Recensione Dead Nation

Il secondo titolo di Housemarque è uno shooter horror come non se ne vedevano da tempo

Dead Nation: Apocalypse Edition

Videorecensione
Dead Nation: Apocalypse Edition
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Ps3
  • PSVita
  • PS4

Tre anni e mezzo fa usciva Super Stardust HD, rifacimento dell'omonimo sparatutto per Amiga, destinato a diventare uno dei primi successi dell'allora neonato PlayStation Store.
Da allora lo studio dietro il titolo, Housemarque, è sparito nell'ombra dedicandosi a piccoli progetti che non hanno saputo attrarre nuovamente l'attenzione ed il consenso di pubblico e critica. Adesso però le cose stanno per cambiare: dopo una lunga attesa il capace team finlandese torna finalmente alla carica con un nuovo sparatutto in esclusiva per PlayStation Store: Dead Nation, un importante progetto che sancisce il vero salto del piccolo studio nordico all'interno di produzioni più elaborate ed impegnative.

Dead... World?

Dead Nation è uno sparatutto in salsa horror ambientato in un mondo devastato da un'orribile epidemia, che ha trasformato in brevissimo tempo l'intera popolazione mondiale in famelici zombi assetati di sangue. Tutto è distrutto, le fiamme divorano qualunque cosa e l'unica cosa che resta per le strade sono i resti di una disperata quanto inutile resistenza. In una delle numerose metropoli cadute tra le fauci dell'orda non morta troviamo il fascinoso Jack MacReady (oppure, a scelta, la coraggiosa Scarlett Blake), protagonista del titolo con una rara predisposizione genetica che lo rende immune al letale virus, nei panni del quale il giocatore dovrà scoprire la causa del disastro e, possibilmente, evitare di diventare la cenetta di qualche famelica creatura in decomposizione. L'incipit narrativo è il solito pretesto per scendere in strada a fare tiro al bersaglio, e si inserisce nel rinnovato, ma mai del tutto tramontato, interesse nei confronti degli zombi che negli ultimi anni hanno attirato tanto il mondo del cinema quanto quello dei videogiochi.
Laddove però la narrazione fallisce nel presentare spunti vagamente innovativi, riesce la componente “sociale” del titolo che, pur rappresentando a conti fatti un qualcosa di indipendente dall'esperienza puramente ludica, appare affascinante e ben inserita nel contesto. Stiamo parlando delle classifiche online, strutturate in modo tale da trasformare idealmente la partita del giocatore in una missione di “liberazione” del proprio paese dall'ostile presenza non morta. Ogni giocatore, infatti, contribuirà con il proprio punteggio e le proprie uccisioni a far crescere la “percentuale di liberazione” della propria nazione, trasformando di fatto l'aspetto tipicamente competitivo delle leaderboards in un qualcosa di fortemente cooperativo. In generale possiamo considerare le graduatorie online come un sistema in cui la sfida tra i giocatori per primeggiare nel ranking e la cooperazione per aumentare il punteggio del proprio paese sono due facce della stessa medaglia.

Il cuore dello Zombie

Con la sua nuova creatura Housemarque abbandona le arene tipiche dei “popcorn shooter” per calare il giocatore all'interno degli ampi livelli della modalità campagna, vero cuore pulsante della produzione, stella intorno alla quale orbita l'esperienza del videoplayer.
Disponibile sia per il singolo videoplayer che per due giocatori in locale o in rete, la campagna si articola in dieci ampi livelli, che durano mediamente una mezz'ora abbondante ciascuno. Pur non risultando eccezionalmente lunga, difetto che ad un titolo digital delivery possiamo perdonare, la campagna si dimostra intensa: non si risparmia momenti memorabili e risulta anche altamente rigiocabile (soprattutto se affrontata in compagnia), tanto per sbloccare i trofei, quanto per migliorare il proprio punteggio.
È proprio la ricerca del punteggio a giocare un ruolo importante nella produzione, e tutto è infatti spinto in quella direzione: ogni uccisione aumenterà il nostro contatore ed un moltiplicatore di punti. Ogni nemico abbattuto rilascerà sfere luminose che andranno ad incrementare il nostro bottino ed il già citato moltiplicatore, e più velocemente queste saranno raccolte, maggiore sarà il loro effetto, inoltre completare il livello senza morire o prima del tempo stimato, essere colpiti il meno possibile, massimizzare il numero di uccisioni, saranno tutti fatto che alla fine del livello saranno tenuti in conto per calcolare il punteggio finale. Ormai i pianeti di Super Stardust sono lontani milioni di anni luce, eppure l'anima dello shooter spaziale è ben visibile sotto gli strati di cadaveri e pallottole.
Se campagna, punteggio e classifiche online vanno a braccetto nel delineare la caratteristica principale del titolo dello studio finlandese, non è possibile ignorare la vera vocazione di questo tipo di gioco: la cooperativa in locale. Da sola essa potrebbe valere il prezzo del biglietto: divertente e assuefacente, spinge i due impavidi eroi a collaborare e a coprirsi le spalle a vicenda per venire a capo di situazioni disperate. Insieme ad un “collega” umano al proprio fianco il titolo acquista una nuova dimensione: si avanza cauti, si gioca con le torce, si scommette sulla prossima chicca, ci si guarda in volto dopo essere sopravvissuti ad un assalto di un centinaio di zombie e si scoppia ridere. Si impreca dopo essere stati fatti a pezzi da un mostro enorme e si riavvia la partita promettendosi a vicenda di spedirlo all'inferno a suon di fucilate in bocca. Un vero must in serate fredde accompagnate da pizza e bibita.
Meno attraente invece è la campagna online, che pur proponendo la stessa identica struttura fallisce nel creare il giusto feeling tra i giocatori a causa dell'assenza della chat vocale. Senza comunicazione, poi, la difficoltà cresce. Fortunatamente Housemarque ha promesso di rimediare al più presto possibile e si scusa per non essere riuscita ad implementare questa importantissima feature in tempo. Pur dovendo tener conto di quella che al momento è una grave mancanza, vogliamo dare fiducia al team che è stato capace di confezionare un tale titolo.

Nazione Morta

Sotto il profilo squisitamente ludico, Dead Nation recupera le caratteristiche e la struttura di base dai suoi congeneri (visuale a volo d'uccello, movimento e mira affidati agli stick analogici), offrendo al contempo un'esperienza completamente diversa, più impegnativa e coinvolgente.
Concept, gameplay e controlli si amalgamano alla perfezione, influenzandosi a vicenda, riuscendo a dare un senso di profondità generale inarrivabile per i concorrenti: i proiettili non bastano mai e la necessità di un'attenta gestione delle proprie risorse si riflette sui controlli, che prevedono fuoco e mira non più gestiti dal solo stick destro, ma separati, consentendo, a fronte di una perdita di immediatezza, un maggiore controllo sui colpi esplosi, una maggiore precisione e dunque meno sprechi. La progressione in Dead Nation è solitamente lenta e ragionata, e già a difficoltà normale non ci sarà spazio per corse a rotta di collo nelle ambientazioni: il giocatore è vulnerabile e per sopravvivere dovrà sfruttare proficuamente l'ambiente di gioco, colpendo al momento giusto gli elementi esplosivi come automobili e serbatoi di carburante, utilizzando con astuzia le fiamme ed evitando gli accerchiamenti.
Il titolo Housemarque permette tuttavia anche un approccio più disimpegnato: a livello facile infatti il gioco è abbordabilissimo e scivola via senza troppi problemi, mentre salendo con i livelli di difficoltà l'impegno richiesto per “sopravvivere” missione dopo missione è davvero notevole, da vero survival horror.
Inutile dire che maggiore è la difficoltà, ugualmente maggiori saranno le soddisfazioni (e le imprecazioni): alla gloria personale si aggiunge un trofeo sbloccabile unicamente terminando la campagna alla massima difficoltà, e anche il punteggio ottenuto giocando una buona partita sarà altissimo e permetterà di scalare più agilmente le classifiche.
A venire in soccorso del giocatore nell'ostile metropoli di Dead Nation interviene un arsenale di tutto rispetto, vario ed equilibrato, che spazia dalle classiche mitragliatrici alla doppietta, passando per i più pesanti lanciagranate ed elettrificatori, ma accogliendo anche bombe a mano, molotov e mine. Ognuna di queste armi ha una ben precisa region d'essere e si dimostra utile in contesti particolari: ad esempio la mitragliatrice leggera non è molto potente, ma l'altissima frequenza di fuoco la rende utilissima contro le ondate di zombi, mentre lo shotgun, potentissimo, è perfetto contro i nemici più coriacei o particolarmente rapidi nell'avvicinamento, tuttavia il caricatore limitato e la lentezza di caricamento lo rendono inadatto al combattimento in mischia. Ancora, il razzo segnalatore non arreca nessun danno, ma ha la capacità di attirare gli zombi per un certo periodo di tempo, durante il quale si dimenticheranno completamente del giocatore. Nei negozi presenti ad ogni checkpoint, inoltre, potremo scegliere i pezzi dell'armatura del nostro eroe, ognuno con caratteristiche ben precise che influenzeranno statistiche quali forza, resistenza ed agilità, e spendere il denaro acquisito nel corso delle missioni per acquistare preziosissime munizioni o potenziare le nostre armi in vari campi (rateo di fuoco, potenza, caricatore, inventario) e, dato l'elevato costo di ogni modifica, bisognerà ponderare con calma dove investire il nostro tesoretto.
Per tirare le somme l'esperienza offerta da Dead Nation è più vicina a quella di un survival horror piuttosto che a quella di uno sparatutto. Le sue qualità lo eleggono ad uno dei migliori titoli presenti sul PlayStation Store e sicuramente il migliore nel filone degli zombi-game: impegnativo, inquietante e assuefacente in singolo, divertente e brillante in locale, è di sicuro un titolo da non perdere; immancabile nella collezione di un appassionato.

Tecnica non morta

La prima cosa che salta all'occhio appena avviato il titolo è l'ambientazione: abbandonati i colori vivi, le navicelle e le brillati esplosioni di luce del loro precedente lavoro, i ragazzi di Housemarque sono andati stilisticamente nella direzione diametralmente opposta, gettandosi a capofitto in un mondo decadente, oscuro e putrefatto. L'impatto scenico è notevole e l'eccellente motore grafico ricostruisce alla perfezione una città caduta in rovina: ad ogni angolo si respira dolore e devastazione. La qualità visiva raggiunta da Housemarque è infatti assolutamente stupefacente e la cura riservata per ogni elemento enorme. A colpire il giocatore prima di ogni altra cosa è l'eccezionale illuminazione dinamica, indiscussa protagonista del titolo: le fonti di luce creano ombre realistiche, praticamente “vere”, sempre credibili e ottimamente definite. È facile le prime volte rimanere colpiti delle ombre di oggetti e detriti generate dalle esplosioni, così come non sarà raro ritrovarsi, quasi senza accorgersene, a giocherellare con la torcia del nostro fucile. Come anticipato, di assoluta eccellenza è anche il mondo di gioco, un capo pregiato ricamato alla perfezione da abili mani. Gli ambienti sono più che soddisfacenti tanto in design quanto in estensione e ricchissimi di dettagli: lattine, carcasse, carrelli della spesa, auto abbandonate, lamiere, immondizia, barricate, lenzuoli e striscioni con messaggi di aiuto sui balconi e altro ancora: il mondo ricreato dal team finlandese è credibilmente dilaniato, l'apocalisse avvenuta è tangibile, le auto di polizia ribaltate e i carri armati in fiamme fanno pensare ad un disperato tentativo di resistenza, i cadaveri e gli zombi di persone sul posto di lavoro rendono lampante la velocità con la quale il caos si è impadronito della città: esemplare a tal proposito la squadra di pompieri zombi nei pressi di un complesso in fiamme. L'atmosfera ricreata è praticamente perfetta, e non potrà che essere amata de tutti gli appassionati del genere. 
Tra gli aspetti positivi citiamo anche il motore fisico che pur senza routine particolarmente complesse gestisce con sicurezza decine e decine di detriti e cadaveri che volano ovunque durante le esplosioni.
Completiamo il quadro (d'eccellenza) con il sonoro, eccezionale. Gli effetti ambientali sono stupendi; le prime volte capiterà di sobbalzare ad un rumore sospetto, come lattine che rotolano o carrelli della spesa cigolanti. Le musiche non impressionano più di tanto, ma sono usate con perizia ed intelligenza e, alternandosi a profondi quanto espressivi silenzi, sottolineano efficacemente i momenti di massima tensione e pericolo. Essendo un titolo Sony sorprende inoltre constatare l'assenza del doppiaggio in Italiano, ma si può facilmente chiudere un occhio in virtù dei pochissimi dialoghi presenti.
Qualche difetto comunque è riscontrabile, anche se totalmente ininfluente, così tanto da sembrare di voler cercare il pelo nell'uovo. Per esempio in un livello l'acqua che delimita il livello giocabile ha una “attaccatura” al terreno poco curata, inoltre sono riscontrabili delle leggere compenetrazioni poligonali quando si corre contro oggetti come automobili o cassonetti. Inoltre qualche utente potrebbe lamentare un'eccessiva oscurità, alla quale di può provare a rimediare alzando la luminosità delle opzioni, senza però aspettarsi cambiamenti troppo evidenti. Ma come abbiamo detto sono difetti che non minano la godibilità della produzione.

Dead Nation Ricetta non-morta del giorno. Prendete una metropoli messa a ferro e fuoco da qualche migliaio di zombi affamati e infilateci dentro uno, massimo due, eroi abbastanza coriacei e armati fino ai denti. Aggiungete un comparto tecnico di primissima scelta e degli effetti sonori da brivido, tanta buona cooperativa online e in locale, difficoltà quanto basta, tutta l'atmosfera che avete in dispensa e mescolate energicamente il tutto fino a farlo diventare un denso impasto di soddisfacimento videoludico. Lasciatelo lievitare fino ad ottenere uno dei migliori titoli disponibili su piattaforma digitale e servite ad ogni appassionato del genere che si definisce tale. Buon appetito.

9

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