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Recensione Closure

Un Puzzle Game... illuminante

Versione analizzata: PC
recensione Closure
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Ps3
  • Pc
Enrico Spadavecchia Enrico Spadavecchia è un avido collezionista ed esagitato videogiocatore dai tempi del Commodore 64 e delle sue righe colorate. Ex giocatore accanito di Counter Strike, in giovane età ha compiuto la stupidissima impresa di completare Quake II a livello hard senza scendere mai sotto i 100 punti ferita. Ostinato retrogamer e sostenitore delle produzioni indipendenti, non disdegna le offerte del mercato attuale, soprattutto FPS e avventure grafiche. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Eravate a corto di mezzi per consumare le vostre povere meningi? Nessuna paura, il mercato dei puzzle game continua ad essere più florido che mai. Il nuovo Closure è disponibile sugli scaffali -virtuali- per riproporre le meccaniche già viste nell'omonimo flash game, con l'aggiunta di nuove features e un consistente numero di livelli inediti.

Chi ha spento la luce?

L'essere tutt'altro che antropomorfo, che appare nella prima schermata di gioco, non è una creatura da temere. Ben presto scopriremo trattarsi del nostro alter-ego, che con i suoi appuntiti arti ci aiuterà a trasportare gli oggetti utili alla risoluzione di ogni livello; ci ritroveremo presto circondati da un buio soffocante, spezzato solo dalla flebile luce emessa da una piccola sfera luminosa, che potremo portare con noi, in giro per il livello. Il

"I disegni del giovanissimo Jon Schubbe pongono l'impatto visivo di Closure esattamente fra gli spigolosi sprites di qualche vecchio platformer per Commodore 64, come il poco conosciuto Frightmare, e una macabra illustrazione di Edward Gorey."

concetto alla base dei rompicapi è semplice: tutto ciò che non è illuminato, terreno, muri e ogni tipo di ostacolo, non esiste; ogni tentativo di addentrarsi in vie non illuminate finirà con un inevitabile salto nel vuoto. La risoluzione degli enigmi è unicamente affidata all'abilità del giocatore nello sfruttare il posizionamento delle fonti luminose per bypassare tutti gli ostacoli e farsi strada fino alla porta che da sullo stage successivo. Per farla semplice, se ci si trova, ad esempio, di fronte ad un muro che ci blocca il passaggio, sarà sufficiente posizionare una sfera luminosa (o orientare uno dei fari) in modo che il suddetto muro si trovi in una zona d'ombra: se non riesci a vederlo, non è più un problema.
La situazione, però, non sarà sempre così semplice, e per la gioia dei patiti di puzzle game, gli sviluppatori hanno pensato bene di complicare le cose: molto spesso le sfere luminose non saranno abbastanza, oppure sarà necessario ricorrere all'utilizzo di strani congegni per il trasporto delle fonti di luce, o ancora, ci si ritroverà a dover oltrepassare zone sommerse. Ma il più delle volte il vero ostacolo sarà rappresentato da una porta chiusa a chiave: in questo caso sarà necessario attraversare il livello -con tutti i pericoli che ciò comporta- fino a recuperare la chiave, con la stessa apprensione che accompagnava la maggior parte delle partite al vecchio Solomon's Key.
Col passare delle ore di gioco verranno svelati gradatamente nuovi mezzi per farsi strada nel buio, come piccoli faretti in grado di riflettere la luce e le immancabili casse-factotum, nonchè nuovi ostacoli per mettere a dura prova la pazienza del giocatore, come aree in cui è impossibile posizionare le sfere luminose, o sfere che si spengono in prossimità del personaggio.

Senza alcun tipo di preambolo narrativo, il simpatico ragnetto potrà subito scegliere una delle 3 diverse entrate al mondo di Closure. All'entrata di ogni sezione vedremo il protagonista indossare una diversa ‘maschera' e trasformarsi, a seconda della zona scelta, in un minatore o in una inquietante ragazzetta, per poi esplorare ciascuna delle tre aree ‘tematiche' del gioco: la fabbrica, l'ospedale e il circo. Sebbene titubanti riguardo l'attribuzione di una convincente interpretazione all'intricato simbolismo alla base dell'indie game, abbiamo trovato l'ambientazione molto suggestiva, merito di quei particolari sapientemente nascosti nell'ombra, che fanno capolino per pochi attimi, in presenza di lampi, e di quelli che si possono scorgere durante l'esplorazione dei più claustrofobici corridoi.
Le tre aree di gioco contano ciascuna 24 diversi livelli dalla difficoltà crescente, con inaspettati picchi sulle fasi finali di ogni sezione, i quali daranno filo da torcere anche ai videogiocatori più navigati. Completati i livelli di ogni sezione sarà possibile accedere ai 10 livelli finali, disegnati per combinare insieme tutte le meccaniche di gioco precedentemente introdotte. Con un totale di 82 livelli, Closure si piazza nettamente sopra la media del genere, per quanto riguarda la longevità, contando anche le 30 aree segrete da scoprire e il fatto che alcuni livelli costringeranno il giocatore ad arrovellarsi per svariate ore prima di giungere alla soluzione del puzzle.
L'eventuale abbandono del gioco sarà il più delle volte da attribuire all'eccessiva complessità di alcuni enigmi, che richiederanno dei trick spesso impensabili, piuttosto che alla scarsa varietà delle meccaniche proposte.

E luce fu

Sul piano tecnico Closure si mostra come il classico indie game senza troppe pretese, ma con una marcia in più, rappresentata dall'ottima direzione artistica. I disegni del giovanissimo Jon Schubbe pongono l'impatto visivo di Closure esattamente fra gli spigolosi sprites di qualche vecchio platformer per Commodore 64, come il poco conosciuto Frightmare, e una macabra illustrazione di Edward Gorey. Le musiche, che ben distinguono le diverse locations, contribuiscono a rendere vivo l'ambiente claustrofobico in cui si muovono le ombre di Closure, e compensano egregiamente la scarsa varietà delle campionature audio.

Il gameplay si avvale di un sistema di controllo davvero elementare, che però deve spesso scontrarsi con l'incertezza di alcune collisioni, che costringeranno il giocatore ad azioni dalla millimetrica precisione, o con la difficoltosa selezione degli oggetti con cui interagire: molto spesso capiterà di posizionare una sfera luminosa accanto ad un faro e trovarsi a dover eseguire più spostamenti prima che il faro sia evidenziato, e quindi pronto all'interazione.

Closure Closure è un puzzle game di tutto rispetto. Oltre ad introdurre meccaniche inedite nel genere, ha stile da vendere, una longevità incredibile, e, più di ogni altra cosa, è maledettamente impegnativo. Armatevi di tanta pazienza, e magari anche di una torcia tascabile.

8

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