Recensione Color Zen

Forme geometriche e una colonna sonora tutta da ascoltare danno vita a un puzzle game rilassante

Versione analizzata: Nintendo 3DS
recensione Color Zen
INFORMAZIONI GIOCO
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • 3DS
  • Wii U
Lorenzo Lorenzo "Kobe" Fazio ama il basket, o per meglio dire i Los Angeles Lakers, l’Hip Hop e il teatro. Dopo aver rincorso la carriera del finto regista, dal 2007 si spaccia anche per finto esperto di videogiochi scrivendo su Everyeye.it. Lo appassionano le belle storie e gli stili visivi ricercati. Cercatelo su Twitter e su Google Plus.

Pur non dandolo a vedere, Color Zen ha la presunzione di imporsi come un’esperienza totalizzante: di quelle che conducono l’utente in un trip psichedelico e allucinato dal quale è estremamente difficile uscire. Non ha gli strumenti comunicativi di un titolo tripla A, non è mosso da un potete motore grafico, né è stata ingaggiata un’intera squadra di sceneggiatori di Hollywood per creare un plot intricato ed emozionante. Si avvale unicamente di colori, forme e di una colonna sonora elettronica che non sfigurerebbe nei lounge bar più esclusivi del globo. Un’opera d’arte videoludica minimalista, che cavalca una moda molto in voga nell’ultimo periodo, anteponendo l’atmosfera e il feeling alle sue pur interessanti e riuscitissime meccaniche da puzzle game.
Dopo l’esordio su iOS e Android, Color Zen giunge anche sull’e-Shop di Nintendo sia per Wii U che per 3DS. Merita la vostra attenzione?

Astrattismo ed elettronica

L’obiettivo di ciascun schema è far sì che il colore dello sfondo sia uguale a quello della cornice, eliminando al contempo qualsiasi forma geometrica presente all'interno del quadro. Alcune delle suddette, facilmente individuabili rispetto alle altre tramite specifici segnalatori grafici, possono essere spostate nell’area, in modo da farle impattare con quelle di identica pigmentazione. Ad ogni collisione la superficie della schermata si colorerà di conseguenza, inglobando e fagocitando, all’occorrenza, qualsiasi elemento della stessa tinta.
A leggerla potrebbe sembrare un’operazione relativamente complessa (lo è, visto che nel corso delle prime partite faticherete ad entrare nella giusta ottica), ma completati il tutorial e la prima dozzina di livelli (magari affidandovi quasi esclusivamente all’istinto) vi accorgerete che la logica che governa Color Zen è più semplice di quanto possa apparire.
Superato l’iniziale ostacolo, vi sembrerà che il titolo fatichi ad ingranare, appoggiandosi più sul fascino del comparto grafico-sonoro che su enigmi realmente in grado di impensierire l’esperto del genere. La sensazione è solo passeggera: nei 460 stage proposti, i game designer si sono preoccupati di inserire elementi sempre nuovi, per quanto ancorati al rigido sistema su cui si basa l’intera esperienza, che complicano progressivamente la risoluzione degli enigmi. Alcune barriere andranno abbattute prima di poter spostare le forme in esse contenute. I tasselli bianchi assorbono i colori che toccano. Quelli neri eliminano gli elementi toccati. Alcuni livelli funzionano specularmente: muovendo una forma, se ne controlla automaticamente una seconda, posta nella parte opposta dello schermo.

In breve, quello che sembrava un semplice passatempo per videogiocatori alle prime armi, si tramuta in un puzzle game complesso, in cui una sola mossa sbagliata può vanificare l’ennesimo tentativo di superare lo stage. Serve pianificazione, esperienza e un pizzico di inventiva per disinnescare le trappole escogitate degli sviluppatori. Il trial & error è pratica comune: unica strategia possibile quando il numero di forme e i colori aumenta e diventa impossibile azzeccare la risoluzione al primo (secondo, terzo, quarto...) tentativo. Eppure la frustrazione non è pervenuta nel ventaglio di emozioni offerte dall’esperienza di Color Zen.
Il merito va in larga parte al già citato e lodato comparto grafico-sonoro: reale plusvalore della creatura di Large Animal Games, ed elemento che lo distingue dai tanti colleghi che affollano gli store digitali. L’astrattismo “geometrico”, dominato da colori acidi e spesso simmetrico, si fonde alla perfezione con la soundtrack elettronica realizzata interamente da Steve Woodzell. Siamo più nei pressi della chill-out che non della soulfull dance, nonostante spesso saranno ipnotici beat a "costringervi" a muovere le forme geometriche a tempo. La qualità dei temi composti dal musicista è tale che vi consigliamo un ascolto dell'intera OST su Spotify.
Il risultato di questo armonioso incontro tra elettronica e astrattismo è un “viaggio” da vedere e ascoltare, una trascinante ed estetizzante esperienza multisensoriale che vale da sola il prezzo del biglietto. In questo senso la versione Wii U, potendo contare sull’ampiezza dello schermo di casa e, eventualmente, su un buon impianto audio, si dimostra la migliore per dare giustizia al comparto artistico di Color Zen.

Color Zen Color Zen si accoda alla lunga pletora di puzzle game che offrono esperienze rilassanti e caratterizzate da una profonda ricerca artistica. In questo senso non si tratta di un prodotto originale. Eppure, a conti fatti, unisce un gameplay ben architettato, vario e impegnativo al punto giusto, con un comparto grafico-sonoro impreziosito dalle straordinarie sonorità elettroniche di Steve Woodzell. Difficile dire se si finisca ad adorarlo per la complessità dei suoi enigmi o per l’estasi sensoriale offerta: fatto sta che la creatura di Large Animal Games vi intratterrà per diverso tempo senza mai annoiarvi, toccando corde emotive sempre diverse. Caldamente consigliato non solo agli amanti del genere.

8

Che voto dai a: Color Zen

Media Voto Utenti
Voti totali: 2
8
nd