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Recensione Dead State

Zombie, sopravvivenza e dialoghi interattivi...

Versione analizzata: PC
recensione Dead State
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
Francesco Serino Francesco Serino ha videogiocato tanto e a tutto, posseduto due diversi Tamagotchi e abbandonato un Furby in autostrada. Mentre cresceva i pixel rimpicciolivano, mentre leggeva ha iniziato a scrivere. E ora eccolo qua, dopo un salto nello spaziotempo atterra su Everyeye, ma già da tempo è su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Per dirla alla Spiderman: “su carta, tutto di Dead State faceva titillare i miei sensi di ragno”. Quando venne presentato il progetto su piattaforma kickstarter, sono stato a un passo dal partecipare, perché di Dead State da videogiocatore ne avevo disperatamente bisogno. Il mio è vero e proprio amore, verso un'idea che ho sempre trovato vincente, e verso un team di sviluppo giovane, ma con le idee dannatamente chiare e un pedigree da urlo. Dead State d'altronde unisce molteplici aspetti di alcuni dei miei giochi preferiti, per farne un gioco di ruolo a turni sulla falsariga di capolavori come Fallout (ma i primi due, non quelli Bethesda) e Arcanum. Giochi che non ho scelto a caso, visto che un sorprendente numero delle persone in forze alla DoubleBear Production, gli autori di questo Dead State, sono passati proprio da lì, dai Black Isle Studios, da Obsidian Entertainment e dai mai troppo rimpianti Troika Games (oggi il nome non gli attirerebbe grosse simpatie, almeno in Europa...). A capo di tutto c'è Brian Mitsoda, l'uomo che ha lavorato in tantissimi progetti magici, e scritto la trama e i dialoghi di un capolavoro senza tempo come Vampires The Masquerade: Bloodline, oltre che ad aver lavorato alla prima versione di Alpha Protocol (poi trasformato e deformato da Sega fino a renderlo praticamente un altro gioco). Quindi non parliamo dei primi pivelli in circolazione, sia chiaro; eppure, le cose sono andate in modo diverso da come me le ero immaginate io...

ITER MORTIS

Dead State ha rispettato un iter abbastanza comune nei videogiochi indipendenti in circolazione: un grande successo su Kickstarter (sono stati raccolti ben 332,635 Dollari a fronte dei 150.000 richiesti), uno speranzoso debutto in Early Access, e poi il grande errore di pubblicare il gioco come completo, anche se completo non era. Dead State poggia sì su una grande idea (Zombie! Sopravvivenza! Dialoghi interattivi!), ma lo fa con un approccio rudimentale e decisamente mal calibrato, dal quale le numerose patch messe già a disposizione ancora non sono riuscite a salvarlo. Ma procediamo con ordine partendo dal principio, da quel primo contatto che con Dead State equivale a una semplice ma efficace grafica in 3D con visuale dall'alto, rotabile a piacere, abbastanza pulita anche se al massimo livello di zoom le cose peggiorano velocemente, rivelando una mancanza di dettagli a cui comunque ci si abitua presto.

Il protagonista del gioco, che abbiamo contribuito a creare scegliendone il colore dei capelli e omaggiandolo con una manciata di punti abilità di benvenuto, si trova su una aereo di linea mentre il mondo precipita nel caos per colpa di un'epidemia zombie. Pochi attimi di relax e il primo caso di morso da nonmorto si palesa nella cabina del velivolo, facendolo precipitare in una cittadina persa e dispersa nel cuore del Texas. Il nostro ce la fa nonostante lo schianto, e per sua grande fortuna viene tratto in salvo da un gruppo di sopravvissuti che lo porteranno al “sicuro” all'interno della Splendid Public Elementary School. Quei sopravvissuti naturalmente diventeranno ben presto i “nostri” sopravvissuti, mentre la Splendid School si preoccuperà di recitare l'importantissimo ruolo di base operativa.

CHI MUORE SI RIVEDE

Il gameplay di Dead State è un mix esplosivo: per tirare a campare il giocatore deve esplorare le mappe alla ricerca di risorse come cibo, munizioni e antibiotici, difendersi dagli zombie e dagli umani fuori di testa, salvare nuovi superstiti e gestire la base operativa scegliendo ogni giorno di gioco come utilizzare la (si spera...) crescente forza lavoro a disposizione. Ogni personaggio che salveremo ha le sue abilità, e le abilità non portano soltanto una maggiore forza, o una più o meno sviluppata abilità con le armi, ma anche delle nuove possibilità. Un personaggio molto bravo con l'abilità sopravvivenza, per esempio, potrà aiutare il gruppo ad imparare a pescare, fornendo quotidianamente una fonte di cibo fresco; un meccanico invece può aiutarvi a costruire nuovi oggetti, a migliorare la refrigerazione della scuola per conservare meglio i prodotti. Tutti però possono fornirvi della manodopera più o meno di qualità, utile per velocizzare i lavori di restauro quando necessari. Per esempio, un occhio e una stretta alla rete di protezione che circonda la scuola va sempre dato, visto che la sua “armatura” può raggiungere lo zero facendo entrare dozzine di zombie e decretando molto probabilmente il game over. Chi non sarà impegnato a costruire o restaurare upgrade nella base, potrà essere portato con noi in esplorazione, in una delle dozzine di mappe presenti in Dead State. In terreno aperto, il nostro scopo è ancora una volta sopravvivere, ma nel mentre è consigliato arraffare più oggetti utili possibili, per poi riportarli al sicuro alla base e sperare di tirare avanti un altro giorno. Il party può essere composto da un massimo di quattro personaggi (incluso il protagonista), che potranno essere comandati in gruppo o singolarmente, anche se dividerli aumenta il rischio disastro, visto che in ogni istante ci si può trovare davanti a uno zombie o, ancora peggio, a un velocissimo umano armato fino ai denti.

Si può entrare in modalità combattimento in ogni momento, basta premere il pulsantino apposito: da quel momento in poi il terreno circostante i nostri personaggi verrà diviso in caselle, che serviranno per fornire delle regole alla battaglia decretando quanti punti movimenti vengono spesi per spostarsi e quanti ne rimangono per i singoli attacchi: niente di più, ma ahimè molto di meno, del classico strategico a turni. Alcune abilità aprono ad azioni speciali, ma non c'è possibilità di copertura, non c'è possibile di spostarsi più velocemente e in generale mancano tutta una serie di possibilità che avrebbero fornito al sistema di combattimento di questo gioco molta più varietà, e di conseguenza più ritmo e felicità. Soddisfatti del risultato ma esausti dai pochi punti ferita rimasti, con le tasche piene di antibiotici e munizioni, potrete tranquillamente tornare alla Splendid School e tirare le somme sulla giornata appena finita, per poi ritirarvi nella vostra stanza per dedicarvi finalmente a del sano riposo.

SENZA FINE

Ciò che rende davvero Dead State un gioco di ruolo, e non solo un gestionale, è la personalità dei nostri amici sopravvissuti. Ognuno di loro ha una storia, un carattere e delle necessità, e ognuno di loro vede in modo unico gli altri, con cui potranno litigare o allacciare rapporti di amicizia. Uno dei nostri compiti è tenere sotto controllo i rapporti tra i nostri compagni, in modo che tutti fili liscio e non mini il sempre precario morale della base. Se non ci riuscirete (e a volte non potrete riuscirci senza fare delle scelte dolorose), preparatevi al caos o ad eventi decisamente più drammatici. Un sistema molto simile a quanto già visto in classici come Jagged Alliance, ma con dialoghi molto più coraggiosi e dettagliati, anche se non sempre perfettamente legati agli eventi (in alcuni casi, per colpa di veri e propri bug, decisamente fuori contesto). In realtà, Dead State sembra più una versione ragionata di State of Decay, peccato che nonostante il gioco degli Undead Labs abbia un budget analogo, riesca a rendere molto meglio la precarietà della situazione e, cosa ben più importante, possa contare su un vero e proprio finale.

Ci ho messo un bel po' a capire che Dead State, allo stato attuale, non prevede ancora una fine, anche se “gli sviluppatori promettono che”, ora come ora l'unico vostro obiettivo sarà quello di creare un rifugio capace di autosostenersi, producendo energia, cibo e morale senza il bisogno di rischiare l'osso del collo tra i putridi non morti... anche se dopo una dozzina di ore, ebbri di esperienza ed equipaggiamento, la sensazione di pericolo si assottiglierà velocemente.

Dead State Forse il problema sono io che mi aspettavo troppo da questo gioco, ma Dead State alla fine mi ha lasciato un inquietante amaro in bocca. Non c'è mordente, il sistema di combattimento è quello che è, e di sorprese ce ne sono davvero troppo poche per riuscire a tenere alta l'attenzione. Solo i primi giorni sono davvero critici, e una volta piantato il seme della sopravvivenza, non servirà molto tempo per avere la meglio sui pericoli offerti. Rispetto a State of Decay (non mi piace tirare in ballo altri giochi, ma gli ingredienti sono gli stessi!) mancano vere situazioni al limite (che oltretutto sarebbero state persino più semplici da ricreare in un contesto a turni) e quella precarietà indispensabile per sfruttare al meglio l'ambientazione. Come punto di partenza però Dead State non è affatto male, solo che servono ancora due siringoni pieni di contenuti, e da quanto si dice arriveranno solo dopo che saranno risolti i numerosi bug presenti. Scusami Dead State, ma sono costretto al voto e al momento non posso andare oltre il...

6.5

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