recensione Dark Void

Capcom introduce la versione aerea delle meccaniche di Gears Of War

Dark Void

Videorecensione
Dark Void
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
Andrea Vanon Andrea Vanon è appassionato di videogiochi sin dal 1995, quando passava le giornate tra SNES e Game Gear. Da sei anni tra le "penne" e le "voci" di Everyeye.it fagocita qualsiasi produzione con curiosità, mantenendo un’incrollabile fedeltà verso gli sportivi "made in U.S.A.". Lo potete seguire su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Lo sdoganamento in pompa magna del cosiddetto “sistema di coperture” dinamico -con tutto quel che ne consegue- offerto dall’Epic-o Gears Of War, ad ormai quasi quattro anni dal suo debutto sul mercato, non smette di “mietere vittime”; dove per vittime si intendono produzioni che “ispirandosi” al sopracitato tentano di riproporlo in chiavi alternative.
Ultima ad effettuare questo processo è Capcom che con Dark Void, sviluppato da un team esterno (Airtight Games), si è cimentata nell’ardua impresa di recuperare lo scheletro del capolavoro Epic ed aggiungervi nuove feature.
L’ultima fatica sponsorizzata dal colosso giapponese è in arrivo, per Xbox 360, PS3 e PC il 22 Gennaio 2010.

Triangolo delle Bermuda, dimensioni parallele, robo-alieni......e Nikola Tesla!

La bizzarra vicenda che farà da fondo alla frenetica avventura proposta in Dark Void vede il pilota di cargo William Augustus Grey (il protagonista) incappare in un misterioso incidente aereo durante la trasvolata, in compagni della quasi-ex fiamma, del famigerato Triangolo delle Bermuda.
In seguito al disastro i due vengono teletrasportati (proprio grazie alle misteriose forze che agiscono nel suddetto luogo) in una dimensione parallela (“Il Vuoto”) dove gli esseri umani vivono come indigeni, soggiogati da esseri bio-meccanici senzienti che adorano alla stregua di divinità.
I nostri eroi, naturalmente, non ci stanno e, nella ricerca di un mezzo e un metodo per tornare al loro mondo, fanno la conoscenza di un gruppo di dissidenti che hanno costituito una sorta di Resistenza contro le macchine.
Tra loro vi è anche il fisico/inventore Nikola Tesla che sin dai primi momenti di gioco sposerà la causa del nostro beniamino, offrendogli alcune interessanti invenzioni che gli permetteranno di affrontare il dominio alieno.
Sebbene non sia tra le più credibili la sceneggiatura ha il pregio di risultare originale e, molto spesso, di non prendersi troppo sul serio: i protagonisti, Will e la bella Ava su tutti, tendono infatti a ridicolizzare le situazioni in cui si trovano, risultando simpatici al giocatore.
La narrazione è coadiuvata anche dalla discreta cura nella caratterizzazione dei primi attori e di alcuni tra i comprimari, capaci di mantenere sufficientemente attivo l’interesse nei fatti snocciolati sullo schermo.
Peccato il fascino di una figura sopra le righe come Nikola Tesla sia completamente assente, limitando a brevi comparsate la presenza di quello che poteva essere uno dei comprimari meglio riusciti in un action game.

Gears Of War nei cieli


Come già sottolineato il sistema di combattimento di Dark Void (dopotutto, sempre di un action si tratta) prende più d’un ispirazione da Gears Of War.
Ecco quindi che ci ritroviamo in una terza persona poco al di sopra della spalla ad acquattarci dietro alle macerie per cercare copertura, a passare velocemente da un riparo all’altro sporgendoci solo per sparare e ad effettuare, grazie alla pressione di un solo tasto in prossimità del nemico, una coreografica uccisione corpo a corpo.
La prima differenziazione viene però dalla dotazione bellica: uccidendo i vari nemici presenti nei livelli di gioco potremo non solo raccoglierne armi e munizioni ma anche punti, spendibili in un secondo momento nello sviluppo dell’equipaggiamento.
Sebbene si tratti di pochi (tre per ciascun componente) step di potenziamento questa feature riesce, di volta in volta, a donare una sferzata di freschezza al gameplay rendendolo -grazie alla potenza di fuoco acquisita- decisamente più scorrevole.
Alcune imprecisioni nell’implementazione del sistema di coperture e nel sistema di mira, unite ad un’intelligenza artificiale solo nella media, non riesce a far decollare il combattimento a terra che, complice un’iniziale linearità, risulta piuttosto monotono.
Terminato il primo di tre capitoli (per un totale di circa 8 ore di gioco) acquisiremo, assieme ad un evoluto jetpack, la capacità di volare, esplorando finalmente il cardine vero e proprio del gameplay di Dark Void.
Librati nell’aere quelli che fino ad un attimo prima erano livelli piuttosto piatti e lineari si trasformano in gigantesche arene in cui sbizzarrirsi soprattutto nell’esplorazione.
Il cuore del gameplay rimane tuttavia sempre l’azione, veicolata stavolta dalle spettacolari manovre effettuabili grazie al nuovo accessorio -e non senza un’ardua combinazione tramite stick analogici- e la dotazione bellica dello stesso (due potenti mitragliatori).
La scelta, almeno nella maggior parte dei casi, starà quindi a noi: attaccare i nemici dall’alto sorvolandoli oppure raggiungerli e aggirarli per un’imboscata sul loro stesso piano d’azione?
In alcune particolari sezioni (le migliori a nostro avviso), l’azione si sposta completamente in aria, coinvolgendo Sentinelle (così si fanno chiamare i nemici) a bordo di futuristiche navicelle da combattimento.
Anche in questi casi l’approccio può essere di due/tre tipologie diverse: potremo abbattere il veivolo nemico sparandogli semplicemente o agganciarlo e, in seguito ad un intrigante evento quicktime, prenderne il controllo per utilizzarlo contro i restanti avversari o per lasciarlo schiantare al suolo.
Recuperato il jetpack anche il sistema di coperture si evolve leggermente, spostandosi -come il resto dell’azione- sul piano verticale.
Determinate zone dell’enorme mappa di gioco, infatti, prevederanno lunghe scalate/discese durante le quali i fastidiosi robot non accenneranno a darci tregua.
Il nostro eroe, in questi casi, potrà aggrapparsi al bordo di ciascuna sporgenza (indipendentemente dalla direzione del moto) ed utilizzare la stessa come riparo dal fuoco nemico; allo stesso modo potrà sporgersi per scaricare sul malcapitato tutto l’arsenale a sua disposizione assicurandosi un’esposizione minima.
Nonostante le componenti aeree e verticale dell’azione di gioco contribuiscano a variegarla, soprattutto all’inizio, in maniera decisa ed interessante, sul lungo andare la ripetitività di fondo torna a fare capolino, complici ambientazioni sempre un pò troppo ripetitive e una varietà nemica decisamente troppo blanda.
Parimenti “lineare” il livello di sfida: solo alcuni boss/mini-boss offriranno un’alternativa al solito grilletto spianato che metta in moto il cervello e aguzzi la vista.

Tecnicamente sottotono


Dal punto di vista tecnico non si può certo definire Dark Void pienamente in linea con le produzioni odierne dello stesso genere.
L’ultima fatica Airtight Games denota infatti solo una discreta caratterizzazione dei modelli poligonali, che risultano però artefatti se ci si sofferma sullo scarso realismo dei volti e, soprattutto, sulla legnosità delle animazioni.
A questo proposito è però doveroso fare una precisazione, che porta ad una conclusione del tutto personale a cui siamo giunti.
Le sezioni di volo risultano decisamente migliori rispetto a quelle a terra, soprattutto nella realizzazione e differenziazione dei movimenti; un tale parallelismo con il gameplay (che da il massimo, come abbiamo visto, proprio in volo) ci fa sospettare, visto anche il rinvio che il titolo ha subito, che la parte “a terra” sia stata sviluppata a posteriori, con meno cura, quasi per dare all’avventura una longevità standard.
Al di là di questo, però, non possiamo non denotare la claudicante qualità dei fondali, ricoperti da texture di qualità decisamente bassa e privi di un qualsivoglia impatto donato dagli effetti d’illuminazione (troppo piatti) e dai particellari, molto sottotono rispetto a quanto siamo abituati a vedere.
Niente di eclatante nemmeno per quel che riguarda il sonoro, nella media per quanto concerne le campionature ambientali e la colonna sonora (che, a dirla tutta, passa piuttosto inosservata); buono invece il doppiaggio in inglese, capace di dare un tono alla vicenda.

Dark Void Dark Void, per estrudersi dall’oblio della mediocrità, avrebbe dovuto debuttare sul mercato due o tre anni fa, quando ancora l’attingere a Gears Of War era piuttosto immaturo ed acerbo. Ora come ora, pur mettendo in campo alcune feature interessanti come il combattimento aereo il titolo non riesce a distinguersi dalla massa, e non solo per meriti altrui ma soprattutto per demeriti intrinseci alla produzione. Un gameplay non sempre preciso e divertente solo a tratti, la linearità di fondo e, ultimo ma non meno importante, un comparto grafico non all’altezza dei tempi correnti, rendono infatti la produzione appetibile solo ai dell’action gaming con un portafogli decisamente gonfio.

6.1

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