Call of Duty Infinite Warfare Recensione

Infinity Ward riprende in mano le redini di CoD con Infinite Warfare, un capitolo estremamente classico e senza troppi spunti.

Call of Duty Infinite Warfare

Videorecensione
Call of Duty Infinite Warfare
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    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One

3,3 milioni di dislike. A tanto è arrivato il record negativo del trailer di annuncio di Infinite Warfare nel momento in cui scriviamo. Infinity Ward, dopo Ghosts, è finita nel mirino degli hater, e speravamo che Infinite Warfare potesse in qualche modo risollevare le sorti di uno studio che negli anni ha saputo regalare ai fan di Call of Duty alcuni capitoli di assoluto valore. Il 2016 però non sembra essere un anno facile da affrontare, soprattutto vista la qualità dei diretti concorrenti, capaci di mettere in campo un comparto tecnico davvero sbalorditivo ed un paio di campagne Single Player solide e interessanti. Infinite Warfare, in ogni caso, non si tira indietro, e arriva sul mercato sospinto come al solito da un'impressionante campagna marketing. Ma, lo anticipiamo subito, senza le qualità necessarie a far ricredere il pubblico, come accaduto invece in passato con altri episodi molto criticati ma pronti a risollevarsi dopo il Day One. Qui invece le idee davvero nuove sono pochissime, e la marcata linearità che da sempre affligge il brand si fa ancora più avvertibile; il tutto è poi soffocato da un gameplay troppo simile a sé stesso da troppo tempo. Che sia davvero giunto il momento di un cambiamento più deciso?

Nel futuro, senza frontiere

Infinity Ward punta ancora una volta sull'ambientazione futuristica, ma senza prendere alcuno spunto dagli interessanti concetti sviluppati da Treyarch in Blck Ops 3. Quel futuro credibile, vicino alla nostra realtà, nato dalle menti di Mark Lamia e David Vonderhaar, viene qui messo da parte, favorendo invece una deriva fantascientifica più spinta.
In Infinite Warfare troviamo astronavi e battaglie spaziali, e il giocatore si troverà per la prima volta in assoluto ad abbandonare il pianeta Terra, coinvolto in un conflitto che lo porterà a combattere sui pianeti del sistema solare. Tra tempeste di vento solare e crepacci ghiacciati che si estendono sui corpi celesti più lontani dalla nostra stella, questo afflato sci-fi determina in linea di massima una buona varietà di ambientazioni e panorami per la campagna, nonostante si tratti di location poco convenzionali. L'idea di un Call of Duty spaziale avrebbe potuto dare il via a sperimentazioni anche per ciò che concerne le meccaniche di gameplay è la caratterizzazione delle armi, con nuovi prototipi basati su tecnologie avanzate. Infinity Ward non ha invece voluto spingere l'acceleratore fino in fondo, e si è trovata ancorata ai vecchi canoni della serie, con un feedback delle armi sostanzialmente immutato, un gunplay identico al passato, e - cosa ben peggiore - con una struttura ormai superata e una narrazione davvero troppo lineare, senza alcun guizzo.
In Infinite Warfare vestiremo i panni del capitano Nick Reyes, incaricato di respingere l'imminente invasione guidata dall'Ammiraglio Kotch. Si tratta di un racconto senza troppi colpi di scena, scritto in maniera prevedibile e che abusa dei più comuni cliché delle storie di guerra. Reyes viene promosso perché i suoi superiori, uno dopo l'altro, cadono come mosche, e ben presto l'intero vascello Retribution, l'ultima nave della flotta, sarà sotto il suo comando, così che il protagonista sia ancora una volta visto come unica speranza per i delicati equilibri che regolano l'ordine planetario.È una storia vista in mille altre occasioni, impoverita da comprimari privi di carisma e facilmente dimenticabili. Solo Ethan, un androide fedele a Reyes, si salva da questo piattume, ma è troppo poco per riuscire a sostenere una vicenda che non entra mai nel cuore del giocatore se non nelle battute finali.
L'idea di dare il volto di Kit Arrington all'ammiraglio Kotch non sortisce poi l'effetto desiderato, vuoi per le pochissime scene in cui l'antagonista compare, vuoi per il debole impatto emotivo dei dialoghi. L'interpretazione di Giannini con Raul Menendez (a cui aveva solo offerto la voce) ha lasciato un segno molto più significativo e persino Kevin Spacey in Advanced Warfare aveva ottenuto un risultato nettamente migliore. Questa volta il villain non è all'altezza della situazione e a risentirne è tutta la narrazione, con uno scontro finale tra i due protagonisti impalpabile e poco significativo.
Sul fronte strutturale, gli interminabili corridoi cui la serie ci ha abituato tornano violentemente alla ribalta, offrendo una campagna guidata e scriptata al massimo, che tenta di emozionare attraverso le solite esplosioni ed i momenti di azione hollywoodiana.
Come proiettili contro un carro armato, le cartucce di Infinity Ward vanno ad esaurirsi senza lasciare il benché minimo segno e quando si arriva alla conclusione della storia resta solo un ricordo nebuloso di quanto successo. Mancano i momenti epici, manca una chiave di lettura profonda, manca insomma tutto ciò che ha sempre permesso a Call of Duty di superare le critiche dei detrattori più accaniti. Eppure qualche idea nuova da sfruttare a dovere c'era.

Infinity Ward ha infatti inserito tutta una serie di missioni secondarie utili ad aumentare la longevità e a superare la soglia delle circa 5 ore necessarie per portare a termine la campagna single player. Purtroppo il tutto si risolve in sole due tipologie di compiti: assaltare i vascelli del Settlement Defense Front combattendo a gravità zero e sfruttando il rampino per muoversi nello spazio; o salire a bordo del Jackal, un caccia spaziale in possesso del Capitano Reyes, e affrontare veloci dogfight contro gli assi al soldo di Kotch. Si poteva fare molto di più, e benché le missioni portino un po' di varietà e siano utili a livelli più alti di difficoltà per recuperare equipaggiamenti migliori e gadget da portare poi in battaglia, solo i completisti vorranno andare fino in fondo, proprio a causa della ripetitività insita nella loro struttura.

Gli specialisti in azione

La campagna di Infinite Warfare, insomma, offre un'esperienza davvero troppo classica, senza spunti brillanti. C'è però una modalità bonus, che si sblocca solo al termine della storia che ci ha colpito particolarmente; e che con molto probabilità avrebbe meritato un posto di maggior rilievo all'interno del pacchetto. Stiamo parlando della difficoltà Specialist, dove il titolo muta completamente aspetto, ritrova un gameplay ricercato e originale, pur mantenendo il feeling classico della serie.

In Specialist le hitbox assumono un ruolo di maggior rilievo rispetto a quanto siamo abituati. Ricevere un colpo al braccio o al torace cambia sensibilmente il risultato, non solo in termini di danno ricevuto ma anche di efficacia e di mobilità. Esponete la testa e un singolo colpo potrebbe portarvi alla morte; scoprite le gambe e rischierete seri danni agli arti inferiori, tali da non permettervi più di correre o di saltare. Allo stesso modo se i nemici vi colpiranno direttamente l'arma questa potrebbe volarvi via dalla mano, facendo partire un breve QTE durante il quale tentare di raccoglierla al volo per poter continuare a fronteggiare il nemico. Anche l'auto rigenerazione della salute viene rimossa completamente dal sistema dal gioco, obbligandovi a girare per la mappa e recuperare medikit, grazie ai quali sanare le ferite o rimettervi in sesto, in puro stile sparatutto anni '90. Sono elementi semplici ma che da soli cambiano completamente faccia al titolo, obbligandovi a posizionarvi dietro le coperture, sporgendovi per sparare in sicurezza, o ad usare saggiamente i gadget a vostra disposizione per uscire vivi dalle situazioni più concitate. Una trovata divertente che in pochi avranno tuttavia il piacere di sperimentare sulla propria pelle.

Welcome to Spaceland

Dal futuro apocalittico della campagna, Infinity Warfare vira bruscamente quando si tratta di parlare di Zombie e affini, gettando il giocatore in un calderone fatto di neon, icone anni '80 e tarocchi: abbiamo il nerd, il rapper, l'universitario sportivo e anche un po' bullo e l'immancabile bella ragazza, tutti invischiati in un'invasione di folli mangia-cervelli che ha colpito uno scalcinato parco divertimenti. Zombies in Spaceland è un gentile omaggio alla cultura pop, con chiari riferimenti alle pellicole e ai film culto di quegli anni. Gli zombie si travestono da alieni, da clown esplosivi e persino da mostri improbabili. I nostri quattro eroi, intrappolati nel parco dal perfido Willard Wyler, dovranno trovare il modo di scappare, sfruttando come al solito marchingegni e trappole disseminate per l'area di gioco. Abbiamo razzi che friggono i nemici, luci da discoteca che accecano i non morti, ma anche montagne russe grazie alle quali sbloccare preziosi bonus e armi extra. Le meccaniche di gameplay restano allineate con le precedenti esperienze della modalità Zombie, con la necessità di raccogliere soldi uccidendo nemici e poi spenderli per potenziare le armi o aprire nuove aree di gioco.

La mappa è di notevoli dimensioni e dotata di una discreta varietà. Non viene sfruttata particolarmente la verticalità ma la costruzione del livello è comunque più che eccellente, con tantissime aree interconnesse e una gran quantità di elementi a schermo a riempire e colorare gli stage. Ad aggiungersi alle meccaniche di base intervengono degli speciali ticket da raccogliere per il livello e da utilizzare per ottenere bonus unici, ma anche un nuovo sistema di carte che sostituisce completamente le vecchie gomme da masticare. I tarocchi funzionano sostanzialmente come banali scorestreak, e offrono un ventaglio di opzioni considerevole, in grado di potenziare il nostro personaggio. Danni aumentati, una maggior resistenza o addirittura auree infuocate sono solo alcuni dei perk disponibili: una vasta scelta grazie alla quale adattarsi alle esigenze del gruppo.
La prima apparizione della modalità Zombie in un titolo targato Infinity Ward, comunque, resta un'esperienza classica: il team non inventa nulla di nuovo, ma dà continuità alle meccaniche che hanno reso questa modalità una delle più importanti per il brand. Dulcis in fundo, per la gioia di chi non ama dover spendere ore a potenziare le proprie armi, giunge anche una buona notizia: il livello delle bocche da fuoco sarà condiviso tra multiplayer cooperativo e competitivo.

La solita solfa

La prima cosa da sottolineare quando si guarda al multiplayer di Infinite Warfare è la mancanza di modalità di gioco completamente originali.

Abbiamo tutto quello che ha reso grande Call of Duty negli ultimi anni, compresi ovviamente Kill Confirmed e Capture The Flag, ma manca la novità in grado di far fare un ulteriore salto in avanti al multiplayer. Un segnale abbastanza esplicito, confermato in buona sostanza dall'esplicito immobilismo delle meccaniche di gioco. L'idea del team di sviluppo sembra quella di non voler perdere la community creata con Black Ops 3, dal quale il titolo eredita sostanzialmente tutte le meccaniche principali, con la speranza di trascinare la fanbase verso il prossimo capitolo della saga. Potrebbe essere una buona idea per dare continuità a un competitivo che si stravolge ad ogni singola iterazione del franchise, ma che perde di senso nel momento in cui al prezzo di un titolo completo, ci si ritrova per le mani uno spudorato "cut & paste" del vecchio episodio. Qui, al posto degli Specialist troviamo i Rigs ma poco cambia: le abilità da scegliere all'inizio del match sono quelle già viste in altri ambiti, con poche accezioni in grado di sorprendere. Tutto quello che Infinite Warfare offre quest'anno, insomma, è una limatura di meccaniche già sperimentate, un elenco di feature recuperate qua e là. Persino la struttura delle wall run, messa in evidenza in Black Ops III, viene qui rivista e riportata a un livello più basso, con mappe che tentano di offrire meno opzioni di movimento, riportando le strategie di ingaggio per gli scontri a tattiche di appostamento e attesa. Tornano poi i quickscope, di cui ci eravamo finalmente liberati, e rifanno la loro comparsa alcune scorestreak ereditate addirittura da Modern Warfare, differenti nel nome e nell'aspetto ma identiche per quel che riguarda l'efficacia sul campo. Il design delle mappe diventa più prevedibile, strutturato spesso a corridoi dove gli "uno contro uno" si sprecano. Si tratta insomma di un impianto che, se non vogliamo definire superato (visti i dati di vendita sempre stratosferici) bisogna additare per lo meno come paludato, capace di parlare soltanto alla propria fanbase, e del tutto inadeguato a giustificare pienamente il prezzo di lancio.
Infinite Warfare non si espone nemmeno per ciò che concerne il comparto tecnico. La struttura a corridoio esalta indubbiamente le esplosioni e gli effetti grafici a schermo, ma la distruttibilità è come sempre ridotta all'osso e le animazioni di protagonisti e nemici, soprattutto nelle fasi di gioco, mostrano il fianco a diverse critiche. Altalenante anche il lavoro sulle texture, che in alcuni casi risultano particolarmente poco definite e per nulla dettagliate: un compromesso indispensabile, a quanto pare, per raggiungere i 60 FPS stabili su console. Un discreto balzo tecnico il titolo lo fa quando gira su PlayStation 4 Pro, capace di mettere in risalto colori e dettagli in maniera davvero incredibile; elemento su cui torneremo nel prossimo futuro con una recensione completamente dedicata.

Call of Duty Infinite Warfare Activision e Infinity Ward hanno deciso di andare sul sicuro, proponendo una formula solida e rodata, senza aggiunte di rilievo che potessero stravolgere il sistema di gioco. Se possiamo trovare una giustificazione a questa scelta per ciò che concerne il comparto multiplayer, dal singleplayer ci saremmo aspettati francamente qualcosa in più, soprattutto dal punto di vista della struttura ludica. L'idea di inserire missioni secondarie avrebbe potuto aggiungere una buona varietà di situazione, e invece alla lunga ci si ritrova sempre a compiere le solite due missioni, per una ripetitività eccessiva che vanifica alcune delle buone idee introdotte, come il combattimento a gravità zero e gli assalti a bordo del Jackal. Il fatto che pure il comparto online sia del tutto rinunciatario, di fatto limitandosi a recuperare ritmi, bilanciamento e sistema di movimento da Black Ops 3, potrebbe in ogni caso scontentare più di un giocatore. La soluzione è accettabile per i pro-player, che potranno dare più continuità ai propri sforzi, ma tutti gli altri avrebbero senza ombra di dubbio gradito qualche novità, invece che un allargato map pack del capitolo precedente. Infinite Warfare, in ogni caso, è chiaramente un prodotto di transizione, utile a mantenere vivo l'interesse il brand, rinnovando il "rito" dell'uscita annuale. Per qualcosa di realmente nuovo bisognerà attendere, e sarebbe davvero il caso che il prossimo anno porti con se diversi elementi inediti. Ironia della sorte ha voluto infatti che, proprio nell'anno della riedizione di Modern Warfare, la spinta determinata dalla qualità di quello storico "capitolo di fondazione" si sia esaurita. E con essa anche la pazienza dei giocatori.

7.5

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