Recensione Broken Age - Atto 2

Ad un anno e mezzo di distanza dal prologo, Double Fine esce finalmente allo scoperto con la seconda parte del suo travagliato ritorno alla classicità delle avventure grafiche, purtroppo sprecando buona parte delle ottime premesse.

Broken Age - Atto 2

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Broken Age - Atto 2
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Andrea Porta Andrea Porta è un fanatico, divoratore (e occasionalmente critico) di videogame, serie TV, cinema, letteratura sci-fi e fantasy, progressive rock, comics, birre belga, rolling tobacco e molto altro ancora. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Broken Age verrà ricordato probabilmente più per il "caso" che ha creato attorno al crowd funding che non per le sue qualità, e non solo a causa dell'ironia del destino. Antesignano di Kickstarter, il progetto di Tim Shafer e della sua Double Fine ha deluso i moltissimi backers ritardando in maniera ingiustificata e ingiustificabile, uscendo con un primo capitolo ispirato ma tagliato (molto) corto, e facendosi poi aspettare per quasi un anno e mezzo prima di concedere ai giocatori la sua tanto sospirata seconda parte. Avviando il client da Steam, e scoprendo che i nostri salvataggi originali si erano corrotti, non abbiamo cominciato nel migliore dei modi. Purtroppo, il problema sembra molto diffuso, e mai del tutto corretto dagli sviluppatori. Aggirato il problema, abbiamo cercato di ricordarci cosa ci fosse di speciale in quel primo atto giocato così tanto tempo fa, e abbiamo immediatamente pensato a quell'introduzione ai personaggi tutto sommato molto riuscita, graficamente originalissima e personale, graziata da una storia che sembrava voler raccontare un affascinante aspetto della transizione dall'adolescenza all'età adulta, del rendersi indipendenti a dispetto di quello che la propria famiglia possa desiderare in maniera più o meno invasiva.

BROKEN PROMISES

Il secondo atto di Broken Age riparte proprio da quel cliffhanger che aveva chiuso il prologo, e lascia intatta la possibilità di passare da un personaggio all'altro. Data la situazione, ci si troverà ad esplorare gli ambienti già ben noti nei panni dell'"altro", con gli sviluppatori che sembrano intenzionati a ricreare il medesimo senso di scoperta capovolgendo la situazione di Shay e Vella. Purtroppo, lo stratagemma regge fino ad un certo punto, e finisce per rivelarsi per quello che è. Considerando poi il continuo backtracking che già aveva caratterizzato il prologo, e che si ripresenta qui intatto, a mancare quasi del tutto è proprio l'elemento più trascinate che finora Broken Age aveva dimostrato di avere, ossia la capacità di designer e sceneggiatori di unire le forze per mostrare al giocatore un nuovo dettaglio ogni pochi minuti di gioco. Forse proprio a causa di questo esplorare nuovamente aree già note, anche gli enigmi sembrano perdere freschezza, e, soprattutto, naturalezza. Se c'era un difetto che si poteva imputare alla prima parte era proprio l'eccessiva facilità con cui si poteva giungere alla soluzione dei puzzle, grazie ai moltissimi suggerimenti sparsi lungo il cammino, diversi sin troppo palesi. Con questo secondo atto, gli sviluppatori sembrano aver accettato i feedback ricevuti nel peggiore dei modi. Sì, gli enigmi sono più complessi, ma per la maggior parte non in maniera sana. L'intuizione spesso potrà essere messa da parte, in favore di un ripetuto provare soluzioni casuali, per poi scoprire che quella giusta non aveva granché senso. Se questo è già piuttosto facile da notare nella prima parte, avviandosi verso la conclusione il problema si presenterà più spesso e in maniera a tratti davvero irritante. Se nel prologo la natura molto basilare degli enigmi poteva essere superata, concentrandosi sulla capacità della trama e delle ambientazioni di trascinare il giocatore, qui purtroppo il problema si rivela tutt'altro che risolto dall'aumento di difficoltà, semmai ingigantito. L'attraversamento delle schermate a scorrimento orizzontale, come sempre piuttosto lento, unito alla necessità di battere palmo a palmo le ambientazioni in cerca del famoso "pixel giusto", porta talvolta a momenti di assenza totale di ritmo. Lo stesso può dirsi dell'unica, vera novità apportata a livello di gameplay da questo secondo atto, ossia gli enigmi "incrociati", che richiedono la raccolta di indizi con un personaggio per poi passare all'altro. L'assenza totale di punti di riferimento, e la distanza a volte notevole tra il momento del ritrovamento e la necessità di utilizzare un dato oggetto, finiscono per generare ulteriore confusione. Se è vero che le avventure grafiche del tempo che fu hanno sempre favorito un incedere piuttosto ermetico, l'assenza di elementi trascinanti a livello di trama, colpi di genio e scoperta di nuovi ambienti pesa notevolmente sulle ore di gioco offerte da questo secondo episodio.

Del tutto intatto è invece l'ottimo livello della caratterizzazione grafica e della scrittura dei dialoghi. Per quanto perlopiù già noti, e quindi privi del meraviglioso senso di scoperta, gli ambienti sono sempre molto dettagliati e ricchi di particolari, purtroppo per buona parte già impressi nella memoria dei giocatori. Quanto invece alla narrazione, anche in questo caso la seconda parte non ci ha del tutto convinto: il tema portante sembra perdersi quasi completamente dopo la metà, e l'affrettato finale lascerà molti a bocca aperta. A fianco, ci sono anche momenti più riusciti, dialoghi e personaggi ricchi di humour, ma si tratta di frammenti sparsi, ai quali manca chiaramente un solido collante alla base. Nelle circa sei ore di durata, questa frammentazione si avverte in maniera molto forte, con una buona parte del tempo di gioco spesa inseguendo indizi a volte davvero facili da trascurare, e troppo poco spazio lasciato alla sostanza narrativa e alla scoperta di nuovi personaggi e ambientazioni.

Broken Age Questa seconda parte di Broken Age aveva tutto da dimostrare, e soprattutto da farsi perdonare. Doveva rappresentare il gradito ritorno di un genere ormai trasformatosi al punto da risultare irriconoscibile, e celebrare il fenomeno del crowd funding da buon antesignano. Non si può dire che gli sviluppatori non abbiano fatto tesoro delle critiche mosse alla prima parte, raddoppiando la durata e rendendo gli enigmi molto più complessi. Purtroppo, nel fare ciò, si sono dimenticati proprio di quegli elementi che rendevano comunque apprezzabile e unico il prologo, ossia la scoperta di ambienti nuovi e meravigliosi (come dimenticarsi di Meriloft, la città sospesa tra le nuvole) e la duplicità dei personaggi, avviati su un percorso di crescita affascinante. Per quanto la scrittura dei dialoghi e l'aspetto grafico rimangano su livelli molto alti, il secondo atto di Broken Age spreca buona parte del lavoro fatto con il prologo, riproponendo ambienti già noti, mettendo il giocatore di fronte ad enigmi spesso cervellotici, e soprattutto dimenticandosi delle ottime premesse narrative, che si risolvono in un nulla di fatto. Probabilmente, la natura molto travagliata dello sviluppo ha influito su questo parziale fallimento, ed è con grande rammarico che dobbiamo ammettere che tornare su Broken Age, ad un anno e mezzo di distanza da quel primo, onirico, assaggio, è stato come svegliarsi di lunedì mattina piovoso dopo un bel sogno.

6

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