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Giochiamo con questo stealth game ad alto tasso disagio!

Recensione Burnstar

Il concept della serie Bomberman rivive nel recente puzzle game targato Nerve Software. Scopriamo insieme se si tratti di una piacevole rilettura di una formula di successo o di un banale clone senza carattere?

Versione analizzata: PC
recensione Burnstar
INFORMAZIONI GIOCO
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
Andrea Fontanesi Andrea Fontanesi sceglie (in)consapevolmente di votarsi al videogioco fin dalla più tenera età, quando, negando alla madre il piacere popolare della prima parola dedicata, pronuncia un “Ma” pregno di speranza assieme a un “rio” assai meno poetico. Crescendo si lascia sedurre dal fascino della scrittura per infine realizzare, dopo ben ventisei anni, che le due passioni, quando si compenetrano, sono in grado di donargli enormi soddisfazioni. Strenuo sostenitore dello sperimentalismo audiovisivo, nutre da sempre un sano interesse per il cinema d’animazione, ed è inoltre profondamente legato all’arte del doppiaggio, che pratica tutt’ora a livello amatoriale.

C’era una volta Bomberman. L’imperfetto è d’obbligo, poiché è passato veramente parecchio tempo dall’ultima volta che il personaggio nato dai talenti di Hudson Soft ha calcato le scene dell’intrattenimento digitale. I fortunati gamer degli anni Ottanta e Novanta non faticheranno a ricordare con piacere quella formula rompicapo così fresca e immediata che, dalla sua prima volta su MSX in poi, ha reso il buffo bombarolo una vera e propria icona del videogame, amata nella natia terra del Sole Nascente e alquanto apprezzata anche nel resto del globo. Cavalcando generi e generazioni - e a fronte d’inevitabili alti e bassi - il geometrico eroe senza bocca è riuscito a porre il proprio nome sulla ragguardevole cifra di oltre quaranta produzioni, fino a scivolare lentamente nel dimenticatoio a seguito dell’acquisizione della sua software house d’origine da parte di Konami - l’episodio mai nato per 3DS è un rospo che i fan non hanno ancora del tutto ingoiato. Mentre la mascotte Hudson siede pazientemente in panchina, il development team di Dallas Nerve Software ha recentemente tentato di rispolverare tale ricetta ludica con Burnstar, titolo nato nel 2010 su iPhone e iPad, oggi completamente rimodernato a beneficio degli utenti PC. Cerchiamo di capire se l’opera, venduta su Steam al prezzo di € 9,99, sia effettivamente all’altezza del suo celebre mentore.

CENERE DI STELLE

Il male è alle soglie dell’isola di Fairway. Una banda di ecoterroristi ha costruito il proprio laboratorio ai margini della foresta, e le sostanze chimiche prodotte in tal sito rischiano seriamente di corrompere le meraviglie ambientali che rivestono questo mondo felice. L’impavido Burnstar - sorta di Pyro di Team Fortress 2 in versione cartoon - entra quindi in azione insieme ai suoi tre amici piromani per sventare la minaccia a suon di fiamme ed esplosioni - non che questo ci paia il metodo più efficace per preservare i frutti di Madre Natura, ma tant’è. Metabolizzata la sottilissima premessa di Burnstar, il giocatore ha subito modo di saggiare la proposta confezionata dal team di sviluppo nel primo dei più di cinquanta stage che compongono l’esperienza. Ognuno di questi ospita un labirinto circoscritto a visuale isometrica, lungo il quale l’utente deve scovare una serie di stelline gialle che, se raggruppate in quantità sufficiente, rivelano la presenza di una stella più grande, la cui conquista è necessaria per l’unlock del quadro successivo. Unico modo per portare le stelline in superficie è quello di dare fuoco a specifiche caselle poste sul pavimento, sfruttando casse esplosive, scie d’alcol e quant’altro per innescare la fiamma e farla espandere lungo l’area circostante.

Come dare il via a ciascun “domino a combustione”? Similmente al classico Hudson Soft, le bombe saranno strumenti indispensabili per perseguire il nostro obiettivo. Quando raccolte - ve ne sono in numero limitato all’interno di ogni livello - sarà compito del gamer posizionarle nei punti più adatti a scatenare combo incendiarie quanto più possibile estese, sempre tenendo a mente le specificità di tutti gli elementi presenti in campo. Per fare un solo esempio, vi sono cassette TNT di tre diverse colorazioni: quelle gialle non detonano, ma sono in grado d’incendiare casse arancioni adiacenti, le quali, al contrario, deflagrano a croce, bruciando le caselle a esse confinanti e distruggendo eventuali blocchi di roccia che ostruiscono il percorso, e lo stesso si può dire per i cassoni rossi, che invece coinvolgono nella propria fiammata distruttiva fino a due caselle di distanza. Chi legge avrà già ben assimilato come l’originalità, in Burnstar, non sia propriamente di casa. Cionondimeno, l’efficacia in termini d’intrattenimento leggero non tarda a palesarsi: dai primi rompicapi a mo’ di tutorial alle successive e più complesse sfide ambientali, non possiamo negare che il gioco abbia di certo qualcosa da dire, specie in virtù del buon lavoro svolto da Nerve Software sul versante del level design. Il più delle volte, infatti, le conformazioni delle location si sposano con intelligenza agli elementi di scena, che siano essi interruttori per attivare bocche sputafuoco o pedane in grado di teletrasportare l’avatar da una parte all’altra, nastri trasportatori volti a spingere le bombe verso zone non percorribili oppure sensibilissime trappole letali.
Quanto fin qui menzionato riesce senza fatica a valorizzare il puzzle solving generale, nonostante, va detto, vi siano un paio di questioni legate all’esperienza che non riescono a brillare della medesima luce. La prima riguarda i character selezionabili; oltre a Burnstar, capace di compiere rapidi scatti da vero maratoneta, l’utente può in alternativa decidere di riporre fiducia in uno dei suoi tre colleghi incendiari. Sostanzialmente, Ember è una sorta di calamita umana, in grado di attirare a sé le stelle dalla distanza e proteggersi dagli attacchi avversari con uno scudo magnetico; Coldsnap può bloccare gli ostacoli mobili ibernandoli per pochi secondi; Toxo, infine, riesce a modellare dei cloni lungo il percorso, vere e proprie giunzioni per il teletrasporto che, all’occorrenza, possono anche essere impiegate per tenere premuti gli interruttori sul pavimento a tempo indeterminato.

Ebbene, all’atto pratico nessuna delle loro abilità è indispensabile al fine di portare correttamente a termine i rompicapi. Nonostante sia difficile negare che, in determinati scenari, utilizzare un certo personaggio possa di fatto semplificare la competizione, non sarà tuttavia possibile verificarne l’efficacia prima di esplorare il livello stesso. Non sarebbe un problema, se non fosse che gli sviluppatori hanno omesso la possibilità di switchare l’avatar direttamente in-game, col risultato che è possibile compiere tale operazione soltanto riavviando lo stage dal principio, con l’inevitabile fastidio che tale limitazione comporta. Il secondo aspetto di Burnstar a non convincere del tutto è legato invece alle boss fight poste a completamento di ciascuno dei tre mondi di gioco. In queste occasioni, il giocatore deve raccogliere tutte le stelle in campo durante la fuga da un ceffo particolarmente iracondo, svicolando tra i corridoi di un labirinto ricolmo di pericoli e materiale facilmente infiammabile. Le prove rivisitano superficialmente l’idea alla base di Pac-Man; ciò detto, sebbene la prima delle tre possa restituire al gamer una certa tensione ludica, non comprendiamo perché il team abbia scelto di riproporla tale e quale anche nei due match successivi. Un po’ di differenziazione, in questo senso, non avrebbe di sicuro guastato.

DETONAZIONE DOPPIA

Com’è la norma in questo tipo di produzioni, Burnstar trae sostanzioso nutrimento da un replay value piuttosto elevato. Di base, chi solitamente portato ad apprezzarne la formula potrebbe effettivamente trovare soddisfazione nel riaffrontare gli stage precedenti per migliorare i propri record in termini di tempo impiegato a completare ogni sfida e di percentuale di stelle raccolte. Oltre a questo, l’in-game non lesina sui collezionabili, qui peraltro usati come escamotage per sbloccare i livelli segreti di cui il singleplayer non è fortunatamente carente. Infine, reale valore aggiunto all’esperienza, è possibile rivivere le stesse sfide di ragionamento della campagna assieme a un amico nella modalità co-op locale. Doppio pad alla mano, percorrere nuovamente le coloratissime scenografie con un alleato è pratica davvero godibile, che non soltanto dona all’esperienza la classica ilarità che è da sempre cifra distintiva di qualsiasi buon multiplayer casalingo, ma, soprattutto, conferisce al gameplay quel pizzico di strategia in più, spingendo l’utente ad approcciare i puzzle in modi che, in solitaria, non era possibile nemmeno considerare. L’unico nostro rammarico deriva dal fatto che i developer non abbiano pensato a una qualche forma di competizione online; nonostante questo, siamo certi che, concluse le circa tre o quattro ore utili a terminare la campagna, chi è amante del genere possa trovare svago in questo titolo anche per partite successive di durata nient’affatto trascurabile.


Burnstar Nel tentare di rendere omaggio a una ricetta videoludica del passato, Nerve Software ha indubbiamente compiuto uno sforzo apprezzabile. Burnstar ripropone le meccaniche puzzle di Bomberman senza deragliare granché dagli originari binari della serie, col risultato che il prodotto finale è sì di realizzazione un po’ scolastica, ma tutto sommato corretto e senza particolari sbavature di game design. A livello contenutistico, non tutte le scelte compiute dagli sviluppatori sono felici - impossibile tacere su protagonisti mal differenziati nelle skill e boss battle pressoché copia-incollate da un mondo di gioco al successivo - eppure l’esperienza sa farsi stimolante nella maggior parte dei suoi rompicapi grazie a un sapiente lavoro di level design, foriero di sfide dalla difficoltà crescente e senza sgradevoli impennate. Rigiocabile per merito di una buona quantità di extra, ci sentiamo di consigliare il titolo non soltanto agli utenti in cerca di un’esperienza da sbocconcellare nel tempo libero, ma anche a quei core gamer di vecchia data che, a digiuno di una formula ormai di rado proposta sul mercato, potrebbero qui trovare un discreto passatempo nostalgico.

6.8

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