recensione Calling

I classici stereotipi dell'horror giapponese condensati in questo survival per Nintendo Wii

Versione analizzata: Nintendo Wii
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Wii
Adriano Della Corte Adriano Della Corte Da quando ha ricevuto in regalo il suo primo Gameboy all'età di 5 anni, non ha mai smesso di giocare. Grande appassionato di platform e di epiche avventure. Cercatelo su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Possiamo tranquillamente affermare che il filone del survival horror sia uno di quelli che sulla console Nintendo Wii ha goduto di un'esposizione più che soddisfacente, con produzioni che toccano diverse sfumature: da quelle action del remake di Resident Evil 4, alle trame psicologiche di Silent Hill Shattered Memories, a quelle più velate ma non meno terrorizzanti del nipponico Fatal Frame 4. Il poter utilizzare il puntatore del Wiimote come torcia per illuminare l'oscurità è ormai un espediente ricorrente e collaudato in queste produzioni, che riusce a dare quel pizzico di immedesimazione in più, da non sottovalutare per il comparto ludico di questi titoli.
Anche Hudson scende in campo, scegliendo il genere "Japan Horror Movie" per il suo Calling, titolo che sfrutta i tagli registici e le alcune delle tematiche presenti in film cult come The Ring, Ju-On e The Call, per creare un gameplay fatto di ambientazioni buie, anime in pena e cellulari capaci di farci comunicare con entità occulte.

La Pagina Nera

Quella della "Pagina Nera" sembra essere una delle tante leggende metropolitane legate al mondo della superstizione e dell'occulto: si dice che chi la visiti possa venire in contatto con il mondo dei defunti. Ad accendere gli interessi su questa webpage, che si presenta con una semplice schermata nera, un contatore delle visite ed una chat room, ci si mette poi una serie di decessi avvenuti in circostanze misteriose, in cui tutte le vittime prima di morire sembra che abbiano visitato pagina in questione. Una sera, quattro persone si ritrovano in quella chat room, incuriositi dalle strane voci che circolano a riguardo: Shin è il classico Otaku, interessato al mondo dell'occulto; Chiyo è un'anziana donna che non si è assegnata alla morte di suo marito, e spera di poterlo rivedere attraverso la Pagina Nera; Makoto è un giornalista che decide di fare luce sul mistero, dopo che un suo collega è morto proprio investigando sulla strana web page, e poi c'è Rin, una ragazza che è alla ricerca di una persona conosciuta su internet, che doveva incontrare 6 anni prima, ma che per cause estranee a lei non ha potuto veder di persona e spera che la Black Page la possa aiutare.
Tutto sembra tranquillo, la Pagina Nera sembra rivelarsi solo un bluff, ma ad un certo punto a tutti e quattro i visitatori squilla il cellulare, nella chat room entra una misteriosa entità, e poi il buio...
Incomincia per Rin, e per le altre tre persone coinvolte, un incubo senza fine, intrappolate in un limbo in cui la vita e la morte si confondono, e dove misteriose presenze non attendono altro che portarci precocemente verso al fine della nostra esistenza.

Una chiamata dall'inferno


Risvegliati in un quella che sembra una dimensione alternativa, l'Abisso Mnemonico, il nostro scopo sarà quello di esplorare le varie zone di questa malsana realtà, nel tentativo di cercare una via di fuga che ci riporti a casa sani e salvi. Muovendoci con lo stick analogico, ed aiutandoci con una torcia che farà un po' di luce nel buio che ci circonda, potremo esaminare le stanze, aprire porte ed dare un'occhiata agli oggetti intono a noi, utilizzando la visuale in prima persona. Le ambientazioni dell'Abisso sono quelle classiche del genere horror: una scuola, un ospedale, una casa piena di bambole giapponesi, in cui potremo muoverci per esplorare gli ambienti e trovare elementi utili alla nostra fuga. Durante il gioco il puntatore del Wiimote ci avviserà di un oggetto esaminabile attraverso la comparsa di alcune icone, come una lente d'ingrandimento per gli oggetti che potremo analizzare più da vicino, o una mano che starà ad indicare che lo sportello di un mobile o l'anta di una potrà essere aperta, muovendo il Wiimote nella giusta direzione.
Altro strumento a nostra disposizione sarà il cellulare. Grazie ai telefonini che troveremo praticamente all'inizio di ogni stage, potremo ricevere le inquietanti telefonate degli spiriti che infestano l'Abisso Mnemonico, trasmessi attraverso lo speaker del telecomando Wii. Saremo anche in grado di registrare i "rumori bianchi" presenti in alcune zone per scoprire messaggi nascosti, scattare foto, e usare la peculiare caratteristica di trasportarci da un'area all'altra dell'Abisso, chiamando i numeri di telefono che troveremo su appunti e diari che raccoglieremo nella nostra esplorazione.
Calling, nell'essere un titolo prettamente horror, utilizza alcuni espedienti per far salire il pathos durante le partite. Molto spesso ci verrà chiesto di osservare cosa si cela dietro una porta attraverso uno spiraglio, e non saranno risparmiati colpi di scena improvvisi; ancora, in alcuni momenti di grande tensione, non ci verrà data la possibilità di muoverci, ma solo di ruotare lentamente la visuale attraverso il puntatore del telecomando, per scoprire improvvisamente che dietro di noi si cela, ad esempio, un uno spettro. Quando incontreremo uno spirito ostile, questo ci assalirà letteralmente: quello che dovremo fare è scuotere il telecomando Wii fino a quando il fantasma mollerà la presa e scomparirà. Più tempo impiegheremo, più il nostro terrore salirà, rappresentato da un elettrocardiogramma nell'angolo in alto a sinistra dello schermo. Ci verrà data anche la possibilità di fare un "one shot" durante il combattimento: premendo il tasto A con il giusto tempismo, quando l'icona del tasto lampeggerà sullo schermo, potremo liberarci dello spettro senza che la nostra barra della salute subisca modifiche. Se riusciremo a debellare la minaccia ectoplasmatica, il nostro status si normalizzerà, ma se il "paurometro" raggiungerà i livelli massimi, purtroppo moriremo e sarà Game Over.
Il titolo si dipana in diversi capitoli, con molteplici fili narrativi che si intrecciano; il giocatore avrà l'occasione di impersonare più di un personaggio, scoprendo così lentamente le storie che hanno portato queste persone a contattare la Black Page.

Il comparto ludico di Calling così decritto può far pensare ad una struttura ben realizzata e adeguata a creare le giuste atmosfere di tensione tipiche del genere. Sfortunatamente, l'impasto ludico prodotto dal team, si sfalda inesorabilmente dopo le prime ore di gioco. Nei primi momenti il coinvolgimento emozionale sarà sostenuto, con la paura di camminare nei corridoi bui aspettandosi di tutto, mentre si ascoltano rumori improvvisi provenienti dallo speaker del remote, impressionandosi per elementi che compariranno a sorpresa sullo schermo. Ma dopo la prima ora di gioco questi elementi non si evolveranno, rimanendo praticamente identici in ogni capitolo dell'avventura. Ne conviene che, nelle restanti ore, invece di migliorare, le atmosfere si appiattiscono, e con esse il senso di ansia e inquietudine. Livelli privi di originalità, strutturati in maniera troppo simile tra loro, con pochi elementi interattivi ed enigmi davvero basilari bastano per affossare le possibilità del titolo. Un comparto tecnico non propriamente all'altezza della console Wii infligge il colpo di grazia.
Graficamente il gioco si attesta su livelli altalenanti: se risultano ben realizzati gli effetti di luce e oscurità, gli elementi scenici sono privi di cura nel dettaglio e molto spesso vengono utilizzate texture troppo piccole ed a bassa risoluzione. I movimenti dei personaggi sono fin troppo legnosi, per non parlare delle animazioni facciali, totalmente inespressive, soprattutto in quei momenti in cui si dovrebbe leggere il terrore sui volti dei personaggi.
A peggiorare la caratterizzazione dei protagonisti è poi il doppiaggio: Calling è totalmente in italiano, anche nei dialoghi, ma la qualità della recitazione degli attori è davvero scadente, meccanica e priva di qualsivoglia immedesimazione. Fortuna vuole che il gioco offra anche la possibilità di ascoltare il doppiaggio originale Giappone, una scelta che consigliamo vivamente.
La longevità di Calling è un altro punto abbastanza controverso. Il titolo si suddivide in due plot narrativi differenti. Nelle prime 4 ore di gioco impersoneremo quasi sempre Rin nell'esplorazione dell'Abisso Mnemonico, fino a raggiungere un falso-finale, che aprirà la strada ad un secondo filo narrativo, dove rivivremo d'accapo l'incubo, ma con l'aggiunta di capitoli aggiuntivi e impersonando un ulteriore personaggio, il giornalista Makoto. Questo ci darà la possibilità di aggiungere nuovi tasselli alla storia, e finire l'avventura in maniera più esaustiva. I nuovi capitoli però saranno legati a quelli già giocati in precedenza: sebbene queste fasi già vissute possano essere saltate a piè pari chi vorrà scoprire tutti i segreti del gioco dovrà necessariamente rigiocarle una seconda volta. In totale il gioco oscilla tra le 8 e le 10 ore complessive, ma bisogna valutare che il replay value è molto soggettivo, dipendente dal coinvolgimento suscitato dal plot narrativo. La storia narrata non risulta troppo scadente, ma soffre comunque di situazioni e cliché tipici degli horror giapponesi, a volte poco originali e fin troppo esasperati. Chi non verrà coinvolto nel mistero dell'Abisso Mnemonico difficilmente vorrà rigiocare una seconda volta l'avventura.

Calling The Calling è un titolo che non soddisfa: le idee di partenza erano promettenti, e lo dimostrano le prime ore di gioco, ben congegniate e capaci di creare il senso di tensione nel giocatore. Ma tutto crolla come un castello di carte con il proseguire del gioco: il gameplay non decolla, non si evolve, rimanendo fossilizzato sulle stesse dinamiche iniziali, annoiando il giocatore più che spaventandolo. Il gioco poi soffre di un comparto tecnico appena sufficiente, e di un doppiaggio in italiano aberrante, che rovina quel briciolo di pathos negli animi dei giocatori. Qualche appassionato di horror giapponesi potrebbe intrattenersi con la trama del gioco, ma non aspettatevi nulla che vada oltre alle solite tematiche, che mettono in scena anime tormentate dall'odio e dall'astio, che riversano la loro ira sui poveri malcapitati di turno.

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