Recensione DeathSpank

Il genio di Tim Shafer ritorna in un intrigante Hack'n'Slash. Recensito per voi

DeathSpank

Videorecensione
DeathSpank
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
Andrea Vanon Andrea Vanon è appassionato di videogiochi sin dal 1995, quando passava le giornate tra SNES e Game Gear. Da sei anni tra le "penne" e le "voci" di Everyeye.it fagocita qualsiasi produzione con curiosità, mantenendo un’incrollabile fedeltà verso gli sportivi "made in U.S.A.". Lo potete seguire su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Con l’attenzione di pubblico e stampa quasi sempre puntata esclusivamente sulle uscite “maggiori” non è raro dimenticare o lasciar passare completamente inosservate alcune perle in uscita, ad esempio, su Marketplace e PSN.
E’ il caso di Deathspank, goliardico Hack’n’Slash creato da Ron Gilbert (Zack McKracken, Monkey Island..) con la silenziosa collaborazione di Tim Shafer; un duo che, già sulla carta, promette meraviglie.
Il titolo, disponibile dal 14 Luglio su Xbox Live Marketplace e PSN al costo di 14,99€, vi metterà nei panni di Deathspank, medievale dispensatore di giustizia alla ricerca di un potente artefatto (conosciuto come “L’artefatto”) in un mondo fantasy dalle tinte classiche.

Action RPG

Dal punto di vista del gameplay Deathspank si rivela il più canonico ed immediato Hack’n’Slash dell’ultima generazione: il nostro eroe avrà la possibilità di equipaggiare quattro armi diverse (da lungo e corto raggio) abbinate ai quattro pulsanti frontali ed altrettanti oggetti (curativi, difensivi ed offensivi) da abbinare alla croce direzionale.
Lock on e parata saranno quindi affidate ai grilletti, permettendoci di entrare subito nell’azione senza troppe spiegazioni.
Uccisione dopo uccisione vedremo riempirsi una sorta di totem posto al centro della barra d’energia che, una volta pieno, ci consentirà di rilasciare potenti colpi denominati “Justice”, collegati però soltanto a determinate armi.
Come ogni action-RPG che si rispetti il nostro beniamino guadagnerà esperienza e oro in quantità che gli consentiranno di migliorare il proprio equipaggiamento e le proprie caratteristiche fisiche, grazie ad una serie di carte dagli effetti diversi che sarà possibile collezionare ad ogni passaggio di livello.
La connotazione Arcade del titolo implica comunque una “facilitazione” globale del gameplay, rappresentata dalla semplicità descritta per il level up, dalla possibilità di assegnare alla CPU il compito di equipaggiare il nostro beniamino, di volta in volta, con le armi e gli oggetti più potenti e dalla presenza sulla mappa di moltissime cabine di resurrezione, dal funzionamento analogo alla camere della vita di Bioshock.
Anche le quest che comporranno l’avventura principale non prevederanno un elevato grado di sfida: molti compiti principali e secondari richiederanno, infatti, di raggiungere una determinata zona, sconfiggere tutti i mostri, e raccogliere un oggetto perduto o recuperare una certa quantità di un particolare ingrediente.
Nonostante quest’apparente monotonia il titolo riesce a brillare per l’intera durata della campagna (dalle 8 alle 15 ore, a seconda di quante sub-quest desidererete completare) grazie ad una buona varietà per quel che concerne mostri e scenari ma, soprattutto, grazie ad una vena artistica e goliardica sempre sopra le righe.
Pensate, ad esempio, di avere a che fare con una strega demoniaca che vi proporrà il suo aiuto per togliere un sigillo magico da lei stessa applicato (solo perchè è stata pagata per farlo) a patto che la aiutiate a raccogliere gli ingredienti per un Taco magico.
Oppure di adoperarvi in complesse riflessioni inter-personali con la “mucca saggia”, nient’altro che una semplice mucca totalmente incapace di parlare.
Un’avventura dallo scorrimento veloce e leggero tra folli conversazioni ed enormi carneficine di Troll, Goblin, Golem, Slime, Scheletri e chi più ne ha più ne metta, che saprà intrattenervi al patto, però, di conoscere piuttosto bene l’inglese; il titolo, infatti, non presenta nemmeno i sottotitoli in italiano, un problema non da poco che non permetterà a chi non mastica la lingua d’Albione di cogliere ogni sfumatura.

La fiera del design

Dal punto di vista tecnico non si può certo paragonare Deathspank ad i titoli tripla-A che questa generazione può annoverare.
L’impatto visivo, tuttavia, è davvero molto soddisfacente, complice la simpatia e lo stile unico dei personaggi super-deformed e la realizzazione certosina degli scenari, caratterizzati soprattutto da una palette cromatica impressionante.
Stupisce, in particolare, la varietà delle location inserite nell’enorme mappa quasi totalmente in streaming: in pochi istanti, infatti, ci si ritroverà dal passeggiare in una foresta lussureggiante al combattere lungo le sponde di un lago, fino a ritrovarsi immersi nel terreno paludoso ai piedi di un vulcano.
Allo stesso modo e con la stessa rapidità cambierà il design dei mostri, riuscitissimo anche per quanto concerne le differenziazioni nella stessa razza: i goblin, ad esempio, si divideranno in giganti che ci attaccheranno corpo a corpo ed esserini minuti muniti di balestra che ci attaccheranno dalla distanza.
Da non sottovalutare, poi, l’ottima implementazione degli effetti particellari che rende la scena più viva.
Il comparto audio annovera una colonna sonora rocckeggiante ed un doppiaggio (solo in inglese) davvero perfetto.

DeathSpank Deathspank è una di quelle perle da non lasciarsi sfuggire. Nonostante la ripetitività di quest e sub-quest l’azione riesce sempre ad offrire spunti diversi, vuoi per l’ottima varietà nella dotazione bellica o vuoi per l’interessante caratterizzazione e differenziazione di nemici ed ambientazioni. I maggiori pregi vengono però da tutti quei momenti di gioco che prendono irriverentemente in giro il mondo dei videogiochi e, nello specifico, quello dei giochi di ruolo occidentali; grosso limite, in questo senso, la mancanza dei sottotitoli in italiano per la quale, tuttavia, non ce la sentiamo di penalizzarlo.

7.6

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