Recensione Dark Souls 2 - Crown of the Ivory King

Ci addentriamo nei glaciali territori dell'ultimo DLC di Dark Souls 2

Versione analizzata: PC
recensione Dark Souls 2 - Crown of the Ivory King
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
Lorenzo Morlunghi Lorenzo Morlunghi gioca ormai da oltre 20 anni a quasi tutto e adora parlare di videogiochi e farci video sopra, soprattutto per ridere. Nel tempo libero guarda anche film e legge qualche fumetto, ascoltando per lo più musica elettronica. Lo trovate su Facebook.

Non dev'essere facile vivere a Drangleic: il regno è stato maledetto, mostri e demoni fanno capolino da ogni dove, le anime dei pochi valorosi combattenti rimasti non trovano pace neppure nella morte e il lore permea tutto con la sua criptica potenza. Eppure, forse colti da un'irrefrenabile masochismo, non possiamo fare a meno di ritornare sui nostri passi, per spingerci ancora più in là nella comprensione di un mondo che non vuole e (forse) non può essere capito fino in fondo.
Questo From Software lo sa, ed è per questo che sono stati pubblicati i 3 DLC di Dark Souls II, dedicati alle corone degli antichi re che, un tempo, governavano queste terre. Venduti singolarmente a 9.99€ e a 24.99€ per l'intero Season Pass, questi contenuti aggiungono vere e proprie porzioni di mondo, raccontando indirettamente le vicende di coloro che cercarono di arginare i danni della corruzione dilagante.
Dopo caverne sommerse e fornaci infernali, in Crown of the Ivory King finiremo a Eleum Loyce, un regno coperto dalla neve e dai ghiacci, la cui perenne tempesta vuole scoraggiarci ricordandoci che non siamo i benvenuti. Il nostro eroe, però, non teme la morte. Anzi, l'ha già abbracciata molte volte e non può resistere alla sua chiamata neppure quest'ultima volta.

A sangue freddo

"Torna indietro": il DLC si apre proprio in maniera rassicurante. Siamo nel bel mezzo di una bufera di neve e davanti a noi si erge imponente un portone dal quale escono aculei ghiacciati, quando una voce divina ci chiede di fare dietrofront e tornarcene da dove siamo venuti. Passando da una piccola fessura nel metallo piegato dalle intemperie riusciamo a entrare nel castello e, stranamente, ciò che ci si para davanti sembra rassicurante: tutto è immobile, candido e immacolato, solo il rumore del vento gelido a fare da padrone, e tanti tanti spazi aperti.
I veterani della serie Souls sicuramente sapranno che, in genere, sono i corridoi claustrofobici e le stanze senza via d'uscita a dominare nella produzioni From Software, mentre in Crown of the Ivory King difficilmente rimarremo al chiuso. Il freddo è l'elemento centrale di questa storia e le "calde" pareti del castello avrebbero offerto troppo conforto al giocatore. Nonostante questo, capiremo ben presto che non sempre gli spazi ampi pagano, specialmente se il campo visivo è contrastato da tormente e palette cromatiche in scala di bianchi, che rendono difficile identificare mostri, strade e precipizi.

La trilogia dei DLC acquista, allora, un senso tutto suo, in quanto le location vanno via via ingigantendosi, ma il pericolo di morte e il senso di oppressione peggiorano, andando a stravolgere le strutture fondanti del fantasy e dell'horror.
I nemici sono principalmente cavalieri ghiacciati e sacerdotesse impazzite che, ora più che mai, tenteranno di cogliere di sorpresa il giocatore con manovre a tenaglia e imboscate di vario tipo, sfruttando elementi ambientali come i cumuli di neve e la già citata scarsa visibilità. Non mancheranno inoltre maghi, invasori rossi, golem e quant'altro, che, specialmente nelle fasi più avanzate del gioco, saranno in grado di mettervi in difficoltà costringendovi a rivedere la strategia in più di un'occasione. Da segnalare anche il ritorno di alcune sentinelle flessibili (già incontrate come boss e mini boss nella campagna principale) e di un altro boss (su cui non faremo spoiler) che sarà qui in veste di nemico secondario con skin innevata.
A differenza dei DLC precedenti, in questo caso la difficoltà è stata bilanciata in modo da poter ingaggiare i nemici singolarmente anche nelle situazioni più pericolose. Con un po' di strategia e pazienza sarete in grado di affrontare quasi tutte le sezioni del gioco senza troppi problemi, a patto di riuscire a memorizzare le posizioni dei mostri, che, ricordiamo, se affrontati in massa non esiteranno a massacrarvi. Unica eccezione di questo bilanciamento è l'area del boss opzionale, quella orientata alla cooperazione tra giocatori, che sicuramente vi farà perdere molto tempo a causa di alcuni meccanismi non troppo corretti e alla necessità di ripercorrere lunghe porzioni di gioco ad ogni morte.

Parlando dei boss, anche in questo caso siamo di fronte a tre scontri, due obbligatori e uno facoltativo. I primi due sono molto interessanti, offrendo combattimenti e spunti strategici divertenti, in particolar modo con il secondo, quello che ci darà l'ultima delle tre corone (che entra di diritto nella classifica degli scontri epici di tutto Dark Souls II). In entrambi i casi sarà possibile fondamentalmente "tirare dritti" al nemico in questione, ma, per i pochi coraggiosi (o pazzi) che tenteranno questa via, va detto che ad aspettarli c'è il disagio nella sua forma più pura, che gli ricorderà che in Dark Souls II la fretta non paga. Mai.
Al contrario il boss opzionale ha lasciato un po' a desiderare, terribile copia/incolla del primo boss obbligatorio, con un semplice reskin e una variante nella strategia che implicitamente prevede il gioco di squadra. Reinterpretare degli scontri già visti può anche essere accettato a livello di gameplay e lore, ma riprendere un nemico del medesimo DLC è sintomo evidente della necessità da parte di From Software di prendersi una boccata d'aria fresca sul fronte creativo.
Sotto il profilo tecnico Crown of the Ivory King è in linea con i capitoli precedenti, con scenari e personaggi sempre molto curati e ben caratterizzati, che trasmettono un'impressione di coerenza con il contesto ed il mondo di gioco difficilmente riscontrabile in altri titoli. La sensazione di entrare in un mondo che in passato sia stato florido e vivace è palpabile in ogni momento, conferendo a chi gioca un particolare senso di malinconia, mentre attraversa giardini con fontane congelate e saloni che, dietro le lastre ghiacciate, ancora sfoggiano tutta la loro arcaica bellezza. L'eroe stesso, inoltre, non solo lascerà impronte su una neve immacolata (che ricorda molto le ceneri del secondo DLC), ma alla prima rotolata si coprirà completamente di neve, quasi confondendosi con gli abitanti maledetti di Eleum Loyce. Sarà, quindi, abbastanza semplice immedesimarsi nel contesto quasi al punto di sentire il freddo penetrare dalle maglie dell'armatura.

Una nota a parte va fatta, infine, per la trama dei 3 DLC, che trova in questo capitolo finale il suo compimento. Evitando anche in questo caso spoiler di alcun tipo, facciamo solo presente che, una volta in possesso di tutte e 3 le corone dei re, sarà possibile andare da Vendrick per ottenere la tanto agognata ricompensa. Su questa possiamo solo dire che non tutti saranno concordi, sia per utilità pratica, sia per interesse narrativo, eppure, ad una più attenta analisi, essa si colloca perfettamente in linea con quanto già visto nelle produzioni della serie Souls, senza andare a stravolgere quel clima di mistero tanto caro agli appassionati della saga.
Il livello di sfida generale, l'ampiezza del mondo, i tempi di esplorazione, nonché i tentativi richiesti dai boss collocano la longevità di questo DLC sulle solite 3-4 ore per utenti hardcore e, all'incirca, il doppio per l'utente medio o più rilassato. Anche dal punto di vista del loot non mancano nuove armi, armature e anelli di vario tipo che, a patto di avere un buon colpo d'occhio e spirito d'avventura, arricchiranno i vostri personaggi rendendoli ancora più forti e specializzati. Si ricorda, comunque, che questo regno è stato studiato per personaggi giunti all'endgame (chi scrive lo ha affrontato con un pg di livello 180 in NG normale), ancora meglio se in compagnia di un amico o, in generale, di uno spirito alleato. Come nel caso dei DLC precedenti, in NG+ la situazione tenderà a mutare in peggio, offrendo ore e ore di dolore a chiunque voglia impossessarsi della leggendaria corona del re d'avorio.

Dark Souls 2 Crown of the Ivory King è il giusto finale di un buon trittico di contenuti aggiuntivi, per uno dei grandi protagonisti di questo 2014 videoludico. Diverso rispetto agli altri add-on, ben caratterizzato e intrigante nelle dinamiche, non mancherà di regalare soddisfazioni (e dolori) a coloro che già in passato sono usciti "vivi" dalle cupe atmosfere di Drangleic. Consigliato tanto a chi è alla ricerca di una nuova sfida, quanto a coloro che si lasciano coinvolgere dalla scoperta di nuovi mondi, per il prezzo a cui viene offerto è un contenuto in grado di intrattenere per ore e ore. Un acquisto obbligato per chi sia in possesso delle altre corone e voglia risolverne il mistero una volta per tutte. Unico neo: lo scontro opzionale riciclatissimo e il bilanciamento dell'area ad esso collegata, troppo frustrante anche in co-op. In fondo, però, tutto questo ci piace. Ammettiamolo. E d'altrone cosa vogliamo aspettarci da Dark Souls II se non la metodica ripetizione, galvanizzante e terribile, dell'atto della morte?

8

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