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Recensione Castle of Illusion

Topolino parte all'avventura anche su iPhone

Versione analizzata: iPhone
recensione Castle of Illusion
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • iPhone
  • Pc
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Uscito circa tre mesi fa sulle principali piattaforme di distribuzione digitale, Castle of Illusion (starring Mickey Mouse) raggiunge ora anche l'App Store, nel tentativo di acchiappare qualche altro fan delle vecchie avventure di Topolino. L'operazione-nostalgia targata SEGA si ispira infatti ad un vecchio classico per Sega Mega Drive, cercando di riproporne piuttosto fedelmente le atmosfere.
Rispetto al prezzo medio delle applicazioni su Mobile, il costo di Castle of Illusion è piuttosto alto, ma i valori produttivi sono solidissimi e la qualità del colpo d'occhio non teme confronti con le versioni casalinghe. Vediamo dunque come se la cava l'eroe Disney in questa sua nuova avventura, antica e moderna allo stesso tempo.

Saltare o non saltare? Questo è il problema!

La vita del Topo non è affatto facile. Basta uscire per un picnic assieme alla graziosa Minnie per essere preso di mira. Ed infatti la malefica strega Mizrabel rapisce la fidanzata del nostro protagonista con l'intento di rubarle la giovinezza, costringendo Topolino ad avventurarsi nel periglioso Castello che dà il nome alla produzione.
Fin dai primi momenti di gioco i vecchi fan del platform uscito su Mega Drive si sentiranno a casa: sbrigate le formalità narrative Castle of Illusion si presenta come un platform bidimensionale che più classico non si può, con nemici a cui saltare sulla testa e crepacci.
Dopo appena poche schermate, tuttavia, il titolo mette in chiaro la sua vera natura: più che un remake, si tratta di una reinterpretazione, che non esclude la possibilità di qualche innesto più moderno. Da un istante all'altro, quindi, la telecamera ruota e nasconde, dietro lo scorrimento 2D, una terza dimensione.
Potenzialmente traumatico per i giocatori di vecchia data, e con implicazioni ludiche tutt'altro che irrilevanti, il passaggio dalla seconda alla terza dimensione è in verità morbidissimo e poco invasivo. Entrando nel castello di Mizrabel vengono quasi in mente gli androni cupi della fortezza di Super Mario 64, ma si tratta di sensazioni passeggere. Dirigendosi verso uno dei sette stage di cui il titolo è composto, infatti, si ritorna felicemente allo scorrimento classico, da sinistra a destra, immersi in quella “foresta incantata” che ci accoglieva anche nella versione per Sega Mega Drive.
Castle of Illusion si diverte quindi a schizzare dalle due alle tre dimensioni spesso e volentieri, ma lo fa in maniera sempre naturale e mai forzata. L'avanzamento è sempre ben inquadrato, ed i cambi di prospettiva sono utilizzati più che altro come raffinati “giochi di regia”: corse a perdifiato, duelli coi boss e piccoli labirinti arrivano all'improvviso e spariscono altrettanto in fretta, vivacizzando però la progressione in maniera tutto sommato efficace, e senza allontanare troppo lo spirito dell'originale.

Proprio questa consonanza con il capitolo classico permetterà anche ai puristi di godersi un platform che riporta con la memoria ai tempi che furono: gli stage, pur rivisti nel level design, sono ispirati a quelli già attraversati nel 1990, e ci portano fra foreste infestate, stanze dei giocattoli e fontane di dolciumi. In onore al vecchio capitolo, il salto è lo strumento principale su cui il nostro topo può contare, magari divertendosi a rimbalzare sui nemici per raggiungere i “piani alti” di certi stage e recuperare qualche diamante in più.
E' però per questa sua stoica difesa dell'essenzialità propria dell'epoca a 16-Bit che Castle of Illusion non si spinge mai a tentare soluzione ardite di level design, limitandosi a proporre piattaforme semoventi, liane dondolanti e burroni da saltare. A spuntare le armi della produzione è poi un sistema di controllo che su iPhone amplifica i difetti già riscontrati nella versione Home Console. Già la sensibilità e l'inerzia non avevano pienamente convinto al primo incontro, e qui si aggiungono i problemi ormai classici dei titoli “mobile” che si trovano costretti a sfruttare il touchscreen. Appoggiando il pollice sulla parte sinistra dello schermo si materializza uno stick virtuale con cui possiamo controllare i movimenti di topolino. Purtroppo la precisione non è massima, e certe volte è veramente difficile fare quelle regolazioni “di fino” importantissime quando si vuole raggiungere un'area segreta. Spesso anche i cambi di direzione risultano un po' complessi, e non sempre gli input vengono registrati in maniera corretta. Lo stesso problema si presenta quando saltiamo, toccando rapidamente la metà di destra dello schermo. Qui però i fastidi sono moltiplicati dalla presenza di un tasto virtuale che ci permette di lanciare una delle mele che raccogliamo in giro negli stage. Alle volte il nostro “tap” finisce inavvertitamente in quella piccola zona rossa: il risultato è che spesso e volentieri il topo manca clamorosamente i salti e fa la fine che secondo la saggezza popolare poco elegantemente gli spetta.
Insomma le soddisfazioni maggiori arrivano più dalla grande capacità di restaurare i vecchi contesti che il team di sviluppo ha dimostrato. Il lavoro svolto sulle ambientazioni è incantevole, e mentre si avanza in primo piano, si intravedono sullo sfondo nemici ed elementi animati, che rendono più pieni gli stage. I nemici sono sostanzialmente identici a quelli classici, ma i loro modelli appaiono sempre ispirati. Meno gradevole è invece il sorriso eterno di Topolino, ma forse il problema vero è a monte: ormai la mascotte Disney -soprattutto in questa versione quasi “ancestrale”- ha perso buona parte del suo fascino, e questo non può che ripercuotersi un po' sulla capacità del titolo di conquistare i giocatori.

E' per tutti questi motivi che il viaggio in compagnia di Topolino è consigliato soprattutto a chi ha giocato il vecchio episodio: in quel caso si tratterà di un piacevole tuffo nei ricordi, attraversando contesti e ambientazioni così ben interpretati secondo canoni grafici più moderni.
Castle of Illusion resta comunque un platform ben più che sufficiente e sviluppato con cura, persino “didattico” nella sua difficoltà, che ha il coraggio di abbandonare i checkpoint per costringere l'utente a prestare molta attenzione.
Peccato che negli scontri con i boss questa evidente intransigenza diventi in parte fastidiosa, soprattutto perchè il meccanismo per avere la meglio dei grossi nemici sarà quasi sempre quello del trial & error.
E peccato anche per l'esigua durata dell'avventura, che si completa in poco più di tre ore, gettando un'ombra scura sul rapporto quantità/prezzo.

Castle of Illusion Castle of Illusion arriva sull'App Store con un porting sostanzialmente identico, dal punto di vista grafico e stilistico, rispetto alla versione uscita su console qualche mese fa. Si presenta quindi come un esponente del genere molto regolare, il cui limite più evidente resta paradossalmente la sua rispettosa classicità, che manda in solluchero i fan di vecchia data ma sfocia in soluzioni di level design un po' piatte. Anche grazie alla vivacità degli ambienti, Castle of Illusion si lascia giocare volentieri, nonostante la durata piuttosto esigua. Considerate però la versione Mobile solo se giocare in mobilità è per voi una priorità: il sistema di controllo, infatti, mal si adatta al touchscreen, moltiplicando i momenti di imbarazzo e frustrazione. Se già il controllo con il joypad non sembrava precisissimo, la soluzione adottata da SEGA su iPhone e iPad deluderà i puristi e vi farà incappare in qualche Game Over di troppo.

7

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