Recensione Dead Sky

Shorebound prova a seguire le orme di Dead Nation, con risultati non proprio eccezionali

Versione analizzata: PC
recensione Dead Sky
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Durante il corso di quest'ultimo decennio abbiamo visto la grottesca e claudicante figura dello zombie invadere la quasi totalità dei media: dal cinema alla letteratura, dai serial televisivi al videogioco. L'uomo non può rinunciare alla semplicistica tentazione di dare un volto alle proprie paure e incarnandole nel "mostro" (qualsiasi forma esso assuma) è indotto a credere all'illusione di poterle sconfiggere.
Gli zombie sono oggi ciò che gli alieni rappresentavano per la cultura degli anni Cinquanta. Nel periodo della guerra fredda e del maccartismo, al cinema e nei fumetti creature extraterrestri invadevano la Terra ma erano puntualmente ricacciate indietro grazie alla solerte collaborazione di comuni cittadini statunitensi. La paura della conquista aliena era il tentativo, nemmeno troppo velato, di sublimare il "terrore rosso". Gli eventi succedutisi in questo primo scorcio di secolo (dall'undici Settembre alla crisi economica) hanno fatto vacillare ogni nostra certezza, dando un forte scossone al modello di vita occidentale. Abbiamo l'impressione che i pilastri della nostra civiltà scricchiolino e siano sul punto di collassare. Si diffonde l'idea che i dogmi della nostra cultura siano sotto minaccia e la realtà ci appare confusa ed inafferrabile. Queste paranoiche paure assumono sembianze apocalittiche, nutrendosi di suggestioni da "fine del mondo" provenienti da vaghe memorie bibliche che parlano di risurrezione dei morti (alla quale è facile dubitare che qualcuno abbia mai creduto davvero). Il contesto economico-sociale, unito alla scaltrezza con cui l'industria dell'intrattenimento spreme i fenomeni culturali al fine di trarre il massimo profitto, possono costituire un valido punto di partenza per spiegare le ragioni che stanno dietro l'enorme successo mediatico degli zombie.
Due capolavori come The Walking Dead e The Last of Us (poco importa se le creature antropofaghe del titolo Naughty Dog non siano "tecnicamente" degli zombie) offrono un affresco di struggente potenza nel quale al crollo della civiltà segue il ripiegamento ad un individualismo che si aggrappa agli affetti più intimi. Accanto a queste due grandi opere si raccolgono però una larghissima schiera di titoli che fanno del fenomeno "zombie" un pretesto per iperboliche carneficine, condite da immancabili esplosioni e da un vasto catalogo di possibili mutilazioni da infliggere o subire. La formula funziona; il pubblico sembra non averne mai abbastanza e gli sviluppatori ringraziano, sfornando decine di titoli che ricalcano meccaniche collaudate. All'interno di questa rozza declinazione del filone zombie si inserisce Dead Sky, di Shorebound Studios, una piccola software house indipendente al cui attivo si segnala un solo altro titolo: il poco noto Spectraball (una sorta di clone di Marble Madness). Superando le selezioni del programma Greenlight e approdando direttamente su piattaforma Steam, Dead Sky è un frenetico scrolling shooter con visuale isometrica fortemente orientato verso il multiplayer cooperativo.

LA STORIA CHE NON C'è

Il single player di Dead Sky ci trasporta, senza troppi preamboli, nella solita realtà post apocalittica dove orde di zombi hanno già preso possesso delle città e delle campagne circostanti. Privi di qualsiasi dato per decifrare le cause che hanno condotto alla caduta dell'umanità ed al trionfo dei morti viventi, ci troviamo a seguire le vicende di due amici: Cooper e Shane. La loro auto è in panne al centro d'uno spazio urbano abbandonato. In lontananza si sente il suono agghiacciante di rantoli e gemiti: uno stuolo di zombie sta per arrivare. Shane dovrà difendere l'auto sin quando Cooper riuscirà a far ripartire il mezzo. Analoghe situazioni, nelle quali dovremo difendere un obiettivo, si alterneranno ad altre di più libera esplorazione in cui dovremo semplicemente rimanere vivi mentre ci facciamo strada attraverso schiere di zombi affamati. Parlare d'intreccio o di sviluppo dei personaggi sarebbe davvero fuori luogo. I protagonisti in fuga sono figurine senza alcuna personalità ed i loro insipidi dialoghi (fortunatamente, considerata la pessima qualità della scrittura, assai sporadici) si limitano a svolgere un ruolo puramente funzionale, indirizzando il giocatore verso il prossimo obiettivo. I soli 6 livelli che compongono l'intero arco della modalità "storia" sono estremamente brevi. La narrazione procede piatta ed inconsistente, concludendosi con il laconico avviso: "to be continued".

Un finale tanto improvviso da lasciare sconcertati. Sulle prime è difficile credere che, dopo neanche due ore di gioco, la vicenda si chiuda, ancor prima di decollare, in modo tanto sconclusionato. Quando però, scorsi i titoli di coda, ci ritroveremo di fronte al menù principale non potremo far altro che constatare la realtà: il gioco è palesemente incompleto. Si potrebbe ipotizzare che i ragazzi della Shorebound, esaurito il loro budget, contino di far cassa e (si spera) reinvestire il denaro guadagnato dalle vendite per dare seguito ad una storia dall'esordio non certo brillante. Considerando però il costo non irrilevante a cui il titolo è venduto (8,99 €) l'operazione lascia decisamente indispettiti.

LA SOTTILE LINEA TRA DIFFICOLTà E FRUSTRAZIONE

Sul piano del gameplay Dead Sky parte con ottime intenzioni e qualche buona idea che spreca a causa di un design generalmente approssimativo e della mancanza di bilanciamento delle sue numerose componenti ludiche. Gli sviluppatori tentano di coniugare fasi da survival, quando dovremo lottare per rimanere in vita mentre attraversiamo aree infestate da non morti, a meccaniche vicine ai tower defence che ci porranno di fronte ad obiettivi da difendere da progressive ondate di zombie sempre più grossi e cattivi. L'arsenale a nostra disposizione prevede un discreto numero di armi: shotgun, mitragliatrici, lanciafiamme, lanciarazzi, fucili da cecchino, motoseghe ed una pistola dai proiettili infiniti che rappresenta la nostra ultima risorsa; potremo però portarne con noi soltanto una per volta. Il solo modo per procurarci una nuova arma è prenderla dai corpi degli zombie (suona assurdo, ma è proprio così). La ricarica dei nostri strumenti di morte dovrà essere effettuata manualmente attraverso un sistema in cui la giusta tempistica nella pressione del tasto “reload” ci farà ottenere un bonus ai danni o, in caso d’errore, un inceppamento dell’arma: un trovata recuperata da Gears of War, effettivamente mai sfruttata in questo contesto. Non è prevista la mira assistita, dunque è sconsigliato l'utilizzo del pad (a meno che non siate alla ricerca di sfide "estreme"); i tradizionali mouse e tastiera saranno decisamente più efficaci. L’uccisione dei non morti non vi fornirà soltanto armi ma anche pezzi di metallo utili per costruire, presso appositi banchi da lavoro, vari tipi di torrette, mine, trappole, barricate o acquistare protezioni e upgrade per la nostra pistola. Le possibilità offerte dal crafting sono comunque piuttosto limitate. Non è in alcun modo possibile procurarsi dei medikit e la barra della salute non si rigenererà automaticamente con il passere del tempo. Inoltre non potremo contare su nessun checkpoint ed il "game over" costringerà il giocatore a ricominciare l’intero livello da capo. Con queste discutibili scelte, gli sviluppatori mirano, senza dubbio, ad ingraziarsi il pubblico hardcore (e magari tentare di celare l'esigua longevità della campagna in singolo). L’elevata difficoltà di un videogame non può essere considerata un valido parametro di giudizio in quanto essa non è, in sé, né un fattore positivo né negativo. La sfida dovrebbe sempre essere valutata in relazione a quanto questa sia funzionale allo scopo di stimolare nel giocatore il piacere di sperimentare tutte le possibilità offerte dal gameplay. In Dead Sky il livello di sfida è a tratti talmente elevato da frustrare il giocatore piuttosto che sollecitarlo ad affinare il suo approccio al gioco. In generale il bilanciamento della difficoltà appare del tutto scriteriato e, a sezioni di gioco (come quella in automobile o in elicottero) nelle quali sarà addirittura impossibile morire, ne seguiranno altre che vi costringeranno a ripetere il livello decine di volte.

L’aspetto estetico con cui si presenta il titolo Shorebound è estremamente spoglio e privo di carattere. S’intuisce sin da subito come la tecnica del cel shading non sia altro che un espediente per tentare di nascondere l’assoluta mancanza di dettaglio degli ambienti, modellati con un numero estremamente basso di poligoni. Le animazioni, poi, sono caratterizzate da un effetto “pattinamento” talmente vistoso da rendere assai buffi i movimenti dei personaggi.
Se pure i campionamenti dei suoni risultano rozzi e approssimativi, la colonna sonora composta da robusti pezzi metal è l’unico aspetto positivo d’una produzione altrimenti disastrosa.
Il multiplayer di Dead Sky offre come unica modalità quella cooperativa sino ad un massimo di tre giocatori. Non è contemplata nessuna distribuzione di ruoli, dunque tutti i partecipanti avranno le medesime abilità. I problemi sorgono già all’accesso: trovare una partita disponibile è un'evenienza rara. Dunque se nessuno dei vostri amici è in possesso di una copia del titolo Shorebound dovrete probabilmente accontentarvi del single player. La quantità dell’offerta è inoltre estremamente povera. Sono al momento disponibili soltanto quattro mappe; alcune prevedono la difesa di determinati obiettivi, altre la semplice sopravvivenza. La partita sarà suddivisa in round, questi daranno la possibilità di tirare un brevissimo sospiro di sollievo tra un orda di zombi e la seguente, magari approfittandone per riorganizzare il proprio perimetro difensivo, costruendo barricate, trappole e torrette. La posizione e la tipologia degli avversari è generata casualmente. Oltre ai tradizionali zombie, le creature che dovremo affrontare appaiono, nella forma e nella sostanza, degli sfacciati plagi da Left 4 Dead. Di tanto in tanto faranno la loro comparsa anche alcuni boss decisamente ostici da abbattere, ela partita terminerà quando le strutture che eravamo chiamati a difendere verranno distrutte o quando tutti i giocatori moriranno. Il solo scopo è dunque resistere il più a lungo possibile al fine d'accumulare punti e scalare la classifica online. Coloro che trovano interesse in simili sfide riusciranno forse a passare sopra la povertà della proposta multiplayer offerta da Dead Sky, per tutti gli altri il mercato offre alternative decisamente più appaganti.

Dead Sky L’idea di gameplay che sta alla base di Dead Sky non sarebbe stata così malvagia se le fosse stata dedicata una maggiore cura. Unire un’impostazione di gioco che insegue la formula di Left 4 Dead ad una meccanica da tower defence nella quale la tensione e l’adrenalina salgono ad ogni nuovo assalto degli zombie avrebbe potuto dar vita ad esiti ludici decisamente spassosi. I pessimi risultati denunciano invece una mancanza d’amore da parte degli sviluppatori verso un progetto che hanno deciso d'abbandonare al mercato in uno stato d’evidente incompiutezza. Possiamo soltanto augurarci che Shorebound Studios rimedi al più presto aggiungendo nuovi contenuti allo scarno multiplayer e, soprattutto, completi la campagna single player, sforzandosi magari di raccontare qualcosa.

4

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