Recensione Danganronpa 2: Goodbye Despair

Folle, atroce, irresistibile: alla scoperta di uno dei migliori giochi dell'anno usciti per la console portatile Sony

Versione analizzata: Playstation Vita
recensione Danganronpa 2: Goodbye Despair
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    Disponibile per:
  • PSVita
Sergio Pennacchini Sergio Pennacchini Giornalista freelance, scrive di videogame da troppo tempo per ricordarsi esattamente quando ha iniziato. Vive a Londra ma non è un cervello in fuga perché mancano le basi, cioè il cervello. Lo trovate su Facebook e Twitter.

Hajime Hinata non sogna di diventare un pilota di auto da corsa, un calciatore o un personaggio famoso: il suo desidero, fin da bambino, è sempre stato quello di entrare alla Hope’s Peak Academy, la scuola più prestigiosa del mondo. Una fucina di talenti, per formare le menti brillanti del futuro, i leader che sapranno guidare l’umanità, ispirarla, migliorarla. Personaggi politici, imprenditori, direttori di importanti multinazionali: le persone di successo, nel mondo di Danganronpa, arrivano tutte dalla Hope’s Peak Academy. Peccato che quello che nasce come un sogno che si realizza, per il povero Hinata diventi ben presto un incubo da cui non sembra esserci uscita.

Goodbye Despair

Hinata si ritrova in un’aula insieme ad altri quindici studenti, senza ricordarsi esattamente come c’è finito. Nemmeno il tempo di fare la conoscenza con l’eterogeneo cast di personaggi che arriva un piccolo coniglio di peluche parlante di nome Usami, che annuncia alla ciurma che si parte tutti per una gita di classe verso l’isola di Jabberwock. Qui il gioco prende una piega corrotta e terribile, che chi ha già giocato il primo episodio sicuramente troverà familiare: quello che è partito come un normale viaggio in realtà si rivela essere un sadico gioco messo in piedi da Monokuma, orsetto di stoffa che sotto al sorriso da vetrina di Toys ‘r’ Us nasconde una personalità malvagia e deviata. Il gioco ha delle regole molto semplici: per fuggire dall’isola bisogna uccidere uno degli altri studenti e farla franca. Se non verrete scoperti sarete salvi e gli altri studenti verranno uccisi. Se invece verrete scoperti, sarete eliminati e il gioco andrà avanti fino a quando qualcuno non riuscirà a compiere il delitto perfetto. Insomma, un po’ di Lost, tantissimo Battle Royale, una punta di Palahniuk e tanta follia: ecco la ricetta, a tratti irresistibile, di Danganronpa 2.

Ehi, vuoi essere mio amico?

Gli sviluppatori di Spike Chunsoft descrivono Danganronpa 2 come una visual graphic novel. È un’avventura grafica marcatamente giapponese, dove tutta la magia è racchiusa nei dialoghi di testo molto lunghi, in uno stile grafico tipicamente manga e nelle veloci sezioni di gameplay, che si risolvono per lo più in mini-giochi di vario genere. L’avventura si compone essenzialmente di tre fasi. Nella prima, chiamata Daily Life, si va in giro per l’isola a parlare con i tanti personaggi, cercando di fare amicizia e sbloccare le schegge di Hope, che potremo poi usare durante la fase dei Trial, in cui dovremo processare gli altri studenti e, un po’ come accade in Ace Attorney, scoprire l’assassino. In mezzo c’è la fase investigativa, denominata Deadly Life, in cui invece dovremo esplorare la scena del crimine cercando di raccogliere quanti più indizi possibile. Ci sono alcune novità rispetto al primo episodio: ci sono più cose da fare, mini-giochi inediti, c’è anche una specie di tamagotchi in cui bisogna prendersi cura di cucciolo virtuale. Dovrete farlo crescere e portargli dei regali: se sarete abbastanza bravi riceverete in cambio diversi extra. Ma nonostante le novità, l’assoluta protagonista di Danganronpa 2 è, ancora una volta, la storia. Una trama nera, malsana, corrota, che si prende gioco dell’umanità insistendo sul nostro innato egoismo: pur di sopravvivere, pur di arrivare prima degli altri, siamo disposti a tutto. Ed è questo lento passaggio verso la follia a coinvolgere di più. Il gruppo inizialmente cerca di resistere, di collaborare, proverà a esservi amico. Lentamente, però, cede alla disperazione e in molti si crea la convinzione che l’unico modo per cavarsela è davvero uccidere. Mors tua vita mea.

The world ends with you

Il cast di personaggi è variopinto e, all’inizio, volutamente banale. Ci sono tutte le maschere classiche della cultura manga giapponese: c’è la studentessa silenziosa e ribelle, quella più piccola tutta da difendere, il bullo tutto muscoli e poco cervello, il ragazzino con i capelli a punta che è amico di tutti. Caratteri ben definiti, facilmente riconoscibili perché li abbiamo già visti e giocati in altri mille videogame, cartoni animati, fumetti. È una scelta voluta, perché partire da un qualcosa di prevedibile e familiare rende ancora più efficace la trasformazione successiva: non ti aspetteresti mai che quella ragazzina, all’apparenza debole e ingenua, si lasci andare ad atrocità così efferate. La storia, i dialoghi, i personaggi: tutto in Danganronpa 2 è curato all’inverosimile. Tutto è ispirato, folle, atroce. Non vogliamo rovinarvi la sorpresa, ma possiamo dirvi che la seconda parte del gioco è un piccolo capolavoro di scrittura in cui non tutto è come appare. Superata una fase iniziale un po’ di stanca, è praticamente impossibile staccarsi dallo schermo della PS Vita. Tuttavia, questo non è un gioco per tutti, alcuni potrebbero persino contraddire il suo essere un videogioco, dato che per la maggior parte del tempo non si fa altro che leggere dialoghi. Eppure, raramente abbiamo visto un titolo con una trama così curata, efficace e accompagnata da un finale così agghiacciante (nel senso buono del termine).

Danganronpa 2: Goodbye Despair Danganronpa 2 è, insieme al suo illustre predecessore, una delle cose migliori capitate alla PS Vita quest’anno. Un titolo fuori dagli schemi, che per questo potrebbe andare indigesto a molti: se siete quel tipo di giocatore che deve per forza premere un grilletto (e non c’è niente di male, sia chiaro), questo non è il gioco che fa per voi. I dialoghi sono lunghi, a volte lunghissimi, il ritmo è molto lento. La prima mezz’ora sembra durare sei ore, perché non succede assolutamente nulla. Ma abbiate un minimo di pazienza e verrete investiti da una storia assurda, affascinante, malata che vi coinvolgerà e stupirà: la parte propriamente ludica non è certamente delle migliori, ma non ha importanza. La forza di Danganronpa 2 è tutta nella trama e nei suoi intricati intrecci, nei suoi personaggi banali ma imprevedibili, nei suoi risvolti illogici e tremendamente reali. È un gioco lineare, le sezioni investigative sono fin troppo facili, i mini-giochi tendono a diventare ripetitivi dopo un po’. Eppure, lo ripetiamo, questo è uno dei migliori titoli arrivati su PS Vita quest’anno. Un ultimo appunto: il gioco è completamente in inglese, senza possibilità di impostare la lingua italiana. Visto il ruolo preponderante di trama e dialoghi, se non sapete questa lingua vi sconsigliamo l’acquisto. Oppure acquistatelo e sfruttate l’occasione per imparare l’idioma della Regina, ma senza farvi vedere dai vostri compagni di classe. Potrebbero farsi strane idee su di voi.

8.5

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