Recensione Citizens of Earth

Un RPG classico nella struttura ma originale nella forma, sulla scia di Earthbound

Versione analizzata: Playstation Vita
recensione Citizens of Earth
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • 3DS
  • PSVita
  • Wii U
  • Pc
  • PS4
Giovanni Calgaro Giovanni Calgaro è avvocato per sbaglio, ma tuttologo per passione, cresciuto a pane e videogiochi sin dalla più tenera età. Allevato da un commodore 64 non ha mai smesso di stupirsi per l'immensità della forma d'arte videoludica, tanto da sentire molto presto il bisogno di sfruttare l'amore per la scrittura per raccontare, far conoscere ai più e condividere questa meravigliosa passione. Potete sempre trovarlo su Facebook e Twitter, sempre che non sia in qualche aula di tribunale.

Certi “trend” dell'industria videoludica che hanno caratterizzato le logiche produttive delle software house nel corso dell'anno appena concluso sembrano in linea di massima destinati a proseguire anche nel 2015. Mentre le console casalinghe si trovano incalzate dal preoccupante dilagare del fenomeno "remastered" e da poche vere “novità” degne di questo nome, la piccola di casa Sony, per ciò che concerne il mercato occidentale, si è votata anima e chip al mercato indie, adagiandosi in una splendida nicchia, complice anche una mutata sensibilità dell'azienda a riguardo. Tra i tanti, anche Altus ha deciso di dare il proprio contributo alla causa indie, patrocinando un interessante progetto (giunto anche negli store digitali di Nintendo e Valve) che altrimenti si sarebbe mestamente arenato senza vedere mai la luce. I ragazzi di Eden Industries Inc. nel 2013 chiesero l'aiuto del crowdfunding: per portare a termine Citizens of Earth serviva infatti la ragguardevole somma di 100.000 dollari, ma la piazza digitale diede il due di picche. Dopo il fallimento della campagna su Kickstarter intervenne, come vi abbiamo anticipato, il publisher Altus, notando probabilmente le potenzialità di un titolo in chiaroscuro che ora andremo ad analizzare.

INTANTO ANDATE, IO VI RAGGIUNGO!

Citizens of Earth ci vede negli impeccabili panni dell'"importantissimo" e vanesio Vice Presidente della Terra, o VP per gli amici (stranamente somigliante, peraltro, a Kirk Douglas); costretto controvoglia, all'alba del suo mandato, a fronteggiare - assieme ad un nutrito gruppo di fidi (o titubanti) elettori - una crisi di portata globale. Il sit-in di protesta imbastito dal leader dell'opposizione davanti la casa natia del protagonista costituisce solo il pretesto introduttivo per portarci nei meandri di una cospirazione di ben altro profilo, la quale si infittisce nel momento in cui il negozio di una nota catena di caffetterie spicca il volo per andare chissà dove. Inizia così un ricco carosello di stranezze, assurdità di varia natura ed esasperate parodie che ci accompagnano, lungo le 25 ore necessarie a completare solo la storia principale ed esplorare le molte regioni in cui si suddivide la world map, a scoprire le cause degli strani comportamenti degli esseri umani e delle altrettanto strane mutazioni subite dalla fauna mondiale. In questa epica ricerca non saremo soli. Come anticipavamo poc'anzi, il VP sarà coadiuvato da un nutrito gruppo di cittadini comuni, resi "unici" da aspetti talmente caricaturali da risultare quasi grotteschi.

In tutto questo, mettendo da parte la patina di originalità che ricopre il titolo ed il taglio "politically scorrect" dato dagli sviluppatori, sin dalle prime battute emerge forte la sensazione di de ja vù. Già, perché la struttura portante della produzione targata Eden Industries Inc. poggia su fondamenta ben più importanti, che portano un unico nome: Earthbound. La pietra miliare che abbiamo appena citato, reperibile già da qualche tempo per la Virtual Console Nintendo, la bellezza di vent'anni fa portò nel panorama dei JRPG una ventata di freschezza ed originalità rimasta per lungo tempo (e forse ancor oggi) ineguagliata. Gli Eden Industries hanno quindi voluto emulare la creatura di Shigesato Itoi, tentando di appropriarsi di quei toni scanzonati e parodistici che ne caratterizzavano il geniale gameplay e l'intreccio narrativo, per reimpostare il tutto secondo una "chiave di lettura" più moderna, pur mantenendo inalterata la tradizione. Il risultato finale è un prodotto complesso e dalla doppia anima, in cui purtroppo yin e yang si intersecano e convivono senza prevaricazioni.

LUCI ED OMBRE DEL VICE PRESIDENTE

Il frutto delle fatiche del team di sviluppo ha la forma di un JRPG, proveniente direttamente dalla magnifica Era a 16 bit. Tralasciando per un momento il sostrato narrativo ed il particolare stile adottato, Citizens of Earth non si discosta dalle regole auree del genere ruolistico orientale, che potrebbero esser sintetizzate secondo quattro direttrici cardinali, ossia: esplorazione; grinding; main e side quest e scontri rigorosamente a turni. Queste espressioni descrivono forse meglio di ogni altra il cuore pulsante del titolo: che, come dicevamo, riesce a seguire pedissequamente la premiata ricetta old school, commettendo però l'errore di non osare oltre la mera forma dal taglio esilarante e dissacrante; insomma, di non saper essere, nella sostanza, "più originale dell'originale", arrivando invece ad esasperare l'attività di grinding e la frequenza degli scontri, che spezzano il gioco più di quanto sarebbe effettivamente necessario. Ad ogni modo, i quattro punti che abbiamo elencato si palesano sin dalle prime battute di gioco, allorquando il tracotante e pigro VP viene tirato giù a forza dal letto dall'apprensiva mamma, prima elettrice e compagna di viaggio la quale si premura di introdurci ai concetti basilari del gameplay.

Non svelandovi altro della trama, possiamo dirvi che fuori dalla piccola villetta familiare si dipana una struttura open world piena di aree più o meno grandi tutte da esplorare (comprese case e dungeon), con molti tesori da raccogliere e scorciatoie da sbloccare. Tutto molto bello, se non fosse per una gestione della minimappa e delle attività da svolgere poco user friendly. Le zone del mondo di gioco sono infatti davvero molte e ben variegate ma, per la maggior parte del tempo, la minuscola minimappa (sullo schermo di Vita lo è molto di più) per nulla interattiva non aiuta a capire dove e come muoversi, soprattutto all'interno dei dungeon in cui addirittura manca del tutto lasciandoci volentieri in balia di noi stessi. La conseguenza è, evidentemente, un continuo backtracking alla ricerca di indizi, passaggi o altre cose che potremmo aver dimenticato di fare. Il tutto cercando di evitare il continuo respawn delle moltissime creature che sbarrano sovente la strada caricandoci a testa bassa. Non fraintendeteci, il grinding è un'attività sempre necessaria, ma in alcuni punti ci è parsa decisamente esasperata ed eccessiva.

ELETTORI UNITI

Il mondo, però, non è popolato di soli mostri. Ci sono anche moltissime persone strane e bislacche. A questo proposito, oltre ovviamente all'incarico principale, dialogando con i particolari personaggi che si incontrano lungo il cammino è possibile sbloccare non solo missioni facoltative ma anche vere e proprie quest di reclutamento. Senza uno stuolo di fidi e strampalati elettori, si sa, un VP non è nessuno: prima però che egli possa chiedere il loro aiuto deve portare a termine dei "piccoli incarichi" per loro conto. Abbiamo ben presto potuto notare che riuscire nell'intento di soddisfare le richieste di tutti e quaranta i bizzarri personaggi sbloccabili (anche tramite semplici mini giochi di abilità), nonché "livellarli" in modo adeguato, si è rivelata un'operazione che esula abbondantemente dalle circa 25 ore necessarie a portare a termine la main quest. Un gioco nel gioco, insomma, che ci permette però di ampliare il roster di personaggi a disposizione non solo per i combattimenti, ma anche per usufruire di determinati bonus relativi alla diversa professione svolta da ognuno di essi. Questi "talenti", ricchi di varietà ed utilità, spaziano dai viaggi rapidi grazie alla Pilota, alla possibilità di esplorare i fondali marini grazie all'abilità della Bagnina o ancora, far guadagnare esperienza ad alcuni personaggi anche quando non vengono chiamati in causa, spedendoli a scuola dal Professore e così via. Le caratteristiche tipiche delle quaranta professioni tornano utili ovviamente anche in occasione dei - molti - scontri rigorosamente a turni ed in pieno stile Dragon Quest che costellano il nostro cammino, in modo da avere sempre il gruppo (composto di tre cittadini attivi per volta) migliore per affrontare determinate aree. Ogni combattente possiede poi abilità peculiari che vanno da determinate tipologie di attacco, difesa e supporto a potenti abilità speciali le quali consumano energia, ricaricabile in automatico quando si mandano a segno attacchi normali. L'esperienza guadagnata e l'aumento il livello dei nostri collaboratori, oltre ovviamente a portare denaro ed oggetti consumabili, sblocca nuove abilità ed amplia le strategie che possono essere utilizzate e, da ultimo, nuovi, simpatici report che descrivono in modo sagace e satirico l'andamento della battaglia.

SI DOVEVA IMPEGNARE DI PIÙ, SIGNORE!

L'aspetto che più di tutti ci ha colpito del titolo è il modo in cui Citizens of Earth ha l'ambizione di presentarsi. Il gioco vuole andare oltre la pura emulazione e l’omaggio ad una pietra miliare del panorama videoludico, tentando di emanciparsi alla ricerca uno stile proprio, definito e di carattere. L'originalità, il colpo di genio, non viene posto in evidenza però né dalla struttura di gioco assolutamente classica, né dal debole intreccio narrativo, per quanto gli sforzi degli sviluppatori siano apprezzabili in tal senso. Ecco dunque emergere con preponderanza la forma, la caratterizzazione esagerata, la satira ed i toni scanzonati e leggeri fatti da battute semplici e comprimari che incarnano tutti i luoghi comuni delle loro professioni. Il VP poi è alla fin fine una macchietta, ma con una morale che si ritrova nascosta sotto il sorriso di plastica ed il ciuffo brillantinato. La piccola dose di originalità la possiamo dunque trovare nel modo in cui i ragazzi di Eden Industries Inc. son riusciti a curare il design di ogni personaggio e di ogni creatura, dando personalità e proponendo caricature azzeccate che non hanno l'ambizione di strafare, bensì di rimanere semplicemente sul faceto e strappare qualche sorriso. La visuale "top down" permette poi di apprezzare una buona realizzazione cartoonesca bidimensionale dei personaggi e degli ambienti di gioco, simili per certi versi a quelli di Earthbound. La stessa palette cromatica prescelta riprende anch'essa il rotondo stile cartoon; tende ad esaltare i toni caldi, intensi, per aumentare quel senso di "leggerezza" mista ad esagerazione gratuita che dovrebbe permeare il titolo.

Purtroppo però non è tutto oro quel che luccica ed alcuni problemi di non poco conto hanno fatto capolino di tanto in tanto, funestando l'esperienza di gioco. Anzitutto, l'instabilità. Citizens of Earth ha offerto, nel pacchetto, diversi crash che hanno sempre provocato il riavvio della partita dall’ultimo punto di controllo, ma non solo. Questa prima versione soffre di alcuni bug che provocano, random, il freeze completo dell'applicazione. Fastidi e frustrazioni mitigati solo dai generosissimi autosave. Altro problema di non poco conto è rappresentato dai tempi di caricamento, lunghi e sin troppo frequenti. Ad ogni cambio di schermata o sezione (anche all'interno dei dungeon e delle case esplorabili) parte infatti il caricamento della successiva, facendo apparire per qualche secondo uno screensaver con il logo di Citizens of Earth. Dopo un po' di tempo, tale lentezza inizia a pesare molto sulle sessioni di gioco, tanto più se si considera che i maggiori crash dell'applicazione li abbiamo dovuti purtroppo rilevare proprio in concomitanza dei caricamenti. Un vero peccato, anche se confidiamo che, almeno riguardo a questi problemi tecnici, Eden Industries Inc. riesca a risolvere rapidamente.

Citizens of Earth Citizens of Earth è un titolo ricco di chiaroscuri. Questo ha reso difficile bilanciare il bastone e la carota nella lunga analisi svolta. La produzione di Eden Industries Inc. si vuole ispirare all'epoca d'oro dei JRPG rendendo omaggio ad una formula old school che ha ormai più di vent'anni ma che, nonostante tutto, non è mai passata di moda. Per questo non si può dire che la struttura di gioco sia, effettivamente, originale o pregna di idee mai viste prima. Anzi, alcune di queste sono state portate quasi all'esasperazione, forse più del consentito. Il tema dell'originalità merita invece d'esser sottolineato quando si affronta l'aspetto relativo alla forma ed alla presentazione generale. In questo caso il lavoro del team riesce nell'obiettivo di creare un mondo bizzarro e sopra le righe, basato su satira ed umorismo e popolato da strampalati e parodistici personaggi che, oltre ad arricchire il lato estetico, contribuiscono in termini di gameplay e longevità. Le venticinque ore necessarie a portare a termine la main quest rappresentano solo una piccola fetta del tempo necessario a completarlo al 100%, ossia per sbloccare tutti e quaranta i comprimari del Vice Presidente: e questo dovrà pur contar qualcosa, soprattutto se consideriamo il prezzo a cui il gioco viene proposto. Purtroppo però alcuni problemi di natura stilistica e tecnica, nonché un certo grado di instabilità, affliggono quanto di buono v’era nelle intenzioni. Bug e freeze emergono random ma a cadenza costante, mentre la frustrazione viene mitigata solo dai generosissimi autosave. La valutazione ci pare un incentivo ad impegnarsi di più e, soprattutto, a pubblicare quanto prima un fix che stabilizzi il codice.

7

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