Recensione Call of Duty: Black Ops

Call of Duty ci porta nella guerra fredda, tra il Vietnam e la Russia, per sconfiggere la minaccia sovietica

Call of Duty: Black Ops - Rezurrection Map Pack

Videorecensione
Call of Duty: Black Ops - Rezurrection Map Pack
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Wii
  • Ps3
  • iPhone
  • Pc

Parlare della serie di Call of Duty significa, per certi versi, tracciare un ritratto dell’attuale generazione videoludica. Pur essendo nata nell’ormai lontano 2003, la saga ha conosciuto la sua massima espressione nel corso degli ultimi quattro anni, quando, grazie agli sforzi congiunti (anche se non sempre armoniosi) di Infinity Ward e Treyarch, Call of Duty si è imposto definitivamente come l’unico FPS multipiattaforma capace di incanalare e canonizzare le tendenze dell’industria.
Al di la delle sterili cifre, che restano comunque impressionanti (con 60 milioni di copie vendute a livello mondiale, 4 miliardi di incasso, migliaia di giocatori online e un aggregato complessivo su metacritic che supera il 90% di review positive), Call of Duty rappresenta una pietra angolare, necessaria par capire il gaming moderno.

Black Ops, il nuovo capitolo della saga, porta con se una doppia responsabilità: da una parte incombe l’ombra del suo predecessore, troppo grande per poter essere nascosta, dall’altra Treyarch, dopo la buona prova di World a War, deve dare la prova definitiva del suo talento.
Con questo carico di aspettative, attese e, perché no, hype da appassionati, Everyeye è volato a Londra, per la review session del gioco, pronto a sviscerare uno dei top title dell’anno nonché il più importante della line up Activision di questo Natale.

“...ché la guerra è bella anche se fa male..”

C’è stato un tempo in cui le guerre si combattevano sui campi di battaglia; le donne, i cavalier, l’arme e gli amor, ma anche l’eroismo dell’assedio di Stalingrado, la maledizione delle Ardenne, o il fronte carsico della Prima Guerra Mondiale. Tutto era relativamente facile: da una parte c’erano i buoni, dall’altra i cattivi. Alleati contro Asse, Triplice Alleanza contro Triplice Intesa, Churchill, Stalin e Roosevelt contro Hitler, Mussolini e Hirohito. Dopo la caduta di Berlino tutto è diventato più confuso: il secondo dopoguerra ci ha consegnato un mondo grigio, dove la distinzione fra bene e male, fra giusto e sbagliato si è fatta labile come i confini della cortina di ferro. La Linea Rossa fra il Presidente Kennedy e il Segretario Generale del PCUS Kruchev non è mai stata così calda, e noi ci siamo in mezzo: è l’Aprile del 1961, ci chiamiamo Mason e stiamo per sbarcare a Cuba, con un solo obiettivo: uccidere Fidel Castro.

Call of Duty: Black Ops parte con il botto e, pur senza voler svelare alcunché riguardo la trama, ci limitiamo a dire che l’intera vicenda, che di dipana su un arco temporale lungo quasi vent’anni, ci porterà a esplorare alcuni fra i luoghi più evocativi del mondo per prendere parte a momenti che hanno scritto pagine tanto epiche quanto sanguinose della storia moderna. Dal Vietnam dell’Offensiva del Tet al segretissimo Cosmodromo di Baikonur in Kazakistan. L’intera trama ruota attorno ad alcuni misteriosi numeri che, a quanto pare, degli scienziati sovietici ci hanno innestato nel cervello per motivi del tutto ignoti (ma che scopriremo, in maniera sconvolgente, nel finale). La cosa più interessante di Black Ops è che ogni missione prende le mosse da un ricordo di Mason, per cui tutta la vicenda si intreccia, dipana e sviluppa per flashback, permettendo non solo all’utente di tenere sempre la tensione alta, ma dando, molto furbamente, la possibilità ai Treyarch di concedersi dei sani momenti di sospensione dell’incredulità, in cui il realismo cede il passo alla spettacolarità e alcune situazioni straordinarie per regia, impatto emotivo e coinvolgimento appaiono inserite perfettamente nel contesto ludico. Senza comunque perdere di vista le logiche di base che, da sempre, hanno contraddistinto tutti i Call of Duty.
Black Ops porta la narrazione di Call of Duty a un nuovo livello, superando in una volta sola i cliché da action movie bellico e alcune ingenuità che contraddistinguevano Modern Warfare 2. Qui non c’è bisogno di una scena inutilmente forte come il massacro in aeroporto per far passare il messaggio che gli sviluppatori vogliono; Black Ops è più un thriller che un action puro, insegue la riflessione anziché le battaglie campali fini a se stesse. Nel mostrarci quando fu sporca e “calda” una guerra che le grandi potenze hanno cercato di nasconderci, il gioco non lesina, naturalmente, sulle crudezze, ma è anche capace, per la prima volta nella serie, di offrire personaggi ben caratterizzati e dalla personalità complessa. Mason in primis, che da semplice pedina cresce fino a scoprire il lato più oscuro di sé, ma anche il nostro antagonista Dragovich, spietato nella sua mostruosità e, soprattutto, il nostro amico e commilitone Reznov, un esule russo pieno di segreti e con un passato oscuro.
Rinunciando, per certi versi, all’eccessiva retorica che caratterizzava i vecchi capitoli, Black Ops porta la saga di Call of Duty su un livello del tutto nuovo, più complesso degli episodi precedenti e certamente meno banale.
Dal punto di vista del gameplay le novità sostanziali, almeno dal punto di vista del single player, sono relativamente poche. Tutto il gioco rimane costruito sull’alternanza fra fasi di sparatorie e una serie di eventi scriptati che sottolineano i passaggi salienti della storia e delle vicende che stiamo vivendo. Intorno a questo schema di base, che Treyarch, saggiamente, non ha modificato troppo, incontriamo però alcuni tocchi di classe innovativi e sorprendenti, come la missione in cui guidiamo una squadra d’irruzione usando le telecamere del mitico Blackbird SR - 71, passando continuamente dalla visuale a volo d’uccello all’azione diretta sul campo. Black Ops integra anche qualche momento timidamente stealth, seppur appena abbozzato, e riprende dai suoi predecessori i livelli on the road in cui ci troveremo a guidare molti mezzi diversi, militari e non. In particolare c’è una missione, tra quelle ambientate nel sud est asiatico, in cui, oltre alla ormai notissima sequenza dell’Hind, ci troveremo a pilotare un altro veicolo, con un sottofondo musicale indimenticabile. Ma non vogliamo svelarvi di più.
Come da tradizione potremo scegliere quattro livelli di difficoltà, in base alle nostre skill e a quanto siamo appassionati delle sfide più estreme. Vi segnaliamo soltanto che l’esperienza di gioco cambierà molto in base a questa scelta e, una volta iniziata l’avventura, potremo (mettendo in pausa il gioco) per superare le parti più frustranti, abbassare la difficoltà. Giocando a livello Recluta o Regolare il livello di sfida è decisamente abbordabile per qualunque giocatore, e Black Ops può essere concluso senza troppi patemi in cinque, massimo sei ore. Aumentando la difficoltà, invece, questo nuovo Call of Duty rappresenterà una sfida impegnativa anche per i fanatici di FPS più preparati, grazie all’ottima IA nemica, sempre aggressiva e abbastanza brava nel muoversi all’interno degli scenari, accerchiandoci quando ci muoviamo troppo poco e respingendoci indietro non appena gliene diamo la possibilità. L’unica critica che possiamo avanzare è l’eccessivo respawn dei nemici in alcuni livelli in cui, se non riusciamo a raggiungere un determinato checkpoint, continuiamo a macinare piombo senza spostarci di mezzo passo, costringendoci a un frustrante try and error. Per il resto, pur non rappresentando un giro di boa epocale per il concept di Call of Duty, Black Ops dissemina per tutto il gioco alcune piccole chicche, oltre a quelle già citate: l’uso di armi “non convenzionali”, alcuni ambienti decisamente evocativi e una regia di prim’ordine, capace di rivaleggiare con le migliori produzioni americane.
Nel corso delle sette ore necessarie al completamento della campagna principale, dunque, il giocatore viene viziato dalla creatività narrativa del team, che orchestra un'esperienza bellica davvero totale. Il realismo cinico di Call of Duty, così efficace a rappresentare tutte le idiosincrasie della guerra, è ancora la cifra stilistica più evidente del lavoro di Treyarch, mentre la varietà concettuale e l'alternanza serratissima di situazioni e ambientazioni (dalla Russia al Vietnam) rende la progressione assolutamente superiore rispetto a quella, non sempre incisiva, dell'ultimo Modern Warfare.
E' un peccato che dal pacchetto globale siano state rimosse le missioni cooperative (ma, come vedremo, le molte aggiunte effettuate sul fronte Multiplayer ripagano abbondantemente del "taglio"), così come a volte l'ossessivo accanimento degli avversari nei confronti del protagonista appare una scappatoia per alzare la difficoltà sopra la soglia del sopportabile (un problema che gravava anche su World at War, mentre non era avvertibile nell'ultimo lavoro di Infinity Ward). Sono considerazioni che vengono comunque ammorbidite dall'ottimo lavoro di cui si è ampiamente detto, che ci consegna un'avventura senza sbavature, da giocare e rigiocare.

Citazionismo Ludico

Chiacchierando con gli sviluppatori, questi ci hanno raccontato come in tutta la campagna single player si siano divertiti a inserire cinque citazioni da film di guerra celeberrimi. Alcune sono semplicissime e non faticherete a notarle, altre richiedono un occhio più allenato ma, in ogni caso, sapranno appagare tutti i cinefili.

Online

Venendo al comparto multiplayer (che avevamo già analizzato nella nostra preview di Settembre), Treyarch ha scelto, anche in questo caso, la strada dell’innovazione senza tradire l’essenza ludica di Call of Duty. Posto che tutti i CoD si sono distinti dalla massa per la loro innata capacità di fondere un gameplay facile da padroneggiare con un tecnicismo profondo e soddisfacente, Black Ops migliora l’esperienza online, superando, finalmente, la dittatura degli exp point, e introducendo un sistema ibrido, basato si sul punteggio ottenuto, ma anche sul soddisfacimento di determinati obiettivi (che permettono di racimolare Cod Points, il denaro virtuale del mondo di Call of Duty). Il risultato ottenuto è quello che le partite risultano decisamente più bilanciate. Grazie a questo sistema il giocatore più esperto sarà invogliato a cercare kill e strategie sempre più ardite, evitando così di mettere sullo stesso piano giocatori “pro” e novizi. Tutto il comparto multiplayer si basa su questa logica e, infatti, alcune modalità avanzate (come il cattura la bandiera, certe varianti del team deathmatch e altre) non sono disponibili fin da subito, ma potremo parteciparvi solo dopo aver accumulato un certo grado. Allo stesso modo i killstreak più avanzati saranno, fin da subito, costosissimi, e potremo personalizzarli dal grado dieci in su, in modo tale da dare, nei limiti del possibile, una base comune a tutti i giocatori. Altra grande novità sono i “contracts”, una sorta di obiettivi specifici che, prima di ogni game, potremo attivare o meno, spendendo una data quantità di CoD Points. In base al nostro successo, o al fallimento, nel rispettarli, guadagneremo o perderemo denaro. Si va dai contratti più semplici come l’uccidere almeno un nemico con un headshot ad altri quasi impossibili (cento kill in una partita con il solo pugnale). Naturalmente la ricompensa per ognuno di essi cresce all’aumentare della difficoltà. Anche in questo caso i giocatori più esperti scopriranno un nuovo modo di intendere gli sparatutto online e, al tempo stesso, l’esperienza della prima volta online sarà meno “traumatizzante” per chi non vive a pane e frag.
Chi non vuole provare l’esperienza multiplayer ritenendola troppo impegnativa o frustrante, può comunque saziarsi con il Combact Training, una nuova modalità di gioco grazie alla quale si possono testare tutte le mappe mutiplayer in locale con avversari (o compagni) gestiti dall’IA.

Per quel che riguarda l'aspetto quantitativo, Black Ops non si lascia mance niente, riproponendo la quantità spropositata di Armi, Perk e Killstreak presente nei vecchi episodi. Come sempre, oltre alle classi già disponibili, il titolo permette di crearne di nuove, scegliendo armi, equipaggiamento di base, abbigliamento e caratteristiche del nostro soldato. Per rendere il discorso ancora più completo, lo slot dell’equipment è stato suddiviso ora in tre sottocategorie: "Lethal", dedicato alle armi classiche, "Tactical", per le armi più complesse o che richiedono un certo tipo di utilizzo, e una nuova sezione, denominata proprio "Equipment" in cui inseriremo tutti gli oggetti speciali, come telecamere di sorveglianza, postazioni antimissile SAM, la mitica macchinina radiocomandata o certe mine di posizione. Tendenzialmente in questa categoria, dunque, vanno tutti i marchingegni non semoventi, che richiedono un posizionamento preciso sulla mappa per essere efficaci. fra le nuove Killstreak, citiamo una minigun portatile soprannominata Deathmatch Machine, un lanciarazzi “Grim Reaper”, il classico bombardamento al Napalm (d’altronde, chi non adora l’odore del Napalm di prima mattina?), un elicottero, un attacco con i mortai dell’artiglieria e, infine, delle potentissime torrette anticarro.
Sempre sul versante della personalizzazione saremo poi in grado di modificare la nostra arma preferita, sia dal punto di vista estetico con mirini, colori, stemmi e quant’altro, ma anche per quanto riguarda le funzionalità, investendo CoD Points in nuovi oggetti, come mirini o stabilizzatori e potenziamenti di vario tipo.
In conclusione il multiplayer di Black Ops appare solido, ben strutturato e, cosa rara nel panorama FPS moderno, straordinariamente innovativo fondendo abilmente un gameplay consolidato con alcune innovazioni, capaci di rivoluzionare il modo con cui abbiamo concepito gli sparatutto online fino a pochi mesi fa.
Le nuove mappe (tutte ispirate alle location che visiteremo nel gioco) continuano la tradizione d’eccellenza di Call of Duty e, ognuna, si presta particolarmente a una determinata modalità di gioco. La nostra preferita è NukeTown, ispirata alle finte città che l’esercito americano costruì nel deserto del Nevada per testare le armi atomiche; non troppo grande, ma piena di cunicoli, stanze e nascondigli, NukeTown è perfetta per i deathmatch a quattro o più giocatori e, soprattutto quando si riesce ad attivare il killstreak della RCXD (la macchinina radiocomandata che troviamo anche nella Prestige Edition) il divertimento nell’uccidere due avversari rincorrendoli con la nostra mini - jeep imbottita di esplosivo non ha prezzo.
Oltre le modalità di gioco classiche che abbiamo citato prima, Black Ops introduce anche un inedito, i Wager Games, delle modalità nuove pensate appositamente per il “gambling”, ovvero le scommesse. Prima di ogni partita ci verrà chiesto di puntare una determinata somma (anche qui procederemo per livelli, per cui non potremo accedere alle scommesse più pesanti all’inizio del gioco), per poi avventurarci in alcune sfide pensate per tenere la tensione al massimo. In Gun Game, per esempio, tutti i giocatori iniziano con il Revolver e guadagnano armi sempre più potenti ad ogni kill ottenuta; in One in the Chamber, invece, avremo a disposizione un solo proiettile della pistola e tre vite; l’obiettivo, naturalmente, sarà restar vivi il più possibile, uccidendo contemporaneamente gli altri giocatori. In queste modalità tutti i perks e le customizzazioni del personaggio sono, com’è ovvio, eliminate, per cui si prospettano grandi partite per tutti quelli che hanno voglia di rischiare.
Insomma, Treyarch, sapendo bene che non è necessario reinventare ogni volta la ruota per produrre qualcosa di godibile, è stata in grado di prendere l’ottimo multiplayer che ha da sempre contraddistinto la saga e ha introdotto dei miglioramenti incrementali che modificano ma non rivoluzionano quella che si va già prospettando come l’esperienza online più interessante dell’anno.

Essi Vivono

Si, sono tornati anche loro. Dopo l’incredibile successo del primo spin off di World at War, i Treyarch hanno deciso di non deludere i fan e, anche in Black Ops, potremo divertirci con l’ormai mitico Zombie mode, in cui da soli o con altri tre commilitoni dovremo resistere all’attacco di orde non morte desiderose di banchettare con le nostre cervella. Rispetto a WaW, in questo capitolo avremo a disposizione più mappe, alcuni nuovi personaggi e una struttura di gioco molto più definita. Tuttavia, per evitare di svelarvi alcune chicche che gli sviluppatori hanno disseminato in Black Ops, preferiamo non dirvi di più.

Tecnicamente Black Ops non delude, soprattutto se si pensa che l’engine alla base del gioco è, scavando fino alle sue radici, il mitico Id Tech 3 che muoveva già Quake III Arena tredici anni fa. Certo, il lavoro di contorno è stato straordinario e affonda il suo successo nella straordinaria abilità degli Infinity Ward che, un anno fa, lanciarono Modern Warfare 2 basandolo proprio sull’ultima revision dell’Id Tech, ribattezzato IW 4.0. Black Ops si muove a 60 fps granitici al secondo e riesce a mostrare miglioramenti molto significativi dal punto di vista della profondità visiva (aumentata rispetto a Modern Warfare2, soprattutto nelle missioni in cui pilotiamo aerei ed elicotteri) e della gestione delle luci. Per il resto esplosioni, animazioni e dettaglio degli scenari restano, come sempre, allo stato dell’arte; alcune ambientazioni, in particolare, riescono a dare tutto il feeling della guerra vera, con la sporcizia che si alza, esseri umani che corrono ovunque e una gestione piuttosto realistica delle collisioni. Pur non essendo (ancora) basata su routine procedurali, infatti, la fisica di Black Ops svela alcune sorprese non da poco, come l’ottima gestione del crollo degli edifici e i realistici effetti delle armi. Sparando, per esempio, con il fucile a pompa da dieci metri di distanza i danni che faremo si limiteranno a qualche buco nel muro, ma facendo fuoco a distanza ravvicinata, invece, vedremo arti volare e sangue ovunque.
Ottimo anche il sonoro, che a un accompagnamento orchestrale di altissima qualità affianca un doppiaggio di livello cinematografico e alcune scelte musicali decisamente di rottura (vi diciamo solo che in un certo livello si sentono addirittura i Rolling Stones). Peccato per il Lip Sinch non sempre al top nella versione italiana, che tuttavia è glorificata da un adattamento coi fiocchi.

Occhialini

Durante la Review Session abbiamo avuto la possibilità di testare anche la versione 3D di Black Ops, su Xbox 360, grazie ai nuovi televisori Samsung 3D Ready usciti sul mercato proprio in queste settimane. Lasciando per un attimo da parte le considerazioni generali sul 3D, Black Ops offre un effetto stereoscopico di sicuro impatto, con un campo visivo profondo e un ottimo rendering degli oggetti in primo e secondo piano. Tuttavia la diminuzione della luminosità data dagli occhialini, i frame dimezzati e alcune incertezze grafiche rendono l’esperienza piuttosto diversa da quella che si può godere giocando “normalmente”. Per ora, dunque, la stereoscopia ci sembra un orpello abbastanza inutile, affascinante forse, ma non certo necessario per godere al massimo del gioco.

Call of Duty: Black Ops Call of Duty: Black Ops continua la tradizione di eccellenza della serie e si candida, senza mezzi termini, al trono di miglior FPS dell’anno. Forte di una campagna single player affascinante, piena di effetti scenici e ambientata in uno dei periodi storici più complessi della storia recente, Black Ops è di certo il CoD più profondo e narrativamente maturo con cui ci siamo confrontati finora. Sul versante multiplayer Treyarch ha preso quanto c’era di buono nei giochi precedenti e ha integrato tutto con il nuovo sistema dei Cod Points e del gambling, due innovazioni che, da sole, possono rendere gli FPS al tempo stesso più accessibili ai novizi e più gratificanti per il giocatore navigato. Black Ops rappresenta l’ennesimo centro di Activision e la prova definitiva delle grandi potenzialità di Treyarch. Senza mezzi termini siamo davanti ad un must buy di questo fine 2010.

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