Recensione D4: Dark Dreams Don't Die

Un sogno breve ma intenso: questa è la nuova avventura di Access Games in esclusiva per Xbox One

D4: Dark Dreams Don't Die

Videorecensione
D4: Dark Dreams Don't Die
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox One
Alessandro Trufolo Alessandro Trufolo ha visto la sua prima schermata di Game Over in età precoce: per il trauma, è cresciuto inserendo cartucce e dischi vari in qualsiasi console o computer gli capitasse a tiro. Quando ha deciso che di videogiochi voleva anche scriverne e parlarne, il dramma si è completato. Aiutatelo a superarlo su Facebook, Twitter e Google+.

Se le esclusive Xbox One in grado di impensierire realmente la concorrenza stanno lentamente iniziando a palesarsi nella line-up della console Microsoft, il viaggio della periferica che, nei piani della casa di Redmond, avrebbe dovuto essere al centro dell'esperienza proposta dal suo sistema di nuova generazione è già arrivato al capolinea: la celebre (e clamorosa) retromarcia che l'azienda ha compiuto nei confronti di Kinect, oltre che a spiazzare giocatori e addetti ai lavori, ha anche fatto cadere nel dimenticatoio tutta una serie di titoli capaci di sfruttare lo sfortunato sensore di movimento in modo quantomeno interessante. Tra questi, uno dei più meritevoli di attenzione è sicuramente l'ultimo progetto di Hidetaka 'SWERY' Suehiro: dopo il successo della sleeper hit Deadly Premonition, erano molte infatti le aspettative che accompagnavano questo suo nuovo D4, a dispetto una campagna marketing praticamente inesistente che non lasciava presagire nulla di buono per i fan dello stravagante game designer nipponico.

INDAGINI DAL PASSATO

Nonostante un nome esteso che recita 'Dark Dreams Don't Die', infatti, il trattamento che Microsoft ha riservato alla nuova produzione Access Games tutto ha fatto tranne che rassicurare sul futuro del nuovo 'sogno' del buon SWERY che, dal canto suo, può invece vantarsi di aver imbastito un impianto ludico e narrativo di tutto rispetto. Protagonista di questo nuovo action/adventure è l'ex detective David Young, passato dal timbrare il cartellino nella vicina stazione di polizia ad una più permissiva vita da investigatore privato in seguito ad un tragico evento: dopo la misteriosa morte della moglie Peggy, infatti, Young decide di dedicarsi anima e corpo alla ricerca del suo assassino, e in modo molto più letterale di quanto si possa immaginare. Sopravvissuto ad un colpo di pistola alla testa, Young si è infatti risvegliato con la capacità di 'saltare' a ritroso nel tempo grazie a particolari oggetti chiamati 'mementum' e appartenuti a tutta una serie di potenziali sospetti. L'unico elemento che tiene insieme la ricerca del nostro anti-eroe sono le ultime parole della moglie, che lo invitavano a cercare un misterioso personaggio di nome D per far luce sul mistero relativo alla sua morte.
Sin dal suo prologo, D4, spiazza il giocatore con una follia tipicamente nipponica che incolla allo schermo: da scene capaci di riportare alla mente un maestro del surreale come David Lynch, si passa a situazioni dalle quali è impossibile non uscire con un sorriso, per finire con altre che lasceranno il giocatore con gli occhi sbarrati dopo l'ennesima, incredibile, sequenza di eventi. Quello che inizialmente può apparire come un fin troppo variegato insieme di contesti non farà che prendere forma poco a poco durante lo svolgimento della trama e, come nella migliore tradizione thriller, inizierà ad insinuare i suoi lati più oscuri nella mente del giocatore. Un esempio emblematico di tutto ciò lo si può trovare nella coinquilina di David, Amanda: quella che inizialmente sembra infatti una presenza più utile a soddisfare l'occhio del giocatore maschio con succinti completini da gatta ed una buona dose di apparente follia gratuita, verrà presto vista con occhi diversi grazie a rivelazioni che ne lasceranno presagire un peso di tutto rispetto nella vicenda raccontata; un'evoluzione totalmente opposta caratterizzerà invece altri personaggi, in un continuo turbine di spunti e informazioni che terranno sempre vivo l'interesse del giocatore.

A livello di struttura di gioco, D4 non si discosta di molto dalla classica impostazione delle avventure grafiche, con specifici punti dello scenario con i quali interagire per portare avanti la propria indagine. A regolare lo sviluppo dell'azione troviamo tre indicatori che mostrano i livelli di Vigore, Salute e Visione a disposizione di David: mentre il primo decrescerà ad ogni nostra azione, rivelandosi un vero e proprio indicatore di 'fame' del nostro personaggio, gli altri indicheranno rispettivamente il numero di danni/colpi incassabili durante una scena d'azione e la capacità di 'concentrazione' del nostro eroe (che gli permetterà di evidenziare oggetti particolarmente significativi all'interno degli scenari per un numero limitato di volte). Destinati a crescere insieme ai progressi della trama principale (e dei 'casi secondari' che la costellano), questi tre indicatori possono essere ripristinati grazie all'utilizzo di specifici oggetti sparsi per le aree di gioco o acquistabili presso il negozio gestito dalla fedele Amanda che, seguendoci sotto forma di felino nei nostri salti spazio temporali, ci metterà a disposizione anche tutta una serie di diversi capi d'abbigliamento con i quali arricchire il guardaroba di David (e con esso i suoi valori) e dei co-protagonisti dell'avventura. La ricerca di indizi utili ad avanzare lungo la nostra indagine avverrà tanto attraverso il ritrovamento di prove materiali ed i dialoghi con i personaggi chiave di ogni scenario quanto attraverso un'azione che, anche grazie al supporto di Kinect, è destinata a giocare un ruolo da protagonista in D4: combattimenti al limite dell'assurdo e mini games di varia natura metteranno sempre alla prova i riflessi del giocatore in modo significativo, regalando una buona dose di soddisfazione nel raggiungere un punteggio particolarmente degno di nota e portare a casa ulteriori capi d'abbigliamento e crediti. A minarne parzialmente la qualità troviamo purtroppo una risposta ai movimenti del giocatore non sempre ottimale da parte di Kinect e la semplicità disarmante nel design di alcuni sotto giochi e movimenti, palesemente implementati solamente per dare ulteriore supporto alla sfortunata periferica Microsoft; nel complesso, comunque, tutto ciò non sminuisce la varietà che si insinua nel gameplay proprio grazie a queste sequenze più 'animate'.
Se non come un 'rinascimento' del sensore di movimento di Xbox One, quindi, D4 si contraddistingue quantomeno come una visione di 'quello che sarebbe potuto essere', con fortune e qualità alterne, ma che lasciano presagire a possibilità e capacità che rimarranno probabilmente inesplorate. La perdita di fascino che accompagna il passaggio dal sistema di controllo più 'fisico' a quello tramite joypad (del quale molti apprezzeranno comunque la maggiore precisione) viene infatti sottolineata dalla necessità di ripetere movimenti che, via stick analogico, non hanno troppo motivo di esistere, facendo capire quale sia la modalità migliore attraverso la quale perdersi nel viaggio tra l'onirico ed il poliziesco di D4.

TRA SOGNO E REALTà

Da un punto di vista prettamente stilistico, il lavoro svolto da Access Games non può che definirsi in linea con il design che contraddistingue tutto il titolo: il particolare effetto cel shading utilizzato dal team di sviluppo, infatti, non fa che sottolineare la natura estremamente irreale della storia, senza togliere personalità ne alla storia ne ai personaggi più carismatici e riusciti; questi ultimi vengono inoltre caratterizzati da una quantità di fobie, manie e stranezze assolutamente spiazzante (in senso positivo) e con le quali dovremo imparare a confrontarci per portare a termine le varie sezioni della nostra indagine; a questo proposito va sottolineato come alcuni potrebbero mal digerire le stravaganze di chiara matrice nipponica delle quali il gioco è infarcito ma, chi riuscirà ad apprezzare anche il lato più eccentrico di D4, non potrà che riconoscere in esso un punto di forza capace, insieme allo sviluppo di una trama ricca di misteri e rivelazioni, di immedesimare il giocatore nel suo convincente universo.
Se dal punto di vista delle ambientazioni la bizzarria di D4 non può quindi che essere promossa, sotto il versante tecnico va segnalata una realizzazione generale che per complessità non fa certamente gridare al miracolo, compromessa in modo ancora maggiore da un aliasing estremamente marcato in alcune particolari sezioni. Ottima, invece, l'espressività dei volti dei vari personaggi, capace di cambiare in modo dinamico per rimanere in linea con l'andamento della conversazione e conferire ai vari soggetti una personalità ancor più spiccata.
A questo proposito, merita sicuramente una menzione il lavoro svolto in fase di doppiaggio (disponibile in lingua inglese con sottotitoli in italiano): seppur contraddistinta da una leggera incostanza nella sua qualità, infatti, la recitazione riesce a caratterizzare in modo egregio la maggior parte dei personaggi, con una varietà di accenti, intonazioni e cadenze decisamente ben realizzate. Meno di impatto, ma contraddistinta da brani dalle melodie accattivanti, anche la selezione di brani che si susseguirà in modo dinamico durante l'azione di gioco. Una piccola segnalazione va fatta in merito alla possibilità di eseguire i vari comandi vocali via Kinect per ora limitata alla lingua inglese, con i soli testi a video, quindi, a godere di una localizzazione completamente italiana.
La natura episodica del titolo Access Games, infine, condanna la longevità di questa sua prima uscita (composta dal prologo e dai primi due capitoli della vicenda) ad una durata media complessiva che si aggira intorno alle tre/quattro ore; a queste andranno ad aggiungersi quelle eventualmente spese nella rivisitazione dei capitoli alla ricerca di particolari sfuggiti o punteggi migliori nei vari mini giochi secondari, che però non tutti, in un gioco così fortemente caratterizzato dalla sua componente narrativa, sentiranno il dovere di affrontare. Paradossalmente, l'estrema brevità di questa prima parte unita all'intrigante narrazione in essa racchiusa non possono che lasciare il giocatore in trepidante attesa di un nuovo episodio delle avventure di David Young, augurando vivamente a tutti i fan che le pessime vendite di questi primi capitoli non influiscano in modo drastico su un'eventuale sua futura data d'uscita.

D4: Dark Dreams Don't Die Arrivato sullo store digitale di Xbox One quasi in sordina, D4 si rivela una delle migliori sorprese di questo inizio di stagione videoludica. E' infatti un peccato che l'abbandono di Kinect da parte di Microsoft abbia parzialmente negato le luci della ribalta ad un'esclusiva che gli amanti delle avventure grafiche più votate all'azione non mancheranno di apprezzare: quello che D4 concede sul versante tecnico e sulla precisione nella lettura dei movimenti del giocatore, viene infatti ripagato da una storia affascinante, ricca di situazioni e personaggi surreali ma dal design convincente, capace di appassionare il giocatore per tutta la sua (purtroppo) breve durata. E' infatti un rapporto longevità/prezzo assolutamente inferiore alla media il principale 'neo' del titolo Access Games, che nemmeno una buona rigiocabilità riesce a compensare del tutto. Ancor più grave, rimane il fatto che l'alone di mistero nel quale il giocatore viene lasciato al termine dei primi due capitoli coinvolga anche le sorti della seconda parte della nuova avventura firmata Hidetaka 'SWERY' Suehiro, meritevole di una considerazione decisamente superiore rispetto a quella attualmente riservatagli dalla Casa di Redmond.

7.9

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