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Recensione Call of Duty: Ghosts

Trovate narrative prive d'impatto e soluzioni ludiche poco convincenti caratterizzano una campagna sottotono

Call of Duty: Ghosts - Onslaught DLC

Videorecensione
Call of Duty: Ghosts - Onslaught DLC
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Wii U
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

"Ogni anno c'è un giorno di festa non segnato sul calendario, ma che tutti i giocatori conoscono bene: è il giorno dell'uscita del nuovo Call of Duty". Con queste parole Eric Hirshberg, il boss dei boss di Activision, salutava l'esaltatissima platea accorsa all'evento di presentazione del multiplayer di Cod: Ghosts.
Con una punta di megalomania, insomma, si è aperta la stagione promozionale del First Person Shooter dei record, quest'anno alla prova con l'esordio su piattaforme Next-Gen. Non certo il modo migliore per cercare di arginare la profonda spaccatura che divide la platea dei giocatori, separando nettamente chi adora la "fragfest" di Infinity Ward e chi proprio non sopporta i ritmi e la struttura dello sparatutto.
E' un atteggiamento, quello del CEO di Activision, che lascia bene intendere quale sia la filosofia alla base della nuova produzione: continuare diritti per la propria strada, sostenuti da un successo commerciale incrollabile, senza cambiare approccio solo perchè, assieme ai tanti fan, arrivano impietose ondate di "hater".
Ed eccovi quindi Call of Duty: Ghosts, a proporvi la solita esperienza di sempre: un realismo bellico smussato dalle logiche della fanta-guerra, un multiplayer indiavolato, un comparto tecnico votato al dogma dei 60 frame al secondo. Più in generale, un'esperienza che porta il marchio "Infinity Ward" chiaramente in bella vista.
Tutto sembra essere al posto giusto per un nuovo episodio di successo, insomma, indipendentemente da un immobilismo che non ha mai intralciato la qualità dei precedenti capitoli. E invece, dopo tanti anni di produzioni sempre al top, qualcosa si incrina nella "formula magica" di Activision. Call of Duty: Ghosts è meno brillante di tutti i suoi predecessori, e viene sovrastato sia dalla trilogia di Modern Warfare che dall'ottimo Black Ops 2 targato Treyarch. Resta un prodotto solido, interessante soprattutto per chi ama il multiplayer competitivo e cooperativo, ma comincia a scricchiolare sul fronte del bilanciamento, e inciampa clamorosamente nel single player.
La nuova stagione di COD, insomma, si apre bene ma senza strepiti, per un capitolo che scende dall'Olimpo e torna a mescolarsi fra tanti altri sparatutto.

Campagna inconsistente

Tutti sappiamo che il Single Player di Call of Duty non è certo la modalità principale di una produzione votata da anni al gioco in rete. Questo non ha mai impedito, tuttavia, alla saga di colpire il giocatore con una campagna breve ma intensa, costruendo negli anni immaginari molto forti, momenti indimenticabili e protagonisti fortemente riconoscibili. Non è così per Call of Duty: Ghosts, che ci consegna un'avventura insipida e stanca, con una sceneggiatura poco interessante e senza nessun guizzo.
La storia si ambienta qualche anno nel futuro, in uno scenario politico profondamente diverso da quello attuale. La crisi petrolifera che ha colpito il pianeta ha portato, per motivi quantomai misteriosi, alla nascita di una nuova superpotenza: la Federazione, che riunisce sotto un unico vessillo tutti gli stati dell'America del Sud.
Fin dalle cut-scene iniziali, realizzate con uno stile molto particolare ma tutto sommato piacevole, il plot di Ghosts sembra tremendamente privo di inventiva. Questa nuova minaccia assemblata per l'occasione pare quasi saltar fuori solo perché i vari capitoli della saga hanno di fatto "neutralizzato" qualsiasi nazione potenzialmente avversa alla grande America, e le sue mire restano fumose e scarsamente comprensibili. Nei primi minuti dell'avventura, in ogni caso, assistiamo all'attacco che mette in ginocchio gli Stati Uniti, vivendo in prima persona l'assalto alla stazione spaziale Odin, che avrebbe dovuto servire come strumento difensivo e viene invece usata per bombardare le grandi metropoli del paese, minandone la stabilità militare, politica ed economica.
L'avventura vera e propria si svolge poi dieci anni dopo l'attacco, mentre le forze americane resistono come possono agli assalti del nemico. E' qui che il nuovo protagonista viene in contatto con il team dei "Fantasmi": soldati impeccabili che conducono operazioni ad alto rischio, restando sempre sottotraccia. Dopo esser stato reclutato nelle fila dei Ghosts, il nostro nuovo e poco loquace eroe scoprirà una minaccia che rischia di distruggere definitivamente l'America, messa in atto da un nemico spietato e sagace.

Al di là del canovaccio già troppo "consumato", il vero problema di Call of Duty Ghosts sta nella sceneggiatura. Nelle cinque ore necessarie a portare a termine l'avventura non c'è mai un momento veramente indovinato, una situazione interessante e ben diretta. La caratterizzazione dei personaggi è banale, stereotipata, e Rorke, l'avversario terribile di cui si diceva, non si avvicina minimamente alla machiavellica presenza di Makarov o Menendez. Le sue motivazioni sono debolissime, spiegate in maniera troppo frettolosa e confusa. Ma è poi tutta la gamma di situazioni che non convince: Infinity Ward ci prova disperatamente, cercando sia di esagerare (con missioni ambientate nello spazio), sia di pungere sul vivo gli americani (costruendo una versione militarizzata di Santa Monica). Eppure non c'è mai un momento intenso, forte, fondativo, e l'avventura scivola via fra missioni che sanno di già visto ed un uso superficiale e prevedibile della comparsa "canina" di questo episodio.
Anche il design dei livelli non brilla. Per cercare di spezzare la potenziale monotonia del gameplay il team ha provato ad inserire intermezzi di ogni tipo, compreso uno stage a bordo di un Hind ed un assalto finale in cui si controlla un carro armato. Entrambe queste situazioni sono però noiose e male integrate, e la sequenza in cui si guida un tank finisce per esser quasi ridicola, se si considera che anche al controllo del veicolo i ritmi di gioco si mantengono schizzatissimi.
I pochi momenti in cui si gioca con il fedele Riley, il cane che accompagna il protagonista, sono, così come si intuiva dalle sequenze mostrate, poco convincenti. Ma alla fine il problema principale di questo Ghosts è la linearità quasi disarmante della progressione. E non stiamo parlando esclusivamente della struttura degli stage, che resta comunque molto meno interessante rispetto a quello di Black Ops 2: la verità è che Infinity Ward ha voluto puntare tutto su un'esperienza fortemente spettatoriale, moltiplicando a dismisura le fasi in cui siamo costretti a seguire un altro personaggio, piegandoci ai ritmi imposti dal team di sviluppo. In questi momenti il gioco risulta davvero noioso e poco stimolante.
Quando si spara, poi, la situazione migliora, anche se ormai, all'alba della nuova generazione, i difetti legati all'intelligenza artificiale si fanno sentire come non mai. In Ghosts non c'è, come del resto non c'è mai stata nei capitoli precedenti, una vera e propria strategia. Si procede semplicemente ripulendo le aree di gioco, cercando di evitare di esporsi al fuoco nemico: come in un tiro a segno molto movimentato. Di tanto in tanto si usano granate, sniper rifle, mine antiuomo, oppure si incontrano sequenze al rallentatore e variazioni sul tema. Di solito questo basta per galvanizzare i fanatici del militarismo, ma stavolta la progressione molto scialba, il riuso eccessivo di situazioni già sperimentate, ed un coefficiente di difficoltà che sembra addirittura ridotto rispetto al passato (giocate subito ad Hard), tarpano le ali alla produzione.
Insomma, il single player di Call of Duty Ghosts è largamente insoddisfacente, e se siete fra i (pochi?) che ogni anno comprano lo sparatutto di Activision solo per giocare lo story mode, non possiamo consigliarvi questo capitolo. Rispetto alla saga di Modern Warfare ed a quella di Black Ops, Ghosts è un evidente passo indietro, anche senza tirare in ballo l'assenza dei bivi narrativi "brevettati" da Treyarch.
Poco convinto e poco interessante, con una sceneggiatura bucata e senza verve, il single player si finisce in poco meno di cinque ore, e non lascia tracce.

Current o Next Gen?

Prima di passare all'analisi del Multiplayer in un articolo dedicato, vogliamo spendere qui qualche parola sul comparto grafico di Call of Duty Ghosts. Abbiamo provato il titolo su tutte le piattaforme current e Next-Gen, anche se della versione Xbox One non è possibile ancora parlare diffusamente.
Su PlayStation 4, il gioco fa una buona figura, anche se mette in evidenza la natura cross-generazionale del motore grafico. Rispetto ad altri prodotti che abbiamo già intravisto o giocato abbondantemente su hardware next-gen, non si può dire che Ghosts impressioni per mole poligonale, level of detail o profondità di campo. Anzi, tutti questi aspetti sono stati tenuti evidentemente a freno dall'urgenza di avere un motore fortemente scalabile, che potesse girare anche su Ps3 e Xbox360. E' proprio la quantità di poligoni che non impressiona, con strutture abbastanza spoglie ed artefatti grafici francamente inaccettabili all'alba della nuova generazione (ci sono ancora piante ed elementi grafici realizzati con texture bidimensionali).
Per fortuna la potenza computazionale di Ps4 e Xbox One ha permesso al team di usare il Displacement Mapping per migliorare evidentemente la qualità e la tridimensionalità delle texture. Anche il SubD smussa gli spigoli di certi elementi, risultando indispensabile ad esempio per caratterizzare i modelli delle armi in primo piano. Anche se il "salto" non è di quelli clamorosi, insomma, il risultato è sufficiente perché si avverta uno stacco generazionale, e soprattutto la risoluzione delle texture è molto migliore quando si esaminano le edizioni più performanti.
Come saprete se avete ascoltato le dichiarazioni di Mark Rubin, l'edizione XboxOne non supporta nativamente la risoluzione 1080p (il segnale viene "upscalato"), a differenza di quella Ps4. Su console Sony Call of Duty: Ghosts fa una figura degna e presenta una pulizia nettamente superiore, mettendo in risalto i dettagli delle texture e riducendo drasticamente l'aliasing. Peccato per qualche piccolo scatto sia in single che in multiplayer.
Anche sul fronte tecnico, in ogni caso, non si sottolineano esiti clamorosi: Ghosts è anzi un capitolo "trattenuto" dalla genesi del suo motore grafico, che stupisce solo in parte e non si può considerare al top neppure fra i titoli d'esordio di questa Next-Gen.

Call of Duty: Ghosts E' forse la prima volta in cui chiaramente sconsigliamo un episodio di Call of Duty a chi vuole giocarlo solo in Single Player. Per quando condensate e scriptate fossero le esperienze proposte dai vecchi capitoli, a COD non era mai mancata una forte epicità ed un plot trascinante. La nuova linea narrativa inaugurata con Ghosts, invece, non convince: mancano le scene d'impatto, sia a livello narrativo che quando si scende in campo. Le missioni meno regolari sono mal costruite, quelle più tradizionali troppo guidate o troppo facili, e pure a livello grafico manca l'effetto-meraviglia che ci si aspetterebbe da un titolo next-gen. Il discorso cambia se siete invece interessati alla componente multigiocatore. Pur nel rispetto della sua tradizione, Ghosts resta -in rete- uno sparatutto solido, con qualche aggiunta decisamente gradita, di cui vi parliamo nella recensione del multiplayer.

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