosa di altrettanto interessante. Il primo DLC, gratuito per chi ha effettuato il Pre-Order, aggiungerà addirittura una nuova classe, il Mechromancer, che noi di Everyeye.it abbiamo potuto vedere a Colonia. Ma Randy Pitchford ha già disseminato qualche indizio sui contenuti del secondo di quattro DLC che arriveranno entro giungo 2013 (disponibili gratuitamente per chi acquista il season pass). Il CEO di Gearbox ha detto che probabilmente potremo pilotare un'enorme nave volante, solcando i deserti di Pandora. Incuriositi, attendiamo novità.

Borderlands 2 Borderlands 2 è un proiettile sparato in testa a duecento all'ora, un'iniezione di adrenalina, un pugno tirato sul muro. Gearbox recupera l'impostazione del predecessore, e la sublima, intervenendo su qualitativamente e quantitativamente. Sarebbe facile ridurre tutto ad un mero elenco di quello che Borderlands 2 ha in più rispetto al primo capitolo: più armi, più quest, più skill, più nemici. Ma il vero punto di forza del titolo 2K è che dietro a ogni elemento c'è lo studio attento di un team che lavora su tutti i minimi dettagli: struttura e natura delle missioni primarie e secondarie, carattere dei personaggi, stile degli ambienti e delle armi. A monte c'è ovviamente un'impostazione perfetta per divertire senza troppe complicazioni: il substrato da GdR trascina il giocatore nel vortice dei Level Up, mentre l'immediatezza della componente Shooter esalta e tiene altissimo il ritmo di gioco. Divertente in singolo, sublime in Co-Op, praticamente interminabile, Borderlands 2 è il primo capolavoro di questo autunno ed un serio candidato per il titolo di Gioco dell'Anno. Smettere di giocare è davvero difficile, anche grazie allo spirito esagerato di ogni sequenza, che invade le sessioni di gioco. Non perdetelo: sarebbe un delitto.

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