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Recensione Cooking Mama 5: Bon Appétit!

Sfida tra i fornelli su Nintendo 3DS

Versione analizzata: Nintendo 3DS
recensione Cooking Mama 5: Bon Appétit!
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • 3DS
Giovanni Calgaro Giovanni Calgaro è avvocato per sbaglio, ma tuttologo per passione, cresciuto a pane e videogiochi sin dalla più tenera età. Allevato da un commodore 64 non ha mai smesso di stupirsi per l'immensità della forma d'arte videoludica, tanto da sentire molto presto il bisogno di sfruttare l'amore per la scrittura per raccontare, far conoscere ai più e condividere questa meravigliosa passione. Potete sempre trovarlo su Facebook e Twitter, sempre che non sia in qualche aula di tribunale.

L'esercito di chef che infesta ormai da qualche anno i palinsesti televisivi con decine di trasmissioni e talent sui fornelli, non può nulla contro l'abilità e l'appeal della casalinga più famosa del mondo videoludico. Mama è davvero una macchina da guerra e cucina senza sosta dal 2006, anno della sua prima, sfolgorante apparizione portatile, in cui la cuoca stacanovista proponeva una caterva di ricette reali (o perlomeno verosimili pietanze giapponesi) per un'esperienza ludica casual che andava a solleticare le corde di un pubblico giovanissimo. Da allora l'allegra Mama è saltata da una piattaforma all'altra di casa Nintendo, facendo una rapida comparsa persino nello store digitale dei mobile device di Cupertino. Ora, a distanza di quasi un anno e mezzo rispetto ai nostri colleghi orientali, possiamo rimetterci ai fornelli con Mama la quale, pur passando gli anni, mantiene inalterato l'entusiasmo ed il ritmo degli esordi saltellando ed applaudendo come fosse un'adolescente in overdose da zuccheri. L'abbagliante sorriso di Mama, però, sembra aver perso lo smalto di un tempo; forse anche lei ha bisogno di un po' di meritato riposo per riordinare le idee e partire con più slancio. Cooking Mama 5: Bon Appétit!, infatti, si adagia senza remore su una ricetta rimasta invariata nel corso degli anni.

CANNAVACCIUOLO? BASTIANICH? MAI SENTITI

Come accade in ogni capitolo della serie, anche in questo caso la cara Mama, custode dei segreti culinari, ci mette di fronte ad una vasta selezione di ricette; alcune già viste, molte altre invece prelibate (e particolari) new entry. Non aspettatevi comunque d'avere per le mani il vero "simulatore di cucina" definitivo; la quinta apparizione del brand mantiene infatti inalterato lo spirito tipicamente arcade che l'ha sempre caratterizzato, nel bene e nel male. L'esperienza di gioco segue pedissequamente il sentiero già ampiamente visto e rivisto nel corso degli anni, contraddistinto però da una traballante sovrastruttura che tiene insieme una ridda indefinita di minigiochi; questi ultimi tesi alla preparazione dei piatti e ad alimentare alcune piccole variazioni sul tema, nonché altre piccole personalizzazioni per le suppellettili della cucina e dell’abbigliamento di Mama, non strettamente legate al tema culinario che allungano in qualche modo il brodo di una minestrina riscaldata.

Oltre alla classica sezione di preparazione delle pietanze, di cui parleremo a breve ed in cui ogni punto della realizzazione costituisce un minigioco, vi sono infatti alcune attività extra curricolari - per la verità anche abbastanza varie - che tuttavia falliscono proprio nel dichiarato intento d'esser dei simpatici diversivi rispetto all'esperienza principale. Si passa dunque dal nutrire dei pesci al riordinare i ripiani di un incasinato frigorifero, dallo stressante lavoro dell'ortolano a quello di cameriere, oppure di gelataio, sino a tornare tra i banchi di scuola per rimettere nel giusto ordine le lettere di parole in lingua inglese. La preparazione dei moltissimi manicaretti, al contrario della puntuale ripetitività di queste attività secondarie, risulta esser un po' più interessante e meno "fine a se stessa" anche se non riesce purtroppo a scrollarsi di dosso una greve sensazione di monotonia che colpisce dopo solo poche ricette.

MI STAI DILUDENDO...

Ad accomunare tutti i punti appena accennati e, in realtà, slegati fra loro vi è la riproposizione del classico gameplay dal tasso di difficoltà davvero irrisorio che, al solito, fa ampio uso del touch screen inferiore e dello stilo. Ogni ricetta è suddivisa in diverse fasi, a seconda della complessità di realizzazione. Ogni fase poi non è altro che un semplice minigioco che ci consente di tagliare, mescolare, setacciare, cuocere gli ingredienti attraverso rapidi movimenti dello stilo, utilizzando il microfono o, ancora, sfruttando il giroscopio per inclinare la console. Il tutto chiaramente da completare nel tempo limite e sempre sotto lo sguardo vigile di Mama. I gesti da eseguire tendono tuttavia a ripetersi molto spesso e questo accade sin dalle prime pietanze. Solo in rari casi ci siamo trovati di fronte a qualcosa di più "impegnativo", che richiedeva riflessi pronti ed un buon grado di reattività. Al di là di queste eccezioni, la curva di difficoltà è rimasta costante ai minimi livelli sia per la facilità di esecuzione, sia per il fatto che il gioco ci mette di volta in volta al corrente della giusta mossa da eseguire, nel momento più opportuno. Va da sé che anche la modalità "Dojo", in cui si devono preparare le stesse ricette ma più rapidamente sfidando il cronometro, pur essendo leggermente più impegnativa ripercorra sostanzialmente i passi della modalità classica, stroncando sul nascere qualunque stimolo o sfida prospettata al giocatore, il quale purtroppo non viene incentivato nemmeno attraverso un qualsivoglia senso di progressione o ricompensa per i traguardi raggiunti. Esistono le medaglie, certo, ma basta un misero sforzo per potersi aggiudicare in tutte le fasi della preparazione una splendente medaglia d'oro. I minigiochi extracurricolari, inoltre, si sbloccano in automatico, senza particolari requisiti o abilità dimostrate dal giocatore.

Sotto il profilo stilistico ci troviamo di fronte ad un titolo che, proprio sulla falsariga del gameplay, ripropone una veste essenzialmente già vista in quasi tutte le precedenti declinazioni del prodotto, e non prova nemmeno lontanamente a sfruttare le specifiche e le vere potenzialità della console per il cosiddetto salto di qualità. Inizialmente, il costante primo piano di Mama e la realizzazione grafica coloratissima e cartoonesca riescono a nascondere in qualche modo le magagne di una superficialità strisciante che però, dopo un po', emerge con forza dai modelli poligonali approssimativi di stoviglie, verdure, carni ed affini. Peccato, perché dato l’hardware di riferimento l’occasione poteva essere sfruttata meglio.

Cooking Mama: Bon Appétit! Si potrebbe dire che in questa "nuova" declinazione del brand, la nostra cara Mama vive nel passato per non osare nel presente. Il primo capitolo per la console stereoscopica firmata Nintendo si presenta ancora una volta uguale a se stessa, con un po' di pietanze in più ma senza alcuna innovazione di rilievo che possa svecchiare una formula che inizia a scricchiolare sotto il peso dell'età. Il coacervo di minigiochi che caratterizza questo ritorno ai fornelli a casa di Mama non riesce nell'intento di amalgamare un'esperienza di gioco che rimane cristallizzata in mille frammenti alquanto ripetitivi e poco stimolanti. Nonostante di fondo vi sia qualche buona idea limitata ai minigiochi "extra", Cooking Mama 5: Bon Appétit rimane privo dell'appeal adeguato per far nuovamente presa sugli affezionati un po' cresciuti, che in fin dei conti si ritrovano tra le mani una mera espansione del ricettario di Mama. Abbiamo scelto comunque di dare la sufficienza al titolo, mettendo da parte le considerazioni sull'inesistente impegno degli sviluppatori ed isolando per un momento l'esperienza di gioco, considerandola in questo senso ancora abbastanza valida da intrattenere, pur senza grandi velleità, il pubblico dei più piccini e chi semplicemente cerca qualche semplice partitina in velocità per ingannare il tempo. Al di là di questo, se la serie continuerà imperterrita per la sua strada e non avrà il coraggio d'esporsi al vento del cambiamento la cucina di Mama, un giorno o l’altro, potrebbe chiudere i battenti per cessata creatività.

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