(Dis)Comfort Zone: Outlast 2 Oggi alle ore 21:00

Primo episodio della dis)Comfort Zone dedicata ad Outlast 2!

Recensione Daylight

Un horror che segue la moda di Slenderman: e anche gli spaventi sono un po' triviali

Daylight

Videorecensione
Daylight
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
Lorenzo Morlunghi Lorenzo Morlunghi gioca ormai da oltre 20 anni a quasi tutto e adora parlare di videogiochi e farci video sopra, soprattutto per ridere. Nel tempo libero guarda anche film e legge qualche fumetto, ascoltando per lo più musica elettronica. Lo trovate su Facebook.

Daylight è l'ultima incarnazione delle avventure horror in prima persona che seguono il filone inaugurato da Amnesia, e portato avanti -in tempi più recenti- dal discreto Outlast. Il tentativo è quello di cavalcare il successo della sempre più diffusa “riscoperta del terrore”, trasmettendo al giocatore una sensazione di impotenza totale. Lontani dalle deviazioni “action” di tante saghe ormai finite al macero, Daylight e compagnia bella costringono il giocatore a scappare e nascondersi, gli impongono il rifiuto di un contatto diretto -fosse anche solo visivo- con l'orrore: proprio come la cinematografia di genere ha insegnato nel corso degli anni. "Armati" quindi di un misero telefono e di un paio di deboli sistemi di illuminazione, in Daylight l'imperativo è sempre quello di sopravvivere e, al contempo, cercare di capire come mai siamo stati catapultati in questo incubo.

SENZA MEMORIA, SENZA VIA DI SCAMPO (...E SENZA LUCE)

Dopo un risveglio traumatico, una voce dal cellulare darà alla protagonista il benvenuto nel più classico degli ospedali abbandonati, invitandola a esplorare le stanze logore per ricordare qualcosa che, evidentemente, Sarah ha rimosso completamente. Tutto quello che abbiamo di fronte è una hall abbandonata, oggetti ammassati in giro, un corridoio e delle scale: buie al punto da far tornare in mente le corse fatte da bambini per andare in bagno di notte. Una debole speranza tenta di scacciare il senso di smarrimento quando troviamo uno zaino, pieno di stick fluorescenti: indispensabili perché la luce del cellulare è poca, troppo poca per contrastare le tenebre.
Il disorientamento iniziale tende a sparire dell'arco di pochi minuti, quando il nostro obiettivo si fa più chiaro: la nostra memoria è come un puzzle, i cui pezzi hanno preso la forma di documenti sparsi in giro per la struttura medica. Ogni sezione del gioco necessiterà la raccolta di 6 documenti, dopo la quale sarà possibile passare all'area successiva (chi ha detto "Slender"?). La “trama”, in verità molto debole e inconsistente, è narrata attraverso queste pagine e misteriose telefonate, ma per capire i retroscena che hanno portato alla situazione attuale sarebbe necessario fermarsi a leggere, dedicando ai frammenti cartacei un'attenzione che male si concilierà con i ritmi serrati con i quali si dovrà eseguire la ricerca.
Il nostro avanzamento sarà infatti ostacolato da una presenza malvagia con la quale si dovrà evitare qualunque contatto visivo, pena la morte. Il fantasma urlante di una donna avrà il brutto vizio di materializzarsi negli stretti corridoi delle strutture, con l'intento (solitamente riuscito) di farci saltare dalla sedia.
Due saranno le strade per fronteggiare tale minaccia: i bengala e la fuga. Nel primo caso, alcuni kit forniranno questi utili accessori dalla breve durata, in grado di respingere qualsiasi fantasma si voglia avvicinare a voi. Nel secondo, invece, si potrà cercare di seminare gli spiriti, anche se non sempre sarà una via praticabile, vista la difficoltà nell'orientarsi tra i vari corridoi. Nonostante il cellulare funga anche da mini-mappa, riuscire a seguire la direzione giusta mentre si scappa a gambe levate sarà un processo decisamente ostico: durante lo scatto non potremo infatti guardare il display, e saremo quindi costretti a procedere seguendo l'istinto o la memoria. Spesso e volentieri, comunque, Daylight riesce ad instillare nel giocatore un profondo senso di inquietudine, quando non forti spaventi legati all'improvvisa apparizione degli spettri. Sono soprattutto i rumori ambienti a destabilizzare il videoplayer, mai sicuro di quello che gli succede attorno. In certi casi si tratta di trovate un po' troppo “da manuale”, che risultano tutto sommato efficaci.

Va segnalato che, indipendentemente dalle proprie capacità di orientamento, l'avventura non è molto lunga e può essere completata in un paio d'ore senza troppi problemi. Gli ambienti che visiteremo saranno molteplici e, a sorpresa, non tutti al chiuso. La cura per il dettaglio è però altalenante e, purtroppo, capiterà spesso di perdersi fra stanze tutte uguali e di avere la sensazione che certi livelli siano realizzati con un riciclo spietato degli elementi scenici. D'altro canto vi sono momenti in cui l'atmosfera è decisamente più azzeccata, pur non raggiungendo mai picchi di qualità altissimi. In generale, il fatto che i frammenti da recuperare siano ogni volta posizionati in zone diverse non stimola troppo il replay value, proprio per via di una sostanziale monotonia della progressione.
Daylight, in fondo, è l'ultimo esponente di una serie di horror un po' inconsistenti nati sulla scia di un fenomeno del web, e promossi grazie alla viralità di certi video di YouTube. Il titolo ha raggiunto una certa notorietà, ma non riesce a nascondere totalmente queste sue radici, ed il confezionamento tutto sommato abbastanza spicciolo.
Sul fronte tecnico, non va tralasciato il fatto che Daylight è il primo gioco sul mercato a sfruttare la nuova incarnazione dell'Unreal Engine, giunto alla sua quarta versione. Nonostante la grande responsabilità, anche in questo caso il gioco non mostra i muscoli, al punto da far venire i dubbi (a un occhio poco attento) che ciò che si ha di fronte possa essere in verità costruito con la vecchia versione del motore di Epic. In realtà ogni aspetto è migliorato: dalla texture alla geometria, dalle luci alle particelle, passando infine per la fisica (i tessuti sfruttano la tecnologia PhysX di NVIDIA). Si tratta però di miglioramenti circostanziati e marginali, soprattutto considerata l'estensione non esagerata delle mappe di gioco: nonostante gli sforzi dei ragazzi di Zombie Studios, insomma Daylight non spinge sul fronte tecnico, ed è molto lontano dagli standard che vorremmo per questa “next-gen”.

Per quanto riguarda il comparto sonoro, le musiche non sono molte: si tratta perlopiù di temi strumentali eseguiti da archi, funzionali a incutere ansia nei momenti giusti. Gli effetti sonori, invece, sono di buona qualità e in grado di far scorrere più di un brivido lungo la schiena. Se, infatti, per vostra fortuna non starete assistendo a un fenomeno paranormale, ci penseranno i suoni a ricordarvi che la vostra vita è sempre in pericolo. Il doppiaggio dei personaggi è buono: Sarah reagisce a ciò che le sta accadendo attorno in maniera dinamica, mentre l'uomo misterioso che le parla mantiene la sua freddezza in modo impeccabile, trasmettendo un distacco “clinico” che facilmente mette a disagio.

Daylight Daylight non è quell'horror solido e strutturato che in molti si aspettavano: risulta un prodotto ben più modesto sia nel gameplay che nella tecnica, funestato da un hype troppo grande per quella che, in fondo, si è rivelata una produzione collocata ai margini del mercato indie, intenta ad inseguire la moda dell'horror e costruita attorno all'evanescente concept di Slenderman. Inserito nel suo contesto, comunque, il gioco può risultare piacevole, interessante soprattutto per il prezzo a cui viene venduto, e in grado di farvi saltare sulla sedia in più di un'occasione. Ecco: Daylight è più un generatore di spaventi che un titolo con un suo pieno svolgimento. E insomma, c'è un certo Outlast che viene venduto più o meno alla stessa cifra su Steam, e che potrebbe rompere le uova nel paniere dei ragazzi di Zombie Studio. Chi ci ha giocato, però, non è sopravvissuto abbastanza a lungo per raccontarci com'era.

6.5

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