Recensione Crimsonland

Un top-down shooter violento, grezzo e cattivo: dopo aver riscosso un discreto successo su PC e PlayStation 4, lo sparatutto di 10tons arriva anche su Xbox One con un porting curato ma non eccelso.

Versione analizzata: Xbox One
recensione Crimsonland
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Matteo Mangoni Matteo Mangoni è un grande amante della tecnologia e, soprattutto, del medium videoludico. Programmatore di giorno e gamer incallito di notte (o viceversa), ha avuto fra le mani la sua prima console all'età di 6 anni, e da allora per lui niente è più stato lo stesso. Soprattutto le bollette della luce. Lo trovate su Facebook e Twitter.

Crimsonland è un top down shooter minimalista e violento all'inverosimile; un gioco senza troppi fronzoli, diretto e divertente da giocare. La sua storia ha avuto inizio nel lontano 2003, anno in cui il team 10tons ha pubblicato il titolo per la prima volta sotto l'egida di Reflexive Entertainment. Dopo ben undici anni, circa dodici mesi fa, il titolo è sbarcato anche su PS4 e PC grazie ad un remake di discreta fattura che non ne stravolge in alcun modo la formula, limitandosi ad ammodernare leggermente l'opera originale. Il risultato era tutto sommato buono: il gameplay rimaneva semplice e immediato come non mai, e pad alla mano il titolo si lasciava giocare ben volentieri. Il comparto tecnico, invece, continuava a non essere molto elaborato: pur avendo aggiornato sensibilmente l'impatto visivo dell'opera, il risultato continuava a non eccellere né per la varietà delle ambientazioni, né per la loro qualità. Anzi, diciamola tutta: Crimsonland, da vedere e sentire, resta proprio bruttarello. Dopo poco più di un anno, il titolo è finalmente arrivato anche sulla console di ultima generazione di Microsoft, attraverso un porting abbastanza standard e anonimo.

Campi intrisi di sangue

Non stiamo comunque parlando di un'operazione mal riuscita o al di sotto delle aspettative. Crimsonland continua a fare benissimo quel poco che deve fare: fornire un'esperienza essenziale e minimalista, caratterizzata dalla presenza di tantissimo sangue e impreziosita da un'incredibile rigiocabilità. A stupire in negativo è semmai la totale mancanza di contenuti aggiuntivi, di incentivi a giocare oggi, sulla macchina della casa di Redmond, un titolo già uscito da tempo su quella della concorrenza e su personal computer. Anche perché, ad essere completamente onesti, l'offerta ludica di Crimsonland non è poi così ampia e variegata. Tutto viene delegato alla corsa al punteggio più alto e all'eventuale ripetizione degli stage in compagnia di altri tre giocatori. Le ambientazioni sono in perfetta sintonia con il mood minimalista del gioco, ma non sembrano poi così ispirate. A differenziare uno scenario dal successivo troviamo semplicemente un cambiamento della palette cromatica: laddove nel primo livello della modalità quest il tutto tenderà al verde, in quello successivo il colore predominante sarà il giallo, e così via fino alla fine del gioco. Non ci sono elementi particolari che li distinguano veramente l'uno dall'altro, né visivamente né dal punto di vista del gameplay; non esistono colonne dietro le quali rifugiarsi per sfuggire dai nemici, tantomeno ripari od ostacoli di alcun tipo. Il campo di battaglia è fondamentalmente una sorta di enorme pianura, un'arena regolare e povera di dettagli nella quale far strage di nemici senza pensarci due volte. Il vero punto di forza del gioco è l'enorme, vario ed ispiratissimo arsenale di bocche da fuoco al quale avremo accesso. Continuando a giocare potremo sbloccare ben trenta armi, sempre più potenti e mai uguali tra loro. Ci sono lanciarazzi devastanti e dal rateo di fuoco inverosimilmente alto, pistole, mitra di ogni tipo e moltissime armi ben meno convenzionali, come fucili al plasma e simili. Inizieremo ogni livello armati di una comune 9mm, debolissima e difficile da usare. Le armi più potenti verranno sempre lasciate cadere dai vari nemici in modo casuale, sebbene il titolo tenda a rivelarsi piuttosto magnanimo in tal senso, concedendo al giocatore la possibilità di ottenere quasi subito le ultime armi sbloccate. Una "facilitazione" che ha il pregio di farci sentire immediatamente il brivido del progresso, la gioia che si prova nell'imbracciare una nuova arma appena ottenuta con tanta fatica. A questo si aggiungono anche numerosissimi power up, potenziamenti temporanei che appariranno casualmente sul terreno. Alcuni ci consentiranno di sparare raffiche di proiettili infuocati per qualche secondo, altri di rallentare il tempo o lanciare una bomba atomica in grado di far fuori all'istante buona parte dei nemici attualmente a schermo. E non solo: nel corso delle nostre partite potremo avere accesso a svariati perk, vantaggi permanenti che sbloccheremo salendo di livello a suon di uccisioni. Questi ultimi non verranno lasciati a terra dai nemici ma saranno ottenibili al level up (potremo scegliere il nosto perk da una lista limitata generata casualmente).

Una dinamica molto interessante, capace di donare un po' di imprevedibilità a ciascuna partita. In questo modo, teoricamente, ogni run dovrebbe risultare leggermente diversa dalle altre, ma la banalità del concept sembra comunque tendere ad affossare sistematicamente qualunque tentativo da parte degli sviluppatori di rendere il gioco più longevo.

Ultimo sopravvissuto

Ad affiancare la modalità "Quest", vero e proprio fulcro del gioco, troveremo una classicissima modalità "Survival", all'interno della quale dovremo affrontare ondate infinite di nemici cercando di resistere il più a lungo possibile. Il divertimento, almeno inizialmente, è assicurato.

La nostra principale preoccupazione, anche in questo caso, continua a riguardare l'eccessiva staticità del concept, che - come ormai avrete capito - rischia seriamente di annoiare troppo presto il giocatore: la corsa al punteggio più alto potrebbe rivelarsi un obiettivo troppo poco stimolante per riuscire a tenerci incollati a lungo alla nostra TV. La modalità sopravvivenza sarà estremamente dipendente dal completamento dell'avventura principale: i perk e le armi disponibili saranno gli stessi che avremo sbloccato nella modalità "quest", e mai come in questo caso saranno necessari per non soccombere immediatamente di fronte alle orde di non-morti, aracnidi e mutanti di ogni tipo che ci troveremo a fronteggiare senza sosta. La modalità è a sua volta divisa in sei stage secondari, ciascuno dei quali avrà modificatori diversi, che possono cambiare - talvolta anche radicalmente - l'esperienza di gioco. Ci troviamo di fronte ad una modalità ancor più difficile e frenetica di quella principale, che al netto dei già citati problemi di ripetitività non ha comunque mancato di stupirci in positivo.

Crimsonland In linea di massima, dunque, ci sentiamo di consigliare Crimsonland soltanto a chiunque stesse cercando un passatempo con cui scaricare la tensione una volta ogni tanto, magari stravaccato sul divano assieme a tre amici. Da soli, invece, il gioco tende a sprofondare ben presto sotto il peso di una ripetitività e di una monotonia di fondo impossibili da non notare. E purtroppo, come spesso accade per questo tipo di titoli a basso budget, manca anche il supporto al gioco online. Le variazioni sul tema sono poche e poco efficaci, mentre non possiamo far altro che lodare l'incredibile arsenale che il titolo mette a nostra disposizione e la grande quantità di perk e power up che sbloccheremo durante le nostre partite. Il gioco presenta in entrambe le modalità che lo compongono un grado di sfida piuttosto elevato, che col passare dei livelli tende a diventare quasi proibitivo. Un elemento che potrebbe spronare il giocatore a ricominciare più volte la modalità principale oppure a mettersi più volte alla prova nel tentativo di superare i propri limiti (e il proprio punteggio massimo) nella modalità "Survival".

6.5

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