Recensione Broken Sword: The Serpent's Curse

Torna un punta e clicca d'epoca con una infausta distribuzione episodica

Versione analizzata: PC
recensione Broken Sword: The Serpent's Curse
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • PSVita
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Andrea Schwendimann Andrea Schwendimann nasce smontando un 486DX e divorando qualsiasi videogame da allora in avanti. Non ha resistito a nessuna piattaforma, appassionandosi a qualsiasi genere, pur prediligendo gli FPS, gli action-adventure, gli RPG e l'hardware da gaming in ogni declinazione. Lo trovate su Facebook, su Steam e su Google Plus.

E' sull'onda della nostalgia che Revolution ha preso il treno Kickstarter dopo il boom incredibile di Double Fine. Un seguito che torna alle origini della serie, Broken Sword - La Maledizione del Serpente giunge in questa fine 2013 dopo un ritardo di ben sette mesi. Arriva però con un sottotitolo che non ci aspettavamo affatto (almeno fino a un mese fa): quell'Episodio 1 che tanto ha fatto discutere gli oltre 14.000 fan che l'hanno finanziato con 800.000 $ raccolti a fine campagna. George Stobbart e Nico Collard sono di nuovo assieme in un'avventura punta e clicca che si prospetta come il migliore episodio della serie dopo il primo indimenticabile titolo. Ma non sempre si può giudicare un prodotto in prospettiva...

Dov'è la capra?

Come da tradizione, tutto inizia a Parigi. George è ora un agente assicurativo incaricato di seguire la presentazione di una mostra le cui polizze tutelative sono state fatte firmare proprio da Stobbart. Caso vuole che per la copertura stampa, sia proprio la vecchia amica Nico Collard a dover seguire l'evento, ritrovando il vecchio compagno di avventure con cui viaggiò per il mondo seguendo i miti e le leggende in storie dal risvolto apocalittico e oscuro, fra templari, massoneria e maledizioni azteche. Il creatore della serie Charles Cecil è di fatto un vero e proprio Dan Brown ante-litteram, e non esitiamo a dire che le sue storie sono risultate ben più piacevoli da seguire negli sviluppi complottistici rispetto agli scritti dell'autore americano. Questa volta i due protagonisti rimarranno invischiati in una macabra vicenda legata a un quadro d'inizio ventesimo secolo, rubato proprio dalla mostra, con tanto di assassinio e sospetti ad ogni sguardo.
L'incipit è ovviamente un pretesto per scatenare un'avventura che porterà George e Nico in giro per il mondo alla ricerca di una risposta all'antico mistero che cela il dipinto.

Essendo questo quinto capitolo un'operazione fortemente nostalgica, è difficile sforzarsi e mettere da parte i ricordi di capre e specchi fumanti. Nell'immaginario videoludico di tutti gli appassionati ci sono due oggetti che simboleggiano l'epoca d'oro del trittico Lucasarts - Revolution - Sierra: la scimmia paralizzata e la capra. Due oggetti chiave di due enigmi che sicuramente han fatto penare milioni di giocatori in Monkey Island 2 e Broken Sword. La qualità dei puzzle e l'estro creativo di un tempo, sono stati oggi raccolti da una nuova generazione di talentuosi sviluppatori come Wedjet Eye, Daedalic e Telltale, grazie ai quali il genere dei punta e clicca ha potuto vivere una sorta di rinascita. Questo Serpent's Curse si deve in sostanza confrontare con prodotti freschi e attuali come i recenti capolavori Memoria, Resonance e Gemini Rue, vere e proprie lezioni di articolato puzzle-solving e storie degne dei migliori thriller del grande schermo. Ebbene al termine delle circa sei ore di gioco necessarie per completare il titolo (davvero molte considerato che è solo il primo capitolo) non possiamo ritenerci completamente soddisfatti, e non solo per la brusca interruzione derivata dalla scelta episodica, in questo caso, snaturante. A parte l'incipit davvero banale e scontato in cui magicamente George e Nico si ritrovano al posto giusto nel momento giusto dopo anni di lontananza, sono i comprimari e il ritmo narrativo a non convincere.
Per un titolo in cui gli elementi da sviluppare sono pochissimi rispetto ad altri generi, il comparto narrativo ed esplorativo acquista un'importanza incredibile e quasi supera, come nel caso di The Walking Dead, l'intero aspetto ludico. In totale il primo episodio di Broken Sword 5 si compone di una ventina di locazioni e lunghissimi dialoghi sempre ambientati in città, con alcuni personaggi come il commissario francese inquadrati talmente tanto nei clichè e negli stereotipi spiccioli da risultare insopportabili, quasi quanto l'ironia nauseante della serie Deponia.
Il tutto è peggiorato da una lentezza di risposta delle battute di dialogo che rende la prima metà del primo episodio assolutamente soporifera. Sebbene ben scritte, le battute dei vari personaggi sembrano innaturali date le pause tra una riga e l'altra, dovute non sappiamo se a un bug o alla scarsa lungimiranza degli sceneggiatori (siamo più propensi alla prima ipotesi). Si aggiunge un altro bug per cui il gioco ignora alcuni input del mouse, costringendo i giocatori a ri-cliccare lo stesso punto d'interesse, cosa che in una avventura punta e clicca è inaccettabile. Per fortuna che da un certo momento in avanti la trama prende piede e si rimarrà un'altra volta affascinati dagli intrighi dei grandi attori e nemici che, silenziosi, tramano alle spalle di tutto e tutti sulla scia di antiche leggende. Peccato però che sul più bello, quando dopo l'investigazione preliminare George e Nico stanno per partire all'avventura, scorrono i titoli di coda con un laconico: "Arrivederci a Gennaio 2014". La frustrazione in realtà si può leggere anche in chiave positiva: vogliamo di più, vogliamo andare avanti e scoprire il mistero del serpente! Tuttavia frustrazione rimane, frammista a delusione per un gioco che senza ombra di dubbio non è stato concepito ad episodi (che Wolf Among Us vi sia d'esempio) e la cui trama, data la complessità, ci mette un po' a carburare. Come del resto in ogni Broken Sword.
In ogni caso il valore di Revolution si può constatare nella raffinatezza del posizionamento degli hotspot, negli splendidi fondali disegnati a mano e negli enigmi sempre appropriati e coerenti, nonchè piuttosto impegnativi in alcuni casi (dannata scrivania!), a patto che ovviamente disabilitiate gli aiuti e i suggerimenti dalle opzioni. Quello che si riesce a percepire nonostante gli scivoloni è davvero la maestria nel far risultare la raccolta degli oggetti, la combinazione degli stessi e la risoluzione degli enigmi come azioni naturali, appropriate e sempre all'interno di un preciso contesto narrativo, al contrario di titoli come Secret Files 3 in cui sembra quasi di esser diventati degli spazzini, da quante cianfrusaglie si devono raccogliere senza alcun motivo plausibile. Certo, vedere Nico infilarsi un mocho vileda in tasca con tanto di secchio potrebbe far storcere il naso, ma è una formalità su cui possiamo chiudere un occhio.

Un altro motivo del perchè tutti dovrebbero imparare da Revolution è che di fatto l'orribile bottone che evidenzia tutti i punti di interesse non è necessario, e in questo primo episodio il pixel hunting è un lontano ricordo, grazie alla risoluzione incredibile dei fondali e alla qualità dei modelli dei personaggi; oltre ovviamente al posizionamento magistrale e sempre -ripetiamo- in un preciso contesto di narrazione. Il comparto artistico è quindi semplicemente il massimo che si può trovare attualmente nel genere d'appartenenza e bastano gli screenshot allegati a questa recensione per dimostrarlo (immaginateveli animati). Anche in questo caso però si riscontrano due bug molto fastidiosi e che rovinano l'estasi visiva di questa bidimensionalità iper-dettagliata. Il più evidente e fastidioso è il pathfinding dei vari personaggi, complici anche le animazioni piuttosto scattose. Cliccando su un oggetto o una zona d'interazione, spesso George e Nico si incepperanno, compiendo movimenti innaturali. Sembra proprio che manchino i frame giusti per fargli compiere le giuste azioni da qualunque posizione si trovino rispetto all'oggetto da raccogliere o esaminare, fatto che stona tantissimo con l'incredibile qualità grafica e il maestoso dettaglio. L'altro fattore poco gradito non è un bug, bensì un'implementazione azzardata del motion blur. E' forse quasi impercettibile ma la riportiamo per dovere di cronaca, perchè alcune volte ci ha dato davvero fastidio la sfocatura: troppo accentuata, imprecisa e oppressiva a causa del contrasto coi fondali iperdettagliati. Aggiungiamo un ritardo significativo tra dialoghi e animazioni (soprattutto il labiale) e ci è difficile essere troppo felici di questa release anticipata. Il motivo della scelta ha provato a spiegarlo in questi giorni lo stesso creatore Charles Cecil: dal momento che aveva promesso (prima del secondo rinvio) un gioco entro Natale ai propri backer, l'ha diviso in due tagliando la testa al toro. Non crediamo avesse previsto gli effetti collaterali di una simile scelta.

Broken Sword 5: La Maledizione del Serpente E' difficilissimo confezionare un'avventura punta e clicca. Il gameplay e il comparto ludico sono ridotti all'osso e altri comparti come l'interfaccia e soprattutto la narrazione diventano cruciali per la buona riuscita del prodotto. Il primo episodio di Broken Sword 5 centra solo in parte l'obiettivo: alcuni personaggi troppo inquadrati, la lentezza con cui si dipana la pur interessante trama e soprattutto le incertezze nel comparto tecnico non permettono di rimanere entusiasti da questo ritorno al passato. La frustrazione è elevata perchè la bravura di Revolution trasuda da ogni pixel dei magnifici fondali, e da ogni enigma perfettamente collocato nelle locazioni e arduo al punto giusto da non risultare mai insoddisfacente. Interrompendo il gioco non sul più bello, ma proprio quando gli eventi della complicata trama cominciano ad avere un senso, Cecil e soci si sono dati la proverbiale zappa sui piedi, e attualmente non possiamo consigliare l'acquisto se non agli appassionati del genere o della serie. Dovremo aspettare un mese per valutare il titolo completo, perchè è fuori discussione che questo titolo non sia stato concepito per una release dilazionata nel tempo. A differenza delle serie Telltale, pensate a tavolino per essere suddivise, questa è solamente una becera strategia commerciale dell'ultimo minuto per avvantaggiarsi degli sconti natalizi di Steam, e speriamo soltanto che il team non faccia pagare altri 25 euro il secondo episodio. In sostanza il gioco diverte, è ben sviluppato e nonostante le tempistiche lunghe, la trama solletica la voglia di intrigo e avventura che da anni richiediamo a gran voce per il sottogenere alla Fate of Atlantis e Secret Files. Un filone che attende il suo nuovo esponente di rilievo da troppo tempo e che forse, a Gennaio, lo troverà con l'uscita del secondo episodio. Per ora ci troviamo davanti a un gioco monco e con qualche bug di troppo, ed è dura ammetterlo data l'attesa di un ritorno in grande stile. Dura quanto lo zoccolo d'una capra d'Irlanda.

6.8

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