Chase: Cold Case Investigations - Distant Memories Recensione

Dopo Hotel Dusk: Room 2015 e The Last Window: The Secret of Cape West, Taisuke Kanasaki torna con una nuova avventura, questa volta per 3DS.

Versione analizzata: Nintendo 3DS
recensione Chase: Cold Case Investigations - Distant Memories
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • 3DS
Alessandro Mazzega Alessandro Mazzega prende confidenza fin da tenera età con pad e tastiera e si appassiona rapidamente al mondo dei videogiochi, lavorando come giornalista sulle principali realtà online e occupandosi di sviluppo, attualmente in Forge Reply. Bassista fallito, ha ormai venduto lo strumento per passare dietro al microfono, sia per cantare che per condurre il podcast Gaming Effect. Cercatelo su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Nello sterminato catalogo software di Nintendo DS, due sono i titoli d'avventura che sono rimasti fortemente impressi nei ricordi dei fan: Hotel Dusk: Room 215 e Last Window: The Secret of Cape West. Entrambi i progetti fanno capo a Taisuke Kanasaki, designer che ha lavorato a lungo per Cing, team nipponico ricordato anche per Another Code e per Little King's Story, sfortunatamente chiuso per bancarotta nel 2010. Taisuke Kanasaki non si è dato per vinto e torna ora sulla scena con un nuovo prodotto, che sembra un seguito ideale di quelle sue produzioni così riuscite e apprezzate dai fan. Purtroppo, però, bastano un paio d'ore non solo per portarlo a termine, ma anche per rendersi conto che i fasti di un tempo sono molto, molto lontani.

Rivangare il passato

I primi minuti di Chase: Cold Case Investigations fanno sentire subito a casa: lo stile visivo, le musiche, i menu e moltissimi altri dettagli riportano alla mente Hotel Dusk e Last Window, predisponendoci a gustarci nuovamente un'avventura intrisa di malinconia e mistero.Una prima occhiata ai personaggi, poi, rafforza ancora di più questa sensazione: avremo infatti a che fare con Shonosuke Nanase, un investigatore che ricorda moltissimo il Kyle Hyde visto nei due titoli precedenti, e Koto Amekura, personaggio inedito che però sembra una versione adulta della Ashley Mizuki Robbins di Another Code: Two Memories e Another Code: R.
Rispetto al carattere schivo di Kyle Hyde, Shonosuke Nanase è invece egocentrico, spesso sgarbato, e tratta tutti con una certa superiorità, credendosi l'investigatore di un'unità di elite della polizia.
In realtà lui e Koto Amekura fanno parte di una divisione che si chiama Cold Case e si occupa di casi irrisolti, spesso sepolti in un passato che è difficile da analizzare per trovare nuove prove. Le loro giornate si inseguono quindi in maniera monotona, senza mai del vero lavoro di investigazione, almeno fino a quando il telefono squilla e qualcuno nomina un vecchio incidente, affermando che in realtà si sia trattato di un omicidio.
Cinque anni prima un'esplosione devastò una stanza nel sotterraneo di un ospedale cittadino e un uomo morì, tra esalazioni, ustioni e la distruzione di tutto ciò che era presente nel raggio di parecchi metri. Basta quindi il dubbio per far sì che Nanase e Amekura riaprano il caso, recuperando il vecchio file e contattando nuovamente i testimoni.
Chase: Cold Case Investigations si struttura quindi in tre differenti tipologie di interazione: i dialoghi che fanno avanzare la trama, le sequenze di interrogatorio e la verifica delle prove ritrovare sulla scena del presunto crimine anni prima. I dialoghi sono scene passive, in pieno stile visual novel, con i partecipanti che vengono rappresentati a mezzo busto e leggermente animati, con uno stile molto morbido che ricorda quello recentemente visto anche in Lost Dimension per PlayStation Vita. I valori produttivi non sono quindi incredibilmente alti ma il character design è buono, sebbene già visto per i protagonisti, e le animazioni aggiungono quel minimo di dinamicità utile a rendere i lunghi scambi di battute meno monotoni.

I primi difetti emergono però durante gli interrogatori, in quanto le scelte per influenzare i dialoghi sono sempre pochissime, segno che la trama è assolutamente lineare e non è possibile modificarne l'evoluzione in maniera sostanziale, se non scegliendo delle opzioni che possano portare ad un improvviso game over. Infine, la parte investigativa si riduce a due semplici schermate statiche sulle quali toccare alcuni oggetti con il pennino, nel tentativo di scoprire qualcosa di più di quanto accaduto.
Poiché il presunto crimine risale a cinque anni prima, tali schermate sono a tutti gli effetti delle fotografie del luogo dell'incidente, prima e dopo l'esplosione. Il gioco non offre quindi dei veri e propri luoghi da esplorare, ma si svolge dall'inizio alla fine negli uffici della polizia, con un numero molto ridotto di sfondi che mostrano una libreria piena di raccoglitori o una finestra con le sbarre.
La trama scorre perciò senza troppi guizzi, alternando parti passive ad altre blandamente interattive, raggiungendo rapidamente un finale tutt'altro che epico e che, sebbene abbia l'obiettivo di far valutare cosa sia effettivamente accaduto in passato sotto una luce diversa, avvia i titoli di coda in maniera quasi improvvisa, lasciando decisamente interdetti.

Chase: Cold Case Investigations - Distant Memories Graficamente piacevole e con uno stile diventato ormai un marchio di fabbrica dell'autore, Chase: Cold Case Investigations fallisce senza mezzi termini dal punto di vista della storia e del gameplay, proponendo una trama che non riesce a coinvolgere come dovrebbe e offrendo molto poco da giocare. Ovviamente si tratta di un prodotto a basso budget rispetto a Hotel Dusk e The Last Windows, ma questi ultimi raggiungevano un livello qualitativo molto più alto rispetto a Chase: Cold Case Investigations. Ed è questo l’elemento che più infastidisce: sarebbe stato possibile sviluppare un titolo più piccolo ma con le stesse qualità, invece che un prodotto tagliato e poco interessante. Chase: Cold Case Investigations si presenta insomma come un "ripescaggio" un quasi del tutto fallito.

5

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