Recensione Captain America: Il Super Soldato

Il Tie-In dedicato alle gesta del più celebre eroe Marvel

Versione analizzata: Playstation 3
recensione Captain America: Il Super Soldato
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • DS
  • Xbox 360
  • Wii
  • Ps3
  • Psp
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Giusto in tempo per l'uscita nelle sale cinematografiche del lungometraggio dedicato al “Primo Vendicatore”, arriva sulle console HD una versione videoludica di Capitan America, accompagnata come sempre dallo scetticismo che aleggia attorno ad ogni Tie-In spuntato fuori dal nulla.
C'è anche da dire che negli ultimi tempi le produzioni dedicate ai Supereroi hanno abbracciato degli standard qualitativi minimi sufficienti a sollazzare almeno i fan dei protagonisti: seguendo gli insegnamenti di Arkham Asylum, molte produzioni hanno vivacizzato struttura e level design, strappando timidi sorrisi anche alla critica (è il caso ad esempio dell'ultimo Spiderman). Il fatto che “Il Super Soldato” sia però griffato SEGA lascia meno speranze del solito, dal momento che la Softco nipponica non è stata recentemente troppo attenta alle qualità dei prodotti squisitamente commerciali (ci riferiamo a quel Thor: God of Thunder arrivato qualche mese fa sul mercato).
Fortunatamente, ci si rallegra quando si scopre che lo sviluppo è stato affidato a Next Level Games, autori prolifici e -sebbene non sempre al top con le proprie produzioni- capaci di sfornare qualche gioiello del calibro di Punch Out!!!. L'attenzione del team per le più recenti conquiste dei congeneri concede dunque a Capitan America qualche spunto interessante, anche se sfortunatamente i buoni propositi non vengono sviluppati a dovere. E' come se la progressione restasse sempre in sordina, pronta a spiccare un balzo qualitativo che non arriva mai.

In Guerra

Dal punto di vista narrativo, Capitan America: il SuperSoldato non mostra doti particolarmente brillanti. Dopo una breve introduzione che ci trascina nelle trincee della Francia, viene semplicemente introdotta l'ultima missione di Cap: infiltrarsi in un'immensa fortezza dove gli scienziati del Reich conducono i loro loschi esperimenti, per sabotare i piani del regime. La trama prosegue in maniera piuttosto canonica: dapprima ci viene chiesto di smantellare la contraerea installata sulle torri, per facilitare l'arrivo dei rinforzi. Ben presto però le cose si complicheranno, e Cap verrà addirittura catturato: dopo una rocambolesca fuga dovremo impedire che i ricercatori sfruttino il suo DNA per rendere invincibile l'esercito nazista. Un Plot tutto sommato molto banale, in cui persino quelli che dovrebbero essere i colpi di scena più entusiasmanti sono rovinati da una regia digitale traballante e poco curata. Le cut scene sono prive di Pathos e, complice anche un colpo d'occhio poco incisivo ed un doppiaggio italiano in certi momenti molto discutibile, non riescono e coinvolgere lo spettatore. Le vicende molto generiche, poi, non aiutano a caratterizzare il protagonista, le cui gesta si fanno apprezzare solamente da chi conosce a fondo la sua controparte cartacea: per i neofiti, la figura del Capitano resterà abbastanza incolore. Diverso invece il discorso nel caso in cui il giocatore abbia qualche trascorso con le serie a fumetti Marvel: Capitan America è infarcito di piacevoli riferimenti che i lettori più attenti sapranno cogliere. Nulla che si avvicini all'intento quasi “Enciclopedico” di Arkham Asylum, ma basterà per rendere più piacevoli le scorribande all'interno della fortezza.

Wolverine Asylum

Dal punto di vista ludico, Capitan America si presenta come un composto ibrido fra Wolverine ed il già citato Arkham Asylum. Dal primo la produzione SEGA eredita una certa linearità, unita all'alternanza ben ritmata fra fasi esplorative e sequenze d'azione. Del secondo, SuperSoldier riprende alcune dinamiche legate al combattimento ed alla possibilità di eseguire stealth kill spettacolari. Quello che si compone è dunque il profilo di un Action Adventure decisamente vario, che in fatto di vivacità supera abbondantemente le nostre aspettative.
Da una parte c'è, abbiamo detto, la componente “bellica”, che si incarna in scontri a mani nude in cui Cap dovrà vedersela con le forze nemiche. Mentre è sufficiente premere ripetutamente uno dei tasti frontali per prendere a cazzotti i malcapitati, si scopre ben presto che per avere la meglio sui folti manipoli di nemici dovremo schivare a tempo, contrattaccare e usare il nostro scudo per parare gli attacchi in arrivo. La difficoltà degli scontri non è elevatissima, ma la spettacolarità è assicurata, unitamente ad una buona dose di sorprese che si presentano nel corso delle prime ore di gioco. Si scopre ad esempio che utilizzando lo scudo con il giusto tempismo è possibile rispedire al mittente i proiettili dei fucili di precisione, che spesso ci bersagliano dalle alcove soprelevate. Riempiendo poi -a suon di calci e pugni - una barra apposita, potremo esibirci in una serie di mosse distruttive: sprecando un tacca (su quattro), eseguiremo un attacco devastante che metterà fuori gioco i nemici meno coriacei, mentre consumandone due potremo afferrare gli avversari più grossi e utilizzarli come arma impropria. I grossi bestioni armati di lanciarazzi si trasformeranno in occasionali postazioni fisse che ci permetteranno di falciare i loro compagni, mentre manomettere le bombole d'ossigeno dei soldati che indossano armature meccanizzate li renderà vere e proprie mine vaganti.
Svuotando l'intera barra, infine, entreremo in modalità “supersoldato”, per finire qualsiasi avversario con una botta ben assestata.
L'utilizzo della barra regola anche la possibilità di eseguire delle istant kill a distanza, utilizzando le parabole dello scudo.
Tutte queste possibilità, dunque, rendono discretamente interessante il combattimento, che tuttavia resta una pratica quasi meccanica. L'intelligenza artificiale dei nemici è pessima, e tutti si limitano ad attaccare in sequenza, senza rappresentare una vera e propria minaccia. Anche le possibilità legate all'azione stealth sono ridottissime: dopo aver messo fuori gioco un avversario, tutti gli altri nell'area si accorgeranno della presenza di Cap, e quindi l'opportunità di imbastire una qualche tattica si perde senza appello. Da questo punto di vista servono a poco anche le abilità extra, da sbloccare spendendo i punti esperienza accumulati, che tuttavia rendono più animati gli scontri (abilitando colpi ad area e cariche). Sul fronte del combattimento, in ogni caso, Cap fa la sua discreta figura, anche quando si tratta di affrontare qualche Boss Fight ben congegnato. Peccato che la potenziale spettacolarità del tutto venga limitata fortemente da un impatto visivo poco incisivo, che passa da un set di animazioni un po' impacciato, e che smorza a conti fatti le potenziali eccellenze del titolo.
Anche dal punto di vista del level design si registrano alti e bassi. La linearità eccessiva non è mai stata un problema troppo pressante in questo genere di prodotti, e il team di sviluppo ha addirittura fatto qualche passo in direzione di un approccio più libero, introducendo una lievissima nota di Backtracking (un sottofondo appena avvertibile). Tuttavia le fasi esplorative restano davvero limitatissime, ed il loro svolgimento è praticamente automatico. Arrivati in prossimità di un elemento interattivo (un'asta, una trave), ci si limita a premere il tasto azione in sequenza, mentre Cap si esibisce in una serie di salti e giravolte. L'unica possibilità concessa in dote al giocatore è quella di dimostrare un discreto tempismo: premendo il pulsante al momento più opportuno si guadagnano un po' di punti extra, ma alla fine questa pratica resta del tutto marginale e poco remunerativa in fatto di soddisfazioni. Anche solo strutturare le prove d'agilità come dei Quick Time Event più complessi avrebbe senza dubbio giovato.
Analogamente non si può essere pienamente soddisfatti dalla componente esplorativa: gli androni del castello sono pieni di dossier da recuperare, cimeli da rinvenire e strane bobine propagandistiche davvero interessanti da guardare, ma molto spesso si ha l'idea che il team di sviluppo si sia divertito ad ammassare oggetti semplicemente ovunque, e con criteri abbastanza discutibili (si recuperano, fra gli altri, portafotografie antichi, boccali di birra, elmi e statuette virginali). Il recupero di questo materiale diventa quasi una pratica ossessiva, ed è lontanissima la coerenza dei collectibles dispersi nel manicomio di Arkham.
Anche i piccoli puzzle o i QTE che di tanto in tanto si incontrano nelle stanze sono abbastanza ripetitivi e concettualmente molto semplici (basta muovere le due leve analogiche per sovrapporre due lettere identiche presenti in una coppia di grafici), ed in definitiva dopo qualche ora di gioco appaiono troppo ripetitivi per svolgere al meglio la loro funzione.
C'è però da rilevare una discreta varietà della progressione, che alterna in maniera molto sapiente sezioni di combattimento ad altre del tutto acrobatiche, portandoci ora attraverso stretti corridoi, ora in zone lievemente più aperte, e condendo il tutto con qualche variazione su tema che - pur ripercorrendo il canovaccio classico dell'Action Game - riesce a stupire, dribblando il fantasma di una generale piattezza.
A questo Capitan America, dunque, manca soprattutto l'estro creativo, la voglia di osare, la capacità di percorrere fino in fondo le strade segnate (ad esempio concedendo al protagonista una maggiore mobilità). Così com'è, “Super Solider” si allinea ai risultati di un “clone in tono minore” dei grandi titoli dedicati ai supereroi, ed è un peccato vedere sprecato del buon potenziale.

Red (Ugly) Skull

Tecnicamente parlando, il titolo SEGA inciampa sugli intoppi di un produzione per necessità accordata ai ritmi produttivi del lungometraggio e sostenuta da un budget non elevatissimo. Purtroppo tutti gli elementi grafici e tecnici sono poverissimi, realizzati con poca cognizione di causa e non sempre eleganti. La qualità dei modelli poligonali (ma non dei volti nei Close-Up) pare salvarsi, ma poi la texturizzazione getta un'ombra di sconforto sulle cut scene, evidenziando una povertà di dettagli fin troppo accentuata. Anche le animazioni sono in linea di massima goffe, ma concedono qualche inaspettata soddisfazione ai patiti del combattimento a mani nude, grazie alla comparsa di un paio di mosse davvero spettacolari.
In generale il colpo d'occhio è funestato anche da una complessità poligonale degli ambienti praticamente inesistente, che diventa ancora più pesante in quelle location di più ampio respiro. Non pervenuta l'interattività ambientale: l'unica possibilità di Cap sarà quella di far esplodere qualche barile, assistendo a delle esplosioni assolutamente inadeguate agli standard e poco credibili.
Di altra fatta, invece, l'impianto sonoro. Anche se in certi casi il sottofondo tende a farsi ripetitivo, le marcette militari servono alla causa, sottolineando l'incedere trotterellante del supereroe e il suo fare a metà fra il patriottico e l'esibizionista. Resta invece da biasimare il doppiaggio italiano, che anche nel corso degli scontri si sovrappone ai buoni effetti campionati con interventi decisamente ripetitivi e poco convinti. Si salva il voice over di Cap e di altri comprimari, ma alcune scelte risultano davvero imbarazzanti, con interpretazioni al limite del farsesco.

Captain America: Il Super Soldato Capitan America: il Super Soldato avrebbe potuto essere un titolo più che discreto, seguendo “dal basso” i risultati del celebre Arkham Asylum, magari senza aspirare alle sue vette qualitative. Invece il comparto tecnico poco incisivo proprio dei Tie-In si affianca ad una serie di carenze strutturali che il team di sviluppo avrebbe potuto colmare con pochissimo impegno. L'aspetto meno riuscito di Capitan America è senza ombra di dubbio quello esplorativo/enigmistico, e l'eccessiva linearità (quasi meccanica) dell'avanzamento è soltanto in parte mitigata da un combat system vario, ma affossato dalle scarse capacità dell'IA avversaria. Per gli appassionati del genere, comunque, qualche ora di divertimento è assicurata.

6.5

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