Call of Juarez: The Cartel - Versione PC

Il selvaggio West non è che un lontano ricordo... arriva il reboot di Call of Juarez!

Call of Juarez: The Cartel

Videorecensione
Call of Juarez: The Cartel
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc

I cartelli della droga negli Stati Uniti stanno acquisendo sempre più potere, specialmente in città come New York, Houston o Los Angeles. Proprio in quest'ultima un attentato mette in allarme le forze di polizia rendendo necessaria la nascita di una squadra speciale di agenti che possa fermare le attività del cartello di Juan Mendoza, che conta ormai decine e decine di agenti corrotti tra le sue fila. Questo è lo spunto iniziale datoci da Call of Juarez: The Cartel, seguito della fortunata serie fps ad ambientazione Western, ma che di Western ormai non ha più nulla. Scelta coraggiosa quella dei Techland che hanno cosi deciso di rinnovare del tutto il loro titolo di punta, trasportando i giocatori negli USA di oggi e mettendoli a capo di una squadra di moderni "cowboys".

Guerra al cartello

La nostra missione consisterà nello smantellare il cartello di Juan Mendoza e nel proteggere un'importante testimone, Jessica Stone, dai suoi sicari. A questo fine è stata approntata una squadra speciale di agenti che possa agire in completa libertà, vista la corruzione che ormai aleggia sulla polizia di Los Angeles. I membri del team saranno il detective della Omicidi Benjamin McCall (il cui nome, ma non solo, è un chiaro riferimento ai precedenti capitoli della serie), un agente federale della DEA, Eddie Guerra, ed un membro dell'FBI, Kimberly Evans. I tre, oltre ad una differente storia personale, avranno anche delle peculiarità dal punto di vista del gameplay, cosa che va a motivare la forte spinta data dai Techland alla modalità cooperativa del titolo e più in generale al comparto multiplayer del gioco.
In singolo Call of Juarez: The Cartel, non raggiunge le vette dei precedenti episodi: l'ambientazione urbana contemporanea lo rende di certo molto più anonimo di quanto non fossero i suoi predecessori ambientati nel vecchio West, che viene ben presto rimpianto. L'esperienza proposta è abbastanza canonica, con delle sezioni con scontri a fuoco che si susseguono quasi senza soluzione di continuità, interrotte a volte da sezioni di guida dove potremo scegliere di pilotare un auto oppure di accomodarci sul lato passeggero col compito di sparare a chiunque ci stia inseguendo. Le missioni stesse non fanno gridare al miracolo per originalità, come tutta la trama del resto che sembra mutuata da un film di serie "B", dandoci al massimo un minimo motivo per scaricare tonnellate di proiettili contro i cattivi di turno. Non aiutano nemmeno i mini-obiettivi che fanno parte della storia dei personaggi e che possono essere portati a compimento o meno durante i vari livelli, magari senza farsi scoprire dai propri compagni di squadra. Si tratta sempre di un qualcosa di marginale, come raccogliere quest'oggetto particolare o distruggere delle registrazioni compromettenti.
Il tutto rimane viziato da un continuo respawn dei nemici che tra l'altro non spiccano per intelligenza, nemmeno al più alto livello di difficoltà, mostrandosi sempre come dei semplici bersagli mobili capaci solo di nascondersi dietro un riparo per poi essere colpiti non appena ne vengono fuori. Morire non si rivela per nulla facile, tranne in rari casi, specialmente in modalità cooperativa dove la carente IA è sostituita da giocatori in carne ed ossa. Anche lo scarso level design, sempre legato al sistema dei checkpoint, contribuisce ad aumentare la sensazione di noia, missione dopo missione.
Un po' di varietà è data dalla differenziazione dei tre personaggi, garantita dalle diverse tipologie di armi che ognuno di essi è in grado di maneggiare: fucili d'assalto e di precisione per la Evans, armi pesanti, pistole ed attacchi in mischia per il rude McCall e prevalentemente armi automatiche per il detective Guerra.
Un punteggio assegnato alla fine di ogni missione (che terrà conto anche dei mini-obiettivi di cui sopra) farà si che vengano sbloccate nuove armi e potenziamenti, aumentando notevolmente la forza del personaggio scelto, ma anche la facilità del gioco stesso che già di per sè non spicca per il grado di sfida elevato.

Multiplayer e comparto tecnico

Con questi presupposti, il meglio del titolo risiede nella sua componente multiplayer, dove la monotonia della campagna in singolo e la scarsa intelligenza artificiale risultano smorzati. Oltre alla già citata modalità cooperativa potremo cimentarci nel classico deathmatch a squadre, 6 Vs 6, in cui due team -criminali e poliziotti- si affronteranno in un duello all'ultimo sangue. Sono presenti anche altre modalità, quali "Robbery crew" in cui una squadra tenterà di svaligiare una banca, "Star Witness" dove l'obiettivo sarà quello di proteggere un VIP dagli attacchi nemici ed infine "Cartel Deal" dove avremo il compito di sopravvivere più tempo possibile agli attacchi degli uomini del cartello di Mendoza.
Anche in multy il nostro arsenale verrà migliorato e potenziato man mano che giocheremo e raggiungeremo determinati punteggi alla fine delle partite. La possibilità di personalizzare le classi e la quantità di armi presenti rende il tutto abbastanza interessante se non fosse che le 8 mappe esistenti non sono di certo lo stato dell'arte e soffrono, cosi come il level design della campagna singola, di una certa monotonia e ripetitività. Trovare inoltre utenti online non sempre è risultato facile durante le nostre prove. Il multy in The Cartel risulta quindi decisivo, ma non riesce a risollevare interamente le sorti del titolo.

Graficamente il giudizio non può essere positivo. La pulizia visiva è buona, ma il dettaglio grafico generale è sempre sotto la media. Le texture sono piatte e scialbe ed il massiccio utilizzo di una "nebbia" persistente fa perdere senso della profondità e realismo, rendendo difficoltoso anche mirare ai soggetti più lontani. I modelli poligonali dei nemici potrebbero anche essere considerati abbastanza vari, ma va notato che il loro dettaglio grafico non è granché elevato. Nonostante tutto il nuovo Chrome Engine restituisce alcuni buoni effetti in presenza di esplosioni o vetri rotti, gli unici frangenti in cui risulta adeguato o perlomeno sufficiente. Delude anche il sonoro, con un doppiaggio in lingua italiana assolutamente insufficiente e privo di mordente e con un campionario di suoni, effetti e musiche che non rimarranno nella storia dei videogame.
La pochezza del comparto grafico fa si però che il titolo possa essere fruito un po' da tutti: sulla nostra configurazione di prova (Q6600, 4Gb di RAM e GeForce 550Ti) il tutto viaggiava tranquillamente a 1680x1050 e dettaglio alto.

Call of Juarez: The Cartel Call of Juarez, perlomeno quello che ricordavamo, non c'è più. E'stato sostituito da un qualsivoglia shooter in prima persona senza mordente e con poca caratterizzazione. Un buon titolo per chi fosse in cerca di uno sparatutto "ignorante", con un buon campionario d'armi ed una discreta modalità multiplayer. D'altra parte risulta un gioco mediocre e forse insufficiente per chi, venendo dai precedenti due capitoli, si aspettava qualcosa di più.

6

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