Recensione Criminal Girls: Invite Only

Un Dungeon Crawler pruriginoso.

Versione analizzata: Playstation Vita
recensione Criminal Girls: Invite Only
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • PSVita
Marcello Marcello "Pavo" Paolillo è videogiocatore da sempre, e da anni critico del settore; ha scritto e scrive attualmente su diverse testate online dedicate ai videogames e al cinema, passando anche per i fumetti. Pavo non è il suo nome anagrafico; ma è sicuramente il suo nome vero. Lo trovate su Facebook e Twitter.

Dicono che su PS Vita non escono giochi degni di nota. Dicono che, dopotutto, è una console portatile non adatta alla sperimentazione, a titoli particolari, molti dei quali di stampo tipicamente nipponico. Dicono. Poi, capita però che ti ritrovi tra le mani un prodotto come Criminal Girls: Invite Only e cambia tutto. I più attenti avranno già sentito parlare di lui nel 2010, anno in cui il gioco è stato rilasciato per la vecchia Sony PSP, solo in Giappone, perlopiù censurato pesantemente e quindi apparentemente privato di un chiaro motivo d'essere in Terra d'Oriente. Attenzione però: il gioco è tutto fuorché una visual novel di stampo nippo-erotico come apparentemente può sembrare. Si, i contenuti sessuali ammiccanti la fanno da padrone (basta osservare la cover del gioco per farsene un'idea) ma lo spirito che alberga nel prodotto Image Epoch è quello di un videogioco per palati molto particolari. E porcellini.

LASCIATE OGNI SPERANZA O VOI CHE SCULACCIATE...

Grazie a NIS America anche l’occidente ha finalmente visto l’arrivo del gioco, un dungeon crawler RPG, con combattimenti a turni decisamente atipici ed una trama che attinge a pieni mani dalla Divina Commedia. Si, proprio l’opera di Dante, ma in chiave decisamente sexy e provocatoria. Detta così, Criminal Girls: Invite Only si propone come l’ennesimo e delirante titolo nipponico, ad uso e consumo primario dei giocatori dagli occhi a mandorla. Nulla di più falso: la trama prende il via con il protagonista alle prese con un nuovo lavoro, intento a ricevere tutte le informazioni necessarie per iniziare al meglio l’impiego. Peccato che la nuova datrice di lavoro gli rivela di trovarsi letteralmente all’inferno e che il suo corpo “fisico” sta riposando nel mondo dei vivi. Oltre ad una paga praticamente inesistente (ben zero Dollari l’ora), il malcapitato scopre presto il suo vero compito: trasformare delle ragazze colpevoli di aver commesso alcuni crimini in perfette e amorevoli fidanzate casa e chiesa, e per farlo dovrà letteralmente “punirle”, facendosi accompagnare di dungeon in dungeon alla ricerca di mostri e tesori. L’opera di redenzione delle ragazze reiette è quindi l’incipit di un viaggio assolutamente folle, che va dalla palude Stigia, al girone dei violenti, fino alle fredde acque del Cogito ove Dante condannò i traditori. Ran, Alice, Himekami, Sako e tutte le altre fanciulle che accompagneranno il protagonista attraverso la sua peregrinazione, tra una frustata e l'altra finiranno per coinvolgervi in una trama non sense dal sapore tipicamente 32 bit. Il tutto per una ventina di ore di gioco intenso.

La componente esplorativa ci vedrà obbligati ad attraversare i quattro piani di ciascun livello della torre, così da svelare per intero la mappa di gioco, dove fondamentale sarà l'ubicazione delle infermerie, ossia l'hub dove riposare, salvare e, perché no, punire le nostre accompagnatrici. Le ricompense che otterremo nel corso dell’avventura vanno da semplici bonus per le armi alle CM, ossia la valuta del gioco: fondamentale per comprare oggetti, oltre a poter potenziare gli attacchi standard e le varie skill di ciascuna peccatrice. Ogni personaggio è infatti dotato di due diversi colpi offensivi o di supporto, siano essi legati alla magia o al corpo a corpo. Poco sopra parlavamo di punizioni: si tratta fondamentalmente di una serie di mini-giochi dove l’obiettivo primario sarà quello di scacciare alcuni bizzarri esseri maligni che appariranno davanti ad uno sfondo che mostra la criminale, in una posa chiaramente osé. Una volta liberata la dolce pulzella dalle sue “tentazioni” tramite la pressione di una serie di tasti o lo sfregamento delle superfici tattili della console, “convinceremo” la ragazza ad imparare una nuova abilità.
Ma il fulcro del gameplay, come accennato poco sopra, è da ricercarsi nel sistema di combattimento decisamente atipico, che affonda le mani nel classico meccanismo degli RPG giapponesi a turni, con incontri casuali e boss di fine livello, ma con un sistema di selezione degli attacchi che non permette di avere liberamente accesso a tutte le abilità dei nostri personaggi. Le riottose ragazzette che ci portiamo dietro faranno infatti le bizze, proponendoci una serie limitata di azioni che intendono compiere. Detto in parole povere, sarà possibile usare un singolo oggetto, un singolo attacco o una singola abilità tra quelle che le quattro ragazze in campo decideranno di eseguire. La strategia di ogni scontro andrà quindi pianificata con molta attenzione in base all’avversario che ci troveremo di fronte, soprattutto in concomitanza delle boss fight, alcune delle quali dannatamente impegnative sin dalle prime ore di gioco.
E' un sistema molto intelligente e particolare, che scardina alla base uno dei principali problemi di ogni dungeon crawler: la monotonia. Non c'è mai, infatti, una strategia rodata da portare avanti, bensì uno spettro di possibilità che va sondato con attenzione. E' possibile, proprio grazie alle punizioni corporali di cui si diceva, “orientare” in qualche maniera le preferenze delle ragazze, ma gli scontri rimangono in linea di massima poco imprevedibili e l'attenzione del giocatore dev'essere sempre alta.

E per quanto riguarda la questione tecnica? Criminal Girls: Invite Only risente purtroppo del passare degli anni, con sprite bidimensionali che poco si addicono alle potenzialità della versatile console portatile di casa Sony. Il passaggio alla terza dimensione avrebbe necessitato di un lavoro di restyling decisamente poderoso, facendo propendere gli sviluppatori di Image Epoch per una conversione rapida e indolore del gioco originale, uscito diversi anni fa sull’ormai obsoleta PSP. Questo si traduce in scenari decisamente scarni e poveri di dettagli, animazioni degli scontri scattose, ed una palette di colori decisamente troppo accesa.
Anche il touch screen della console è stato parcheggiato (se non in una manciata di trascurabili mini game), risultando inaccessibile persino nei menù di gioco. Neppure la colonna sonora si sforza più di tanto, non fosse per il doppiaggio originale giapponese e inglese che tenta di riequilibrare le sorti (niente localizzazione in italiano, ci spiace). Fortuna che perlomeno il character design, che non si nega curve decisamente rotondeggianti per le numerose ragazze presenti, distrarrà i meno attenti dalla pochezza grafica generale.

Criminal Girls: Invite Only Criminal Girls: Invite Only è una parentesi che gli amanti dei dungeon crawler non potranno non gradire. Dimenticate però i titoli simili apparsi sul mercato negli ultimi mesi: i programmatori giapponesi di Image Epoch hanno portato sulla piccola PS Vita occidentale (con ben 5 anni di ritardo rispetto all'uscita nipponica) un RPG caratterizzato da un sistema di gioco decisamente particolare, in grado di sopperire alla ripetitività congenita dei combattimenti a turni tipici del genere di appartenenza. E la parentesi erotica più o meno fetish, che consiste concettualmente nel punire fanciulle in abiti e cosplay decisamente succinti, è solo un contorno che abbindolerà i giocatori più porcellini. Chiunque proverà quindi anche solo a guardare al di là della coltre di seni e mutandine al vento, scoverà un videogioco quantomeno discreto. Sempre che riesca ad impugnare con una sola mano la console, chiaramente.

7

Che voto dai a: Criminal Girls: Invite Only

Media Voto Utenti
Voti totali: 3
7.3
nd