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Recensione Breach & Clear: Deadline

Messo da parte il set stile Tom Clancy del primo episodio, gli sviluppatori hanno voluto dare seguito alle richieste dei fan: ecco, quindi, arrivare i non morti, protagonisti di questo insolito strategico.

Versione analizzata: PC
recensione Breach & Clear: Deadline
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  • Pc
Giovanni Calgaro Giovanni Calgaro è avvocato per sbaglio, ma tuttologo per passione, cresciuto a pane e videogiochi sin dalla più tenera età. Allevato da un commodore 64 non ha mai smesso di stupirsi per l'immensità della forma d'arte videoludica, tanto da sentire molto presto il bisogno di sfruttare l'amore per la scrittura per raccontare, far conoscere ai più e condividere questa meravigliosa passione. Potete sempre trovarlo su Facebook e Twitter, sempre che non sia in qualche aula di tribunale.

Morti viventi, morti viventi ovunque. In questi ultimi anni l' invasione di cadaveri ambulanti ha toccato praticamente ogni settore, rappresentando sempre più spesso una boccata d'ossigeno quando manca la scintilla creativa, nonché un'ottima valvola di sfogo per intrattenere l'utenza senza grande sforzo. La formula, pur con i suoi alti e bassi, funziona, sia in ambito cinematografico che videoludico, tanto che pure il secondo episodio della serie Breach & Clear se ne appropria, nella sua decadente totalità, adagiandola su una struttura di gioco ibrida, peculiare, che stravolge l'azione riflessiva del primo capitolo. Il risultato, anche per via delle carenze tecniche e stilistiche sofferte dal titolo, può dirsi riuscito solo a metà.

Amabili resti

Messo da parte il set stile Tom Clancy del primo Breach & Clear, gli sviluppatori hanno voluto dare seguito alle richieste dei fan e, probabilmente, cavalcare l'onda del fenomeno del momento, sperando in una maggiore visibilità nel panorama videoludico. Ecco, quindi, arrivare i non morti. Che, in questo caso, non risorgono dalle tombe a causa di chissà quale impulso innaturale: qui i sacchi di carne in putrefazione non sono altro che mutanti "guidati" da parassiti insinuatisi nelle cortecce cerebrali dei malcapitati. I vermi hanno agito talmente nel profondo da mutare in più occasioni non solo l'aspetto degli ospiti, ma facendo anche perdere ogni capacità di raziocinio. Il caos è inevitabile. I sopravvissuti, più o meno organizzati in bande e gruppi, si contano in poche decine di unità sparse per tutta Harbor City, l'enorme città devastata che il nostro team di specialisti si trova a percorrere in lungo e in largo nel tentativo di ricomporre i pezzi del puzzle, scoprire le origini dell'epidemia e, se avanza tempo, evacuare ciò che rimane della civiltà. Nulla di particolarmente originale, insomma. L'intreccio narrativo molto superficiale non riesce a svolgere un ruolo da protagonista, appiattendosi pallidamente su uno sfondo a tinte grigie e richiamando, in diverse occasioni, intuizioni già sdoganate, ampiamente percorse in molteplici serial televisivi, film e libri sull'argomento. Mancando il pathos e l'atmosfera, la matassa di eventi si dipana in modo del tutto lineare, attraverso quest semplicistiche e stringhe di dialogo che trasudano i soliti cliché del genere.

Divisi tra azione e riflessione

A ben guardare, non fosse per la particolare struttura di gioco che mescola meccaniche action e turn based condite da elementi ruolistici, Breach & Clear: Deadline si attesterebbe su livelli mediocri. Invece, nonostante le molte spigolature che affliggono il titolo, l'introduzione di caratteristiche mutuate dal genere dual stick shooter e l'ampliamento della parte ruolistica danno vita ad un mix davvero singolare, che contribuisce a dare un sapore meno stantio al tutto. La squadra tattica ai nostri comandi, composta da quattro soldati la cui fisionomia e classe d'appartenenza sono personalizzabili all'inizio della campagna, può muoversi in real time attraverso ambientazioni desolate, abbastanza ampie, varie e piene di "tesori" nascosti, intesi come pezzi di equipaggiamento sempre più rari ed efficienti. Questi possono esser trovati anche nei profondi dungeon sparsi per la città (solitamente edifici, fogne, miniere abbandonate). Molto interessante come idea per livellare la squadra e tirar su un po' di equipaggiamento.

Cosa, quest'ultima che invoglia la libera esplorazione, anche se per la maggior parte del tempo si tratterà di una corsa solitaria un po' monotona. I non morti si trovano infatti solo in sparuti gruppi che è possibile eliminare velocemente senza tanto preoccuparsi di tirare in ballo la visuale tattica. Le cose, invece, mutano sensibilmente quando si vuol seguire l'iter narrativo. In questo caso gli scontri si fanno decisamente più movimentati e tentare di risolverli correndo in giro giocando a fare gli eroi porta quasi sicuramente a morte certa: un po' per il soverchiante numero di nemici, un po' per la scarsa precisione dei controlli che, diciamocelo, non aiuta. Ecco, dunque, che l'anima tattica della serie torna comoda. Grazie a questa feature, mettendo in pausa l'azione è possibile scegliere i migliori punti di vantaggio, dirigere il team verso le immancabili coperture ed impartire un buon numero di ordini ad ogni soldato, con un menu radiale che consente, ad esempio, di scegliere oggetti dall'inventario, cambiare arma, sfruttare le abilità tipiche di ogni classe e così via. Le peculiarità dei combattenti (ognuno di essi infatti possiede skill legate alla propria classe d'appartenenza) consentirebbero, in potenza, di sperimentare diversi approcci tattici per avere la meglio sulle orde di non morti anche se, alla fine, la stupidità dell'intelligenza artificiale ha vanificato in più occasioni l'impegno profuso e il nostro splendido estro strategico. Ad ogni modo, nella miglior tradizione ruolistica, facendo piazza pulita di abomini vari i nostri quattro sodali salgono di livello, guadagnando i canonici punti esperienza. Ciò permette di sbloccare nuove abilità e specializzazioni per ognuno di essi attraverso skill tree ampi e ben ramificati, per una personalizzazione che porta ad un aumento della percentuale di colpi critici, della salute, del danno e così via. A questi buoni elementi ruolistici si accompagna anche all'immancabile crafting da cui, però, ci aspettavamo qualcosina in più, soprattutto per un titolo che tratta di zombie e scenari apocalittici. Solitamente i contesti survival sono legati all'idea della fabbricazione di armi improvvisate, particolari e, sovente, inadeguate. Invece no: l'equipaggiamento è sempre in perfette condizioni e viene semplicemente potenziato spendendo gli "scarti" droppati dai nemici. Gli "scrap" funzionano come una sorta di moneta di gioco, utilizzabile nei workbench all'interno dei rifugi, unico luogo sicuro in cui viene permessa l'attività di crafting. Un peccato, perché l'idea poteva essere meglio sfruttata per donare un po' più di carattere e longevità al titolo. Quest'ultima è comunque garantita da sfide classificate e, idealmente, da una co-op online che dovrebbe arrivare fra qualche tempo.

Qualche nota dolente

Ormai affrancata dalle radici mobile della serie, l'anima di Breach & Clear: Deadline riesce ad avere una propria dignità, rendendo il titolo di Mighty Rabbit Studios e Gun Media un discreto passatempo per questa calura estiva. La commistione di generi diversi pare essersi rivelata una buona intuizione, fatta probabilmente per tentare di emergere dal fitto sottobosco di titoli altrimenti troppo simili tra loro. Purtroppo, però, le spigolature restano davvero tante sia sotto il profilo tecnico che stilistico, alcune peraltro rimaste invariate dalla acerba versione Early Access che avevamo provato qualche mese fa. Anzitutto, l'intelligenza (o meglio, la stupidità) artificiale dei nemici e dei compagni lascia decisamente l'amaro in bocca. Mentre i primi sono in qualche modo "giustificati" da esigenze di copione, i secondi si sono resi responsabili di diversi, insensati, retry di troppo. Tutto sostanzialmente dovuto a scarsa reattività nella ricezione degli ordini, imprecisione dei controlli, strambe routine comportamentali automatiche che in più di un'occasione hanno incastrato il soldato di turno in vicoli ciechi e contro elementi ambientali, con buona pace dell'impegno strategico del giocatore. L'engine di gioco mostra le sue carenze in più punti, non solo riguardo alla gestione elementare della fisica e della telecamera, ma anche sul fronte di una veste grafica tutt'altro che positiva.

La visuale top down si dimostra utile; essa però spesso si scontra con elementi scenici, che la impallano più che volentieri. Gli ambienti di Harbor City e dintorni, poi, pur non essendo l'apoteosi della cura certosina (molte volte vengono addirittura riciclati gli stessi ambienti, ruotandone la disposizione solo di 90°), sono comunque articolati quel tanto che basta da invogliare un'esplorazione libera slegata dalla trama, così da trascorrere qualche ora a zonzo per recuperare equipaggiamento e salire di livello. Da segnalare, infine, la totale assenza di varietà della fauna zombesca, nonché la mancanza del doppiaggio e di campionature sonore degne di questo nome. Una carenza non da poco se si pensa all'importanza di questi elementi per ogni produzione zombie-oriented.

Breach & Clear Deadline L'ultima fatica di Mighty Rabbit Studios e Gun Media si propone all'utenza PC come una prova di abilità certamente ambiziosa, slegata dal fortunato predecessore ma priva del carattere necessario per emergere dalla massa, primeggiando in un mercato che vanta ben altri esponenti di rilievo. L'originalità del gameplay e l'impegno profuso nel tentativo di renderlo appetibile ad un bacino d'utenza più ampio possibile si scontra con diverse spigolature, che in qualche modo ne diminuiscono il pregio. Vuoi per l'inesperienza, vuoi per un buon grado disattenzione, Breach & Clear: Deadline si attesta su livelli sì dignitosi, ma semplicemente sufficienti. Alla - comunque interessante - struttura di gioco, con il suo mix action/tactical-RPG, fanno da contraltare difetti tecnici e stilistici. Scarsissima intelligenza artificiale, gestione del team poco intuitiva ed imprecisioni nella reattività dei controlli inficiano il gameplay, mentre il comparto grafico e sonoro manca di mordente e di quel carattere necessario, come si diceva, per esser ricordato negli annali del genere. Ciò nonostante, considerando anche il prezzo contenuto, il titolo può comunque risultare un buon passatempo per chiunque si trovi in astinenza da zombie e voglia dimenticare questa canicola estiva massacrando qualche migliaio di non morti senza grandi pensieri.

6.8

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