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Recensione Damascus Gear Operation Tokyo

Per un fan dei mech e degli hack 'n' slash alla Diablo, questo potrebbe essere un ottimo gioco da giocare nei ritagli di tempo su PS VIta, ma la realizzazione rimane molto carente.

Versione analizzata: Playstation Vita
recensione Damascus Gear Operation Tokyo
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • PSVita
Matteo Mangoni Matteo Mangoni è un grande amante della tecnologia e, soprattutto, del medium videoludico. Programmatore di giorno e gamer incallito di notte (o viceversa), ha avuto fra le mani la sua prima console all'età di 6 anni, e da allora per lui niente è più stato lo stesso. Soprattutto le bollette della luce. Lo trovate su Facebook e Twitter.

PSVita sicuramente non è una delle console più in forma sul mercato, e questo Sony lo ha capito già da un po'. Nonostante la mancanza di titoli di peso in grado di vendere la console, comunque, la piccola portatile della casa giapponese ha dimostrato di avere ancora qualcosa da dire. Dopo un avvio di carriera abbastanza glorioso, con un capitolo di Uncharted in esclusiva e l'ottimo Gravity Rush a fare da traino, ha rivolto il proprio sguardo altrove, affidandosi completamente a studi di sviluppo indipendenti e all'unico mercato in grado di dargli ancora soddisfazioni: quello nipponico. Non è un mistero, infatti, che il paese del Sol Levante sia sempre in prima linea quando si parla di gioco in mobilità e console portatili di ogni tipo. Damascus Gear: Operation Tokyo nasce proprio da quello strano paese, ed arriva in europa con un'offerta qualitativa e contenutistica piuttosto modesta ma al tempo stesso capace di catturare il giocatore grazie ad un sistema di personalizzazione profondo e ben articolato ed un immancabile e generoso loot system. E poi, insomma, ci sono i mech. Tanti mech.

Gear contro Rage

Nel gioco impersoneremo un pilota dell'organizzazione FREYA, incaricata di sconfiggere tutti i mech "cattivi" (RAGE) utilizzando dei mech "buoni" (GEAR). Contrariamente a quanto accade per i GEAR, i RAGE non hanno un pilota al loro interno: sono le classiche macchine da guerra senzienti che vogliono distruggere il mondo. E sì, i nomi sono uno l'anagramma dell'altro. In linea di massima, comunque, la trama è solo un pretesto per andare avanti con le missioni, divise per gradi di difficoltà e complessità crescente ma sempre piuttosto banali e poco ispirate. Fondamentalmente, dovrete andare avanti e spazzare via qualunque nemico nei paraggi fino ad arrivare in un determinato punto, oppure andare in un determinato punto della mappa per effettuare una consegna e cose di questo tipo. Damascus Gear: Operation Tokyo potrebbe sembrare uno shooter con visuale isometrica come tanti, con l'unica eccezione rispetto ai classici del genere rappresentata dal protagonista, che in questo caso resta sempre a bordo di un corazzatissimo mech. In realtà non è esattamente così: il sistema di controllo è molto diverso da quello dei congeneri, che utilizzano solitamente entrambi gli stick analogici. La produzione di A+ Games opta invece per un sistema di controllo leggermente più immediato, relegando il movimento al solo stick sinistro. Una scelta che onestamente non abbiamo apprezzato più di tanto, dato che tende - soprattutto nelle fasi di combattimento - a semplificare davvero troppo il gameplay del titolo. Di fatto, il gioco non ci lascia neanche la possibilità di mirare, lasciando l'onere di indirizzare i nostri proiettili e le nostre lame ad un auto-aim completo. Anche le animazioni sono piuttosto semplici e poco efficaci, con mech che sembrano pattinare in giro per la mappa e "si girano" in maniera tutt'altro che credibile. La legnosità del sistema di controllo, comunque, è ben compensata dall'incredibile quantità di loot che potremo raccogliere e dalle considerevoli opportunità di personalizzazione del nostro mezzo corazzato. Potremo cambiare praticamente ogni parte del nostro robot, sostituendo continuamente le varie parti con quelle che avremo appena trovato in missione. Ciascuna parte potrà inoltre essere colorata a nostro piacimento. Questa struttura, che per certi versi ricorda quella tipica degli hack 'n' slash "alla Diablo", è sicuramente uno dei più grandi incentivi a giocare e rigiocare il gioco, che sulla carta non prensenta una longevità così eclatante. Le missioni sono molto veloci e ripetitive, e sembrano pensate in funzione di queste dinamiche di gioco. Damascus Gear presenta una progressione molto frammentata, predisposta con cura per la fruizione su console portatile. In effetti, durante le nostre prove, abbiamo constatato quanto il gioco possa godibile se giocato a piccole dosi (molto piccole), sebbene risulti al contempo quasi impossibile da giocare per più di mezz'ora. L'eccessiva ripetitività e la trama banale e poco interessante non lo rendono sicuramente uno dei titoli più attraenti e appassionanti in circolazione.


L'ennesima Tokyo post-apocalittica

Le mappe di gioco sono ambientate in una Tokyo devastata, ridotta ormai a un cumulo di macerie. Se già la premessa non sembrava niente di particolarmente originale, a far storcere davvero il naso è la realizzazione delle mappe di gioco, decisamente approssimativa, piatta e poco ispirata. Al di là della semplice realizzazione tecnica, sulla quale in un gioco del genere potremmo tranquillamente soprassedere, è proprio la mancanza di varietà (tanto per cambiare) a rendere le ambientazioni anonime e - dopo poco - quasi fastidiose. Non ci sono particolari punti di riferimento, non c'è qualche elemento in grado di aggiungere un po' di contrasto ad una città sull'orlo della rovina. Non c'è niente che possa rendere memorabile una missione.

Niente di niente. Soltanto arene vuote e smorte, delineate da palette cromatiche limitatissime e quasi sempre identiche. E sì, è vero, il background narrativo del gioco impedisce di fare chissà cosa in termini di varietà e colorazioni, ma basta dare un'occhiata al risultato finale per capire che, nonostante tutto, si poteva - e doveva - fare molto di più. Il design dei mech non è neanche male, peccato soltanto che la visuale sia generalmente così distante da non permetterci di osservarne i dettagli (che non sono molti, ma restano comunque soddisfacenti, visto il contesto). Un'ultima nota di demerito vogliamo darla alla scelta del carattere con cui sono scritti i dialoghi della versione occidentale del gioco (ovviamente solo in inglese, come da tradizione per i giochi distribuiti da Arc System Works), presenti in gran numero prima di ogni missione. Il font utilizzato (oltre ad essere orrendo) ha una disparità mostruosa nello spaziamento di alcune lettere, con la "t" e la "y" che arrivano a creare un gap con le altre lettere che le circondano praticamente identico a quello degli spazi veri e propri presenti tra una parola e l'altra. Questo, in alcuni casi, rende davvero difficoltosa la lettura dei dialoghi, costringendoci (complici anche le dimensioni ridotte del font e dello schermo) a rileggere almeno due volte alcune frasi. Non preoccupatevi troppo per questo, comunque, se anche doveste saltare una frase non vi perderete niente di particolare. Andate avanti, fate esplodere tutto e non avrete problemi a finire la missione.

Damascus Gear Operation Tokyo Damascus Gear: Operation Tokyo, al netto di una mole considerevole di difetti piuttosto marcati, se giocato nei ritagli di tempo potrebbe risultare un passatempo divertente. Il combat system è molto banale e poco interessante, le animazioni sono pessime (i mech praticamente non hanno alcuna animazione quando si muovono, limitandosi a "scivolare" sul terreno restando completamente immobili); anche le ambientazioni sono tutt'altro che ispirate, e presentano paesaggi sempre uguali e mal realizzati. I veri punti forti del titolo sono la progressione, la personalizzazione del nostro mech, molto più profonda di quanto ci saremmo aspettati da un gioco del genere, e il sistema di loot, decisamente riuscito e ben congegnato. Per un fan dei mech e degli hack 'n' slash alla Diablo, questo potrebbe essere un ottimo gioco da giocare su una console portatile, PSVita, dal parco di titoli non proprio eclatante. A tutti gli altri consigliamo invece di valutare con attenzione l'acquisto, perché i difetti sono tanti e abbastanza difficili da digerire.

6.5

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