Recensione Broken Sword: The Serpent's Curse - Episodio 1

La prima parte della nuova avventura di George e Nicole non stupisce come sperato

Versione analizzata: Playstation Vita
recensione Broken Sword: The Serpent's Curse - Episodio 1
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • PSVita
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Lorenzo Lorenzo "Kobe" Fazio ama il basket, o per meglio dire i Los Angeles Lakers, l’Hip Hop e il teatro. Dopo aver rincorso la carriera del finto regista, dal 2007 si spaccia anche per finto esperto di videogiochi scrivendo su Everyeye.it. Lo appassionano le belle storie e gli stili visivi ricercati. Cercatelo su Twitter e su Google Plus.

Che le avventure grafiche si sposino alla perfezione con PS Vita lo si evince immediatamente. Rispetto al diretto concorrente 3DS, la piattaforma Sony, pur senza la comodità del doppio schermo, può contare sull’ampiezza e definizione del suo impareggiabile schermo OLED. Era solo questione di tempo prima che il genere tentasse di trovare nell’handheld nipponico una nuova casa: non così spaziosa certo, visti i bassi regimi di vendita, ma ugualmente comoda e accogliente.
Così, dopo la prima stagione di The Walking Dead, Revolution Software, uscita vittoriosa dalla campagna su Kickstarter, ha ben deciso di pubblicare il quinto capitolo della famosissima saga di Broken Sword. Come noto, oltre a digerire qualche mese di ritardo sulla pubblicazione, i fan hanno dovuto ingoiare un altro rospo: la segmentazione dell’avventura in due distinti episodi.
Se per la seconda parte ci sarà da aspettare qualche settimana in più, la prima si è sottoposta al nostro giudizio rimediando un voto più che discreto, ma che per gli standard del brand suona più come una parziale bocciatura.

La solita meravigliosa e maledetta Parigi

Parigi è per tutti la capitale dell’amore, la residenza della Gioconda, la patria della baguette, la cornice ideale che esalta le armoniose forme della Torre Eiffel. Per tutti, meno che per George Stobbart e Nico Collard. Per i due, nuovamente protagonisti indiscussi della (dis)avventura, Parigi è soprattutto fonte guai, pericoli e misteri da svelare con tenacia, coraggio e un pizzico di incoscienza.
Questa volta alla base di tutto c’è un inspiegabile omicidio e il furto di un quadro che si dice emani un’influenza demoniaca. E' un caso che, tra i tanti pezzi esposti, il ladro abbia deciso di appropriarsi proprio di quello? Ovviamente no, tanto più se si considera il sistema d’allarme precedentemente manomesso da qualcuno che, evidentemente, ha lavorato dall’interno.
Se le premesse introducono la vicenda con la giusta dose di pathos e coinvolgimento, purtroppo quello che segue non vi fa seguito con altrettanta brillantezza.
L’avventura infatti comincia a rigirarsi su sé stessa, imbrigliando il videogiocatore in una fitta trama di luoghi da visitare molteplici volte e dialoghi evidentemente annacquati per allungare la longevità dell’episodio. Soprattutto chi ha esperienza con il brand lamenterà il poco coraggio di una sceneggiatura asfissiante, che fatica a entrare nel vivo.

Come se non bastasse il tutto è reso ancor più soporifero dall’eccessiva lentezza con cui si sviluppano i dialoghi. Forse per una precisa (e inspiegabile) scelta di design, forse frutto di un fastidioso bug (che nell’eventualità speriamo venga presto corretto da una patch), ogni frase dei personaggi è seguita e preceduta da lunghi secondi di silenzio in cui spesso e volentieri si perde la carica drammatica della scena in corso.
Se non altro, finché si rimane confinati a Parigi, la maggior parte delle emozioni le regalano il comparto grafico e gli enigmi.
La metropoli francese viene ancora una volta disegnata a mano, con un saggio uso dei colori e un’attenzione al dettaglio che ha del maniacale. Perdersi tra i livelli di parallasse, che scorrono armoniosamente uno sull’altro, è un attimo e persino i modelli poligonali dei personaggi non stonano affatto. Trattati con il toon-shading, sorprendentemente si fondono e mescolano meravigliosamente con la bidimensionalità degli scenari.
Il tripudio è naturalmente possibile con la complicità del meraviglioso schermo del portatile, ma non privo di qualche sbavatura. Ci riferiamo ad alcune animazioni che finiscono con il ripetersi all’eccesso, tradendo la fretta di sviluppo che parzialmente svilisce la ricercatezza di design che ha sempre contraddistinto il lavoro di Revolution Software. Si tratta naturalmente di una piccolezza, che tuttavia stona con lo scintillio e la maestosità di tutto il resto.
Anche il sonoro splende di luce propria. Il doppiaggio, solo in inglese attualmente, è stato condotto da attori capaci e a loro agio nei panni virtuali che interpretano. Le musiche “odorano” delle ambientazioni a cui sono state abbinate e sebbene nessuna spicchi realmente per qualità di realizzazione, un buon paio di cuffie diventeranno irrinunciabili per esplorare con tutti e cinque i sensi la Parigi del gioco.
Dal canto loro, gli enigmi hanno il grande pregio di immergersi con estrema naturalezza nel corso dell’avventura. La raccolta di oggetti e l’interazione tra di essi e con altri personaggi non interrompe quasi mai il fluire degli eventi. Salvo rare occasioni, che comunque non stonano né affaticano il ritmo, il tutto avviene senza bruschi stacchi che prevedano la navigazione tra menù o la spiccia risoluzione di prove logiche che isolino l’utente all’interno di una schermata.

Ed è proprio questo che ricollega Broken Sword The Serpent's Curse - Episodio 1 ai suoi eminenti predecessori: la ferrea volontà di mantenere la propria identità. Sordi ai successi del Professor Layton e delle produzioni targate Telltale, il gameplay è rimasto fedele alla tradizione per la gioia di puristi e fan del brand. E’ pur vero che si denota un eccesso di linearità e che ad occhi attenti il livello di difficoltà apparirà lievemente più basso rispetto al passato, ma questo è un piccolo prezzo da pagare per venire incontro all’utenza del nuovo millennio: non troppo abituata ad avventure grafiche smodatamente complesse.
Lasciata Parigi, e intrapreso il solito giro intorno al mondo da parte del duo, anche la trama, l’aspetto fin qui più criticato, spicca finalmente il volo. A fronte di un comparto artistico e di enigmi che mantengono inalterato il loro già elevato livello qualitativo, il cast di personaggi conosce un piacevole incremento numerico e i colpi di scena iniziano a sconvolgere l’andamento dell’intreccio. Peccato che duri troppo poco: a sette, otto ore dall’omicidio-furto che dà il via alla vicenda, il primo episodio si conclude lasciando fortunatamente grosse speranze per il proseguo.
Purtroppo la lista dei difetti del titolo si allunga andando a considerare il sistema di controllo. Sebbene a grandi linee il tutto funzioni più che degnamente, spesso l’input non viene tradotto correttamente, costringendo l’utente a impartire nuovamente il comando. Visto che il tutto è gestito esclusivamente dal touch-screen, decisione di design che ci sentiamo di appoggiare in toto, il rammarico è ancora più grande. Invochiamo anche in questo caso una patch riparatrice: non si tratta di un difetto così influente sull’esperienza, ma resta una fastidiosa ed evitabilissima imperfezione.

Broken Sword 5: La Maledizione del Serpente Questo primo episodio di Broken Sword 5 non ci ha impressionato come sperato. Molteplici sbavature, dal sistema di controllo alle animazioni, evidenziano uno sviluppo travagliato. Una trama che perde fin troppo tempo a decollare lascia spiacevolmente sorpresi, sopratutto se memori delle sceneggiature degne di ogni lode dei capitoli precedenti. Ciononostante su PS Vita, dove attualmente la concorrenza si riduce alla prima stagione di The Walking Dead, il titolo può tranquillamente dire la sua e appassionare neofiti o fan del genere che vogliono sperimentare l’ebbrezza di un’avventura grafica da giocare anche lontani dalla solita postazione PC. Nonostante un inizio non proprio scattante, l’Episodio 1 ammalia grazie a un art design maestoso, enigmi ben congeniati e una parte conclusiva scoppiettante e appassionante. Se siete nel dubbio attendete il nostro giudizio sull’Episodio 2: le premesse per una seconda parte ancor più emozionante ci sono tutte, ma se proprio non volete correre il rischio, pazientate ancora qualche settimana.

7

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