Recensione DeadCore

Puzzle, Platform e FPS: scaliamo la torre di 5 Bit Games

Versione analizzata: PC
recensione DeadCore
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  • Pc
Giovanni Calgaro Giovanni Calgaro è avvocato per sbaglio, ma tuttologo per passione, cresciuto a pane e videogiochi sin dalla più tenera età. Allevato da un commodore 64 non ha mai smesso di stupirsi per l'immensità della forma d'arte videoludica, tanto da sentire molto presto il bisogno di sfruttare l'amore per la scrittura per raccontare, far conoscere ai più e condividere questa meravigliosa passione. Potete sempre trovarlo su Facebook e Twitter, sempre che non sia in qualche aula di tribunale.

Oggigiorno è difficile essere originali e spiccare nel maremagno del settore videoludico. Oramai il mercato è giunto quasi a saturazione, con prodotti troppo simili tra loro e saghe che si ripetono, uguali a loro stesse, a cadenza annuale. I giocatori, viziati dai grandi sviluppatori e dai publisher, si stanno sempre più appiattendo su esperienze videoludiche pilotate e cinematografiche.
Nonostante la poca luce rimasta, nel corso degli anni si è andato a sviluppare, all'ombra dei giganti del settore, un folto sottobosco indie che ci ha regalato (e ci sta regalando) grandi soddisfazioni e ben più di qualche idea originale. Con questo non vogliamo dire che tutto ciò che arriva da questo fronte sia qualcosa mai visto prima: alle volte basta magari un rimaneggiamento di elementi ampiamente inflazionati, per creare nuovi ed interessanti ibridi. E' quanto hanno provato a fare i ragazzi francesi di 5 Bit Games, veterani del settore con all'attivo collaborazioni con Ubisoft, Eidos e Neko Entertainment. Dopo essersi “appropriati” delle meccaniche di gioco dei classici platform e puzzle-game, i ragazzi del team le hanno successivamente calate in un contesto tridimensionale, unendole a quelle tipiche di un FPS. Il risultato? Deadcore: una curiosa commistione di stili, divertente, curato ed impegnativo.

DEVO SALIRE FIN LASSÙ?

Lo diciamo sin da subito: il punto forte della produzione francese non è certo l'intreccio narrativo. Ci ritroviamo ai piedi di una gigantesca torre che, appena alziamo lo sguardo, scopriamo innalzarsi a perdita d'occhio sino in cielo. Veniamo quindi invitati, tramite semplici segnali, ad intraprendere una scalata che si rivela alla luce dei fatti decisamente impervia e ricolma di ostacoli d'ogni sorta. In realtà, uno scopo preciso c'è, ma sta all'abilità del giocatore scoprire quale mistero si cela all'apice della struttura. La scalata verso la vetta infatti non è lineare; vi sono molteplici percorsi tra cui scegliere, anche se non tutti si rivelano esser "comodi" o di agevole soluzione. Lungo questi percorsi sono dislocati diversi collezionabili che contribuiscono a fare un po' di chiarezza sull'obiettivo della nostra avventura. Ovviamente è possibile raggiungere la cima senza mai imbattersi in alcuno di essi e questo aumenta leggermente la curiosità ed il tasso di rigiocabilità del titolo.
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Torniamo dunque ai piedi della mastodontica torre. Iniziamo la nostra scalata, per prendere dimestichezza con i comandi e con una visuale in prima persona che non sempre si rivela amica nel calcolo delle distanze, e degli impossibili atterraggi sulle microscopiche piattaforme sospese nel vuoto. I primi passi comunque procedono lisci; si salta allegramente da un cubo all'altro, la bassa gravità aiuta nell'impostazione della direzione del nostro sconosciuto alter ego e la vita sembra sorriderci, ma è solo una trappola ed in un baleno le cose si fanno davvero impegnative. Grazie ai controlli intuitivi in breve tempo impariamo a padroneggiare il doppio salto e subito dopo entriamo in possesso di uno strumento fondamentale per la risoluzione di qualunque enigma ambientale che ci sbarrerà la strada: la switch gun. Questo non è altro che una specie di fucile al plasma dal caricatore limitato che ci permette, come si diceva, di interagire con la torre e con il suo sistema di sicurezza dai molteplici trabocchetti. Contrariamente alle aspettative gli elementi FPS si sono rivelati ben implementati. La Torre infatti è costellata da piattaforme da spostare che bloccano la via, sentinelle che cercano di farci cadere, interruttori da attivare per cambiare disposizione dei cubi respingenti, che vanno disattivati temporaneamente al nostro passaggio o al contrario accesi per darsi una discreta spinta. Lo scopo principe, come avrete intuito, è quello di evitare a tutti i costi di cadere nel vuoto, con conseguente prematura dipartita e respawn ai checkpoint. Questi, va detto, sono sparsi in buona quantità lungo i livelli, quindi l'effetto frustrazione viene limitato, anche se non del tutto.
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DeadCore è comunque impegnativo e si adagia volutamente sulla filosofia, gradita peraltro a pochi, del "trial & error". In più di una circostanza ci siamo trovati a ripetere una determinata sezione di percorso solo per capire come affrontarla nel modo giusto, e solo dopo molteplici tentativi siamo riusciti a giungere - non senza un certo nervosismo misto ad una buona sensazione di sollievo - al successivo checkpoint. La quantità di attenzione e di impegno deve essere sempre massima, in quanto anche la semplice “distrazione” gioca contro di voi ed è foriera di molti decessi evitabili. Ad ogni modo, il respawn è praticamente istantaneo. Nessuna noiosa schermata di caricamento, nessun tempo di attesa, e questa è una delle piccole accortezze che evidenziano la cura e l'attenzione riposta dagli sviluppatori nella realizzazione del titolo.

CHI SI FERMA È PERDUTO

Nonostante la fretta e la voglia di raggiungere finalmente la cima della Endless Tower, non potevamo non soffermarci a guardare il panorama. Anche sotto l’aspetto tecnico i 5 Bits Games hanno fatto un buon lavoro. Mettendo da parte astruse complessità grafiche, gli sviluppatori hanno optato per una estrema semplicità, usando l’engine Unity 3D, permettendo anche a chi non possiede una macchina da gioco all’ultimo grido di godersi senza alcun assillo un DeadCore sempre fluido e dal frame rate costantemente ad alti livelli. Il minimal Tron-style (unito a bei ricordi di un qualsiasi Quake) risulta quanto mai funzionale a tale impostazione. La Torre non è altro che un ammasso di cubi, barriere dai colori al neon e piattaforme frammentate sospese in un vuoto quasi angosciante; una draw distance importante ci permette di apprezzare sin dalle prime battute di gioco ciò che dovremo affrontare.
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La Torre infatti si estende a perdita d’occhio e sembra sempre di poter vedere la cima che si incunea tra nubi vorticose e fulmini poco rassicuranti. Anche quando si cade da una qualsiasi piattaforma e ci si rende conto che il respawn è ormai prossimo, la visuale fa davvero venire le vertigini. Il level design è, neanche a dirlo, ottimo ed ispirato, anche se non mancano brevi sezioni che, oltre ad essere ostiche, risultano comunque inserite in modo poco chiaro. La soundtrack, con mixaggi di musica elettronica e dubstep, al contrario di tutto il resto è forse la parte meno riuscita. Nonostante contribuisca a dettare il ritmo di gioco, diviene molto presto ripetitiva ed abbastanza fastidiosa.

DeadCore DeadCore si è rivelato un ibrido ben riuscito; un curioso (ma perfetto) mix di generi. Ai 5 Bits Games va l’indiscusso merito di esser riusciti nella non semplice impresa di combinare elementi platform con elementi FPS, calati in un contesto tridimensionale particolarmente ispirato con puzzle ambientali sempre ben studiati per esaltare entrambi gli stili poc’anzi citati. Attenzione che si è riversata anche nella cura del comparto tecnico: grazie all’ottimo lavoro svolto dagli sviluppatori con l’engine Unity 3D, anche chi non possiede un hardware potente potrà godere di questa piccola perla videoludica.

8

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