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Recensione Dead Island Definitive Collection

Deep Silver lancia Dead Island Definitive Collection, raccolta che include le versioni rimasterizzate di Dead Island e Dead Island Riptide, oltre al gioco bonus Dead Island Retro Revenge.

Versione analizzata: PC
recensione Dead Island Definitive Collection
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Giovanni Calgaro Giovanni Calgaro è avvocato per sbaglio, ma tuttologo per passione, cresciuto a pane e videogiochi sin dalla più tenera età. Allevato da un commodore 64 non ha mai smesso di stupirsi per l'immensità della forma d'arte videoludica, tanto da sentire molto presto il bisogno di sfruttare l'amore per la scrittura per raccontare, far conoscere ai più e condividere questa meravigliosa passione. Potete sempre trovarlo su Facebook e Twitter, sempre che non sia in qualche aula di tribunale.

Morti viventi. Morti viventi ovunque. C'è stato un periodo in cui l'invasione degli affettuosi cadaveri ambulanti divenne persino eccessiva, contagiando alla stessa maniera cinema e videogiochi, e rappresentando una boccata d'ossigeno perfetta per sopperire alla mancanza di una scintilla creativa. Insomma: un'ottima valvola di sfogo per intrattenere il pubblico senza grandi sforzi. La collaudata formula "taglia, affetta, mutila, corri come il vento, ripeti" funziona ed è una di quelle che, incredibilmente, non passano mai di moda. In ambito videoludico esiste un team di sviluppo polacco che per un po' ha saputo foraggiare la nostra passione "zombesca" grazie a due interessanti proprietà intellettuali che coniugano, in un mix ben equilibrato, elementi provenienti da generi differenti. In questo senso, The Following, l'enorme espansione che all'inizio dell'anno ha dato nuova linfa all'imperdibile Dying Light, rappresenta il magistrale punto d'arrivo di un percorso iniziato con Dead Island. E Techland, nonostante abbia declinato lo sviluppo - travagliato - del secondo capitolo della serie ora in mano d'altri, sembra non avere rinnegato le proprie origini, permettendo il restauro in alta definizione dei due episodi usciti la scorsa generazione. Insomma, tornati dalle polverose strade di Harran, abbiamo rifatto le valigie e ci siamo imbarcati alla volta di quell'infernale paradiso perduto chiamato Banoi. Ne sarà valsa la pena?

All inclusive col morto

Dead Island viene ricordato principalmente per il suo evocativo trailer d'annuncio, che ci catapultava in un setting paradisiaco improvvisamente scosso da un'apocalisse zombie e lasciava spazio a molte ipotesi riguardo ai possibili, appassionanti, risvolti narrativi che avrebbero accompagnato l'avventura. Il prodotto finale, purtroppo, relegò il plot a mero elemento di contorno, utile a non perdere il filo tra una missione e l'altra. Il pathos che emergeva dal - pur presente - background, infatti, andava a perdersi progressivamente mano a mano che le quest si affastellavano, frammentando ulteriormente la già impalpabile trama e scadendo nei cliché tipici del genere. Un tallone d'Achille che minò la qualità di Dead Island e del suo seguito diretto, Riptide. Quest'ultimo, infatti, fu un episodio all'insegna del conservatorismo spinto: pur ampliando l'universo narrativo e razionalizzando le meccaniche di gioco, non mutò di una virgola quanto visto nel primo capitolo. I punti di forza dei due titoli, però, furono altri. Techland riuscì a proporre una formula ibrida ma allo stesso tempo molto solida che, tra l'altro, venne poi utilizzata come materiale grezzo per gettare le basi del successo della loro ultima creatura. L'interessante struttura di gioco mescolava alcuni stilemi tipici dei survival horror, calati in un contesto free roaming, ed elementi action-RPG deputati alla crescita del nostro alter ego scelto tra i vari - stereotipati - protagonisti. Una classica visuale in prima persona, poi, completava il quadro in favore di una giocabilità forse non raffinata come in Dying Light, ma comunque divertente e immediata grazie al massacro indiscriminato dei poveri non morti. A reggere le sorti dell'intera produzione ci pensò, più di tutti, lo splendido contrasto creato tra l'ambientazione paradisiaca, lontana dal classico scenario urbano post apocalittico, e la degenerazione zombie pregna di morte e distruzione.

Insomma, i vivaci corpi marcescenti fasciati in stringati bikini, borselli, sandali e bermuda, lanciati al nostro inseguimento lungo splendide ambientazioni subtropicali, facevano la loro bella figura. I due titoli, comunque, non furono esenti da critiche, tese soprattutto a sottolineare determinate carenze che colpivano principalmente l'aspetto tecnico. Per ciò che concerne tale profilo, il team polacco intervenne più volte per porre rimedio attraverso patch correttive che, alla fine, migliorarono sostanzialmente l'esperienza di gioco. Quest'ultima, ovviamente, rimane inalterata in questa nuova incursione del franchise. Riguardo all'aspetto puramente stilistico, invece, la raccolta ci propone tutte le rifiniture diventate ormai standard nell'era dei remastered.

Bianca come la sabbia, rossa come il sangue

Cosa cambia, dunque, in questa raccolta ultra-definitiva proposta da Techland e Deep Silver? Dead Island e Dead Island: Riptide si rifanno il trucco, sostanzialmente. Oltre a contenere tutti i miglioramenti apportati nel corso del tempo e - chiaramente - tutti i DLC pubblicati sinora, i due episodi principali del franchise hanno ricevuto una radicale ristrutturazione che li ha proiettati nel magnifico mondo dell'alta definizione, esaltandone il potenziale rimasto inespresso durante la generazione precedente. I titoli, al momento della loro uscita, soffrivano infatti di chiari limiti tecnici che ne ridimensionarono le elevate ambizioni di partenza. La responsabilità principale del salto qualitativo la si deve all'evoluzione finale dello stabile Chrome Engine, motore proprietario Techland che tanto bene si è comportato recentemente con Dying Light.

La differenza, ovviamente, c'è e si vede a colpo d'occhio. La conversione delle texture in alta definizione viene valorizzata da una miriade di miglioramenti che contribuiscono finalmente a esaltare l'impatto visivo della produzione firmata dal team polacco. Primo fra tutti la completa ridefinizione dell'effettistica particellare e del sistema di illuminazione: la luce si diffonde in maniera più realistica, e i modelli poligonali proiettano ombreggiature dinamiche e maggiormente delineate, a tutto vantaggio dell'atmosfera. Un altro fattore decisamente degno di nota è l'occlusione ambientale e la profondità di campo firmata da NVIDIA, la cosiddetta HBAO, la quale sopprime elegantemente l'aliasing, diminuisce in modo sensibile (ma, purtroppo, non del tutto) il fastidioso effetto blur e dona una nuova prospettiva tridimensionale ai meravigliosi ambienti di gioco che godono di una draw distance enormemente potenziata. Insomma, possiamo finalmente godere di scorci mozzafiato a perdita d'occhio, di un setting subtropicale strabordante di particolari e una palette cromatica vivida e vibrante. Tanta roba, come direbbe qualcuno. Le ciambelle, però, non sempre riescono con il proverbiale buco. Il fastidioso effetto pop up spunta qua e là, facendo comparire dal nulla gruppetti di zombie. E non crediamo sia un espediente per aumentare la teatralità del momento. Il frame rate, che su console dovrebbe attestarsi saldamente almeno sui 30 fps senza sforzo soffre, in realtà, di sporadici disallineamenti, schizzando oltre la soglia prevista o, al contrario, frenando in modo deciso. Tali episodi, comunque, rimangono una goccia nell'oceano e fortunatamente non si fanno sentire più di tanto. Ciò nonostante, confessiamo senza vergogna che i 60 fps ci avrebbero fatto piacere. Comprendiamo però la scelta operata dal team di sviluppo che ha optato per la traslazione del franchise verso lo standard qualitativo di Dying Light. Complessivamente, il lavoro di restauro può dirsi riuscito. Per il prezzo a cui la raccolta viene commercializzata (è prevista anche la possibilità di acquistare gli episodi separatamente) ne vale la pena, soprattutto per chi non ha mai avuto modo di mettere le mani sui due titoli durante la scorsa generazione.

Adoro l'odore di non morto di prima mattina

Se siete tra quelli che non ne hanno mai abbastanza dei vivaci cadaveri ambulanti, all'interno della Definitive Collection troverete anche il mini game Dead Island Retro Revenge. Fortunatamente non ha nulla a che vedere con un tale Escape Dead Island che Deep Silver ha (saggiamente) deciso di escludere dalla raccolta. Retro Revenge, invece, non è altro che un side scrolling beat'em up vecchia scuola in cui dobbiamo guidare Max, un nerd californiano in "leggero" sovrappeso, lungo strade infestate di zombie e altri antagonisti caratterizzati dalle più svariate mutazioni e abilità. Ciò che conta, per il giovane, non è sopravvivere, ma riabbracciare il suo adorato gattino. Il futile incipit riassume la leggerezza che caratterizza questo simpatico mini game presentato sotto una veste grafica edulcorata che omaggia l'epoca 16 bit. L'obiettivo è sempre e solo uno: arrivare indenni alla fine dello stage confrontandoci con intere legioni di non morti che ci vengono incontro.

Per raggiungere lo scopo, il nostro alter ego ha a disposizione un buon parco mosse, suddiviso tra i quattro tasti frontali, mentre la croce direzionale serve unicamente per cambiare la "corsia" di percorrenza. Le mosse, poi, possono essere combinate tra loro non solo per infliggere maggior danno possibile (e aumentare, così, il moltiplicatore di punteggio), ma anche per attivare uno dei super attacchi di Max e liberare il campo da zombie, criminali e soldati corrotti in un sol colpo. Il ragazzo può inoltre utilizzare armi e altri power up sparsi lungo i livelli. Tutto sommato, Retro Revenge è un simpatico passatempo - commercializzato ad un prezzo accettabile, se acquistato singolarmente - che vi terrà impegnati per più di qualche ora, magari per sbloccare gli oltre venti livelli disponibili, le tre modalità di gioco o, semplicemente, se desiderate staccare dai due capitoli principali.

Dead Island Definitive Collection Dead Island e Dead Island: Riptide si rifanno il trucco e approdano su PC, PlayStation 4 e Xbox One, forti di un comparto tecnico migliorato, in linea con quanto il team polacco ha fatto vedere con Dying Light. La nuova veste in alta definizione viene supportata dall'ultima versione del Chrome Engine, il quale ha permesso, tra gli altri, una completa ridefinizione dell'effettistica e del sistema di illuminazione che esalta, finalmente, il paradisiaco setting messo in piedi dai ragazzi di Techland. Chi ha già avuto modo di mettere le mani sui due titoli originali conosce già i pregi e i difetti del franchise che, ovviamente, non possono essere "corretti" con una semplice ristrutturazione in alta definizione. Coloro che, invece, non hanno ancora potuto giocare ai due titoli made in Techland e cercano un buon sostituto per Dying Light, questo è il momento giusto per recuperare, dato anche il prezzo relativamente contenuto della raccolta. Infine, a completare l'offerta ci pensa il side scrolling beat'em up Dead Island Retro Revenge, sviluppato da Empty Clip Studios e simpatico bonus che vi terrà impegnati per più di qualche ora nel caso in cui vogliate staccare dagli episodi principali.

8

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