Recensione Crypt of the NecroDancer

Cosa succede quando Dungeon Crawler e Rhythm Game si incontrano? Scheletri ballerini e draghi danzanti si raccolgono in uno dei roguelike più ispirati e originali degli ultimi tempi.

Versione analizzata: PC
recensione Crypt of the NecroDancer
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • PSVita
  • Pc
  • PS4
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Dura è la vita degli estimatori di Rhythm Game: avara di soddisfazioni, piena di nostalgie, ma soprattutto ricolma di periferiche improbabili. Chi scrive è passato dai tappetini di Stepmania ai Konga di Jungle Beat, facendo pure una capatina dalle parti della Maracas di Samba de Amigo. E - vi anticipo prima che lo chiediate - un intero angolo della cantina è occupato dalle impolverate cianfrusaglie di Guitar Hero e Rock Band (che già fremono per tornare in salotto). Ora che pure il DS sembra aver mollato il colpo (dopo averci regalato il miglior Rhythm Heaven, l'accoppiata Ouendan/Elite Beat Angels, e infine pure la saga di Bit.Trip), serviva proprio un prodotto che risvegliasse i nostri primordiali istinti ballerini, spronandoci con il suo beat a picchiattare i piedi a tempo e sculettare (affatto) moderatamente sulla sedia.
Crypt of the Necrodancer, insomma, è stata una rivelazione. Dalla vulcanica mente di Ryan Clark, unico e solo sviluppatore "nascosto" sotto il marchio di Brace Yourself, è nato l'insolito concept alla base del titolo in questione, originalissimo ibrido fra un Dungeon Crawler Roguelike ed un Rhythm Game. Sopra le righe fin dalla scelta della titolazione, il gioco è uscito da poco dal programma Early Access di Steam, grazie al quale si era distinto nel maremagno di microscopiche produzioni indipendenti. Immediato ma spietato, traboccante di contenuti, perfetto per partite rapide e pericoloso al punto da creare dipendenza, Crypt of the Necrodancer è in realtà molto più di un "gioco musicale": è una di quelle strane creature proteiformi che meritano uno spazio nelle librerie di tutti gli utenti, pronte a saltar fuori in pausa pranzo per inghiottire - rigorosamente a ritmo di musica - tutto il nostro tempo libero.

Are we heroes or are we dancers?

Crypt of the Necrodancer è un vero e proprio capolavoro d'ingegno. Alla base del gioco c'è una struttura da GDR Roguelike: dungeon procedurali, permadeath, ed un impianto ludico che ricorda quello dei grandi classici del genere, da Rogue a NetHack. In pratica, il giocatore deve spostare il suo personaggio di casella in casella utilizzando solo e soltanto le quattro frecce direzionali, che servono per muoversi ma anche -quando nei riquadri adiacenti si annida un nemico- per attaccare con l'arma equipaggiata. Il punto chiave della produzione è però che la protagonista Cadence, privata del proprio cuore dal malvagio NecroDancer, deve necessariamente avanzare seguendone i battiti, "accordati" al tempo della soundtrack di sottofondo. Che, per inciso, è una splendida collezione di sonorità elettriche, che spazia dal BeBop alla Trance ed esplode, mentre scendiamo di piano in piano nel labirinto, in "cattivissime" tracce Techno e Big Beat, tutte rilette dall'amore viscerale di Danny Baranowsky (quello che ha "musicato", fra gli altri, Super Meat Boy) per la Chiptune ed i suoni MIDI.
Non vi andassero bene i brani scelti dall'autore è possibile, seppur con un sistema non immediato, usare quelli che preferite: al tempo del nostro primo contatto con Crypt of the Necrodancer vi avevamo suggerito i Daft Punk, ma voi sentitevi liberi di fare persino strani esperimenti neomelodici o tentare qualche scorribanda a tempo di Reggae: Ryan Clark non se ne avrà certo a male, se bene abbiamo interpretato il tono della produzione, sempre spiritoso e leggerissimo. Del resto stiamo parlando di un gioco in cui i Vendor cantano con piglio lirico e c'è persino un boss che si chiama King Conga, in un inatteso ma piacevole guizzo citazionista.
L'idea eccezionale di imbrigliare le meccaniche da Dungeon Crawler in un gameplay più... "cadenzato", comunque, ha risvolti notevoli proprio sul fronte dello stile di gioco. Per superare le insidie dei labirinti non è necessario solamente "tenere il tempo", ma anche studiare, capire e metabolizzare le routine dei nemici. Sulle prime, quando l'avversario più pericoloso che dobbiamo affrontare è un blob gelatinoso che si limita a saltare avanti e indietro a tempo si musica, le cose sembrano piuttosto facili. Ma poi spuntano scheletri che attaccano ogni due battute, minotauri che caricano a testa bassa, draghi che spuntano fuoco infischiandosene della metrica. Per affrontare i nemici (magari dopo averne analizzato i pattern nell'apposita sezione), bisogna esibirsi insomma in una strana danza mortifera, fatta di schivate, passi laterali e affondi.
A tal proposito, è bene mettere subito in chiaro le cose: Crypt of the Necrodancer è un titolo che non fa sconti. Fedele all'impostazione roguelike che abbraccia vi farà incontrare spesso e volentieri un secco e perentorio Game Over. Per evitare di spaccare la tastiera serve insomma un po' di studio e di pazienza. C'è, in verità, pure un sistema di sblocchi che aggiunge un elemento di "persistenza" ultimamente molto in voga nei titoli con Permadeath: oltre ad una serie di potenziamenti per il protagonista è possibile acquistare, con i rarissimi diamanti che si trovano nel labirinto, oggetti che casualmente potrebbero comparire nelle casse, facilitandoci il compito.
Così come accade in The Binding of Isaac, serve anche un po' di fortuna per imbeccare la "run" giusta, quella in cui recuperiamo un'armatura completa invece che un'arma di vetro (affilatissima ma pronta a rompersi al primo colpo subito).
Lo studio degli oggetti e delle loro funzioni fa parte del gioco: ci sono stocchi che raddoppiano il danno quando carica un nemico distante due caselle dalla protagonista, fruste che permettono di colpire a distanza, ma anche picconi e pale con cui distruggere le pareti delle stanze e scoprire aree segrete. Aggiungete pure bombe e incantesimi, da lanciare con semplici combinazioni delle frecce direzionali, e avrete il profilo di un gameplay semplice solo all'apparenza.

Per fortuna che Crypt of the Necrodancer acchiappa in un lampo: entrare in partita e trovarsi trainati dal ritmo della colonna sonora è talmente semplice che sarà la norma trovarsi a giocare partite su partite. Qui non c'è la "pesantezza" tattica di Faster Than Light, la sensazione di lanciarsi in un'impresa epica ma improba come quelle di Rogue Legacy o The Binding of Isaac: i livelli scorrono rapidi e le ore scivolano via quasi senza accorgersene, così che anche i più impacciati finiscano per trasformarsi alla fine in provetti ballerini.
Oltre ad un gameplay fresco ed innovativo, Crypt of the Necrodancer può vantare una ricchezza di contenuti non indifferente, tra sfide giornaliere ed una divertente co-op locale. L'aspetto più interessante è però la possibilità di sbloccare diversi personaggi, alcuni dei quali in grado di stravolgere integralmente l'esperienza di gioco. C'è ad esempio un nerboruto minatore che attacca solo con le bombe (addirittura calciandole alla Bomberman), ma il caso più emblematico è quello di Bard, che possiamo muovere per i dungeon senza seguire il beat della traccia audio: prendendoci tutto il tempo necessario per ogni mossa, Crypt of the Necrodancer torna a recuperare in parte l'eredità dei roguelike storici, anche se perde un po' di carattere e mordente. Meglio conservarne, insomma, gli istinti "ritmici".

Crypt of the NecroDancer Crypt of the Necrodancer è un roguelike originalissimo, che sacrifica in parte la componente tattica dei suoi antesignani sull'altare del ritmo, del dinamismo, del movimento ad ogni costo. Immediato nel sistema di controllo e nel concept, semplice ad una prima occhiata ma in verità piuttosto cattivello, il lavoro di Brace Yourself Games trascina con il groove assuefacente della sua colonna sonora. E' perfetto per partite rapidissime ma pure capace di rapirvi per interi pomeriggi, soprattutto nel caso in cui vi mettiate a smanettare con i file delle vostre playlist. L'unico vero problema è che nella schermata iniziale Crypt of the Necrodancer sbandiera il supporto ai Dance Mat: il mio è fermo dai tempi in cui facevo le piroette su Speed Over Beethoven, e sto lottando con tutte le mie forze per non ricadere nel tunnel.

8

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