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Recensione Borderlands: The Handsome Collection

Una raccolta per rigiocare gli ultimi due capitoli di Borderlands. Risoluzione nativa a 1080p, 60 frame al secondo (ma raramente stabili), ed un colpo d'occhio rinvigorito, per gli Shooter Looter di Gearbox e 2K Australia.

Versione analizzata: Playstation 4
recensione Borderlands: The Handsome Collection
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • PS4
  • Xbox One
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

C'era da aspettarselo. Fin da quando il Pre-Sequel di Borderlands è arrivato, un po' claudicante, sulle console di vecchia generazione, a tutti i giocatori più accorti è balenata in testa l'idea di un remake. Visti i tempi che corrono, del resto, e considerando il fatto che al tempo dell'uscita la diffusione di PlayStation 4 e Xbox One era già consistente, per 2K sarebbe stato davvero sciocco non considerare il “consueto” (e largamente atteso) porting a 1080p e 60 frame al secondo.
Il publisher ci ha comunque stupito quando ha presentato non tanto una “Definitive Edition” dell'ultimo capitolo, ma una raccolta che includesse anche il secondo, titanico episodio.
Messo da parte l'incipit del franchise (bellissimo ma -a confronto dei suoi eredi- sicuramente limitato nella struttura e nella varietà), The Handsome Collection si presenta quindi con due titoli d'impatto, la consueta irriverenza della saga targata Gearbox, ed un cell shading che più pulito non si può.
C'è qualche scatto, e le aspirazioni dell'ultimo episodio non sono certo le stesse di Borderlands 2, ma tutto sommato The Handsome Collection rappresenta un... “bel” modo di conoscere Pandora e i folli razziatori che la popolano.

Il secondo Album è sempre più difficile

Di fronte al disappunto a tratti cocente che in molti hanno provato giocando a Borderlands: The Pre-Sequel, altrettanti giocatori si sono sentiti in dovere di spezzare una lancia in favore della produzione sviluppata da 2K Australia (Gearbox, ve lo ricordiamo, era solo alla supervisione).
Secondo gli estimatori dell'ultima avventura dei cacciatori della Cripta, del resto, il gioco era “un Borderlands come gli altri”, ingiustamente punzecchiato dalla critica nonostante la sua offerta ludica e contenutistica fosse allineata a quella dei predecessori.
Adesso che The Pre-Sequel e Borderlands 2 si sono infilati in un'unica raccolta, messi lì vicini vicini, probabilmente qualcuno dovrà rivedere le sue stime.
The Pre-Sequel era (al tempo della sua uscita) ed è (cinque mesi dopo in questa versione HD) l'episodio meno ispirato del franchise: l'umorismo un po' spuntato e a tratti posticcio, le classi non proprio bilanciatissime e l'azione spesso confusionaria rendono molto meno piacevole l'esplorazione di Elpis, la luna di Pandora su cui siamo confinati.
Di più: quello che ancora oggi non convince è il “gunplay”. Tempi di ricarica, sensibilità del reticolo di mira in modalità Iron Sight, rapidità dei movimenti e reattività generale, influenza delle statistiche legate alla precisione sul successo dei colpi andati a segno: 2K Australia dev'essersi divertita a giochicchiare un po' troppo con le statistiche e le variabili del sistema, producendo quello che ancora oggi appare “un clone un po' storto”.

Non è tutto da buttare, in The Pre-Sequel. La mole di missioni principali e secondarie, alcuni boss particolarmente ispirati, un set di ambientazioni sufficientemente vario e la curiosità di provare i nuovi veicoli e le nuove armi bastano a tenere in piedi la produzione. Che si presenta, in questa raccolta, comprensiva dei DLC usciti fino ad oggi: una bella iniezione di contenuti, che non solo propone nuove questline e aree inedite, ma include due personaggi giocabili che è possibile selezionare fin dall'inizio. Il Doppleganger di Jack il Bello e la gelida Contessa arricchiscono quindi il parco classi, pur senza scacciare del tutto l'idea che le skill pensate dal team di sviluppo siano un po' caotiche e non sempre coerenti. Poco male: nei panni di Lady Hammerlock i cecchini provetti potranno togliersi più di una soddisfazione, mentre il Doppleganger di Jack permetterà di concentrarsi sul damage dealing, rappresentando una classe perfetta anche per i lupi solitari.
Diciamoci comunque la verità: compiere il percorso che porterà al level cap (fissato a 60 grazie alla presenza del pacchetto The Holodome Onslaught) sarà un'impresa a cui solo gli irriducibili della serie si dedicheranno con serenità. Altri giocatori, che avrebbero gradito un gameplay un po' meno ingessato e un umorismo meno derivativo, non si lasceranno certo convincere dalle timide novità di The Pre-Sequel (i salti a bassa gravità e le riserve di ossigeno). Giocato in gruppo pure questo episodio risulta efficace, ma il piatto forte del pacchetto resta lui: il secondo, eccessivo, sboccato ed esageratissimo episodio.

La prima volta non si scorda mai

Appena si avvia l'avventura di Borderlands 2 veniamo accolti da una cospicua serie di messaggi che ci informano dello sblocco di questa o quella zona su Pandora. Dentro la Handsome Collection, del resto, c'è tutta la mole straripante e pantagruelica dei DLC pubblicati da Gearbox: classi extra, mini-avventure, veicoli, sfide, quest. Nonostante chi scrive sia fra quei giocatori che aveva seguito al tempo dell'uscita tutta la stagione di contenuti aggiuntivi, avere accesso diretto a tutte le espansioni, rigettate “out of the box” da questa raccolta, è una sensazione quasi straniante. Borderlands 2 è stato, a pensarci con il senno di poi, un titolo che sembrava inesauribile, a cui la community ha giocato costantemente e senza sosta per quasi un anno. Gearbox aveva anticipato insomma l'idea del “supporto continuo” che adesso hanno tanti sparatutto ibridati con meccaniche da MMO (chi ha detto Destiny?), e con una costanza letteralmente incrollabile (sicuramente più esemplare rispetto a quella di tanti altri sviluppatori).
Chi non avesse mai avuto il piacere di fare un salto su Pandora, oggi, non ha più scuse: grazie alla pulizia del colpo d'occhio Borderlands 2 vive una seconda giovinezza, e le sue meccaniche di gioco restano ancora bilanciatissime e piacevoli. Il gunplay non è tecnico e preciso come quello di un First Person Shooter puro, ma la cornice da Gioco di Ruolo in cui è è collocato riesce ad acchiappare il giocatore e trascinarlo senza fasi di stanca fino al level cap (che qui, sempre grazie alle espansioni, è fissato a 72).

Qualsiasi sia la classe che sceglierete (nella Handsome Collection ci sono anche l'ottimo Mechromancer e l'autodistruttivo Psycho, per un totale di sei personaggi giocabili), vi troverete invischiati nella spirale di uno “shooter looter” ipertrofico ed esagerato, scorretto e sboccato.
Per quanto possa essere vecchia e conosciuta, la battuta su “Stallone da Culo” fa sempre il suo effetto, così come lo fanno le divertite parodie che prendono in giro i luoghi comuni e gli abusati ambiti in cui si muovono i videogame moderni (da fantasie piratesche ad epopee medieval fantasy).
A patto di subire il fascino della progressione tipica di un GDR (qui ci sono abilità, armi progressivamente più potenti, loot ed equipaggiamenti), insomma, Borderlands 2 vi catturerà facilmente, conducendovi in lungo ed in largo su un pianeta desolato ma letteralmente straripante di boss fight, missioni principali e secondarie, aree segrete. La progressione scandita anche dalla presenza dei livelli duro ed il multiplayer cooperativo (giocabile pure in split screen) completano un'offerta ricca come poche, che ancora oggi non teme confronti con le avanguardie della Next-Gen, e da sola giustifica e sorregge l'intera raccolta.

Un po' di Botox

Veniamo quindi al comparto tecnico: com'è il lifting operato dal team di sviluppo sui due episodi di Borderlands inclusi nella Handsome Collection?
Il primo impatto con The Pre-Sequel e Borderlands 2 è sicuramente positivo. Ricordiamo che entrambi sfruttano lo stesso motore di gioco, che in questa occasione è stato spinto oltre il limite dei 720p per raggiungere una risoluzione nativa Full HD (su entrambe le piattaforme).
Ottimo è l'Anti-Aliasing (FXAA), per una pulizia globale esemplare, aiutata dall'applicazione di un filtro anisotropico che rende le texture sempre molto definite.
Pur dovendo sacrificare gli effetti fisici legate alle librerie Phys-X di NVIDIA (e, fidatevi: non è poco) ed un po' di ampiezza di campo, i risultati della Handsome Collection su console current-gen sono (clamorosamente) paragonabili a quelli ottenuti su PC, dimostrando che la qualità del post processing è stata una priorità per il team di sviluppo.

Purtroppo ci sono alcuni problemi evidenti legati al caricamento delle texture e di certi oggetti poligonali, che per fortuna non incidono in maniera troppo pesante sull'esperienza di gioco. Discretamente più fastidiosi sono i cali di framerate ravvisabili soprattutto giocando a The Pre-Sequel. E' vero che la scena è complessivamente più carica di effetti rispetto a quella di Bordelands 2, ma in buona sostanza non c'è un singolo scontro a fuoco in cui i 60fps non inciampino almeno un po'. Anche dopo l'elefantiaca patch del Day One (sono 8 Gigabyte di aggiornamento!), The Pre-Sequel continua ad avere questo “singhiozzo” costante e regolare, che si placa solo quando ci troviamo ad esplorare ambientazioni chiuse e non dobbiamo affrontare nemici. Il framerate resta sempre e comunque al di sopra della soglia dei 30 quadri al secondo, ma i cali sono avvertibili e fastidiosi, accompagnati (molto più raramente) da qualche episodio di Tearing.
Meno problematico è invece Borderlands 2: qui i frame drop sono parecchio limitati, e pure in split screen le prestazioni risultano dignitose (anche se non impeccabili).
Al netti di questi riscontri, la fluidità maggiorata rende entrambi i giochi molto più reattivi, ribadendo ancora una volta quanto siano importati i 60 fps per gli sparatutto in prima persona.

Borderlands The Handsome Collection Nomen Omen: The Handsome Collection è veramente una “bella” raccolta, ed una proposta interessante per chi conosce solo marginalmente o per sentito dire la serie di Borderlands. The Pre-Sequel, in questo contesto, rappresenta l'anello debole, come era pure al tempo dell'uscita: la qualità delle campionature e del doppiaggio, la sceneggiatura meno brillante e poco originale, l'ironia a tratti spuntata e poco efficace, lo rendono il capitolo meno riuscito del tris (sì, persino il Borderlands originale ci era piaciuto di più). A tenerlo in piedi ci sono i meccanismi ruolistici alla base del gameplay, un sistema di crescita e progressione dei personaggi ancora assuefacente e ben calcolato, ma soprattutto una discreta varietà di contenuti. Pure le performance tecniche cedono di fronte alla migliore ottimizzazione e stabilità di Borderlands 2: titolo che basta a giustificare questo remake, consigliatissimo a chi non abbia mai avuto il piacere di improvvisarsi cacciatore della cripta. Interminabile è la mole di contenuti, ben tenuta la sboccata ironia, piacevole il gunplay, originali le classi. Ancora oggi, la proposta di Gearbox sa distinguersi: se proprio non avete un'avversione preventiva per i remake, fateci un pensiero. Tanta è la carne al fuoco, che potreste considerare l'acquisto anche se siete fra quei giocatori che si sono persi l'esplosiva stagione di DLC!

8

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