Recensione Call of Duty Black Ops 3

Treyarch torna al timone del brand Activision proponendo il terzo episodio della sua acclamata miniserie iniziata nel 2010 e continuata poi nel 2012 con un secondo capitolo popolarissimo ancora oggi.

Call of Duty Black Ops 3 - Eclipse

Videorecensione
Call of Duty Black Ops 3 - Eclipse
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Tre anni fa, terminati i lavori sull'ottimo Black Ops 2, la strada della continuità sembrava davvero l'unica possibile per Treyarch. Non c'era nessun buon motivo per abbandonare un brand di successo, e l'idea di una trilogia sarà sembrata quasi "necessaria" al team di Santa Monica. Ma in tre anni cambiano tante cose. Sembra quasi di essere incontentabili, a dirlo adesso, dopo che abbiamo chiesto a gran voce la "rotazione triennale" dei team di sviluppo al lavoro sulla saga di Call of Duty. Eppure è vero: in tre anni il panorama videoludico può stravolgersi integralmente, e la freschezza di un'idea appassire poco a poco. Black Ops 3, oggi, si presenta ai nastri di partenza con l'ennesima guerra futuristica, davvero troppo simile a quelle raccontate da Ghosts e Advanced Warfare. Si presenta con un gameplay che sembra voler spilluzzicare elementi da tanti colleghi: le wallrun di Titanfall, le Super di Destiny, il sistema di caratterizzazione degli specialisti "estratto" da Overwatch. Si presenta, insomma, come un prodotto non proprio freschissimo. E del resto, bisogna ammetterlo, buona parte degli sforzi produttivi è stata spesa per riempire il gioco di contenuti, piuttosto che per cambiarne le fondamenta creative. Il solito COD, quindi: un altro di quei titoli che spaccano l'utenza, parlando ai fan sfegatati senza l'intenzione di fare nuovi proseliti. In una certa misura, lo sapete subito se questo Black Ops 3 può fare per voi: se siete fra quelli che considerano ogni nuovo capitolo di Call of Duty "sempre lo stesso", stavolta potreste addirittura avere un deterrente in più, rappresentato dall'ispirazione non proprio eccezionale dell'ambientazione. Se invece fate parte del gruppo che sa riconoscere le differenze interne ad ogni episodio, drizzate le orecchie: al netto di questo carattere un po' spuntato e derivativo del setting, Black Ops 3 è un prodotto traboccante, pieno di contenuti e pronto a stupirvi con qualche sorpresa, proponendo al contempo un multiplayer più solido rispetto a quello di Ghosts e ben più tradizionalista di Advanced Warfare. Potrebbe bastare.

Salvato dagli Zombie

Con un ulteriore salto in avanti nell'intricata timeline della saga, Call of Duty Black Ops 3 ci porta in un futuro in cui innesti cibernetici e IA da combattimento sono una realtà consolidata. Il corpo d'élite di cui fa parte il protagonista opera sul campo grazie a protesi robotiche e interfacce neurali, che garantiscono ai soldati facoltà sovrumane. Non si può dire tuttavia che il contesto in cui Treyarch vuole calare il giocatore sia ben dipinto o fortemente caratterizzato: al di là di qualche scorcio riuscito, punteggiato dalle splendide architetture di metropoli in rovina, il futuro di Black Ops 3 sembra abbastanza triviale, così come finiscono per esserlo gli eventi della trama. Il plot, abbastanza confuso per oltre metà dell'avventura, accumula una serie di tematiche generalmente svalutate, raccontando dei drammi etici legati al progresso scientifico e della possibilità che esista una coscienza solo virtuale; una sorta di rete cibernetica in cui far confluire, e conservare, la memoria e la consapevolezza dell'uomo. Non è una bella storia, quella di Black Ops 3, e non è sicuramente una storia originale: il racconto sembra pasticciato, poco convinto, e gli attori scelti per interpretare i protagonisti -senza la statura di Kevin Spacey- non riescono a tenere la scena e dar vita a personalità di spicco. Gli elementi distintivi della saga, ovvero l'esagerato cospirazionismo e i viaggi avanti e indietro nel tempo, sono introdotti quasi a forza: ne è dimostrazione la supponente sequenza ambientata durante la Seconda Guerra Mondiale, quasi gratuita e difficile da giustificare. Viene insomma da rimpiangere Menendez e i suoi piani di potere, citati molto marginalmente in un paio di dialoghi giusto per collegare due produzioni che, narrativamente parlando, stanno invece agli antipodi. Ad onor del vero la sceneggiatura di Black Ops 3 si vanta di nascondere qualche segreto. Jason Blundell afferma di aver scritto la storia "sovrapponendo" quattro diverse realtà, e lasciando quindi in mano al giocatore l'interpretazione di ogni evento. Certi indizi, ad esempio, sembrano far pensare che gli accadimenti siano soltanto proiezioni mentali capricciosamente innestate nel cervello di un soldato, ma la trama non si pronuncia mai su quale sia l'ultima verità. Per quanto ambizioso, il progetto di una scrittura multi-livello naufraga per via di una generale confusione del racconto, lasciando così ai bivi di Black Ops 2 il primato per l'operazione più coraggiosa compiuta all'interno della saga. Il problema della campagna, comunque, non è legato solamente alla storia. Anche il design delle missioni lascia un po' a desiderare: soprattutto nella prima metà si avanza a testa bassa in livelli tra loro troppo simili, falciando nemici che sembrano poco inclini all'autoconservazione. Il gioco ci fa affrontare avversari umani e soldati robotici, permettendoci di usare abilità speciali che hanno effetto sull'una o l'altra categoria: novità di questo episodio è proprio la presenza di inedite skill con cui friggere i circuiti dei droni, oppure mandare in tilt gli impianti neurali dei nemici.

Fra una missione e l'altra è possibile scegliere il proprio loadout e sbloccare nuove abilità, equipaggiando uno dei tre "nuclei" disponibili (legati alla potenza distruttiva, al controllo del campo di battaglia e all'aumento della mobilità). In verità si capisce ben presto che riuscire a far esplodere un gruppo di nemici è sempre più vantaggioso rispetto alla possibilità di prendere il controllo di una torretta o di travolgere un avversario con uno sprint più energico; la selezione delle skill, insomma, diventa ben presto "obbligata". Invece che aggiungere varietà all'azione, queste novità rendono più agevole la progressione, per cui vi consigliamo di selezionare subito un livello di difficoltà elevato, se cercate una sfida almeno discreta. Purtroppo anche scegliendo di giocare a Veterano la campagna continua a scricchiolare: nei casi in cui le arene si aprono, cercando di allontanare la linearità tipica della serie, orientarsi è un vero incubo. Spesso non si capisce da dove arrivino i colpi, e nella concitazione dello scontro è difficile pure capire se abbiamo ucciso o meno uno dei nostri bersagli. Ci corre in aiuto una visuale tattica che evidenzia avversari e minacce, "rovinando" però la componente scenica con un'interfaccia coloratissima e invasiva. Si va avanti, insomma, quasi meccanicamente, per nulla trascinati dalla spettacolarità o dalla coralità delle situazioni. Di tanto in tanto si torna alle prospettive da tiro a segno dei capitoli più inquadrati, ed anche in quel caso c'è poco da stare allegri. Purtroppo non basta neppure la modalità cooperativa a salvare la situazione. Il gameplay e la struttura della campagna mal si adattano al gioco di gruppo, facendo sì che spesso e volentieri qualche membro resti indietro, senza nemici da uccidere. Mai si avverte, comunque, il senso di squadra e l'idea di lavorare in gruppo per raggiungere un obiettivo. Per fortuna ci sono alcuni elementi che funzionano alla grande. Il fluidissimo sistema di movimento, rivisitato e reso molto più morbido, regala grandi soddisfazioni, restituendo una sensazione di pieno controllo del personaggio.

Nonostante sia smaccatamente arcade, il gunplay è piacevole e i ritmi serrati, e ci sono certe situazioni - comparabili per funzione e posizionamento a delle tesissime boss fight - che riescono ad entusiasmare. Un paio di momenti epici e memorabili, insomma, non mancano neppure nel corso delle otto ore necessarie a portare a compimento la campagna, che si conclude per altro con una sessione finale davvero allucinata e surreale, sicuramente ben diretta: una chiosa efficace almeno dal punto di vista delle scenografie e della costruzione, che riesce nell'intento di proporre qualcosa di diverso dal solito. L'avventura, comunque, sarebbe difficile da salvare se non fosse per la comparsa dell'inedita Nightmares, una modalità aggiuntiva che si sblocca una volta terminata la storia. Si tratta, in pratica, di un remix a tema zombie dell'intera campagna, in cui bisogna rigiocare i dodici livelli che la compongono mentre una voce narrante ci racconta una trama alternativa. Si parla di virus letali che trasformano i soldati in morti viventi, ed anche all'interno dei livelli si troveranno i terribili mangiacervelli. Il sistema di raccolta di armi e power-up è mutuato proprio dalla modalità non-morta "brevettata" da Treyarch, e quindi i ritmi di gioco finiscono per essere molto diversi rispetto a quelli dell'avventura classica. Attenti insomma a considerarla un'aggiunta da poco: si tratta invece di un'idea affascinante, che reinterpreta tutti gli eventi già giocati sotto una nuova luce, raccontando una storia più ispirata e felice di quella principale (proprio perché molto leggera, senza pretese, e attraversata da una vena di surreale nonsense). Pure dal punto di vista ludico Nightmares è un'alternativa in salsa arcade alla modalità principale: un'idea che funziona ottimamente, raddoppiando peraltro la durata dell'avventura per singolo giocatore. Di fronte ad uno sforzo produttivo di tale portata, e ad un'aggiunta che potrebbe benissimo sostituire lo story mode, non si può far altro che cedere, complimentandosi con Treyarch per l'impegno e l'idea.

Black Ops 2 con le Super?

Gli ultimi due anni non sono andati alla grande per gli appassionati del multiplayer secondo COD. Alla schizofrenica passione per l'one-shot di Ghosts ha fatto seguito la proposta "fuori dal comune" di Advacend Warfare, che si è rivelata più che solida ma forse troppo distante dai gusti della community storica. Call of Duty: Black Ops 3 cerca quindi di trovare un giusto compromesso, proponendo un comparto online più vivibile, con un sistema di movimento riscritto ma comunque vicino, nell'impostazione, a quello - apprezzatissimo - del suo diretto predecessore. Scesi in campo, le novità si fanno sentire: sprint infinito, un jetpack per allungare le traiettorie dei salti, una wallrun molto simile a quella di Titanfall e persino una scivolata più lunga del solito, durante la quale è possibile mirare lateralmente. Per fortuna tutte queste introduzioni si integrano in maniera molto morbida con il feeling classico, senza reclamare troppe attenzioni. La corsa sui muri è un'opzione che non monopolizza le partite, coordinandosi con il level design in maniera molto diversa rispetto a quanto non facesse nello sparatutto targato EA.

Resta una possibilità in più, da sfruttare in specifiche aree delle mappe e solo quando siamo sicuri di non essere sotto tiro, ma non diventa mai prioritaria o sovrasfruttata. La scivolata sostituisce in maniera più che degna il tuffo in salto, rappresentando per gli utenti più abili uno strumento efficace per fregare qualche avversario, mentre il jetpack è utile per muoversi con poche costrizioni, ma in maniera meno scattosa rispetto ai salti degli esoscheletri EXO. Complice anche una dimensione abbastanza contenuta delle aree di gioco, l'azione è incalzante, e raggiungere i "punti caldi" della mappa è sempre questione di pochi secondi. Gli scontri sono stimolanti, rapidi ma -diremmo- non fulminei. Da Black Ops 2 torna non solo il già citato Pick 10 (e pure il numero di perk è paragonabile a quello del vecchio capitolo, senza troppe esagerazioni), ma anche il sistema di scorestreak, qui rivisitate in salsa futuristica. Oltre ai classici UAV ci sono robot alleati che possono difendere una posizione, sfere meccaniche che inseguono gli avversari prima di esplodere in una nuvola di frammenti, e l'immancabile Gunship che sorvola la mappa e bersaglia tutti i nemici a tiro. Purtroppo, nel corso delle nostre sessioni di gioco abbiamo notato qualche problema di bilanciamento. Alcune Scorestreak sono davvero troppo forti, ed il numero di uccisioni che è possibile accumulare con il piccolo robot Cerberus sta lì a dimostrarlo. Analogamente, ci sono delle armi che tendono a diventare protagoniste indiscusse di tutte le partite, come il Man-Of-War, già ipersfruttato nel corso della beta. I fucili da cecchino, di contro, appaiono molto più complessi da utilizzare e abbastanza refrattari al quickscope. È ancora presto per giudicare il bilanciamento complessivo di Black Ops 3, ma al momento l'idea che ci siamo fatti è che il team potesse usare un po' più di cautela. Bastano, come controprova, anche le varie abilità che caratterizzano gli Specialisti, la grande novità di questa edizione. Stavolta l'utente non seleziona un soldato qualsiasi, ma un personaggio con un suo background ed un look caratteristico. Ce ne sono nove, e ognuno ha a disposizione un'arma e un'abilità speciali, fra cui bisognerà scegliere al momento di entrare in campo: potremo portarci dietro l'una o l'altra, e non sarà possibile cambiare durante il match. Purtroppo non tutte le skill sono utili alla stessa maniera: molte, come il lanciafiamme di Firebreak o le lame di Spectre, sono davvero troppo situazionali per essere prese in considerazione. Le armi speciali sono inoltre evidentemente più vantaggiose rispetto alle abilità, ed hanno la tendenza a dare l'avvio a massacri incontrollati.

Nonostante queste piccole storture, che finiranno probabilmente smussate con le prossime patch, il multiplayer di Black Ops 3 si è rivelato parecchio divertente, certamente uno dei migliori della saga. Treyarch dimostra di essere il team che meglio ha interpretato, nell'ultimo lustro, le dinamiche competitive di Call of Duty. Mettendo da parte un paio di mappe non proprio riuscite, giocare online a questo COD è un vero piacere: uno di quelli, anzi, che non provavamo da un bel po' di tempo. Come sempre straripante il numero di modalità, che si arricchisce quest'anno con Safeguard: si tratta di game mode molto simile al Payload di Team Fortress, in cui una squadra deve scortare un robot fino alla base degli avversari, che hanno invece il compito di contenerne l'avanzata. La modalità non si adatta benissimo ai ritmi di Black Ops 3: Hardpoint e Kill Confirmed tornano ad essere le opzioni più interessanti, contornate da altre opzioni classiche (Deathmatch) e non (Gun Game), sufficienti a soddisfare davvero tutti.

Retro-Zombie

Treyarch ci aveva promesso la modalità zombie più articolata di sempre, impreziosita da un sistema di progressione parallelo rispetto a quello dell'avventura principale, e caratterizzata da un setting più curato.

Fluidità ad ogni costo

Fedele alla filosofia della serie, anche Call of Duty: Black Ops 3 corre (generalmente) fluidissimo a 60 FPS. Questa scelta impone come sempre dei compromessi, che qui si vedono soprattutto in termini di mole poligonale ed effetti speciali. Quando le aree di gioco si aprono è facile trovarsi sotto gli occhi architetture abbastanza semplici, "scheletriche" e spigolose. Per fortuna le texture fanno un ottimo lavoro e, complessivamente, l'engine si comporta discretamente. Meno convincenti restano esplosioni, nuvole di polvere e fumo che si sollevano sul campo di battaglia, accalcandosi su una scena a tratti troppo affollata e un po' sporca. Su PS4, complice la risoluzione nativa a 1080p, l'aliasing è molto contenuto. L'ottimizzazione globale, considerata la presenza del V-Sync adattivo, ci pare più che adeguata alle capacità computazionali della piattaforma. Ricordiamo che su Xbox One la risoluzione nativa del multiplayer è fissata a 900p, ma non abbiamo potuto testare la versione per la console Microsoft ed evitiamo quindi di entrare nei dettagli. Nel corso delle cinematiche d'intermezzo, i l motore tira fuori le unghie, presentando modelli dei personaggi estremamente dettagliati e ben animati, con texture che rappresentano egregiamente le imperfezioni della pelle ed una mimica facciale eccellente. Ovviamente i risultati "sul campo" sono ben meno efficaci.

A conti fatti è proprio il carattere dell'ambientazione quello che spicca: i non-morti di Black Ops 3 ci portano in una fumosa cittadina ispirata alle metropoli americane degli anni '50, dove quattro peccatori tentano di espiare le proprie colpe affrontando le ondate di redivivi inviate dal diavolo in persona. Al di là di questo, tuttavia, la struttura portante dell'apprezzatissima modalità è rimasta quella di sempre. Ci sono, adesso, delle boss fight che si presentano ad intervalli regolari, e l'inedita possibilità di trasformarsi in bestia, sfruttando delle apposite sorgenti. In forma mutata, oltre ad avere una potenza distruttiva devastate, potremo interagire con alcuni elementi dello scenario, arrampicandoci sui tetti per esplorare nuove aree oppure attivando, grazie ad una propaggine elettrica, alcune trappole. Ci sono anche degli oggetti da raccogliere, con cui attivare rituali che modificano in tempo reale la difficoltà del gioco e la natura delle ondate.

Tuttavia è difficile considerare la modalità Zombie uno dei pilastri dell'esperienza di Black Ops 3. Il problema principale riguarda la politica di pubblicazione delle mappe: nel gioco base ne troviamo una soltanto, a cui se ne aggiunge una seconda disponibile esclusivamente per chi ha preordinato il titolo. Le rimanenti verranno pubblicate coi futuri DLC. Usare la modalità Zombie come traino per vendere più agevolmente i contenuti aggiuntivi non è forse la più elegante delle strategie, e finisce per avere un impatto negativo sul peso di questa opzione nell'economia del gioco.

Call of Duty Black Ops 3 Si potrebbe immaginare il brand di Call of Duty come un immenso serraglio che si muove, pachidermico, lungo una strada visibile e già tracciata. La direzione di marcia e persino il punto d'approdo sono chiari e visibili: prevedibili, anzi. Treyarch, nonostante le tante dichiarazioni degli scorsi mesi, non ci pensa neppure per un attimo ad invertire la rotta. Piuttosto cerca di fare qualche deviazione: di inserire, quindi, nuovi elementi in una collaudatissima formula di gioco. Alcuni di questi innesti funzionano alla grande, altri decisamente meno. Sul fronte della campagna avremmo gradito più coraggio: una trama che avesse l'ardire di abbandonare una continuity evidentemente esaurita, invece di continuare ad esplorare le propaggini insipide di un futuro fortemente militarizzato. Tra missioni sottotono e gli inciampi della co-op, la campagna traballa, zoppica, arriva ad un passo dal capitombolo e poi riesce miracolosamente a tenersi in piedi grazie ad una seconda parte più incalzante e ad un gameplay fluido e responsivo. Per farsi perdonare di queste incertezze, comunque, Treyarch infila nel pacchetto un remix integrale dell'avventura, degli “incubi” infestati di zombi che raddoppiano la durata del single player e convincono senza riserve. C'è poi il multiplayer, con qualche intoppo sul fronte del bilanciamento ma piacevole come non mai. Era dai tempi di Black Ops 2 che non giocavamo con questa soddisfazione: la formula è tradizionale ma non schizofrenica, rapida eppure mai fuori controllo. Il numero di mappe e modalità ribadisce, assieme a Zombie ed all'arcade Dead Ops (nascosto in uno dei menù del quartier generale), quanto grande e smisurato sia il prodotto messo in piedi da Treyarch.

8

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