Recensione Canvaleon

I ragazzi di OXiAB ce l'hanno messa tutta, e Canvaleon è un titolo interessante, capace di mostrare idee originali. Peccato che non tutte siano integrate nel contesto in maniera convinta, lasciando l'opera in qualche modo inconclusa.

Versione analizzata: Wii U
recensione Canvaleon
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  • Wii U
Andrea Dresseno Andrea Dresseno ha iniziato a giocare alle elementari, prima a scrocco, poi si è reso autonomo. Scrive di videogiochi da quasi vent'anni, ma nel mezzo ci sono state alcune pause di riflessione: durante una di queste ha dato vita all'Archivio Videoludico, per cui ora si dedica anche alla conservazione del medium. Si dice sia nintendaro, ma non esistono prove. Lo trovate su Facebook.

La seguente recensione si divide consapevolmente in due parti: nella prima si descriverà Canvaleon dal punto di vista del concept; nella seconda ci si soffermerà sull'esecuzione. Questa scelta si è resa necessaria data la natura ambigua e altamente controversa dell'opera prima di OXiAB, team spagnolo con sede a Barcellona. A guardare la foto degli sviluppatori sul sito ufficiale viene un moto di tenerezza: si vede che sono giovini e rampanti. A leggere il loro blog si nota che c'è passione, voglia di raccontare e spiegare il proprio lavoro. Post dedicati alle animazioni, all'intelligenza artificiale, ai motori grafici. Nell'ottica dello studioso è tutto paratesto che cola, sono informazioni preziose che raccontano la genesi del gioco in questione. Però qui siamo giudici severi, e non ci facciamo intenerire. Iniziamo quindi dalla teoria.

Canvaleon, il concept

Canvaleon parte da un'idea decisamente originale. Non tanto perché si tratta di un platform 2D dalle meccaniche stealth - qualcosa di simile recentemente si è visto sia in Stealth Inc. che in Counterspy - bensì perché richiede al giocatore di improvvisarsi pittore e creare egli stesso i camuffamenti del protagonista tramite GamePad. Il concetto di furtività è inoltre integrato nel mondo di gioco in maniera coerente: il nostro alter ego è un camaleonte, un camaleonte sfortunato. L'introduzione ci parla infatti di diversità ed emarginazione. Un bel giorno nasce un camaleonte bianco. I suoi concittadini e persino la sua stessa famiglia non sanno che farsene di un camaleonte bianco. L'esistenza del nostro protagonista sembra destinata all'infelicità, finché qualcuno non si accorge che non c'è nulla di più affascinante di una tavolozza bianca. Canvas può diventare ciò che vuole, è sufficiente raccogliere il pigmento delle farfalle che vivono nei dintorni del paese e dare spazio a colori e creatività. La vita sembra nuovamente sorridere al nostro camaleonte bianco, finché non arrivano gli alieni a mettere tutto a soqquadro. Gli alieni però non sanno che dovranno vedersela con un camaleonte capace di mimetizzarsi in ogni dove. Il concept alla base di Canvaleon è apprezzabile: gli sviluppatori avrebbero potuto disseminare i livelli di camuffamenti preconfezionati, invece hanno deciso di affidare al giocatore il compito di studiare gli scenari e realizzare il camuffamento migliore. Sebbene alcune texture siano già disponibili, il grosso del lavoro spetta a voi. Gli scenari facilitano il lavoro, perché i nemici tendono a stazionare intorno a porzioni di scenario cromaticamente ben riconoscibili. Non resta che passare in laboratorio e replicare quelle texture (non prima di aver raccolto le farfalle sparse per i livelli che sono la fonte del pigmento). Per aggiungere un po' di sfida hardcore che fa tanto indie, i ragazzi di OXiAB hanno eliminato i checkpoint. Ciò significa che basterà essere colpiti una volta per dover rifare tutto il livello. Potreste anche correre all'impazzata fino alla fine dello stage, ma all'ennesimo fallimento il gioco vi farà notare che siete un camaleonte e che quindi dovreste approfittare del mimetismo, non della corsa. Canvaleon, tra l'altro, è un platform stealth: in teoria la corsa frenetica non dovrebbe nemmeno avere esito positivo. Si conclude qui la nostra analisi del concept.

Canvaleon, l'esecuzione

Canvaleon ci trascina in un mondo di gioco colorato. Si nota lo sforzo per dar vita a qualcosa di caratteristico e ben confezionato, ma purtroppo sul versante della direzione artistica il titolo fatica a uscire dall'anonimato. Le animazioni del protagonista sono assai discutibili; gli effetti sonori al limite della parodia involontaria (il camaleonte che agguanta le farfalle con la propria lingua prensile non si può sentire). Sul versante estetico-musicale Canvaleon ha l'apparenza di un gioco amatoriale. Il che non sarebbe necessariamente un male, se il promettente concept fosse stato applicato al meglio. Invece no. Partiamo dalle basi: il salto. Il camaleonte esegue salti incredibili, che sfidano qualsiasi legge di gravità. Va bene, ci si abitua, il fatto è che la fisica sembra assente, il senso d'inerzia pure. La precisione millimetrica va un po' a farsi benedire. Manca poi quasi del tutto un tutorial, che introduca sia alle meccaniche di gioco che all'utilizzo del kit per la creazione delle texture. Per cui non si capisce bene né come funzioni l'IA nemica, né - e questo è ben più grave - come vadano gestiti i camuffamenti. Innanzitutto, una volta iniziato il livello e individuato il tipo di texture che sarebbe utile per mimetizzarsi, il gioco costringe a uscire dal livello per creare la texture. Non solo, il giocatore deve persino ricordarsi la texture che vuole riprodurre. Una scelta discutibile. Creare le texture è una pratica tediosa, sia perché bisogna recuperare il pigmento - quindi rientrare nei livelli per catturare le farfalle - sia perché non si capisce bene quanto sia necessario essere precisi. A volte sembra che basti azzeccare la tonalità, poi però selezioni una delle otto texture preconfezionate - quella che simula un muro di mattoni rossi - e vai nel livello cittadino coi mattoni rossi. La texture sembra aderire perfettamente al fondale, eppure niente, i nemici ti individuano subito. C'è qualcosa di anarchico e tremendamente confuso nell'utilizzo dei camuffamenti. Sullo schermo è segnalata la percentuale di "adesione" allo scenario, da cui dipende l'allerta dei nemici: non solo questa percentuale si abbassa mentre ci si sposta furtivamente (dovrai pur muoverti per superare i nemici!), ma è anche di difficile lettura (vedi i mattoni rossi di prima, che aderiscono perfettamente al fondale del livello cittadino ma raggiungono a malapena il 40%, mentre funzionano alla grande nel livello roccioso con la lava, privo di alcun mattone). Probabilmente con molta molta pazienza i risultati si vedono, ciò non toglie che la meccanica non sia né immediata né divertente.

Canvaleon, dicevamo, è un platform stealth. La corsa frenetica non dovrebbe produrre risultati; poi però ti stanchi dei camuffamenti e inizi a correre. Così facendo abbiamo finito i primi otto livelli. Un gioco stealth ben congegnato non dovrebbe nemmeno consentirti di farlo, e questo è certamente un difetto di game design. Su questo versante bisogna anche rilevare un problema che affligge lo stesso design degli stage: non sempre risulta chiaro quali siano le piattaforme e quali siano semplici elementi del fondale. Da rivedere anche l'IA dei nemici, che non sempre reagiscono in maniera comprensibile.

Canvaleon Canvaleon è un titolo tanto interessante (dal punto di vista del concept) quanto problematico (sul versante dell'esecuzione). Si vede indubbiamente che i ragazzi di OXiAB ce l'hanno messa tutta - e in prospettiva questo studio spagnolo potrebbe riservare qualche sorpresa - ma al momento la loro opera prima risulta ancora troppo acerba, minata da alcuni problemi di game design e da una certa confusione quando si passa dalla teoria alla pratica. L'idea dei camuffamenti da creare su GamePad, improvvisandosi artisti del pennino, è particolarmente azzeccata; peccato che nei fatti si tratti di un'operazione noiosa e integrata nel gameplay in maniera discutibile. Il gioco è poi sin troppo difficile, al limite del frustrante: l'assenza di checkpoint costringe a ripetere i livelli dal principio e come non bastasse è sufficiente un colpo per finire KO. Va a finire che ti metti a correre, rinunciando alla componente stealth: proprio in quei momenti, il gioco finisce per tradire profondamente la sua natura.

5

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