Recensione Broken Sword 5: La Maledizione del Serpente

A quasi due anni dalla pubblicazione su PC, Revolution Software porta su console di attuale generazione il quinto capitolo di una delle serie “punta e clicca” più amate di tutti i tempi.

Versione analizzata: Playstation 4
recensione Broken Sword 5: La Maledizione del Serpente
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • PSVita
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Dario Bianchi Dario Bianchi Accanito videogiocatore dall'età di 6 anni, Dario adora le emozioni e le forti suggestioni trasmesse dal mezzo videoludico. Quando non impugna un pad si dedica alla lettura, alla birra e al rock, accompagnato dalla sua amata Fender Telecaster! Lo trovate su Facebook e Twitter.

Il panorama della avventure "punta e clicca" ha conosciuto un rinnovato quanto inatteso successo negli ultimi anni: un genere dato ormai per "estinto" che ha trovato la forza di ritagliarsi un piccolo spazio in un mercato dove sembrava non essere più interessato ai ritmi lenti e ragionati che da sempre ne caratterizzano l'identità. Un vero e proprio "revival", al quale hanno contribuito firme storiche del settore, quali Tim Schafer con il suo Broken Age, ma anche i ragazzi di Revolution Software, creatori della celebre saga di Broken Sword. Dopo uno sviluppo più lungo del previsto, che ha visto il progetto originale venire diviso in due capitoli, così da consentire al team di poter ultimare i lavori con la necessaria cura, il quinto capitolo della serie si appresta a sbarcare anche su console di corrente generazione, in un formato retail che mette a disposizione dei giocatori entrambi gli episodi de "La Maledizione del Serpente" all'interessante prezzo di 29,90 euro. Un'occasione imperdibile per gli amanti della saga, i quali potranno godere di un'avventura ben scritta e ricca di enigmi ottimamente strutturati, seppur lontana dalla perfezione dei classici del genere.

Le relazioni pericolose

Le vite di George Stobbart e Nicole Collard sono destinate a incrociarsi nuovamente, e il tutto, come da tradizione, non può che cominciare da Parigi: il giovane californiano lavora per una compagnia di assicurazioni, assunta per l'occasione dal direttore di una piccola galleria d'arte, "Le Lezard Bleu", nella quale si appresta ad essere esposto un misterioso quadro dalle origini sconosciute intitolato "la Maledicció". La bellissima Nico è a sua volta presente alla mostra nelle vesti di inviato stampa, sorpresa ma felice di poter rincontrare il suo compagno di avventure. I due però non possono ancora immaginare che di li a poco si ritroveranno invischiati loro malgrado in un enorme complotto internazionale, condito da tradimenti, truffe e intrighi religiosi risalenti addirittura al tempo delle crociate albigesi. Misteri celati dietro allo sconosciuto quadro esposto, vera e propria mappa cifrata nella quale è celata l'ubicazione della "Tabula Veritatis", reliquia gnostica dall'enorme potere sopito che se finisse nelle mani sbagliate potrebbe mettere in pericolo l'intera umanità portando al risveglio di Lucifero in persona. Ovviamente il dipinto ha solleticato l'attenzione di un nutrito gruppo di discutibili personaggi senza scrupoli, sedotti dall'idea di poter dominare un così grande potere: la brama e la cupidigia di questi ultimi faranno si che "l'oggetto del desiderio" lasci dietro di sé una lunga scia di sangue, che i due protagonisti sono decisi ad interrompere. Tutto comincia infatti quando un ladro dal volto coperto irrompe nella galleria, trafugando l'opera e uccidendo barbaramente il povero proprietario Henri. Obiettivo del primo dei due episodi di cui si compone l'avventura sarà proprio quello di recuperare il dipinto, per poi approfondirne la genesi e il pericoloso mistero in esso nascosto sventando così l'apocalittica minaccia. Il plot narrativo si dipana lungo le circa 12 ore necessarie a raggiungere i titoli di coda, con una sceneggiatura ben scritta e capace di catturare costantemente l'attenzione del giocatore grazie ad uno sviluppo degli eventi sempre condito dalla giusta dose di suspence, seppur non perfetto per ritmo. Il titolo fatica un po' a decollare, con un primo quarto di gioco piuttosto lento e poco interessante, complici una serie di enigmi iniziali fin troppo basilari che non rendono giustizia al lavoro svolto dai programmatori nella seconda parte della storia, quando le cose diverranno più complicate e finalmente più stimolanti. La Maledizione del Serpente si rivolge agli amanti del genere, proponendo un gameplay piuttosto classico, in cui il giocatore è chiamato a gestire il cursore a schermo così da interagire con i vari oggetti e personaggi. Grazie ad un comodo inventario è inoltre possibile combinare occasionalmente tra loro le tante cianfrusaglie che ci ritroveremo a recuperare, richiedendo una buona dose di pensiero laterale e di fantasia per superare gli enigmi più complessi. Questi ultimi costituiscono certamente il cuore della produzione, risultando concepiti con cura e intelligenza: il titolo Revolution Software racchiude in sé tutti i tratti di un design che sembrava estinto agli inizi degli anni 2000, qui riproposto in grande spolvero da chi la storia del genere ha contribuito a scriverla di proprio pugno. A tal proposito la seconda metà de La Maledizione del Serpente brilla indubbiamente di luce propria, proponendo dei rompicapi tosti ma onesti, dove al giocatore vengono messi a disposizione tutti gli elementi necessari per venirne a capo, a patto ovviamente di impegnarsi a fondo nello studio dell'ambiente di gioco, registrando anche il più piccolo e insignificante dei dettagli. Possiamo assicurare che gli estimatori del genere troveranno certamente pane per i loro denti; coloro che invece desiderano vivere un'esperienza dalla progressione più sostenuta e che non amano rimanere bloccati per ore nello stesso punto, saranno felici di sapere che il gioco mette a loro disposizione un pratico sistema di suggerimenti, grazie al quale ottenere preziosi consigli nei momenti di difficoltà. Ottima inoltre la scelta di non evidenziare gli elementi ambientali coi quali è possibile interagire, un espediente che rende l'esplorazione e l'attento studio delle varie location attività molto più interessanti e gratificanti da compiere.

Il tutto è accompagnato da una direzione artistica pregevole: gli sviluppatori hanno optato per un "ritorno alle origini", utilizzando sfondi bidimensionali disegnati totalmente a mano, mentre i personaggi presentano modelli poligonali impreziositi da un ottimo cell-shading. La cura riposta nel riprodurre scenari ricchi di dettagli, resi ancora più "vivi" grazie all'utilizzo di una paletta cromatica sempre vivace con le sue forti tinte pastello, restituisce un risultato finale di assoluto valore, intaccato solo in parte da un comparto animazioni non propriamente esaltante. Grazie alla versione Ps4 da noi provata abbiamo inoltre potuto constatare un buon lavoro svolto nello sfruttare con intelligenza le varie funzioni del Dual Shock 4: grazie al touch pad potremo infatti muovere il cursore proprio come se avessimo a nostra disposizione un comodo tappetino da mouse, mentre il piccolo altoparlante posto tra le due levette analogiche fungerà da auricolare, qualora utilizzassimo i cellulari dei protagonisti così come qualsiasi altro dispositivo di comunicazione in-game. Purtroppo le ridotte dimensioni del touch pad limitano la precisione di un sistema di controllo che non risulta quindi ottimale da sfruttare, ma l'attenzione del team riposta nella cura di questi piccoli aspetti con l'intento di rendere l'esperienza di gioco più immediata è certamente da lodare.

Spade spezzate e capre affamate

Nonostante il grande impegno profuso da Revolution Software nel proporre un'avventura grafica che non sfigurasse con i "mostri sacri" del genere, La Maledizione del Serpente presta il fianco ad alcune critiche. Come precedentemente accennato il plot narrativo impiega alcune ore ad ingranare, proponendo una parte iniziale eccessivamente lenta e poco interessante, complici dialoghi piuttosto basilari ed enigmi a tratti addirittura banali. La sceneggiatura è complessivamente buona, e propone una storia di misteri ed intrighi che affondano le proprie radici nelle suggestioni delle leggende dello gnosticismo: purtroppo però, per quanto ben concepita, la trama non brilla per originalità, presentando colpi di scena piuttosto prevedibili e personaggi stereotipati, i quali difficilmente riusciranno a lasciare il segno nella memoria dei giocatori.

Per i fan della saga non mancheranno di certo sorprese, con il ritorno di "vecchie glorie" come Pearl e Duane, purtroppo spesso relegate al ruolo di semplici "comparse", in alcuni casi integrate nello sviluppo degli eventi in maniera anche un po' forzata. E qualora ve lo stiate chiedendo non temete: George avrà nuovamente occasione di incrociare sul suo cammino le tanto amate capre, con sviluppi che non fatichiamo a definire inattesi! Purtroppo, oltre ad una serie di personalità non propriamente memorabili, il tessuto narrativo risulta ulteriormente indebolito da qualche crepa di troppo nelle fasi finali, apparentemente sviluppate in maniera troppo frettolosa e sbrigativa, incapaci nel caratterizzare la conclusione degli eventi con il giusto grado di pathos ed epicità. Infine si segnala un buon lavoro di localizzazione, affiancato però da un doppiaggio italiano che soddisfa solo in parte: la qualità della recitazione è piuttosto altalenante, con un discreto lavoro svolto su Nico e George, ma con risultati discutibili per alcuni dei comprimari, uno su tutti l'inespressivo tirapiedi "Rastrello". Inoltre, ascoltare nella stessa scena più personaggi doppiati dallo stesso attore ci ha fatto spesso storcere il naso, per un risultato finale solo sufficiente.

Broken Sword 5: La Maledizione del Serpente Broken Sword: La Maledizione del Serpente saprà certamente soddisfare i tantissimi estimatori di un genere dato ormai per morto e che invece sembra assolutamente intenzionato a vivere una “seconda giovinezza”, in barba alle mode del mercato contemporaneo. Accompagnare George e Nico nel loro lungo viaggio si rivela un'esperienza assolutamente godibile, grazie ad una trama solida e ad un comparto enigmi di assoluto livello, sopratutto nella seconda parte dell'avventura. Purtroppo un avvio sottotono e una chiusura degli eventi poco efficace minano in parte il buon lavoro svolto da Charles Cecil e soci sul comparto narrativo, impedendo a La Maledizione del Serpente di poter rivaleggiare con i primi due, immortali, capitoli della saga. L'inconsistenza del cast di comprimari e una mancanza di originalità di fondo contribuiscono a restituire un prodotto buono, che vede però parte del proprio potenziale venire maldestramente sprecata. Ad ogni modo, l'ottima longevità, l'indiscutibile qualità dei vari rompicapo e il prezzo concorrenziale ci spingono a consigliare questo quinto capitolo di Broken Sword a tutti coloro che adorano il genere, e che non vedono l'ora di rivivere i ritmi lenti e ragionati di un'avventura grafica d'altri tempi.

7.4

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