Bounty Train Recensione

Bounty Train è un interessante esperimento che mixa con discreto successo meccaniche gestionali con elementi strategici e ruolistici.

Versione analizzata: PC
recensione Bounty Train
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  • Pc
Angelo De Martini Angelo De Martini è un famelico appassionato di videogiochi, dategliene uno di qualsiasi genere e ne farà un boccone in compagnia del suo fidato PC. Se potesse scapperebbe con lui in Giappone, continuando ad amare la scrittura e a videogiocare come un matto. Lo potete trovare su Facebook.

Da eroe apparentemente dimenticato tra le pieghe del tempo a rinnovato contenitore di storie dal potenziale straordinario, il genere western si sta apprestando a vivere (anche se in parte lo sta già facendo) una gradita resurrezione. Come pallottole impazzite sul mercato, non solo intravediamo all'orizzonte l'attesissimo Red Dead Redemption 2, ma anche altre interessanti produzioni, alcune bazzicanti nei nostri amati lidi videoludici (come il "rumoroso" MMO Wild West Online), altri che brillano nei contesti più popolari dell'intrattenimento televisivo (come non citare la fortunata serie TV Westworld).
Tuttavia, non tutte le opere possono contare su investimenti produttivi e commerciali di questo calibro, trovandosi perciò costretti ad affidarsi unicamente all'originalità del proprio impasto ludico, vera chiave di volta per riuscire a intercettare quelle nicchie di giocatori costantemente alla ricerca di prodotti poco "mediatici" ma di sostanza. Ed è proprio il caso di Bounty Train, gestionale sui generis a tema "Old West" sviluppato da Corbie Games e pubblicato da Daedalic Entertainment, rivelatosi un titolo con diversi spunti interessanti, anche se non scevro di difetti che ne minano, in parte, la godibilità complessiva.

Datemi un treno e governerò il mondo

Quella che arde alla base delle fondamenta gestionali di Bounty Train è una storia come ne abbiamo sentite a milioni: il nostro protagonista, Walter Reed, si ritrova di punto in bianco tra le mani l'eredità del padre, assassinato in circostanze misteriose sulle rotaie della compagnia ferroviaria di cui deteneva una quota azionaria. Il sogno dell'imprenditore era quello di costruire la prima grande "transcontinental railroad", ovvero una tratta ferroviaria in grado finalmente di connettere la costa orientale degli Stati Uniti d'America a quella occidentale. Tuttavia, Reed non era visto di buon occhio dai suoi soci, per via delle sue eccessive premure nei confronti dei nativi che vivevano lungo il percorso ideale della nuova ferrovia, e che avevano causato intollerabili rallentamenti all'intero progetto. Se questo sia stato sufficiente a spingere gli altri "capi" a commissionare l'omicidio, non ci è dato saperlo. Ciò che è sicuro, però, è che Walter si ritrova tra le mani un'eredità fatta solamente di qualche azione societaria (il 4%, per l'esattezza) e di una locomotiva appena sufficiente per trasportare qualche cassa a breve distanza: decisamente troppo poco non solo per esaudire il grande sogno del padre, ma -soprattutto- per riuscire a conquistare la maggioranza della compagnia in breve tempo. Al giovane, dunque, non resta che rimboccarsi le maniche e sfruttare le grandi opportunità offerte dal continente americano, che intorno al 1860 stava vivendo uno dei suoi periodi storici più rappresentativi.
Come detto, Bounty Train è innanzitutto un gestionale: uno di quelli in cui lo scopo principale è accumulare il più velocemente possibile i fondi necessari a espandere ulteriormente la propria attività commerciale. Ma come spesso accade nel mercato videoludico moderno, alcuni titoli scelgono di percorrere dei sentieri di sviluppo alternativi, iniettando in una struttura di base già familiare e ampiamente rodata alcuni elementi estrapolati da altri generi o contesti ludici. Ecco dunque che a un sistema di commercio basato sul più classico dei rapporti tra domanda e offerta vediamo affiancarsi alcune meccaniche ereditate dagli strategici in tempo reale e dai giochi di ruolo.
Le prime fasi di gioco ci vedono prendere confidenza con la mappa degli Stati Uniti, sulla quale figurano le principali città commerciali e le diverse tratte ferroviarie che le collegano. A nostra disposizione, abbiamo inziialmente solamente un numero molto limitato di contratti commerciali, con margini di guadagno poco allentanti. Mano a mano che però i dollari iniziano ad accumularsi nelle nostre tasche, oltre a espandere il nostro raggio d'azione grazie all'acquisizione di nuove licenze, ci viene data la possibilità di diversificare l'attività, comperando nuovi vagoni da impiegare nel trasporto di merci, passeggeri, oppure nel contrabbando di armi e alcol (ritenuto illegale -e quindi perseguibile- in diverse città del continente). Talvolta, inoltre, durante la spola tra una stazione e l'altra, incroceremo alcuni personaggi secondari che ci proporranno degli affari apparentemente loschi ma potenzialmente remunerativi (c'è, ad esempio, una vedova che cerca di venderci la chiave di un magazzino dove dovrebbe essere nascosto un grande quantitativo di tabacco), e starà noi decidere se accettarli o meno.
Sebbene il titolo offra una "modalità libera", la campagna principale di Bounty Train è corroborata da una lunga serie di missioni narrative, le quali, oltre a scandire la progressione verso la conquista della compagnia ferroviaria (o quantomeno della sua maggioranza azionaria), ci vedranno alle prese con la riunificazione della famiglia Reed, i cui membri sono sparsi qua e là per tutto il continente nordamericano. Un sostrato narrativo, dunque, che non fa altro che cercare di contestualizzare e rendere più coinvolgenti le altrimenti fredde dinamiche economiche proposte dal titolo, e che si occupa anche di incorniciare il background delle missioni secondarie (proprio come quella della vedova del tabacco).

Certo, la scrittura non è certamente eccezionale o comunque non al livello di un vero gioco di ruolo, ma sa certamente impreziosire la struttura di base che sostiene il gioco.
Completare le missioni, comunque, oltre a garantirci un incremento della reputazione con le diverse città commerciali (fondamentale per sbloccare contratti sempre più redditizi), ci permette di guadagnare un sostanzioso quantitativo di punti esperienza e soldi. Questi ultimi, come detto, non servono ad altro che a comprare e potenziare nuove carrozze, ognuna delle quali è caratterizzata da statistiche differenti (tra peso, armatura, resistenza al fuoco, capacità dei serbatoi e slot dedicati a merci, passeggeri ed equipaggio). La scelta su come "assemblare" il treno, naturalmente, dipende dal tipo di attività che abbiamo in mente. Per darsi al contrabbando, ad esempio, conviene acquistare una locomotiva potente e veloce, così da annettergli un vagone merci piuttosto capiente e nascondere la merce illegale tra quella "regolare", abbassando così di molto la percentuale di rilevamento durante le ispezioni. Se dovessimo essere scoperti, infatti, non solo dovremmo pagare una multa salatissima, ma, nel peggiore dei casi, rischieremmo di finire in gattabuia per un lungo periodo di tempo (anche se volendo è possibile incolpare un membro qualsiasi dell'equipaggio al posto nostro). Ci preme comunque sottolineare che, indipendentemente dall'attività prescelta, con un'oculata gestione delle risorse e dei miglioramenti del treno ci sarà sempre possibile riuscire ad accumulare una discreta ricchezza da reinvestire nella compagnia, in una progressione che preferisce valorizzare l'intreccio delle diverse meccaniche piuttosto che la pura difficoltà.
Per quanto concerne i punti XP: questi sono fondamentali per l'anima "ruolistica" di cui vi abbiamo parlato poc'anzi. A ogni passaggio di livello, Walter e compagni (con questi ultimi che possono essere assoldati previo il pagamento di una cospicua somma di denaro, che varia in base alle loro qualità), possono guadagnare un potenziamento a scelta tra tre opzioni, che solitamente conferisce dei preziosi bonus nell'uso delle armi o in altre skill combattive (danno, percentuale di critico, armatura e così via). Inoltre, tutti i personaggi possono essere equipaggiati con una bocca da fuoco e un'arma corpo a corpo, che possono essere sostituite con pezzi più pregiati presso le armerie cittadine o gli accampamenti commerciali, così da aumentare considerevolmente le loro possibilità di sopravvivenza durante i combattimenti. Combattimenti che, naturalmente, sono all'ordine del giorno; dopotutto, corre l'anno 1860, e i territori degli Stati Uniti sono ancora delle polveriere stracolme di soldati, banditi e nativi inferociti. Ogni volta, infatti, che avremo la sfortuna di imbatterci in uno dei loro "posti di blocco", verremo messi di fronte a una scelta: pagare (se avremo i fondi necessari) una sorta di "pedaggio", oppure farci largo a suon di pallottole.
I combattimenti di Bounty Train avvengono tutti in una schermata a scorrimento orizzontale, con il treno lanciato in corsa su una tratta ferroviaria con una precisa lunghezza da percorrere prima di riuscire a raggiungere i "limiti" di mappa necessari per sfuggire. A questo punto, la scelta si fa abbastanza semplice: o ci si dà alla fuga, oppure ci si ferma a combattere. Nel primo caso, basta assegnare un personaggio al motore (che si occuperà a intervalli regolari di riempirlo di carbone), agendo poi manualmente sulla pressione per aumentare la velocità del treno, cercando al contempo di non esagerare troppo con le temperature, onde evitare di danneggiare le carrozze (che cominciano a subire un danno continuato nel tempo sempre più ingente).

Se si sceglie invece di sfoderare le armi (oppure se non si ha modo di sfuggire perchè i nemici sono più veloci), l'approccio abbraccia i canoni dello strategico in tempo reale. Le aree interne dei vagoni vengono suddivise in caselle, sulle quali è possibile spostare (sfruttando anche una sorta di "pausa tattica") i diversi personaggi a bordo del treno. In base al posizionamento e agli ostacoli circostanti, ognuno di essi avrà un cono visivo differente e, di conseguenza, una precisione migliore. Purtroppo, la profondità strategica è minata da un sistema di coperture un po' grezzo, che non permette di comprendere al meglio quali possano essere le migliori postazioni per riuscire a rispondere efficacemente al fuoco nemico; mentre altre volte i nemici sono davvero troppi per cercare di imbastire una difesa vincente. Come se non bastasse, dovremo vedercela con i nemici a cavallo, i quali tenteranno sempre di abbordare il treno. In questi casi, il combattimento diventerà unicamente melee, con noi che dovremo impedirgli a ogni costo di sganciare i vagoni dalla locomotiva o di dare fuoco alle merci. Anche qui, però, delle meccaniche molto basilari finiscono per appiattire l'esperienza, riducendola a un mero scambio di colpi in cui attendere solamente di scoprire quale dei personaggi rimarrà in piedi per ultimo.
Molto interessante è il fatto che in Bounty Train non esiste un vero e proprio "fallimento critico" (se non con la morte di Walter Reed). E' possibile infatti fallire le missioni principali o far morire alcuni dei personaggi più importanti, senza necessariamente incappare nel game over. L'esperienza di gioco, insomma, va vissuta cercando di evitare il più a lungo possibile il cosiddetto "punto di rottura", ovvero quel momento in cui le risorse a disposizione (tra soldi e vagoni) non sono più sufficienti -in caso di disfatta o perdita degli asset- per "riavviare" il processo di arricchimento.

Bounty Train Bounty Train è un titolo atipico, fondato sulla convinzione che un gestionale possa anche non essere completamente incentrato sulla pura e spietata complessità delle sue meccaniche, quanto piuttosto privilegiare una progressione discretamente diversificata e poggiante su elementi non proprio comunissimi all'interno del genere di riferimento. La base di gioco è comunque quella tipica dei gestionali a sfondo commerciale, con la necessità di comprare e vendere merci laddove è possibile guadagnare il maggior profitto. A questa, tuttavia, si accompagna una campagna principale con un sostrato narrativo discretamente interessante, oltre che un sistema di sviluppo dei personaggi assolutamente fondamentale per riuscire a sopravvivere alla terza anima proposta dal titolo, quella del combattimento. Si tratta, in realtà, del suo maggiore punto debole, a causa di una componente strategica che avrebbe necessitato di una migliore limatura per quanto concerne le meccaniche di copertura, di mira e di scontro corpo a corpo. Bounty Train, comunque, resta un titolo dall'afflato interessante: un esperimento sul genere che può (e sa) certamente incuriosire e intrattenere, al netto di imperfezioni evidenti e di un livello di difficoltà certamente non eccezionale.

6.8

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