Q&A Domande e Risposte Oggi alle ore 16:00

Rispondiamo in diretta a tutte le vostre domande e curiosità

Recensione Costume Quest 2

Take back Halloween! Double Fine e l’incanto infantile.

Versione analizzata: PC
recensione Costume Quest 2
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Wii U
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Andrea Fontanesi Andrea Fontanesi sceglie (in)consapevolmente di votarsi al videogioco fin dalla più tenera età, quando, negando alla madre il piacere popolare della prima parola dedicata, pronuncia un “Ma” pregno di speranza assieme a un “rio” assai meno poetico. Crescendo si lascia sedurre dal fascino della scrittura per infine realizzare, dopo ben ventisei anni, che le due passioni, quando si compenetrano, sono in grado di donargli enormi soddisfazioni. Strenuo sostenitore dello sperimentalismo audiovisivo, nutre da sempre un sano interesse per il cinema d’animazione, ed è inoltre profondamente legato all’arte del doppiaggio, che pratica tutt’ora a livello amatoriale.

L’infanzia è certamente tra le tappe più importanti e al tempo stesso piacevoli del ciclo vitale di ogni essere umano. Lo è poiché, oltre a poter contare sulle costanti attenzioni di persone a lui devote, l’individuo gode di un fermento creativo eccezionale, che consente all’immaginazione di superare le sovrastrutture imposte dal pensiero razionale, fino a creare personaggi e universi diegetici incredibili con anche solo i più semplici oggetti del viver quotidiano. Ecco quindi come un cavallo a dondolo possa diventare un elegante destriero, fido compagno di viaggi lungo le lande del selvaggio West; oppure, una scatola di cartone sotto i piedi possa fungere da futuristica astronave per varcare le soglie dell’iperspazio; o, ancora, il bastone del nonno possa trasformarsi nell’arma devastante di un potente guerriero ninja. Per Double Fine, il 2010 videoludico ha rappresentato la giusta occasione per portare alla luce Costume Quest, sincero elogio digitale agli anni dell’innocenza sotto forma di avventura ambientata in piena Halloween. Scopo di Tasha Harris, ideatrice del progetto, fu di creare un’esperienza dai toni leggeri e scanzonati, che mescolasse una narrazione dal retrogusto schaferiano - non a caso, Tim Schafer ne ha supervisionato la scrittura - a scelte di gameplay fortemente tributarie nei confronti di JRPG storici quali Super Mario RPG ed EarthBound. Il titolo ottenne una discreta dose di consensi da parte di pubblico e critica, tanto da spingere lo studio di San Francisco a partorirne prima un’espansione, Grubbins on Ice, e poi un vero e proprio sequel, annunciato nel marzo di quest’anno. Costume Quest 2 è ora finalmente disponibile su Steam nella consueta trinità PC, Mac e Linux. Dolcetto o scherzetto del digital download? Non resta che scoprirlo.

RITORNO AL FUTURO, MA SENZA DELOREAN

Le vicende di Costume Quest 2 partono esattamente dal finale di Grubbins on Ice, proprio in quel limbo intra-dimensionale dove Wren, Reynold, Everett e Lucy si erano ritrovati in seguito allo scontro con il corvo Axaria. Come nel precedente capitolo della saga, il giocatore viene subito chiamato a scegliere quale tra i due fratelli protagonisti - Wren e Reynold - governare fino al termine dell’avventura, dopodiché il gruppo di piccoletti decide tentennante di varcare uno dei misteriosi portali di questa sinistra terra di mezzo. Fortunatamente, i quattro amici vengono catapultati sull’uscio della loro abitazione, esattamente durante quella notte di Halloween da cui ogni problema era cominciato. Tuttavia, bastano pochi minuti per rendersi conto di come una nuova, terribile minaccia sia in procinto di scaraventarsi sulla quiete cittadina. Orel White DSS, l’allampanato dentista del quartiere, pare essersi impossessato di uno strano talismano in grado di far spostare nel tempo chiunque ne faccia uso. Pedinandolo attraverso i cronoportali, Wren e Reynold scopriranno ben presto le reali intenzioni del malvagio dottore: coadiuvato dai Repugiani, i verdi mostriciattoli del precedente episodio, egli desidera bandire per sempre la Festa delle Streghe, rendendo travestimento e raccolta di dolciumi alla stregua di pratiche illegali, al fine di coronare un personale e strampalato sogno d’igiene orale a livello planetario.

Chiunque abbia apprezzato il primo Costume Quest non faticherà a notare già a campagna avviata un sensibile miglioramento nella narrativa del prodotto. L’introduzione dei viaggi temporali è di certo una mossa furba, evidentemente - ed esplicitamente - presa in prestito dal Back to the Future di Zemeckis, eppure splendidamente integrata nella trama e per nulla pretestuosa. Scorrazzare tra passato e futuro permette al fruitore di (ri)scoprire ambientazioni più o meno note in vesti del tutto inedite, e in questo senso il level design fa davvero la parte del leone nel costruire un contesto al contempo solido e coerente con le vicende messe in scena. Dalla tetra palude del Bayou al vibrante Quartiere Francese, dall’uggiosa cittadella del futuro alla fredda e distopica Nuova Repugia, ogni scenario è unico e perfettamente distinguibile, capace di restituire l’illusoria ma tangibilissima impressione di come in effetti, al di là delle barriere imposte dal software, ci sia un universo diegetico molto più vasto di quanto al giocatore sia effettivamente permesso d’intravedere. Si aggiunga che, lungo il cammino, l’utente potrà interfacciarsi con una discreta varietà di personaggi, tra i quali spiccano vecchie conoscenze del brand e bizzarre new entry, alcune caratterizzate in modo molto più sfaccettato di quanto ci si possa aspettare da una produzione così modesta - vedasi lo stesso Orel White, un antagonista davvero fuori dai canoni.
Rispetto al precedente episodio, restano invariati la sostanziale innocenza delle situazioni e quel po’ di humor demenziale che permea ogni singolo dialogo, caratteristiche che tanto ci portano alla mente la serie d’animazione anni Novanta I Rugrats. Proprio in merito alle parti dialogate - e ricordando che i Costume Quest non godono di doppiaggio, ma solo di scritte all’interno di balloon - consigliamo una fruizione dell’opera in lingua originale, poiché la versione italiana pecca di eccessivo pressapochismo, con refusi sporadici ed espressioni che paiono uscite direttamente dal peggiore dei traduttori online.

DA GRANDE VOGLIO ESSERE THOMAS JEFFERSON

Il sistema di gioco a fondamento del lavoro Double Fine si struttura in due fasi che, pur ben distinte, si compenetrano continuamente per rendere l’esperienza quanto più immediata e omogenea possibile. Una buona metà dell’offerta si configura come un classicissimo action/adventure isometrico, che prevede l’esplorazione in lungo e in largo degli stage al fine di collezionare oggetti e risolvere enigmi basilari. I compiti da svolgere per proseguire nella storyline sono piuttosto ricorrenti, invero al limite della ripetitività: munito del proprio sacchetto di cartone, il giocatore dovrà guidare i propri avatar tra i viottoli delle abitazioni per il classico trick-or-treat porta a porta, nella speranza di accumulare la quantità di caramelle richiesta senza incorrere in agguati da parte degli ostili. Ogni livello ospita poi una serie di subquest opzionali, facilmente schematizzabili in non più di un paio di macro-categorie. La prima prevede una sorta di nascondino volto a scovare sei ragazzini infrattati negli angoli più disparati dello scenario, operazione che, se completata con successo, consentirà all’utente di disporre di una sacca per i dolci più capiente.

La seconda consiste invece nello svolgere rapide missioni per conto di alcuni alleati, operazione che necessita per lo più di dialogare con tot personaggi secondari per poi tornare dal proprio mandante con le informazioni desiderate. Il fulcro dell’esperienza risiede però nella composizione dei costumi a tema halloweeniano, per cui la raccolta dei materiali utili a crearli diventa cruciale non soltanto per la risoluzione di alcuni puzzle. Infatti, ognuno dei travestimenti possiede un’abilità esclusiva, che consente di accedere a sezioni di gioco altrimenti negate; ecco quindi che il vestito da Mago è dotato di una bacchetta luminosa necessaria a far luce lungo i sentieri più bui, quello da Clown una trombetta che spaventa gli animali ostacolanti il passaggio, quello da Jefferson - sì, il presidente degli Stati Uniti, nessun errore - il dono dell’eloquio, fondamentale per contrattare con i NPC, e così via. I costumi sono altresì punto cardine della seconda, imprescindibile fetta dell’esperienza videoludica analizzata: i combattimenti.

PICCOLISSIMI TRUCCHETI PER STUPIRTI UN PO’

Il vai e vieni lungo la mappa spinge inevitabilmente a vedersela con avversari più o meno ripugnanti, e questo dà modo a Costume Quest 2 di virare il proprio gameplay verso meccaniche da GdR turn-based volutamente semplificate. In queste fasi, il tessuto cittadino si tramuta nell’arena ideale affinché villain e personaggi del party - tre, il più delle volte - possano darsele di santa ragione. Tutto avviene però filtrato dagli occhi dei nostri piccoli paladini in maschera, per cui non vedremo mocciosi scannarsi con goffi mostriciattoli, bensì i corrispettivi “realistici” degli stessi. Benché non venga mai direttamente esplicitato dal software, utilizzare determinati costumi porta il giocatore a confrontarsi con alcune tra le più canoniche classi da gioco di ruolo. Per fare alcuni esempi, il Supereroe ha tutte le caratteristiche del guerriero tank, la Divinità Egizia funge da classico guaritore, il costume Candy Corn - una piramide di zucchero gigante impossibilitata ad attaccare - è un difensore in piena regola, in grado di attirare a sé l’ira di gran parte delle forze avverse.

Il sistema di controllo che sottende ciascuno scontro è una lieve rifinitura di quanto già proposto nel capitolo del 2010, dunque si fonda in toto su un elementare sistema simil-quick time event. A differenza però del combat system del primo Costume Quest, in quest’occasione i developer hanno scelto di assegnare a ciascun membro del party un singolo input, uno stesso tasto da premere ogni volta col corretto tempismo sia nell’attacco che nella difesa, finanche in relazione al contrattacco - quest’ultimo disponibile solo a campagna avanzata. Comprendiamo la scelta dei Double Fine di non rendere il sistema di gioco troppo tecnico per non precludere l’esperienza agli utenti meno esperti, ma non possiamo tuttavia omettere come la pochezza dello stesso possa diventare un problema nel lungo periodo. L’iterazione delle stesse semplici azioni per sei o sette ore - una stima onesta di quanto l’esperienza abbia effettivamente da offrire - rischia di tediare i gamer più esperti, i quali difficilmente troveranno in Costume Quest 2 una sfida sufficientemente intrigante. Infine, ogni costume porta in dote uno specifico attacco speciale, e ciò ci permette di spender qualche parola sull’eccellente comparto artistico della produzione. Anche qui, niente di nuovo sotto il sole; ciò nonostante, la bellissima grafica in cel shading, le spettacolari animazioni dei protagonisti nelle fasi di lotta e una colonna sonora particolarmente ispirata sono un contorno delizioso al cuore dell’opera, sicuramente non in grado d’innalzare la qualità ludica verso livelli d’eccellenza, ma di certo capaci d’appagare occhi e orecchie. Almeno quelli.

Costume Quest 2 Dicono che squadra che vince non si cambia. Sfortunatamente, il primo Costume Quest godeva sì di alcuni fattori vincenti, ma di altrettanti punti deboli da rivalutare. In questo senso, i ragazzi di Double Fine hanno peccato di eccessiva pigrizia, per cui Costume Quest 2 si dimostra come null’altro che un gradevole more of the same, sempre bello d’ammirare, spiritoso nelle situazioni - e, a dirla tutta, narrativamente più interessante - ma carente a livello di meccaniche e varietà dell’offerta. Riteniamo sia ideale per i videogiocatori più giovani, per i neofiti del GdR a turni o per chi, già aficionado del brand, sia curioso di scoprire il proseguo delle gesta di Wren e Reynold. In caso contrario, preparatevi al trick.

6.7

Che voto dai a: Costume Quest 2

Media Voto Utenti
Voti totali: 15
6.8
nd